Scuola, ecco le foto che inchiodano l’aggressione neofascista a Piazza Navona

31 Ottobre 2008

A questi indirizzi le foto delle aggressioni dieci contro uno effettuate dagli esponenti di Blocco Studentesco ai danni dei Cobas e di alcuni studenti liceali che sono poi stati trasportati in ospedale. Tutto questo prima che scaturissero i violenti scontri tra neofascisti e centri sociali di cui i media sono stati testimoni.

http://www.militant-blog.org/?p=101#more-101

http://lombardia.indymedia.org/?q=node/10240

Si ringrazia Militant per le fotografie e per la segnalazione.

Scuola, Cossiga suggerisce a Berlusconi un’agghiacciante soluzione repressiva

25 Ottobre 2008

Ecco la clamorosa intervista (clicca qui jmsra1.pdf) rilasciata ad Andrea Cangini, giornalista de ”Il Giorno”, durante la quale l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga sollecita esplicitamente l’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi  a reprimere la protesta studentesca nel sangue, suggerendo l’impiego massiccio di agenti infiltrati provocatori “disposti a tutto”. Una pratica fascista e antidemocratica già vista e rivista in casi esemplari come il G8 di Genova 2001, ma che per la prima volta viene ammessa spudoratamente da uno dei personaggi politici più importanti e controversi del passato recente dell’Italia “postfascista”.

 

Pandora, il 16 ottobre presentazione del piano editoriale del direttore Gumpel

10 Ottobre 2008

Care amiche e cari amici,
a otto mesi dall’incontro del 1 febbraio nel quale abbiamo discusso l’idea di lanciare un format di informazione sostenuto dai cittadini, quel progetto sta diventando realtà. Adesso ha un nome: si chiama Pandora. Abbiamo un sito (www.pandoratv.it), abbiamo già i primi dati della raccolta fondi, abbiamo gruppi locali che operano sul territorio.
Dobbiamo ora non solo fare il punto della situazione, ma definire le tappe successive. Il progetto è comune e tutti voi siete i protagonisti del suo procedere.
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “Canale Zero” ha approvato all’unanimità il piano editoriale presentato dal direttore di Pandora, Udo Gumpel e da Anna Maria Bianchi, regista, ai quali era stato affidato il compito. Il documento vi verrà inviato, via mail, a immediato seguito di questa lettera. Leggi il resto

Il Manifesto: martedì 7 giornata speciale, parole e musica per la raccolta fondi

7 Ottobre 2008

ROMA, martedì 7 ottobre dalle ore 18.00 
Circolo degli artisti – via Casilina Vecchia 42

In un paese soffocato dai monopoli e dalle grandi concentrazioni editoriali, il Decreto Tremonti assesta un colpo mortale al pluralismo e alla stampa indipendente. Si apre una grande emergenza democratica e di libertà, a cui bisogna reagire, prima che ogni voce dissidente e ogni produzione di cultura critica venga cancellata. La libertà non ha prezzo. E chi da’ voce alle domande della società deve trovare le necessarie risorse. Ci battiamo con il manifesto. Non solo per il manifesto ma per la libertà d’informazione. Leggi il resto

Sventato attentato dinamitardo neofascista al centro sociale Loa Acrobax a Roma

15 Giugno 2008

Siamo a ridosso di un’appuntamento importante per la città di Roma, la manifestazione del 14 giugno indetta dai movimenti di lotta per la casa, dagli spazi occupati e autogestiti, dalle comunità migranti, dagli studenti e dalle studentesse, dai precari di questa città. Una manifestazione che ha vissuto già in alcune zone della città la sua preparazione, con iniziative, dibattiti, assemblee in piazza. Una manifestazione che rivendica diritti per tutti, che si oppone alla cementificazione selvaggia di questa città, che vuole rispondere con forza all’enorme precarizazzione dettata dai sindaci manager di destra o del PD. Siamo a ridosso di una giornata di ripresa di parola dell’altra città, che prima di tutto dice con forza che nessuno sgombero, di case occupate o centri sociali, sarà permesso.
Sarà proprio per questo, che mentre Alemanno, il neosindaco, lancia anatemi contro occupanti di casa, migranti e centri sociali annunciando sgomberi e legalità, più sicurezza e meno diritti, i fascisti, quelli di sempre, il braccio armato dei poteri forti, i mercenari dei potenti, tentano di far rumore a suon di bombe.

E’ cosi che alle 2.30 del mattino del 13 giugno, un gruppetto di fascisti ha tentato di piazzare un ordigno esplosivo ad alto potenziale davanti l’entrata del LOA Acrobax. Entrati nel parcheggio adiacente si sono diretti verso il cancello dell’entrata tentando di posizionare l’ordigno esplosivo mentre altre due macchine facevano da copertura. Poco prima c’era stata una iniziativa di preparazione e informazione sul corteo del 14 giugno e di sostegno a “city of god” un free press curato da alcuni precari della città. Dal tetto del Loa Acrobax, sempre presidiato da quando i fascisti hanno ucciso Renato Biagetti a Focene, i compagni prontamente hanno reagito, cosi da far fuggire i fascisti che hanno fatto esplodere l’ordigno a qualche centinaio di metri di distanza. Il Loa Acrobax è uno spazio socio-abitativo e subito tutti i compagni sono accorsi notando per lo più la presenza di alcune volanti della polizia poco distanti.

Questo atto infame che poteva avere conseguenze tragiche si inserisce dentro quel clima di svolta autoritaria e securitaria che pervade il paese e che vede i fascisti assumere il ruolo di sempre, quello di braccio armato dei potenti.
Il tentativo di far esplodere una bomba all’ingresso del Loa Acrobax, per lo più subito dopo una iniziativa a cui erano presenti centinaia di persone e di preparazione al corteo del 14 giugno, voleva essere un messaggio a quella città che lotta, che difende il diritto alla casa, al reddito, per i diritti sul lavoro, contro le morti da sfruttamento. Voleva essere un segnale a
tutta quella città che sabato 14 sarà in piazza e che urlerà con forza che ne gli sgomberi di Alemanno, ne le bombe dei noefascisti potranno cambiare la nostra voglia di lottare. Voleva essere un segnale contro chi in questi anni ha costruito un senso comune di lotta al neofascismo a partire dalla denuncia dell’equidistanza che vuole “rossi” e “neri” comparati sullo stesso piano. Lo diciamo con forza ancora una volta, cosi come lo gridammo quando Renato fu ucciso da due giovani fascisti a Focene: l’antifascismo non si processa, torturatori e liberatori non saranno mai sullo stesso piano! E lo diciamo con ancora più forza oggi dopo il tentativo di assalto all’università La Sapienza e dopo il vile tentativo di strage questa notte che solo la prontezza e la continua viglianza del territorio da parte dei compagni ha evitato mettendo in fuga i fascisti.

Denunciamo con forza il vile tentativo di attentato contro il Loa Acrobax.
Cosi come già successo a Casal Bertone, quando i neofascisti di Fiamma Tricolore furono respinti da un tentativo di assalto alle case occupate, il 13 giugno al Loa Acrobax abbiamo rivisto la capacità centro metrista dei seguaci del libro e moschetto e dello stragista perfetto.
Oggi come allora: i fascisti non passeranno!

Loa Acrobax

Aggressione neofascista alla Sapienza, la versione del collettivo Militant

15 Giugno 2008

Astenendoci dal formulare giudizi di sorta, pubblichiamo in formato integrale la controinchiesta elaborata dal collettivo Militant sui fatti verificatisi il 26 maggio in via de Lollis. Questo allo scopo di porre l’attenzione su di un clima politico che negli ultimi mesi ha visto, in particolare nella capitale, il riesplodere di tensioni e scontri imputabili al sorgere di una nuova violenza squadrista. Neofascismo che appare sentirsi protetto e legittimato dalle istituzioni locali e nazionali.

On line: 

Il prologo e la trappola

L’aggressione e l’auto a noleggio

La stampa e l’azione giudiziaria

La stampa e l’azione giudiziaria

15 Giugno 2008

 5/ LA STAMPA

i fatti: sappiamo, da fonti sicure, che i dirigenti di Forza Nuova avevano già predisposto la copertura mediatica per la parata del 29 maggio, quando, nonostante i divieti e il presumibile schieramento di forza dell’ordine, avrebbero comunque provato a entrare nella città universitaria.

le considerazioni: quest’ultima notizia chiude il cerchio e dimostra che tutto era stato preventivato fin dall’inizio, anche se poi le cose, grazie soprattutto a Zapata e agli altri compagni che non sono scappati, non sono andate come si aspettavano. Quando i dirigenti di Forza Nuova hanno lanciato l’iniziativa a Lettere sapevano benissimo a cosa andavano incontro, sapevano del vespaio che si sarebbe sollevato così come sapevano che l’iniziativa sarebbe stata vietata. Lo sapevano perché, in fondo, era proprio quello il loro obiettivo. Attirare l’attenzione dei media, magari riuscendo anche a passare per “vittime” di una qualche forma di censura accademica.

Questa tattica, a Roma, è già stata adottata almeno altre due volte. Il 18 giugno del 2005 i forzanovisti provarono ad organizzare una manifestazione in un quartiere storicamente di sinistra come Centocelle. Nonostante lo scontato divieto della questura, una cinquantina di loro provò la forzatura arrivando allo scontro con le forze dell’ordine. Anche quella volta fra gli arrestati figurava il federale romano Martin Avaro. Il 12 gennaio del 2008 Forza Nuova ci riprova a Cinecittà, altro quartiere storicamente rosso, indicendo un sit-in contro l’usura. Ancora una volta momenti di tensione, ancora una volta pubblicità. Questa volta, però, crediamo che la provocazione sia stata finalizzata prevalentemente al marketing politico. Molto probabilmente il tentativo è stato quello di accreditarsi come partito di riferimento in un’area profondamente scossa dalla recente implosione della Fiamma Tricolore (partito egemone fino a poco tempo fa nella piazza romana) con la fuoriuscita dell’area che fa riferimento a Casa Pound e al circuito delle OSA e delle ONC. A farne le spese, ancora una volta, sono stati i militanti di sinistra che, oltre ai danni fisici, debbono ora guardarsi dalla beffa giudiziaria.

L’aggressione e l’auto a noleggio

15 Giugno 2008

 3/ L’AGGRESSIONE

i fatti: verso le 12.30 di martedì 27 maggio una quindicina di studenti della Sapienza esce dall’ateneo ed inizia ad affiggere locandine e striscioni sopra i manifesti affissi nottetempo da Forza Nuova lungo Via de Lollis.

Una volta ricoperti quelli vicino all’ingresso dell’università il gruppo, “armato” solo di secchio e scopa, scende in direzione di piazzale del Verano raggiungendo il muro antistante l’Adisu.

Qualcuno nota un ragazzo sui 25 anni, con una camicia marrone, che, non appena si rende conto di quanto sta accadendo, accosta lo scooter sul quale viaggiava e inizia a telefonare. Non viene dato troppo peso a questo particolare, anche perché la zona antistante l’Università è da sempre considerata da tutti una zona “rossa”.

Tempo qualche minuto, però, e sul posto sopraggiunge una Hiunday grigio metallizzata targata DN827LD con a bordo 4 volti noti dell’estrema destra romana: Martin Avaro (28 anni, “federale” di Roma di FN), Gabriele Acerra (35 anni, coordinatore della sezione Prati di FN), Andrea Fiorucci (21 anni, segretario romano di Lotta Studentesca) e Federico Ranalli.

Contrariamente a quanto riportato dai giornali in quel momento il semaforo è verde e la strada è sgombra. Nonostante questo, però, la Hiunday inchioda e i 4 escono dal veicolo. Gabriele Acerra, che si trovava alla guida, impugna un cacciavite mentre almeno uno degli altri tre ha in mano una cinta. Partono urla e insulti nei confronti degli studenti poi, senza aver valutato bene i rapporti di forza, i fascisti caricano. La determinazione di una parte degli studenti, che non si lascia intimidire e non scappa, li respinge.

Gli aggressori sono costretti a tornare verso la macchina coprendosi la “ritirata” con il lancio di tutto quello che riescono a prendere dalle bancarelle dei venditori ambulanti che solitamente animano Via de Lollis. Gabriele Acerra afferra una sedia di legno e la rompe trasformando le quattro gambe in altrettanti bastoni dotati di estremità sporgenti e taglienti. Ecco quindi spiegata la presenza delle sedie che invece, secondo un comunicato di FN, sarebbero state portate dagli studenti per usarle come oggetti contundenti.

Esaurito il lancio di oggetti, i due gruppi vengono nuovamente a contatto e lo scontro si protrae, a fasi alterne, per diversi minuti.

La notizia dell’aggressione si diffonde, i rumori e il clamore di quanto sta accadendo fanno accorrere altri studenti, i rapporti di forza tornano nuovamente a favore degli aggrediti che, seppur meno “equipaggiati” dei fascisti, tornano ad essere nuovamente in numero preponderante.

E’ in questo momento che viene scattata la foto comparsa su tutti i giornali e che fornirà alle autorità giudiziarie il pretesto per ribaltare l’accaduto, trasformando un’aggressione fascista in una rissa.

Il traffico è paralizzato, decine di curiosi sono scesi dalle auto per osservare quanto sta accadendo cosicché gli aggressori, oltre a essere in minoranza numerica, ora si ritrovano anche sbarrata ogni possibile via di fuga. Tempo qualche secondo, però, ed iniziano a sentirsi anche le sirene delle volanti della polizia che “convincono” gli studenti a rientrare velocemente dentro l’università.

4/ L’AUTO A NOLEGGIO

i fatti: contrariamente a quanto affermato nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera la macchina su cui viaggiavano i 4 fascisti non appartiene a Martin Avaro, ma è di proprietà dell’agenzia AVIS di Via Tiburtina 1231.

le considerazioni: nessuno dei 4 fascisti abita in zona, tre di loro non sono neanche studenti universitari e anche la scusa di un fantomatico appuntamento con il prorettore è stata  pubblicamente smentita dallo stesso Frati. Così come si è dimostrato falso quanto riportato nelle contraddittorie dichiarazioni di Fiore secondo cui i suoi quattro militanti erano impegnati in un volantinaggio o in un attacchinaggio. Ma allora, cosa ci fanno i 4 fascisti, più una probabile staffetta in moto, intorno all’Università su una macchina presa a noleggio? Semplicemente cercano qualche compagno da punire, tirando le reti della trappola allestita la notte precedente. 

Nel 2001 Berlusconi tentò di rovesciare il governo iraniano in cambio di gas e petrolio

10 Giugno 2008

Con un rapporto di 52 pagine, che chiude un’indagine di quattro anni sulle attività dell’Intelligence americana che hanno preceduto l’invasione dell’Iraq, il “Select Committee on Intelligence”, la commissione bicamerale di controllo del Parlamento americano sulle attività dei Servizi Usa, approfondisce e documenta con dettagli inediti e cruciali il solco aperto nel 2005 dalle inchieste di Repubblica sul coinvolgimento, che si scopre ora anche finanziario, del governo Berlusconi e del nostro Servizio militare, il Sismi, allora diretto dal generale Nicolò Pollari, in piani clandestini per il rovesciamento del regime iraniano. Ne illumina la contropartita. Petrolio e gas.

La scena è Roma. La data, i giorni che vanno dal 10 al 13 dicembre 2001. Funzionari americani del Dipartimento della Difesa, nell’inconsapevolezza della Cia e della rete diplomatica del Dipartimento di Stato, raggiungono l’Italia per una serie di incontri organizzati con uomini di Teheran dal cittadino americano Michael Ledeen e dall’esiliato iraniano Manucher Ghorbanifar. Ledeen, nella sua lunga ed equivoca frequentazione con l’Italia, è un noto agente di influenza.

Un maneggione che vende, compra e manipola intelligence. Di Ghorbanifar, scrive il “Select Committee”: “E’ amico di vecchia data di Ledeen. Ha preso parte allo scandalo Iran-Contra nel 1986 e, già nel 1984, la Cia ha diramato una nota con cui lo definisce falsario e fonte inattendibile, avvertendo che “ogni ulteriore contatto con tale soggetto o con suo fratello Alì, dovranno essere segnalati ma non presi in alcuna considerazione”. Al tempo dello scandalo Iran-Contra, Ledeen è stato consulente del National Security Council e ha svolto un ruolo nello scambio di armi”. L’incontro ha la benedizione del governo Berlusconi e il supporto logistico del Sismi. Leggiamo.

IL MINISTRO MARTINO
“Secondo quanto lui stesso riferisce, Ledeen, ricevuto il via libera agli incontri dal Dipartimento della Difesa, ha preso contatto con un esponente del governo italiano, da lui descritto come un vecchio amico (si tratta dell’allora ministro della difesa Antonio Martino ndr.), informandolo del contesto dell’operazione. Ledeen aggiunge che il governo straniero (il governo italiano ndr.) predispone le necessarie misure per accogliere gli iraniani, mette a disposizione un luogo sicuro e fornisce un interprete a tempo pieno che segua gli incontri. Non è chiaro fino a che punto il vertice del Dipartimento della Difesa (Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, Douglas Feith ndr.) sia all’epoca al corrente del coinvolgimento del governo straniero (il governo italiano ndr.). Rhode ritiene che lo sia. Franklin ricorda di averlo appreso a Roma, nel primo giorno di incontri. Un appunto del febbraio 2004, dell’ufficio del Segretario alla Difesa documenta tale consapevolezza, ma non la colloca nel tempo”.

I PARTECIPANTI
“Gli incontri hanno luogo in un appartamento di Roma, in tre diverse sessioni. Dal 10 al 13 dicembre 2001. Sono presenti Larry Franklin, funzionario dell’ufficio dell’assistente del Segretario della Difesa, Harold Rhode, dell’ufficio “Net assessments”, Michael Ledeen, Manucher Ghorbanifar, l’iraniano numero 1 omissis, un esiliato che vive in Marocco, l’iraniano numero 2 omissis, un ufficiale della Guardia rivoluzionaria e un non identificato civile del omissis (Sismi ndr.), che ha provveduto a mettere a disposizione la struttura e a fornire supporto logistico. (…) A sentire Ledeen, l’iraniano numero 1, omissis, è un ex guardiano della rivoluzione che, dopo essere stato accusato di tradimento e aver sofferto un anno di torture, è riuscito a fuggire dal Paese. Sempre secondo Ledeen, l’iraniano numero 2, omissis, è “un alto ufficiale dell’intelligence di Teheran”. I tentativi del Select Committee di trovare conferma a queste informazioni attraverso la Cia sono stati complicati da diversi fattori. Il primo iraniano aveva un nome comune di cui esistono diversi spelling. Il secondo, era conosciuto come un “venditore ambulante di intelligence”".

L’AGENDA DEI COLLOQUI
Di che devono parlare gli uomini arrivati a Roma? Esiste un “issue” ufficiale, trattato durante le riunioni. Questo.
“Durante gli incontri di Roma, Rhode prende contemporaneamente appunti su un taccuino e sul suo pc portatile. Il Committee, presa visione degli appunti scritti, può concludere che gli argomenti trattati durante le riunioni sono stati i seguenti:
* Esistenza di squadre speciali di attacco iraniane contro obiettivi e personale americano in Afghanistan
* Relazioni tra Iran e Olp
* Esistenza di un sistema di tunnel sotterranei in Iran per lo stoccaggio di armi e l’esfiltrazione dei leader del regime
* La percezione dell’Iran della capacità di presa di Saddam sull’Iraq
* L’aumento del sentimento antiregime in Iran
* L’atteggiamento del regime verso gli Usa
* Le rivalità tra le diverse agenzie di intelligence iraniane”.
“Notizie che servono a salvare vite americane”, come dirà Rumsfeld, tempo dopo. Ma che Franklin, interrogato dal Committee, fatica a confermare: “Oggi non posso essere certo che quelle notizie siano state davvero utili”.

Il generale Pollari, interpellato a suo tempo da Repubblica sul contenuto degli incontri, propone la stessa innocua versione. Minimizza: “Non sono nato ieri. Quando il ministro (Martino ndr.), mi dice di provvedere, mi incuriosii. E’ il mio mestiere. Al meeting che si è tenuto in un appartamento coperto di piazza di Spagna, ho mandato un paio dei miei uomini. L’interprete dal Farsi era mio. Volevo sapere cosa bolliva in pentola. Cosa stavano preparando. Sì, c’erano carte dell’Iran sul tavolo…”.
Pollari non dice il vero. Perché ecco cosa scopre il “Committee”.

L’AGENDA SEGRETA
“Mentre sono a Roma, Franklin e Rhode vengono coinvolti in discussioni che vanno al di là della semplice acquisizione di informazioni dalle fonti iraniane. Franklin ricorda che Ghorbanifar ha in realtà in cima alla sua agenda un cambio di regime in Iran. Una sera, a Roma, durante un colloquio in un bar, Ghorbanifar gli espone il suo piano scrivendone su un tovagliolo di carta. Il piano prevede il collasso del traffico cittadino a Teheran, attraverso una serie di blocchi stradali dei nodi periferici di accesso alla città e altre azioni distruttive in grado di creare ansia nella popolazione. Per l’operazione, Ghorbanifar chiede 5 milioni di dollari e aggiunge che, se la cosa dovesse funzionare, altro denaro servirà successivamente. I ricordi di Franklin sono confermati da Rhode e da Ledeen”. Il piano di Ghorbanifar è noto al Sismi e al governo Berlusconi. Che offrono piena disponibilità. Leggiamo ancora.

IL COINVOLGIMENTO DI ROMA
“A Washington, la richiesta di fondi da parte di Ghorbanifar e il coinvolgimento nel piano di rovesciamento del regime di Theran da parte del governo straniero (il governo italiano ndr.) non viene, né verrà mai compresa fino in fondo. Quando, all’inizio del 2002, il Dipartimento della Difesa comincia a ricevere richieste sul punto, vengono redatti una serie di testi riassuntivi degli incontri di Roma. Una sinossi preparata a metà febbraio 2002, sulla base degli input ricevuti da Franklin, documenta che Ledeen e Ghorbanifar hanno messo al corrente “del sostegno e del finanziamento del governo straniero (il governo italiano ndr.) attraverso omissis società multinazionali estere. Il rapporto prosegue indicando che i costi ammonterebbero a milioni di dollari per coprire le spese di “esfiltrazione e rientro di numerose fonti, acquisto di visti, e loro eventuale sistemazione all’estero”. Una versione successiva di questo stesso rapporto, datata 12 febbraio 2002, fa riferimento a futuri contratti che “assicureranno vendite di petrolio e di gas nell’ipotesi di un cambio di regime”. Un’ulteriore memo del luglio 2002, fa riferimento ad “accordi per affari multimilionari che il omissis del governo straniero (il Sismi ndr.) ha messo in piedi per due degli interlocutori iraniani”.

25 MILIONI DI DOLLARI
Apparentemente, nessuno a Washington approfondisce fin dove il governo Berlusconi vuole essere o è già della partita iraniana. “Nonostante la descrizione cangiante del coinvolgimento straniero (italiano ndr.), non vi fu nessun tentativo del Dipartimento della Difesa o di altro soggetto o entità del governo americano di verificare le reali intenzioni del governo straniero (il governo italiano ndr.) nel suo rapportarsi con gli iraniani o con lo stesso Ghorbanifar”. Ufficialmente “il piano di regime change di Ghorbanifar non ha seguiti”. Ma, altrettanto ufficialmente, il trafficante iraniano, già nel febbraio 2002, dalla richiesta iniziale di 5 milioni di dollari è già arrivato a 25. “A sentire lui - si legge in una nota del Dipartimento della Difesa che annota la cifra - il mondo intero è della partita…”.

di Carlo Bonini

www.larepubblica.it

“Forum italiano Movimenti per l’acqua”: il 21 giugno giornata di mobilitazione nazionale

6 Giugno 2008

Il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua lancia per il 21 giugno una giornata nazionale di iniziativa, mobilitazione e comunicazione sociale per:

· l’immediata discussione e approvazione della legge d’iniziativa popolare
· la gestione pubblica del servizio idrico e la lotta alle privatizzazioni
· la gestione democratica del servizio idrico attraverso la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini
· la tutela e la conservazione della risorsa e la lotta agli inquinamenti
· la difesa di tutti i beni comuni come diritti e la lotta alle politiche liberiste Leggi il resto

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