Firenze: dopo lo scandalo intercettazioni, si dimette il direttore de “La Nazione”
3 Dicembre 2008
Francesco Carrassi ha lasciato l’incarico di direttore della Nazione. La decisione è stata presa dopo la divulgazione delle intercettazioni telefoniche (pubblicate da Repubblica nelle pagine fiorentine) che lo chiamano in causa per aver partecipato «alla partita per la conclusione dell’operazione Castello». L’operazione dovrebbe far nascere un nuovo vasto quartiere di Firenze ma sul tutto aleggia l’ombra della corruzione.
Francesco Carrassi si è dimesso ieri sera dall’incarico di direttore del quotidiano la Nazione. La decisione è stata presa in relazione alle intercettazioni telefoniche che chiamano in causa Carrassi per aver partecipato «alla partita per la conclusione dell’operazione Castello».
Le dimissioni, arrivate dopo un colloquio con l’editore, sono state comunicate al comitato di redazione (l’organo sindacale del giornale), che ha informato l’assemblea dei giornalisti. L’azienda ha preso atto e ha nominato immediatamente direttore ad interim l’attuale vice, Mauro Avellini.
Nel primo pomeriggio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Del Boca aveva espresso «sorpresa e sconcerto. Chiederò alla magistratura copia degli atti (da inviare agli Ordini regionali competenti) per le valutazioni disciplinari, a tutela dell’onorabilità dei colleghi e di tutta la categoria».
L’Ordine toscano affronterà il caso il 3 dicembre. Il presidente dell’Associazione stampa toscana, Sieni, ha auspicato che «si faccia chiarezza al più presto sulle intercettazioni che riguardano Carrassi. Nessuna ombra può gravare sul fondamentale diritto-dovere di cronaca e sui tanti giornalisti che lo esercitano con scrupolo e coraggio».
Ecco le intercettazioni:
CARRASSI AL BRACCIO DESTRO DI LIGRESTI: “FARÒ IL FONDO CHE L’ING. MI HA
CHIESTO”
«Alla partita per la conclusione dell’operazione Castello partecipa
anche Francesco Carrassi, direttore del quotidiano La Nazione» scrivono gli
investigatori in apertura di un capitolo dell’inchiesta giudiziaria
lungo 38 pagine e dedicato alle intercettazione delle telefonate fra Carrassi e
il «plenipotenziario» di Fondiaria a Firenze Fausto Rapisarda. Si parla
delle aspirazioni di Carrassi ad approdare alle relazioni esterne di Fonsai,
di un appartamento che il direttore vorrebbe prendere in affitto dalla
compagnia, di vacanze in Sardegna in un villaggio turistico di Fondiaria. Carrassi
offre buona stampa per i progetti di Ligresti a Castello e anche
altrove: «Domenica farò quel fondo su Impregilo che mi ha chiesto» l’ingegnere,
dice una volta. Carrassi offre anche buone relazioni con il presidente della
Provincia di Firenze Matteo Renzi (Pd), che chiama «il ragazzo», e con
il vice presidente della Regione Toscana Federico Gelli (Pd) con cui il 9
ottobre va a cena insieme a Rapisarda. Non c’è telefonata, tra Carrassi
e Rapisarda, in cui il direttore non chieda a che punto è la pratica
sulle sue aspirazioni personali: «Ma come mai ci pensa così tanto l’ing.?»
domanda il 5 giugno. Rapisarda risponde ancora una volta in modo interlocutorio:
«ah…ma è una cosa importante Frank… una cosa importante… ci sta
riflettendo…». Le vacanze di Carrassi a Villasimius in Sardegna, dal
4 al 18 agosto, sono concordate in alcune telefonate, una è del 21 luglio.
«Carrassi: “per me tutto a posto come lo scorso anno?… no… tutto
chic”. Rapisarda: “… tutto come lo scorso anno”. Carrassi: “Fausto se c’è…
se c’è da pagare qualcosa io la pago”. Rapisarda gli fa capire che è tutto
offerto, come l’anno prima: “no, no, anche lì puoi andare lì alla spa… tutto
comel’anno scorso”». Nella seconda metà di marzo si parla di case. Carrassi ha
visto due appartamenti di Fondiaria che gli interessano per l’affitto.
Rapisarda accenna al prezzo: «quello non ti preoccupare… ma tu dimmi cosa vuoi
pagare… secondo te… che problema c’è?».
In alcune telefonate Carrassi si vanta degli articoli sull’affare
Fondiaria fatti dai suoi redattori, ricevendone i ringraziamenti da Rapisarda.
Alla fine di maggio: «Mi pare che io abbia esaudito il tuo desiderio». E
Rapisarda: «Sei grande… grazie… ho raccontato tutto “al mio” eh?…
dice che è contento… certo che è contento». Ancora Carrassi che ha fatto
pubblicare una piccola foto di Ligresti: «Però lo hai visto come mi sono
preso l’impegno… l’ho messo? ho messo la sua fotina… ma così che noi
bisogna lavorare… eh… Fausto». Con l’amico di Fondiaria il
direttore de La Nazione commenta la cena con Gelli e il prossimo appuntamento che
Rapisarda ha con Massimo D’Alema (Pd). Gli consiglia di darsi
disponibile: «Ti dico una cosa… noi dobbiamo essere delle bagasce d’alto bordo…
che la promettono a tutti e non la danno a nessuno».
GELLI (PD), RAPISARDA E LA CENA A TRE, “IN PUBBLICO DEVE DIRE CERTE COSE”
Il plenipotenziario di Fondiaria a Firenze, l’avv. Fausto Rapisarda, conosce
per caso il vice presidente della Regione Toscana, Federico Gelli, il 12
marzo 2008 alla Taverna del Bronzino. Quello stesso giorno, alle 19.30,
racconta al telefono ad una terza persona: «io oggi… per caso… ero a
pranzo con Francesco Carrassi… no?… con il direttore de La Nazione… ed
ero andato al ristorante… sai chi c’era?… c’era Gelli… che io non conosco… e allora siccome Francesco è andato a salutarlo… lui era con altri, si sono alzati perché non so chi erano… poi lui ha detto che
erano funzionari della Regione… ma lui mi ha fatto un sacco di cose… Gelli
eh!… sì mi ha detto…”vienimi a trovare quando vuoi… mi fa piacere
che ti ho conosciuto”… quante cose… non vuol dire niente… te lo sto
raccontando perché è stato veramente un incontro casuale va… sì, sì
non era freddo… ecco non era freddo perché è… la prima volta che lo
vedo…eh… non è che… subito mi ha dato del tu… capisci?». Il 3 ottobre
Rapisarda è colpito da un’intervista nella quale Gelli afferma che la
Regione è disposta a lasciare disponibile la propria area per
consentire la realizzazione dello stadio a Castello. E chiama Carrassi. «… ma, se
vuoi lo invitiamo… lo invitiamo a cena» propone il direttore de La Nazione.
Pochi minuti dopo Carrassi ritelefona per confermare l´appuntamento a
tre. «… okay giovedì 9 ore 21».
Alle 20.27 del 9 ottobre, «evidentemente prima di andare a cena con
Carrassi e Rapisarda» - annotano gli inquirenti - Gelli «si informa con
l’assessore all’urbanistica del Comune di Firenze, Gianni Biagi (Pd), se vi sono dei
recenti mutamenti che riguardino la Regione dopo le notizie della scelta
dell’area Castello per la realizzazione dello stadio».
Dice al telefono Gelli: «… senti ti volevo chiedere una cosa…
l’opzione Castello per la Regione Toscana… è cambiato qualcosa per noi?…
oppure no?». Risponde Biagi: «sicuramente no… no quello… le questioni
relative allo stadio non hanno nessuna relazione con la localizzazione della
Regione a Castello… no non c´è nessuna relazione… se a Castello si farà lo
stadio… si farà all’interno del parco o nella parte sud o nella parte
a nord se cambia la pista… e diventa parallela in entrambi i casi non
c´è nessuna influenza con la zona già prevista per l’edificazione della
Regione». Gelli: «perfetto… senti, che tu sappia noi siamo andati…
cioè c’è stato qualche passo in avanti rispetto al ragionamento
sull’acquisizione dell’area o no?». Biagi: «… senti io non lo so… mi dicevano da
Fondiaria… ma poi ho avuto conferma anche… che c’è stata… cioè ci
sarebbe la nomina di un gruppo che dovrebbe definire le condizioni per
poter… acquistarlo… io oltre quello non so».
«Alle 22.55 successive - scrivono - Rapisarda chiama Carrassi per
ringraziarlo per aver organizzato la cena, aggiungendo che addirittura
fra lui e l´altro ospite, alludendo a Federico Gelli, si è subito
consolidato un rapporto di amicizia». Rapisarda: «solo per ringraziarti Francesco… ci
siamo baciati… baciati (ride)». Carrassi parla degli argomenti
trattati a cena: «… comunque è stata un’operazione… ma io poi sono andato
direttamente sulla questione… sembravamo… sembravamo… una… una
serie di signore che volevamo il cazzo e nessuno ha il coraggio di dirlo».
Rapisarda: (ride)… bravo… però tu sei sempre number one e hai avuto
il coraggio di introdurre… eh… lo so… ero un po’ in imbarazzo…
però lui è stato molto». Carrassi su Gelli: «… siccome il ragazzo passa da
me… io ho voluto che ti ripetesse anche a te… cosa vuol fare da grande».
Ancora Carrassi su Gelli e sulla sua presunta corsa alla presidenza della
Regione in competizione con l’attuale assessore alla sanità Enrico Rossi (Pd):
«cioè questa gente intanto… loro hanno bisogno… capito?… di essere
supportati… poi se va… bene… questo è un cavallo se vince bene…
se vince Rossi… viva Rossi».
Annotano ancora gli investigatori: «Carrassi evidenziando ancora il suo
ruolo avuto nella serata, fa chiaramente capire che è stato lui, senza
tanti inutili preamboli, ad introdurre il tema di Castello nella
discussione». E si vanta delle risposte avute da Gelli, Carrassi: «… però insomma t’ha
dato una grande assicurazione…». Annotano gli inquirenti: «Rapisarda
fa capire che Gelli avrebbe preso l’impegno di dire in pubblico certe cose
nascondendo la realtà delle cose». Rapisarda: «sì, sì… sì…cavolo!…
cavolo!… mi anche detto… ha anche detto… ti ricordi che in pubblico
lui deve dire certe cose… ma la realtà è diversa… eh… bravo Francesco!!… bravo!… bravo!».
Più volte, a partire dal primo pomeriggio di ieri e fino alle 20,10
Repubblica ha tentato di contattare telefonicamente il vice presidente
della Regione Gelli per dargli la possibilità di fornire la sua versione dei
fatti. Solo una volta Gelli ha risposto alle chiamate, poco dopo che il
cronista ha introdotto il motivo della conversazione la linea
telefonica è caduta. Da allora Repubblica non è più riuscita a contattare Gelli, né
lui ha ritenuto di dover richiamare.
Convegno nazionale - “Le emergenze in Toscana” - 28 giugno - (Fi)
7 Giugno 2008
“Le emergenze in Toscana”. Questo il titolo del convegno nazionale che si terrà il 28 giugno a Firenze. Si discuterà della crisi di un modello regionale di sviluppo come quello toscano.
Qui di seguito pubblichiamo il programma della giornata di dibattiti e incontri. Leggi il resto
Nuova tratta ferroviaria toscana - “Altà velocità: un disastro a nove zeri”*
13 Maggio 2008
Fiumi seccati, suolo inquinato: il Mugello piange danni per oltre un miliardo di euro. Adesso un tunnel di 7 km minaccia Firenze. Ma fermarlo è ancora possibile.
di Duccio Tronci
Fino a un miliardo e 174 milioni di euro: è la cifra a cui ammonta il danno ambientale provocato nel Mugello per la costruzione della tratta toscana dell’Alta velocità ferroviaria. La valutazione è stata fatta dai consulenti della Procura di Firenze all’interno del processo che vede imputate 59 persone fra dirigenti dell’impresa Cavet a cui sono stati affidati i lavori, imprenditori, proprietari di discariche e trasportatori. L’accusa principale è l’inquinamento del territorio e l’impoverimento delle falde acquifere, oltre alla truffa e ad irregolarità nello smaltimento dei rifiuti dei cantieri. Secondo i tecnici incaricati, i professori Donato Romano e Gianluca Stefani dell’Università di Firenze, il danno è stimabile tra i 623 e i 1.174 milioni di euro, con un valore minimo considerato attendibile di 741 milioni, seppur definito dagli stessi consulenti “estremamente prudenziale”. Cifre paurose, che in caso di condanna saranno pagate dal gotha dell’economia italiana. Azionista di maggioranza del consorzio Cavet (con il 75,98%) è infatti Impregilo, presieduta da Cesare Romiti. Ma in Cavet stanno altri nomi eccellenti come le Generali, la Banca Popolare di Milano, Igli, società controllata dal gruppo Fondiaria-Sai, Gruppo Gavio e infine Autostrade Spa, controllata da una società che si chiama Schemaventotto e che, a sua volta, è controllata dalla famiglia Benetton. Troviamo anche alcune imprese del cosiddetto mondo delle cooperative rosse, Cmc-Cooperativa muratori e cementista e Crpl-Consorzio ravennate di produzione e lavoro, di cui fa parte anche il Consorzio Etruria. Nascono così una serie di dubbi sul motivo per cui gli enti locali coinvolti (Regione, Provincia, comuni dell’area, tutti amministrati dal centro-sinistra) abbiano scelto di temporeggiare e prendere tempo nel processo di richiesta danni. Intanto Cavet si difende, attaccando ingenerosamente proprio le istituzioni locali: “Cerchiamo di dimostrare che le gallerie sono state realizzate proprio come previsto dal progetto approvato dalla Regione”, affermano gli avvocati difensori del consorzio.
Dopo il Mugello, la Tav arriva ora a Firenze. Quali danni ci aspettano?
Ancora oggi il Mugello soffre. Fra le gallerie di Vaglia e Firenzuola 440 litri d’acqua se ne vanno ogni secondo che passa. Il 90% sarà recuperato per uso potabile, ma 2 milioni di litri al giorno andranno perduti per sempre. Sono gli stessi ingegneri che hanno realizzato l’opera a definire il danneggiamento delle falde acquifere “il problema maggiore” fra quelli emersi nel corso dei lavori. E allora perché, nonostante il disastro ambientale già compiuto, “bucare” anche per far passare l’alta velocità sotto Firenze, da Campo di Marte a Castello? Come se lì sotto l’acqua non ci fosse. Il progetto preliminare, quello definitivo ancora non esiste, prevede la costruzione di un tunnel di 7 km, un’opera che la Regione definisce “irrinunciabile”, che se non realizzata vanificherebbe addirittura l’intera tratta. La Firenze-Bologna, dicono, sarà pronta entro il 2009 e la mancanza del collegamento cittadino almeno fino al 2011-2012 costituirà un grosso problema: la stazione di Santa Maria Novella non sarà in grado di sopportare una mole di traffico così grande. Una bugia per Girolamo Dell’Olio, presidente di Idra, associazione ambientalista critica fin dal primo momento con il progetto dell’alta velocità: “Peccato che i treni per congestionare la stazione centrale ad oggi non esistano materialmente”. Insieme a Idra, Unaltracittà/Unaltromondo, centri sociali, Rifondazione Comunista, Wwf, Comitato No Tav e un gruppo di studio multidisciplinare dell’Università di Firenze contestano duramente l’alta velocità e il progetto del sottoattraversamento e chiedono da tempo di studiare un’ipotesi alternativa di superficie. Abbiamo posto la questione all’Ingegner Bechelli (Responsabile Tav Firenze, nonché sindaco PCI/PDS di Scandicci dal ’90 al ’95): “Nel 1993 - dice - il Ministero bocciò l’ipotesi di superficie perché non superò la Valutazione d’Impatto Ambientale”. Motivo: l’apertura di nuovi cantieri avrebbe creato grossi problemi alla viabilità fiorentina. Sorge il dubbio che dopo 14 anni la viabilità fiorentina possa essere cambiata solo in peggio, e ci chiediamo per di più quale possa essere l’impatto di un tunnel scavato sotto una città come Firenze, basti pensare solo alle migliaia di camion che dovranno portar via il terreno tolto dalla doppia galleria. Eppure, senza nessuna Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto definitivo, il programma di realizzazione va avanti: l’appalto è già stato assegnato, vinto da un raggruppamento di imprese guidato da Coopsette, anche questa volta come in Mugello appartenente al mondo della cooperazione rossa. Costo dell’operazione: 685 milioni di euro. Soldi che, come dimostra uno studio di Legambiente, permetterebbero un importante ammodernamento dell’attuale rete regionale, con grossi benefici per i pendolari. E poi, la storia dell’alta velocità italiana ci dice che si tratta di una cifra che può soltanto aumentare.
I costi dal 1991 ad oggi sono quintuplicati
“Un’opera unica al mondo”: viene definita così la tratta ad alta velocità Firenze- Bologna dalla Regione Toscana e dai sui costruttori. 78,5 km di linea ferroviaria, di cui 73,9 in galleria, che uniscono la periferia sud di Bologna fino ad arrivare a Castello. Nove tunnel (600 metri il più corto, 18,5 km il più lungo, quello di Firenzuola) scavati in quello che gli ingegneri definiscono un “contesto geologico fra i più difficili” a causa della varietà dei materiali di cui si compongono le montagne dell’Appennino tosco-emiliano. Si tratta in effetti di un’infrastruttura mastodontica, che consentirebbe, grazie ad una velocità di 250 km/h (raggiungibile solo in alcuni tratti), di dimezzare i tempi di percorrenza, permettendo di coprire il tragitto fra Firenze e Bologna in trenta minuti. I lavori (a dicembre 2006) sono all’82% di avanzamento e l’inizio dei servizi è previsto entro la fine del 2009. Peccato che queste previsioni siano già state più volte fallite e così ri-calibrate: secondo un’iniziale stima l’opera avrebbe dovuto essere in esercizio addirittura all’inizio del 2003. Di questo passo invece, saranno terminati prima i tratti della Torino-Milano e della Milano-Bologna. Va da sé che lo stesso errore di stima ha interessato i costi dell’opera, accresciuti dalla previsione del 1999 di circa il 30%. Se poi si guardano le aspettative del primo progetto del ’91 (2100 miliardi di lire), ci si accorge che la cifra complessiva oggi è addirittura quintuplicata: 5,5 miliardi di euro. E i medesimi errori di calcolo erano stati commessi anche per le falde acquifere: 440 litri d’acqua al secondo che se ne vanno, rispetto ai poco più di 300 stimati inizialmente. Tutto questo, come fa notare l’associazione Idra, avendo “dimenticato” di costruire circa 60 km di tunnel di sicurezza, inadeguatezza rilevata dallo stesso Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, che nutre “seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso”.
Una diminuzione definitiva del valore economico
Si tratta dunque di un’opera unica solo per le sue dimensioni. Perché non proprio tutti se ne dichiarano “orgogliosi”, come invece fanno gli amministratori pubblici, a partire dalla Regione. Il contesto geologico “vario”, la franosità, erano condizioni ben note fin dall’inizio dei lavori, com’era stato dettagliatamente articolato in un testo che la stessa associazione Idra aveva presentato già nel lontano 2000. Oggi, come abbiamo visto, la procura di Firenze imputa una “diminuzione definitiva di valore economico attribuito dalla collettività alle risorse ambientali interessate”. Come non possono esserci scusanti per il danno idrico, non si possono trovare neppure per gli ammaloramenti verificatesi nei mesi scorsi nelle gallerie di Firenzuola, Morticine e Borgo Rinzelli, dove ruspe e martelli sono dovuti entrare di nuovo in moto. Di sicuro non è ben chiaro chi tiri fuori i soldi per il disturbo: 26 milioni di euro soltanto per i ripristini. Alla polemica del Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che aveva dichiarato che come sempre sarebbero stati i cittadini a pagare, Cavet risponde secca che i costi sono coperti per un 35% da essa stessa, per un 65% da un’assicurazione. “E’ quantomeno disarmante la mancanza di trasparenza nella gestione di denaro pubblico”, dice ancora Girolamo Dell’Olio.
Ribasso record: a rischio i lavoratori e l’infrastruttura
Per vincere l’appalto per il nodo fiorentino, le cooperative rosse hanno sbaragliato la concorrenza garantendo un forte “sconto”: ben il 25% rispetto alla cifra che era base d’asta. Un simile ribasso ha messo in serio pericolo la sicurezza dei lavoratori e addirittura la qualità infrastrutturale dell’opera. Non solo: Coopsette ha firmato un contratto con «clausola di recesso» per insufficienza di risorse. Ciò significa che si partirà con il progetto del cosiddetto “scavalco” di Castello, ma prima dell’avvio degli scavi per il tunnel, le Ferrovie potranno in qualsiasi momento interrompere l’appalto, nel caso gli stanziamenti venissero per qualsiasi ragione a mancare, senza che le imprese vincitrici possano reclamare penali o indennità. La clausola tradisce l’incertezza sulle risorse necessarie per completare l’opera: a disposizione, in questo momento, ci sono infatti solo 180 milioni. Elemento da tempo denunciato da chi si oppone al progetto e che lascia ancora qualche speranza perché il buco sotto Firenze possa essere scongiurato. Rfi, ovvero le ferrovie, non sembra entusiasta del sottoattraversamento e soprattutto il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio non la pensa proprio come la Regione: il fatto che i soldi per realizzare l’opera per adesso non ci siano, può rappresentare dunque un buon appiglio per respingerla. Da qui al 2011-12 (ma anche 13 o 14) ne dovrà passare, di acqua sotto i ponti. E’ proprio il caso di dirlo.
*L’inchiesta “Alta Velocità, un disastro a nove zeri” ha vinto al Premio Capelli e il suo autore, Duccio Tronci, è stato premiato per la qualità e l’indipendenza del suo lavoro.
Il premio giornalistico Gabriele Capelli ha riconosciuto tra i migliori articoli dell’anno l’inchiesta di Duccio Tronci ‘Alta Velocità, un disastro a nove zeri’ pubblicata dall’Altracittà nel giugno 2007. L’articolo analizza la devastazione del Mugello causata dalla costruzione della grande opera, oggi protagonista di un processo penale in cui i danni sono stati stimati in oltre 700 milioni di euro. Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, convinti assertori del sottoattraversamento Tav di Firenze, un’altra grande opera, dal valore di oltre un miliardo di euro, che mette a rischio il sottosuolo del capoluogo toscano e che per questo è osteggiata dai cittadini organizzati in comitato.
TAV: PM FIRENZE CHIEDE 13 CONDANNE PER DANNI FALDE IDRICHE
18 Aprile 2008
Tredici condanne e tre assoluzioni di cui due per prescrizione, sono state chieste stamani per i danni provocati alle falde idriche e ai torrenti dai cantieri per l’Alta velocità tra Firenze e Bologna, nel territorio del Mugello.Le condanne e le tre assoluzioni sono state chieste dal pm Gianni Tei nei confronti di 16 fra dirigenti e dipendenti di Cavet, il consorzio di imprese che ha avuto in appalto i lavori. Sulla quantificazione della pena si dovrà attendere la fine della requisitoria che proseguirà con il pm Giulio Monferini per le accuse relative all’inquinamento provocato dai residui delle escavazioni per le gallerie.
Sempre oggi il pm Tei, come già anticipato alla scorsa udienza, ha chiesto al tribunale la trasmissione degli atti del processo alla Corte dei Conti per valutare eventuali responsabilità per danno erariale a carico di Regione Toscana e ministero dell’Ambiente, per omesso controllo: secondo il pm, sulla realizzazione dell’ Alta velocità, di fatto è mancato. E’ vero che fu costituito a tal fine l’Osservatorio ambientale, ma ha finito per funzionare come “parafulmine”, non impedendo che si realizzassero i danni ambientali.
L’azione dell’Osservatorio avrebbe dovuto rafforzare i controlli di Regione e ministero, non sostituirli. Il pm ha poi spiegato che Cavet, il consorzio di imprese che si aggiudicò i lavori, “ha fatto ciò che ha voluto e potuto fare”, confutando i vari argomenti addotti per giustificare i problemi idrici verificatisi nel corso dei lavori: dalla colpa alla siccità, al fatto che non dipendeva dai cantieri, alla tesi che l’acqua sarebbe tornata o che tutto era previsto.
E’ stato anche sottolineato come il geologo della Regione che, nel ‘95, segnalo’ i rischi per le falde a causa della costruzione, “non ha fatto carriera:era al settimo livello e lì è rimasto”. Infine il pm ha anche citato la teoria economica della “cattura”, per evidenziare come nel caso della Tav “l’opera era tale che alla fine si è imposta, è passata avanti alle specifiche esigenze dei diversi portatori di interessi”. Il processo, che vede imputate oltre 50 persone, proseguirà il 17 aprile.
