Per coprire i buchi aperti con le promesse elettorali, il governo taglia i fondi sociali

4 Giugno 2008

Il governo mantiene le promesse elettorali. E dunque via l’Ici e sgravi sugli straordinari (ma non per i dipendenti pubblici, per ora).
Nel bilancio dello Stato, si apre però una autentica voragine: mancano all’appello tre miliardi di euro, che l’esecutivo ha infine deciso come recuperare. Tagliando altrove, ovviamente. Basta scorrere il decreto legge 93 del 27 maggio pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale per capire come. Leggi il resto

E mentre proliferano gli aereoporti, la compagnia aerea di bandiera…

3 Giugno 2008

vignetta_20080424.gif

“Canale Zero”: riflessioni sull’11 settembre e sul futuro della sinistra

28 Maggio 2008

Gentile On. Giulietto Chiesa,

Le scrivo per comunicarLe che ho aderito al progetto Canale Zero. Per ora mi unirò al comitato promotore di Bologna, poi pian piano contribuirò economicamente con quello che posso. Ha aderito anche la mia compagna e una delle mie sorelle sta per farlo.

 Tutti noi stiamo cercando di far conoscere l’iniziativa e la ringraziamo per quello che sta facendo.

Io ho anche parlato del progetto ad alcuni compagni di Bari (città in cui passo alcuni mesi l’anno), spero che anche lì possa presto nascere un comitato promotore.

Vorrei porLe ora due questioni:
1. Questa prima è in verità una comunicazione. Ieri, durante un seminario che si è svolto alla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna, ho assistito a uno scambio di battute tra il Prof. Diego Marconi e il Prof. Umberto Eco. Marconi, illustrando l’argomento di Wright, mostrava come non avere p non vuol dire necessariamente avere non-p. Eco ribatteva con questo esempio: “Le prove di un carteggio Churcill-Mussolini non sono mai state trovate, quindi noi pensiamo che il carteggio non ci sia mai stato”. E’ insomma lo stesso argomento che Eco muove nel caso dell’11/9 (la gola profonda per intenderci). Il contro-esempio di Marconi è stato però illuminante (per Eco intendo): “Mettiamo che io mi presenti in un tribunale e dica di avere la prova dell’inesistenza del carteggio Churcill-Mussolini, e che tale prova consista nel fatto che una prova non è stata mai trovata. Ma questa ovviamente non sarebbe una prova della non esistenza del carteggio e   susciterei di certo l’ilarità del giudice”. Di certo è che ha suscitato l’ilarità complice dei presenti. Eco ha sottolineato che comunque noi nel quotidiano è così che ci muoviamo: se non abbiamo p inferiamo di avere non-p. Marconi ha ribattuto che noi in realtà ci muoviamo per lo più sulla base di abiti. A quel punto Eco, che è uno dei maggiori studiosi di Peirce (ed è per questo che mi stupisce ancor di più la sua presa di posizione sull’11/9) ha dovuto convenire.

Mi sono concesso questo piccolo aneddoto, credendo che le potesse interessare.

2. Una domanda. Cosa ne pensa dell’appello per l’unità dei comunisti che si  può trovare all’indirizzo www.comunistiuniti.it? Crede che possa essere un punto di partenza per poi creare un più ampio Movimento per il Bene Comune?

Mi perdoni se mi sono dilungato. La ringrazio per l’attenzione.

Cordiali saluti.

Caro Andrea, molte grazie per la tua lettera e per l’aneddoto. Credo che il dialogo tra Eco e Marconi sia davvero illuminante. Del fatto che l’intellettuale, se abbassa la guardia teorica per non avere disturbi di carattere politico, finisce per dire delle sciocchezze teoriche e, anche, politiche.

Sulla seconda domanda ho già risposto più volte (nelle lettere troverai più d’uno spunto). La risposta è negativa. Non si può più unificare niente sotto la falce e martello. La sinistra si è screditata. Io sono comunista da quando faccio politica. Comunista italiano, gramsciano. Ma non sono cieco e sordo. La storia ha creato un’onda di ripulsa che non potrà essere fermata dalla buona (ma anche ottusa)volontà di minoranze ormai esigue. Ripartire testardamente da quella trincea, ormai sbrecciata significa essere sconfitti prima ancora di cominciare. E’ una questione di elementare realismo. Il che non  significa che ciascuno debba rinunciare alle sue idee. Significa che deve sapere che quelle idee non possono fare breccia nei milioni.

E, in secondo luogo, la seconda domanda è: ma davvero si dovrebbe cominciare da lì? Ci serve? E’ indispensabile? Io penso che la crisi del capitalismo globalizzato abbia ormai superato, per ampiezza e profondità strutturale, i confini del marxismo. L’umanità è minacciata. Il che significa che non sono solo i poveri del pianeta a dover temere per la loro sorte, ma anche i lavoratori più ricchi del nord del mondo, e perfino i residui dei ceti medi, e perfino quelli che hanno votato Berlusconi.

Io so che questo discorso può essere compreso da molti che non sono mai stati di sinistra e che, anzi, odiano la sinistra. Posso propormi di farmeli alleati su questi temi? Io penso di sì, ma sarei decisamente cretino se gli imponessi di diventare di sinistra come condizione per venire con me. Mi manderebbero (giustamente) a quel paese.

Non ho nessuna necessità di delimitare l’arco dei miei potenziali alleati. Il discorso del Bene Comune è un discorso di tutti e va fatto a tutti. E il discorso più radicale, più rivoluzionario che si possa fare in questa epoca che prelude alla tempesta. L’appello all’unità dei comunisti è la prova definitiva che i partiti che si richiamano al comunismo hanno perduto ogni capacità di guida delle masse. Purtroppo per loro e anche per noi, perchè adesso faranno altri guasti, oltre a quelli che hanno già fatto.

Giulietto Chiesa

Fascismo: quella vergognosa premessa firmata con il sangue di Giacomo Matteotti

22 Maggio 2008

“Noi contestiamo in tronco la validità delle elezioni di aprile. La vostra lista ha ottenuto con la forza i voti necessari per far scattare il premio di maggioranza. Chiediamo il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza”. 30 maggio 1924, Camera dei Deputati, prende la parola Giacomo Matteotti. Lancia, o almeno tenta fra continue interruzioni, urla e ingiurie, un forte discorso accusatorio.
In aprile si sono svolte le elezioni italiane, per la prima volta regolate dalla legge Acerbo, e il Partito Nazionale Fascista ha vinto con il 65% di voti. Quel giorno la Camera è chiamata a convalidare la nomina dei deputati appena eletti.
Giacomo Matteotti, deputato, segretario del Partito Socialista Unitario si alza, prende la parola, e firma la sua condanna a morte.

C’è agitazione in aula, le urla dagli scranni di parte mussoliniana sono incessanti, le interruzioni continue. Tenta di denunciare il clima che si è creato in Italia, sconfessa i metodi usati dalle milizie fasciste di Benito Mussolini per ottenere risultati, accusa senza mezzi termini le pressioni e le violenze subite dai candidati di parte avversa. Parla e descrive a chiare lettere un sistema antidemocratico, dittatoriale, pericoloso. Lo fa nel nome dei cittadini italiani, della loro dignità violata da un sistema che gli impedisce la libera scelta, che li costringe ad essere governati con l’uso della forza. “Nessun elettore si è trovato libero di fronte al quesito se approvasse o meno la politica o, per meglio dire il regime, del Governo fascista”. “Hanno votato otto milioni di italiani!” lo interrompono, “nessuno di loro – ribatte – si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto”. Accusa la milizia, “Viva la milizia fascista! Non si tocca la milizia!” gli fanno eco dalle tribune alla destra. Conclude, i colleghi di partito si complimentano, lui li incalza: “Il mio discorso l’ho fatto. Voi adesso preparate l’orazione funebre per me”. Sarà l’ultima volta che Matteotti prende parola in aula, perché pochi giorni dopo verrà rapito e assassinato dagli uomini del Regime, che forse credono di interpretare l’appello lanciato da Mussolini sul “Popolo d’Italia”, quando scrive che “è necessario dare una lezione al deputato del Polesine”.

L’ASSASSINIO. È la sera dell’11 giugno 1924 quando il deputato socialista Giuseppe Modigliani denuncia alla questura di Roma la sparizione dell’onorevole Matteotti, uscito di casa il pomeriggio del giorno precedente, e mai rientrato. Le prime indagini accertano che il deputato è stato aggredito sul lungotevere Arnaldo Da Brescia, malmenato, quindi fatto entrare con forza in una vettura, di cui i testimoni riferiscono il numero di targa. L’auto risulta presa a noleggio dall’avvocato Filippo Filippelli, direttore de “Il Giornale” politicamente schierato con il fascismo, e poi consegnata ad Amerigo Dumini, uomo di Mussolini e intimo amico di Cesare Rossi, il capo ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei Ministri. Dumini ha alloggiato insieme ad altre sette persone, all’hotel Dragoni a Roma, nei giorni che precedono l’omicidio. Ci sono, tra gli altri, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Quando l’auto viene ritrovata, la sera del 12 giugno in un’autorimessa di via Frattina, ha i vetri infranti e il sedile posteriore macchiato di sangue. Vengono tutti arrestati, e durante l’interrogatorio sarà il Volpi a riferire che “il contegno di Matteotti è stato assolutamente spavaldo. Mentre lo pugnalavamo ci urlava “uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai!”, forse se si fosse umiliato  e avesse riconosciuto l’errore della sua idea non avremmo compiuto il fatto fino in fondo”. La confessione c’è. Il delitto politico è compiuto, e le reazioni nel paese non tardano ad arrivare. Viene alla luce, lentamente, quel doppio binario su cui il fascismo ha viaggiato fin dal 1922: l’appoggio istituzionale da un lato, con il gabinetto mussoliniano che cerca accordi politici nell’area cattolica e liberale, e il sottobosco clandestino. Quello delle “squadracce” nere che seminano il panico nella popolazione, che moltiplicano le violenze e ottengono il plebiscito elettorale a colpi di intimidazioni. Sono le accuse che Matteotti si prende la democratica licenza di lanciare, e che paga con una pugnalata nel costato prima di essere abbandonato nel bosco della Quartarella, lungo la via Flaminia, a 23 chilometri da Roma.
È qui che viene ritrovato, la mattina del 16 agosto, in evidente stato di decomposizione. Sarà riconosciuto con una perizia odontoiatrica, e gli esami disposti sul cadavere accerteranno che è morto per una ferita da arma da taglio, inferta quando era ancora all’interno dell’auto. A nulla sono serviti, allora, i chilometri corsi lungo la Flaminia per occultare il corpo, nascondere le prove di un regime che uccide i suoi oppositori politici per appianare i dissensi e radicalizzare il suo potere. Alla fine del lungo processo Dumini, Viola e Poveromo saranno condannati a 30 anni di reclusione, mentre Rossi e Filippelli verranno individuati come mandanti. Le responsabilità dirette di Mussolini nell’ordinare il fatto non saranno mai riconosciute ufficialmente.

LE REAZIONI PUBBLICHE. Insieme alla notizia dell’assassinio di Matteotti arrivano le reazioni allarmate della popolazione, e di quelle categorie sociali che hanno dato il loro indiscriminato appoggio al successo elettorale del “listone” fascista. Sono i “profondi disagi della coscienza” che esternano pubblicamente gli industriali, mentre l’opinione pubblica d’un tratto si capovolge; Giovanni Giolitti esce dalla maggioranza e Antonio Gramsci propone uno sciopero generale. Si ribaltano le carte e Mussolini, su cui ricade il sospetto di aver ordinato l’omicidio, è sul filo del rasoio. Può mollare, e dare quelle dimissioni che l’opinione pubblica si attende, o scegliere il giro di vite che determinerà il suo potere incontrastato. Intanto, già dal giugno precedente, i parlamentari dell’opposizione hanno riparato sull’Aventino, scegliendo la via della secessione e firmando, di fatto, la loro estraneità a una battaglia politica ancora da giocare, chiamandosi fuori dalle aule parlamentari in segno di protesta contro un sistema che di democratico oramai non ha più nulla. E mentre è ancora fresca la notizia del ritrovamento del corpo di Matteotti, il giornale di Giorgio Amendola, “Il Mondo”, annuncia che sta per pubblicare un dettagliato documento d’accusa contro il capo del governo: un memoriale di Cesare Rossi, che fa ricadere la responsabilità dell’omicidio direttamente sulle spalle di Mussolini.
Il clima nel paese si fa pesante. Se da una parte vengono chieste le dimissioni del governo, e l’annullamento del risultato delle elezioni d’aprile, dall’altro l’incerta e zoppicante trattativa fra l’opposizione che si è auto esiliata dalle aule e una monarchia che avrebbe la possibilità di frenare l’avanzata del fascismo mette il paese a rischio di una guerra civile che non si può permettere. Amendola lancia l’Unione nazionale delle forze liberali e democratiche in un accorato appello alla mobilitazione, e il 27 dicembre “Il Mondo” pubblica le confessioni di Rossi. A distanza di due giorni sarà un editoriale del Corriere della Sera a chiedere a Mussolini di fare “la cosa più saggia: dare le dimissioni e mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria”.
Il confine è toccato, l’iniziativa adesso va presa. Mussolini convoca il Consiglio dei Ministri e decide di giocare il tutto per tutto. In un discorso alle aule fatto il 3 gennaio 1925 compirà il suo gesto di forza, assumendosi tutte le colpe che ricadono sul suo movimento, in chiara allusione all’omicidio Matteotti.   

IL BATTESIMO DEL REGIME. “Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto (…). Se il fascismo non è stato altro che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”.
I “vivissimi applausi” che il verbale dell’aula riporta sono l’inizio ufficiale del regime.
Nel giro di un anno saranno emanate quelle “leggi fascistissime” che cancelleranno ogni residuo di libertà per il paese, il parlamento sarà svuotato del suo potere e alla fine di questa lunga pagina di storia Giacomo Matteotti sarà solo una fra le molte vittime della violenza fascista. Da ricordare per l’impegno politico e l’altezza morale, o anche solo per quelle parole che risuonavano fra gli scranni parlamentari, quando ammoniva i deputati fascisti quasi con un’accorata e umana preghiera. “Voi dichiarate ogni giorno di voler ristabilire la legge. Fatelo, se siete ancora in tempo. Altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza la ragione morale della Nazione. Non continuate più a tenerla divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema provoca licenza e rivolta. Se invece la libertà è data ci possono essere errori ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé. Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, al quale mandiamo il più alto saluto e di cui crediamo di rivendicare la dignità”.

Cecilia Dalla Negra

Scudo spaziale: la protesta si estende a tutta l’Europa

21 Maggio 2008

Dal 19 maggio a Piazzale Flaminio con un presidio permanente Federica Fratini, portavoce di Mondo senza Guerre, insieme ad Isabel Torres, un’altra attivitsta, si uniranno allo sciopero della fame per la pace ed il disarmo nucleare.

Il progetto folle di uno scudo spaziale in Repubblica Ceca teanta di spostare il mirino di una sempre più probabile guerra nucleare in Europa. Gli Stati Uniti ne sono gli artefici. Già Russia e Cina sono ripartite con la corsa al riarmo, la tensione internazionale cresce, l’Europa rischia di spaccarsi in due e nessun governo nè tantomeno il parlamento europeo sta prendendo una posizione nei confronti di questa sempre più incombente occupazione militare da parte degli USA, da parte di un esercito straniero in Europa.

Ne sappiamo bene qualcosa noi Italiani tra Vicenza, Ghedi, Aviano, Sigonella ecc. L’accordo non è ancora stato firmato, dal 5 maggio l’appuntamento è stato posticipato ai primi di giugno o luglio… non è chiaro se perchè non convergono ancora bene gli interessi del governo USA e Ceco o semplicemente perchè stringeranno l’accordo in segreto…

Questo ritardo però ci dà l’occasione per organizzare una protesta ancora più pressante.
Già molte città europee – Parigi, Madrid, Roma, Atene, Amsterdam, Bruxelles, Budapest, Zurigo, Londra, Berlino, Copenaghen, Tolosa, Malaga, Porto, Colonia, Milano, Trieste e Torino – hanno risposto all’appello lanciato da Jan Tamas (vedi video) ad unirsi alla protesta e in molti stanno anche aderendo in maniera solidale allo sciopero della fame.

Come puoi aderire anche tu?
-        diffondendo la petizione e l’inziativa
-         partecipando al presidio a piazzale flaminio al Coordinamento contro lo scudo spaziale
-         partecipando allo sciopero della fame, anche solo per un giorno
-         mettendo un presidio nella tua città o nel tuo quartiere
-        altro….

Coordinamento contro lo scudo spaziale

 noscudo@nonviolence.czIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
   - 3355734803

www.mondosenzaguerre.org; http://roma.mondosenzaguerre.org/

I centri sociali romani contro Alemanno: “No alla repressione”

20 Maggio 2008

Un fatto significativo è accaduto quest’oggi, 23 centri sociali di Roma si sono ritrovati a discutere delle trasformazioni politiche della città, più in particolare delle dichiarazioni di chi, il nuovo sindaco, intende chiudere l’esperienza dell’autogestione. Alemanno parla di legalità, mette al bando i centri sociali illegali, divide tra buoni e cattivi, progetta un processo di normalizzazione.
I centri sociali, però, nascono nel conflitto, momenti di rottura in grado di costruire comunità, mutualismo, cooperazione, solidarietà, cultura. Per questo motivo, con forza e determinazione, la voce di tutti i centri sociali intervenuti nell’assemblea che si è tenuta quest’oggi a Esc ha chiarito che non c’è posto per divisioni, non saranno accettate aggressioni repressive. In questo senso con forza diciamo: “siamo tutti illegali!”.
Parlare di centri sociali, inoltre, significa parlare di una fitta rete di relazioni, di progetti, di campi di intervento: dalla casa alla formazione, dalla produzione culturale indipendente all’antiproibizionismo. Difenderli, significa dunque mettere al centro questa ricchezza, una parte di città che nessuna istituzione può ridurre al silenzio.
Le esperienze di autogestione e di occupazione non staranno nell’angolo, non aspetteranno di subire colpi, non arretreranno di un passo. Per questo, di concerto con i movimenti di lotta per la casa, promuovono una grande manifestazione cittadina per sabato 14 giugno, contro gli sgomberi e per un’altra idea di città – ostile al clima e alle pratiche sicuritarie, dalla parte dei diritti – preparata da una assemblea unitaria prevista per giovedì 5 giugno.
Infine, nell’ottica di estendere la comunicazione con la città, i centri sociali promuovono un grande evento per fine giugno dove far convergere tutte le esperienze artistiche e culturali che nell’autogestione, romana e non solo, hanno mosso i primi passi e che oggi rappresentano un polo decisivo della cultura indipendente di questo paese.
 
Guai a chi ci tocca!
 
Acrobax, Angelo Mai, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato primavalle, Strada, Strike, la Torre , Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona a rischio.

Movimento dei genitori di caduti militari: il 4 giugno manifestazione al Quirinale

20 Maggio 2008

1998 - 2008: dieci anni di indifferenza istituzionale e di mala giustizia istituzionalizzata.

Cari amici e amiche conosciuti e sconosciuti,

ci scusiamo per questa intrusione nella Vs. serenità familiare quotidiana, ma siamo costretti ad usare questo metodo a causa del vergognoso “silenzio stampa” su fatti di tale gravità che sia la Stampa  che i politici stessi temono di affrontare nonostante l’esorbitante finanziamento pubblico incassato da giornali e partiti politici, per non parlare di quella magistratura distratta e parziale che si schiera con forza contro i deboli e debolmente contro i forti e i potenti.

Ci scusiamo di turbare la Vs. serenità; quella serenità che noi, ex famiglia felice, da tempo abbiamo irrimediabilmente perso a causa della indifferenza che aleggia sempre intorno a noi, la quale indifferenza ci sta costringendo a cambiare radicalmente le nostre vecchie e buone abitudini che ci hanno sempre distinti: l’umanità, la tolleranza, la pietà, ma soprattutto il senso della giustizia.

A noi oggi è rimasta la fame di giustizia e la rabbia; per questa ragione “Vi alleghiamo” la lettera che inviamo nuovamente con *_Raccomandata R.R._* come ultima estrema speranza al “Presidente della Repubblica” in quanto anche “Comandante in Capo delle Forze Armate” e “Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura”, come già fatto in passato senza ottenere mai alcuna risposta, così come avviene ormai da ben dieci anni.

Non avendo ottenuto per nostro figlio deceduto in servizio militare di leva obbligatoria né verità, né giustizia, ed arrivati al limite della umana sopportazione porteremo a compimento una grave provocazione anche se questa giustizia da sempre invocata si ritorcerà immediatamente e duramente contro di noi stessi.

Ne siamo consapevoli e coscienti e non proveremo nemmeno a difenderci da qualsiasi accusa. La magistratura: serva del potere, dovrà fare il suo corso.

Vi invitiamo a leggere e se Vorrete, a divulgare questa lettera (e la lettera allegata indirizzata al Capo dello Stato) che è il frutto di dieci anni di indifferenza delle istituzioni verso noi cittadini inermi, e magari a partecipare con la Vs.  presenza il prossimo:

*_mercoledì 4 giugno dalle ore 08.00 in poi_*

presso il Quirinale in Roma. (Via XXIV Maggio angolo Via del Mazzarino).

 

Ma se hai perso un figlio o un familiare in servizio militare, e non hai ottenuto giustizia, potrai partecipare a questa protesta di persona o inviando anche Tu in segno di adesione e di solidarietà una lettera al Capo dello Stato come da fac-simile della seguente lettera, via fax, per posta ordinaria o via e-mail attraverso il sito www.quirinale.it
<http://www.quirinale.it/>: La posta.

 

 Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Piazza del Quirinale, 41                      00187  Roma

Fax del Presidente 06.46993125

Sig. Presidente,

partecipiamo alla protesta dei genitori del soldato Roberto Garro,
avendo noi stessi perso un (figlio, fratello, padre, ecc) militare, il
quale ha subito lo stesso trattamento di indifferenza e di giustizia
negata da parte dello Stato quando a causa di xxxxxxxxxxxxxx..

abbiamo perso nostro xxx.. il xxx.. durante il servizio militare.

 

                                                        Famiglia xxx..

                         

                                                                                                                    anna cremona e angelo garro

                                                                                                                    -  02.7389527
                                                                                                                    -  339.2796022

Assemblea permanente No Fly: manifestazione il 10 maggio a Ciampino

13 Maggio 2008

L’Assemblea Permanente No-Fly invita tutta la popolazione di Ciampino, delle frazioni di Marino e dei quartieri di Roma interessati dall’aumento esponenziale del traffico aereo a manifestare insieme sabato 10 maggio per chiedere ancora una volta l’immediata e drastica riduzione dei voli presso lo scalo G.B.Pastine di Ciampino.

Assemblea permanente No Fly

Europa7, la sentenza definitiva e un’avvocatura di Stato copia e incolla

10 Maggio 2008

Il 6 Maggio scorso si è svolta a Roma davanti al Consiglio di Stato l’ultima udienza sulla questione Europa 7.  Entro l’estate verrà decisa la sentenza definitiva che stabilirà a quanto ammonterà il risarcimento che lo Stato Italiano dovrà pagare al produttore Francesco Di Stefano. Al ministero delle comunicazione l’imprenditore ha chiesto circa 3 miliardi di Euro.
Il Consiglio di Stato, dopo nove anni di battaglie legali in Italia e in Europa, sta decidendo di quanto lo Stato debba risarcire Europa7 per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale. Siamo dinanzi ad un caso che ha dell’incredibile se aggiungiamo l’ultima “anomalia” degli atti: la memoria presentata dal Governo è praticamente identica a quella degli avvocati di Mediaset, virgola più virgola meno. E siamo fortunati che la stampa italiana è cosi scaltra da non permettere che la notizia trapeli a fonti Europee. Nemmeno a quelle italiane. Ma pazienza.

Il caso: Europa7 è un’emittente televisiva italiana priva di frequenze, nonostante abbia vinto un regolare bando di gara, caso unico al mondo. Nella causa del governo è rappresentato dall’Avvocatura di Stato. La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999).
Un fatto abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri , allo stesso tempo il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non è bastato. Arrivano anche le sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato che danno ragione al legittimo concessionario di questo bene conteso. Ma sembra che non ci sia proprio niente da fare. Una sentenza della Corte Costituzionale non è un gioco tanto per ridere, è al contrario la cosa più seria che ti possa succedere.  Citando il blog di Marco Travaglio www.voglioscendere.it si legge: “Per difendere Rete4, l’Avvocatura dello Stato che rappresenta il governo Prodi copia, nella sua memoria, intere pagine da quella degli avvocati Mediaset. Non per citare le loro tesi tra virgolette. Ma per farle proprie, senza nemmeno precisare da dove sono tratte. Il gruppo Berlusconi ufficialmente non è parte in causa: Europa7, per la mancata assegnazione delle frequenze, ha citato lo Stato tramite il ministero delle Comunicazioni e l’Autorità garante delle Comunicazioni. Ma Mediaset è intervenuta ugualmente con una memoria, ben sapendo che, se fossero assegnate le frequenze a Europa7, a perderle sarebbe Rete4. E l’avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo che fa? Il copia-incolla della memoria Mediaset, senza nemmeno tentar di camuffare quest’autentica privatizzazione delle istituzioni al servizio del Biscione. Il tutto, ancor prima che Berlusconi torni al governo per la terza volta”.
Leggere e confrontare la memoria dell’Avvocatura dello Stato (55 pagine) e quella di Mediaset (78), pubblicate integralmente sul blog del giornalista è un tragicomico gioco di società: “Trova le differenze”, pagine e pagine trapiantate pari pari dagli atti dell’azienda berlusconiana con tanto di “punteggiatura sbagliata (ad esempio molte virgole tra il soggetto e il verbo)”. Per l’Avvocatura dello Stato, se Europa7 non ha avuto le frequenze, la colpa sarebbe da imputare solo ai suoi proprietari: avrebbe dovuto “acquisirle anche di sua iniziativa” (per forza: è stato consentito che lo conservassero Telepiù nero e Rete4, prive ormai di concessione). E comunque – aggiunge Di Carlo – “disapplicare la Maccanico e la Gasparri spegnendo Rete4 sul terrestre non comporterebbe il trasferimento automatico delle frequenze a Europa7 nonostante l’emittende abbia ufficialmente e di fatto vinto il bando di gara del ‘99″. Insomma, lo Stato ignora la recente sentenza della Corte europea di Lussemburgo, sollecitata dallo stesso Consiglio di Stato, secondo la quale le normative comunitarie “ostano a una normativa nazionale cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. Dunque basta che il “regime transitorio istituito a favore delle reti esistenti” a scapito di Europa7, previsto dalla Maccanico, dalla Salva-Rete4, dalla Gasparri e dal ddl Gentiloni (mai divenuto legge). Tutte le leggi che andrebbero disapplicate. Non sono: “la libera prestazione di servizi” tutelata dalle norme comunitarie – scrive la Corte europea – “esige non solo la concessione di autorizzazioni alla trasmissione, ma altresì l’assegnazione di frequenze”, se no “un operatore non può esercitare i diritti conferitigli dal diritto comunitario per l’accesso al mercato televisivo”.
 
Sentenza alla mano, gli avvocati Grandinetti e Pace che seguono Europa7 chiedono al Consiglio di Stato le frequenze e i danni subiti. Il “danno emergente”, cioè i soldi fin qui spesi per gli investimenti richiesti dalla legge a chiunque vinca una concessione (oltre 120 milioni di euro). E il “lucro cessante”, cioè i mancati utili della tv mai andata in onda (oltre 2 miliardi di euro). Sempre che il Consiglio condanni lo Stato ad assegnarle finalmente le frequenze. In caso contrario Europa7 e Di Stefano avrebbero diritto solo al valore dell’intera azienda.

Il governo dell’Unione, tramite l’Avvocatura, parla in playback: testi e musiche di Mediaset. Niente risarcimento. Niente frequenze. Viva la Gasparri. Rete4 sine die. Tutto come prima, come sempre. Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio.”
Se poi partiamo dal basso e chiediamo alla gente se conosce la vicenda la risposta è ancora più sconcertante. Sanno che sono aperte le selezione per la ricerca delle nuove veline ma non sanno che, dal giorno 6 maggio 2008 la sentenza è definitiva e la multa sarà da capogiro. Circa 400mila Euro al giorno. E ora chi paga i danni? Lo Stato. Cioè, pro quota, ciascun contribuente. Se esistesse un’informazione quanto meno decente, da oggi tutti i giornali e le tv dovrebbero annunciare agli italiani una nuova tassa e invece no! I mezzi di informazione hanno brillato per aver totalmente censurato qualunque notizia sul caso oppure le hanno riportate in modo stitico affinchè passassero il più possibile inosservate. Insomma, si dice il peccato ma non il peccatore. L’estate porterà consiglio e giustizia e mentre gli italiani si godranno il meritato riposo vacanziero, arriverà in sordina la solita legge d’agosto ad hoc.

Erika Gerardini

Roma, Salviamo il Pincio!

25 Febbraio 2008

Con la luce del sole o con quella della luna, nella festa di una domenica d’estate, o nel silenzio di una notte di autunno, il Pincio e Villa Borghese sono luoghi bellissimi, unici al mondo. La loro bellezza e importanza nasce proprio dall’essere estranee alla vita produttiva della città: una terrazza e un giardino fantastici, al centro di una delle metropoli più antiche del pianeta, testimonianze preziose di un’armonia possibile, che oggi dobbiamo riconquistare, fra città e natura; ma la loro “marginalità” non deve lasciare indifesi questi luoghi di fronte agli appetiti dei padroni della metropoli, l’industria del cemento e dell’automobile, che a Roma più che altrove condizionano lo sviluppo urbano, e dei loro amici politici. Oggi il Pincio rischia di venir trasformato in un posto un po’ più squallido e anonimo: i viali che scendono su Piazza del Popolo diventeranno le rampe di accesso di un parcheggio sotterraneo a sette piani, e sulla terrazza ottocentesca si apriranno accessi pedonali, griglie di sicurezza, bocche per l’uscita dei gas di scarico: una ulteriore espansione dei non luoghi (la parola che descrive gli spazi urbani sottratti alla vita) in questo mondo impazzito. Dobbiamo aspettare che asfaltino il Tevere per farne un’autostrada (come proponeva un politico-ciarlatano in un film di Verdone), o che impiantino un centro commerciale nel Colosseo, per cominciare a ribellarci?

Ma a quale scopo vogliono un parcheggio sotto il Pincio? NON PER FORNIRE PIU’ POSTI AUTO A TUTTI. A trecento metri dal Pincio, il parcheggio sotterraneo di Villa Borghese è in gran parte inutilizzato; i posti auto saranno riservati a chi ha i soldi per pagare l’acquisto o la sosta, aumentando così la trasformazione del centro storico in luogo di privilegio.

NON PER RIDURRE IL TRAFFICO PRIVATO.
Gli urbanisti, e l’esperienza di tutti, affermano il contrario: se aumenta la disponibilità di posti (soprattutto se il parcheggio non è di scambio fra auto e trasporto pubblico, come quelli presso le stazioni, ma di stazionamento), aumenta l’uso dell’auto privata, e con esso anche la fame di posti auto.

NON PER MIGLIORARE LA MOBILITA’ E LA QUALITA’ DELLA VITA.
Le enormi somme che si spenderebbero per lo scempio andrebbero invece destinate a migliorare e favorire l’uso dei trasporti pubblici, della bici, il car-sharing (il parco-auto condiviso). Misure che tutti, a parole, indicano come necessarie per far fronte all’inquinamento, al cambiamento del clima e alla crisi energetica.

IL PARCHEGGIO’ SERVIRA’ SOLO AGLI AFFARI DELL’INDUSTRIA DEL CEMENTO E DELL’AUTOMOBILE.
Ogni metro quadro nel centro di Roma vale molti soldi, e siccome lo spazio in superficie è poco, si cerca di costruire sotto terra. Si utilizza la fame di posti auto per farci accettare progetti assurdi, che in realtà hanno il solo scopo di ricavare nuova proprietà immobiliare; questi sono sostenuti da un’industria che ancora punta su settori obsoleti come cemento, automobili e petrolio, e da un potere politico sempre più lontano dagli interessi delle persone.

È IN GIOCO LA SCELTA FRA UN MODELLO DI SVILUPPO SUICIDA, FONDATO SULLA CRESCITA QUANTITATIVA INFINITA DI PRODUZIONE E CONSUMI, E UN CAMBIAMENTO DI DIREZIONE, VERSO UNA SOCIETA’ APERTA, EQUA E SOSTENIBILE

Nel 2008 cadranno quattro secoli esatti dalla nascita di Villa Borghese. Non sappiamo se sarà anche l’anno in cui riusciranno a imporne lo scempio, che finora non ha incontrato opposizione da nessun partito, e solo da pochi intellettuali e politici (fra gli altri: Asor Rosa, Craveri, De Lucia, Ferrari Bravo, Grillo, Insolera, Labbucci, Osio, Pratesi, Ravaioli, Rossi Doria), e associazioni (soprattutto Italia Nostra). Dipenderà da quanta partecipazione riuscirà a crearsi su questo tema.
Quel che è sicuro è che sarà l’anno in cui alcune persone cominceranno, anche a Roma, a cercare alternative a un modello di sviluppo che produce degrado, guerre e autodistruzione, e inizieranno a collegarsi fra loro e (attraverso la rete del Patto di mutuo soccorso, www.pattomutuosoccorso.org) a tutte le comunità che già lottano per riprendersi il futuro: dal Messico alla Cina, dalla Val di Susa alla Val di Noto, da Vicenza a Serre, a Civitavecchia, Aprilia, Malagrotta, Ciampino, Tor Tre Teste, Decima, Pigneto…; da Critical Mass ai mercati contadini e biologici, dai movimenti per la qualità dell’abitare a quelli delle donne per un nuovo patto di convivenza, dalle iniziative di educazione ambientale alla solidarietà internazionalista.

Nel 2008 cadranno anche quattro decadi dal 1968, quando a Ovest e a Est, a Nord e a Sud del pianeta, si cominciò a cercare “un altro mondo possibile”; con l’idea di costruire un percorso nuovo anche grazie alla memoria del passato, vorremmo provare a collegare, anche con nuove iniziative di raccordo, eventi che avverranno a Roma il prossimo maggio, a cominciare dalla Critical Mass annuale e dalla fiera terra/Terra-Critical Wine. Non è che l’inizio!

COSA POSSIAMO FARE?
A tutti chiediamo di venire alla terrazza del Pincio una volta al mese, a ogni luna piena, dalle 18: per cominciare a incontrarci, a organizzarci per informare tutti e preparare gli eventi di maggio, a ripensare insieme la città, a festeggiare la Terra, a testimoniare con la nostra presenza il nostro schieramento, in questa battaglia, dalla parte della comunità e della natura, contro il partito delle ruspe e dei motori; e anche per cominciare a conoscere meglio Roma e la Villa, dal punto di vista naturalistico, artistico-culturale e storico, con l’aiuto dell’associazione Amici degli alberi.

A chi è già impegnato in altre battaglie, proponiamo di collegarci insieme in una rete anche cittadina, utilizzando anche un appuntamento mensile continuato e policentrico come quello delle lune piene (che da qualche mese a Roma è stato chiamato “Festa della Terra”) per far crescere il collegamento e il mutuo soccorso per la salvezza del pianeta e per la qualità della vita di tutti. Chiediamo inoltre di aderire a questo appello e di farlo circolare il più possibile.

« Precedente