Abruzzo: il WWF aveva ragione, acqua avvelenata dalle megadiscariche abusive

26 Maggio 2008

Scandalo di Bussi e dell’acqua potabile della Val Pescara. Un disastro di portata europea sulla pelle di 500.000 abruzzesi.
Il WWF protagonista nella scoperta e nella denuncia.

La chiusura delle indagini sul disastro ambientale di Bussi e della questione dell’acqua distribuita a 500.000 cittadini della Val Pescara (comprese le città di Chieti e Pescara), rappresenta un’ulteriore, importantissima conferma delle denunce presentate dal WWF nel corso dell’ultimo anno.
Come si ricorderà, una parte dell’inchiesta è scaturita dalla segnalazione dell’Associazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare l’acqua dei rubinetti della Val Pescara, provenienti dai Pozzi Sant’Angelo, a valle delle megadiscariche abusive di Bussi, riscontrando alte concentrazioni di contaminanti, tra cui il Tetracloruro di Carbonio e l’Esacloroetano (sostanze tossiche per fegato e reni: la prima classificata come possibile cancerogena per l’uomo). Successivamente, nonostante le smentite di alcune delle persone attualmente indagate, tra cui il presidente dell’Azienda Consortile Acquedottistica, Bruno Catena, e l’allora presidente dell’Ambito Territoriale Ottimale sull’acqua, Giorgio D’Ambrosio, il WWF aveva dimostrato come molti Enti fossero a conoscenza dell’inquinamento dei pozzi Sant’Angelo fin dal 2004, senza però aver mai provveduto ad informare i cittadini. Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo: “Siamo di fronte ad uno scandalo di livello europeo che coinvolge quella che era la più grande azienda chimica italiana: nella valle dei fiumi Tirino e Pescara è stata realizzata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa. Il quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di proporzioni inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in falda superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte.
La situazione è ancora più grave perché questo inquinamento ha determinato la distribuzione a circa 500.000 persone di acqua che l’Istituto Superiore di Sanità, smentendo l’Azienda Consortile Acquedottistica, l’Ambito Territoriale Ottimale e la ASL, ha dichiarato “non idonea al consumo umano”. È il completo fallimento del sistema di gestione, controllo e prevenzione dell’acqua denunciato dal WWF in questo anno e oggi portato alla luce grazie all’impegno del Corpo Forestale dello Stato guidato dal Dr. Guido Conti e dalla Magistratura nella persona del Pm Aldo Aceto. Le responsabilità dei singoli saranno accertate dalla Magistratura, verificando così anche la situazione di quanti in questi anni sapevano e non hanno fatto nulla.”

Erika Gerardini
3391964454 - 3297328464
coordinamento romano acqua pubblica
campagne sociali e diritti umani
“l’acqua è un diritto, non una merce”