Alfabetizzare ai media: lo “schermo universale” sfida la democrazia

3 Dicembre 2008

La singolarità della nostra situazione è definita dal fatto che gli sviluppi delle tecnologie della comunicazione hanno già prodotto una regressione collettiva umana di portata epocale. Qualcuno l’ha definita – e io concordo con l’autore – una “modificazione antropologica”. Questa la definizione di Giovanni Sartori, per tratteggiare il passaggio dall’ homo legens all’ homo videns. Intendendosi con questo non un passo avanti ma uno indietro.

Cerco di spiegarmi, anche se penso che questo pubblico sia già al corrente del problema, altrimenti non saremmo qui a discutere di “media literacy”, che io tradurrei in italiano come “educazione ai media”.

Tuttavia essere al corrente non significa essere d’accordo. Infatti, se fossimo d’accordo non avremmo i problemi che la società contemporanea sta dolorosamente affrontando mentre si avvia ad una transizione verso un’altra società di cui non sa nulla mentre dovrebbe sapere tutto.

Già, perchè se i telespettatori avessero potuto fruire pienamente dei vantaggi delle tecnologie comunicative moderne, delle possibilità teoriche di accesso a ogni tipo di informazione, della quantità stupefacente di dati che ogni motore di ricerca può mettere a nostra disposizione in una frazione di secondo, allora essi saprebbero da tempo che uno sviluppo crescente indefinito in un sistema finito di risorse è impossibile.

E quindi non avrebbero creduto alle entusiasmanti descrizioni della crescita del Prodotto Interno Lordo che venivano loro ammannite ogni giorno da tutti gli schermi televisivi. Anzi ne avrebbero diffidato e le avrebbero temute come presagi di sventura. Né avrebbero comprato automobili al ritmo forsennato con cui lo hanno fatto se avessero saputo che la quantità di anidride carbonica che avrebbero contribuito a produrre sarebbe cresciuta fino al punto da minacciare la sicurezza dei loro figli.

La singolarità di cui parlo è dovuta al fatto che, nella storia delle tecnologie, ogni passaggio da un grado di sviluppo a uno superiore, la regola è sempre stata quella di un elevamento della cultura, di un allargamento delle possibilità di fruizione del sapere.

Si pensi all’invenzione di Gutenberg, dei caratteri mobili di stampa. Fino a quel momento, per secoli dopo la caduta dell’Impero Romano, il sapere era rimasto confinato all’interno dei monasteri, dove amanuensi, spesso a loro volta analfabeti, copiavano i manoscritti antichi per la fruizione di una ristrettissima élite in grado di leggere e scrivere.

L’alfabetizzazione di massa è cominciata con Gutenberg.

Da quel momento, con una progressione di impressionante velocità, comparata con i ritmi dell’epoca, prima migliaia e poi milioni di individui poterono avere accesso alla conoscenza. La riproduzione tecnologica del libro produsse il cambiamento economico, sociale, culturale dell’umanità intera. Ciò che era conoscibile per i pochi divenne conosciuto per le moltitudini.

Ma gli ultimi venti anni del secolo XX e i primi dieci di questo hanno visto una rivoluzione tecnologica incomparabilmente più grande e possente. Che è avvenuta coinvolgendo non milioni ma miliardi di individui.

Ed essa ha – come ho detto all’inizio – prodotto una involuzione. In che senso?

Nel senso, assai preciso, che ha prodotto un “analfabetismo di massa”. Cioè non un progresso ma un regresso. Alfabetizzazione, analfabetismo sono però termini che hanno a che fare con l’ homo legens. Non esistono termini adeguati per descrivere questo “analfabetismo televisivo”, che è un modo sintetico per definire un più vasto analfabetismo, connesso con l’incapacità di lettura delle immagini, specialmente delle immagini in movimento.

L’“analfabetismo televisivo” è quello che io e Giovanni Sartori (ma anche l’illustre neurofisiologo dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei) chiamiamo la regressione verso l’ homo videns.

In che consista questa regressione è, tutto sommato, presto detto. Le immagini, specie quelle in movimento, rappresentano un linguaggio. Sono un linguaggio, nel senso precisissimo che comunicano. Una immensa quantità di cose, per altro. Cose “già pronte”, cose che appaiono complete in tutti i loro particolari. Cose che lasciano poco spazio alla fantasia perché sono già essere prodotto complesso. Cose che penetrano direttamente nel cervello perché la fisiologia dell’occhio umano è quella stessa del cervello.

Come tutti i linguaggi, quello delle immagini ha una sua grammatica, una sua sintassi, le sue proprie regole insomma. Ma contiene al suo interno un equivoco. Chi guarda immagini in movimento, riprodotte da tutte le innumerevoli tecnologie di cui oggi disponiamo, ha l’impressione di capire tutto ciò che vede. E’ l’evidenza stessa dell’immagine a dirgli che non ha bisogno d’altro: ha “visto con i suoi occhi”.

In questo è nascosta l’illusione. Perché per capire ciò che si sta vedendo, è indispensabile conoscere la grammatica e la sintassi di quel linguaggio. Se non la si conosce si crede di avere “visto con i propri occhi”, ma in realtà si è visto ciò che altri hanno visto per noi.

E nemmeno questo è del tutto esatto, perché – non conoscendo la grammatica e la sintassi di quel linguaggio - si vede, nello stesso tempo, molto di più di ciò che, consapevolmente, chi ha girato quelle immagini ha voluto mostrare, e si percepisce , attraverso i suoni che le accompagnano, per esempio, attraverso i contesti visivi in cui quella comunicazione avviene, molte altre cose che con quelle immagini, apparentemente, e sostanzialmente, non hanno nulla a che vedere.

Come ha detto giustamente, in altra sede, Carlo Freccero, da tempo ormai siamo entrati nell’epoca in cui una immagine o serie di immagini può essere interamente creata dal nulla. E può apparire altrettanto reale di una immagine reale. In tal caso credere a “ciò che si è visto” - se non si sa che quella immagine non è reale – equivale a essere totalmente ingannati.

In tutti gli altri casi, non conoscendo la grammatica e la sintassi della lingua delle immagini in movimento, si può essere facilmente manipolati. Noi viviamo esattamente in un contesto del genere.

Tanto più manipolati quanto più la “verità” delle immagini ci appare nitida, in alta definizione, perfetta, senza ombre.

Se poi i detentori della proprietà dei media sono consapevoli della potenza di fuoco che hanno nelle loro mani, allora le ripercussioni, culturali, politiche, sociali del problema in questione diventano gigantesche, modificando l’intera fisionomia della vita collettiva. E mettendo in pericolo la stessa democrazia delle società democratiche.

Si può trovare su You Tube, riesumata da un antico programma Rai, una bellissima intervista a Pasolini di Enzo Biagii, in cui Pier Paolo diceva cose di straordinaria anticipazione, in questo senso, spiegando come la televisione fosse la quint’essenza di una comunicazione “autoritaria”. Non soltanto per il suo carattere unidirezionale, ma per il suo carattere gerarchico. Una gerarchia automatica, prodotta dalla macchina, che pone chi guarda, sempre, in ogni condizione, in stato di subordinazione rispetto a chi parla. E non c’è, sotto questo profilo, nessuna interattività in grado di compensare questa diversità di collocazione rispetto al messaggio. Su questo Mc Luhan ha già detto e scritto cose fondamentali. Il mezzo è il messaggio e non c’è niente da fare per modificare questo stato di cose.

Niente da fare? Forse una cosa da fare c’è ed è quello di cui stiamo qui discutendo.

Si tratta di vedere se non sia possibile “alfabetizzare ai media” grandi masse di popolazione. Insegnare loro questo linguaggio nuovo, che segnerà inesorabilmente la loro esistenza e quella delle generazioni future, poiché siamo ormai nell’era dell’immagine, dello “schermo universale” e non potremo tornare indietro mai più. Il che significa che, se le grandi masse popolari non saranno in grado di leggere quel linguaggio, esse saranno private della conoscenza del Potere. Ci vorrebbe un altro don Lorenzo Milani per descrivere questo rapporto di espropriazione post moderna.

E’ possibile porsi questo compito? Di alfabetizzare all’immagine il cittadino? Anzi di considerare il linguaggio delle immagini, la capacità di leggerlo e di “scriverlo”, cioè di creare immagini, come un fondamentale diritto democratico?

Io credo che porsi questo compito equivale a porsi il compito di ricostruire la democrazia nell’era dell’immagine, perché non potrà esservi democrazia in una società di individui analfabeti. Come non vi era democrazia prima che gli individui sapessero leggere e scrivere.

Siamo, come si vede, ben oltre il fondamentale articolo 21 della Costituzione Italiana. Molto più in là – pur senza minimamente contraddirlo – del diritto ad essere informati e ad esprimersi liberamente con la parola e con lo scritto. L’ homo videns essendo più minacciato nei suoi diritti dell’ homo legens, necessità di una superiore tutela.

Intervento di Giulietto Chiesa alla Conferenza Internazionale su Media Literacy EAVI - European Association for Viewers Interests, 5 novembre 2008

L’Europa critica la posizione “confusa” del governo italiano sul paccheto clima

19 Novembre 2008

La relatrice dell’Europarlamento per la parte più importante del pacchetto Ue su clima ed energia, l’irlandese Avril Doyle, ha criticato il governo italiano per le sue posizioni “confuse” contro il pacchetto stesso.

“Il contributo dell’Italia a tutto il dibattito europeo sul pacchetto contro il cambiamento climatico è fonte di confusione ed e’ molto difficile da comprendere”, ha detto la relatrice. “Sono cosciente del fatto che c’e’ stato un cambio di governo in Italia, e d’altra parte io appartengo allo stesso scheramento politico (il Ppe, ndr) del premier Berlusconi. Ma è difficile capire - ha spiegato Doyle - quali siano le vere preoccupazioni del governo italiano”. Perche’, ha rilevato, i suoi esponenti “dicono di non voler mettere in causa gli obiettivi del pacchetto Ue (la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, l’aumento del 20% dell’efficienza energetica e l’aumento al 20%della quota di energie rinnovabili nel consumo energetico finale, ndr), ma poi si oppongono a tutto e non suggeriscono alternative. Leggi il resto

Italia e ambiente: le posizioni di Berlusconi isolano il Bel Paese a Bruxelles

17 Ottobre 2008

Mentre in questi giorni a Bruxelles si decide il destino del clima,
l’Italia “è sola contro tutti in una posizione imbarazzante”.
  Lo afferma l’organizzazione ambientalista Greenpeace in una nota,
aggiungendo che “più che di ministero dell’Ambiente bisogna parlare di
mistero dell’ambiente. La posizione antiambientalista del ministro
Prestigiacomo – prosegue – è uno scandalo”. Leggi il resto

Ue e Berlusconi, segnali di rottura: è polemica su emergenza rifiuti e condoni

18 Luglio 2008

Brutta giornata per il premier Silvio Berlusconi. Sono infatti giunte da Bruxelles due pesanti bacchettature. La prima sull’emergenze riufiuti.

«Berlusconi dica ciò che vuole, ma per noi contano i fatti». Sulla questione rifiuti Bruxelles taglia corto e alle parole mirabolanti del premier oppone risultati concreti. Finora mancati. Così se per il presidente del Consiglio «l’emergenza rifiuti è finita», per la Commissione europea la procedura di infrazione «rimane aperta». Almeno fino a quando nelle strade di Napoli, e di tutta la Campania, ci sarà ancora immondizia. E il piano del governo non sarà più che operativo.

Insomma Bruxelles preferisce aspettare e valutare a livello operativo la questione. «Non possiamo misurare i risultati di queste politiche sulle parole, ma sui fatti - ha spiegato Barbara Hellferich, portavoce del commissario all’ambiente Stavros Dimas -. Il governo deve realizzare il piano, non basta presentarlo, deve dimostrare che la soluzione indicata risolve il problema a lungo termine, con una gestione corretta dei rifiuti e la creazione del termovalorizzatore».

Una scelta che stride coi facile entusiasmi del premier e con i suoi spot. Tanto che nella serata di mercoledì 16 luglio la Farnesina esprime «viva sorpresa» per il tono e i contenuti delle dichiarazioni della portavoce del commissario Dimas, in contraddizione con il «clima di dialogo aperto e di massima cooperazione» che caratterizza i rapporti tra l’Italia e la Commissione europea.

A dimostrazione dei ‘buoni rapporti’ vengono citati l’incontro a Bruxelles tra il sottosegretario Bertolaso e lo stesso Dimas e i suggerimenti proposti dalla Commissione sul ‘decreto rifiuti, poi accolti in sede di conversione in legge. Come si trattasse di ‘gentile concessione’. Leggi il resto

Lo Scec, un progetto di nuova moneta sostenibile da affiancare all’Euro

9 Luglio 2008

Di fronte agli avvenimenti che ogni giorno di più attestano quanto e come tutti noi si sia sottoposti al giogo di poteri economici forti e prevaricatori, sono orgoglioso ed onorato di essere qui portavoce del movimento popolare ArcipelagoSCEC©  e del progetto che esso porta avanti per risolvere i mali del più decisivo fra tutti i beni collettivi : la moneta.

Noi tutti, cittadini d’Italia, d’Europa, del Mondo intero stiamo attraversando una crisi economica epocale, come chiunque può quotidianamente toccare con mano.

Prezzi e costi e vincoli operativi sono stati scientemente manipolati da chi gestisce l’Economia.

Famiglie che non riescono a coprire le spese del mese. Anziani costretti a rivolgersi alle più diverse Associazioni assistenziali. Giovani che di metter su casa, sposarsi ed avere figli, non possono neppure pensare. Malati che non possono permettersi le cure. Amministrazioni locali che debbono tagliare servizi essenziali. E tante altre e peggiori situazioni. Questo è il quadro. 

Tale crisi, planetaria, origina da una serie di cause di cui non possiamo (non possiamo) trattare esaurientemente e con rigore nello spazio di un articolo giornalistico come questo. Leggi il resto

Al Presidente della Commissione sui cambiamenti climatici dell’Unione Europea

7 Luglio 2008

Stimato Presidente Karl-Heinz Florenz,
dopo avere letto con attenzione il complesso dei documenti che lei ha posto all’attenzione della Commissione Clima, sento il bisogno di inviarle queste mie sintetiche considerazioni.

La ringrazio intanto - e aggiungo il mio ringraziamento a tutti i funzionari che l’hanno aiutata in questo difficile lavoro - per la vastità delle acquisizioni cognitive di cui anche io ho potuto avvalermi per poter giungere a conclusioni scientificamente fondate.

La relazione che lei ha presentato rappresenta un alto punto di approdo, politico e culturale, che onora la funzione legislativa del Parlamento nel suo complesso e sottolinea il ruolo dell’Europa per fronteggiare una crisi che non possiamo esitare a definire “epocale”.
Per questo voglio, prima di tutto, esprimere il mio apprezzamento. Leggi il resto

Tv: dalla Commissione europea domande sbalorditive sulla situazione italiana

30 Giugno 2008

Leggo con grande stupore le 20 domande che la Commissaria europea Neelie Kroes, ha mandato al Governo Italiano a proposito della legge 6 giugno 2006,n. 101. Non conosco se e quali risposte siano già pervenute a Bruxelles, ma le domande sono già abbastanza sbalorditive.

Come se la Commissione Europea, o i suoi funzionari, non sapessero nulla della situazione italiana in tema di comunicazione televisiva; come se non avessero letto la legge Gasparri e la sua figlia n.101; come se non conoscessero le sentenze della Corte Costituzionale, dell’Alta Corte Europea, del Consiglio di Stato e le norme dell’Autorità per le Comunicazioni (AGCOM).

Domande che costringono a dubitare dell’esistenza del buon senso, oltre che dello stato di diritto, come la n.5, per esempio, dove si chiede di “identificare” le emittenti “che non si sono classificate in posizione utile nella graduatoria” del 28 luglio 1999. Ma come? A Bruxelles ancora non sono al corrente che ReteQuattro di Mediaset-Berlusconi è proprio quella emittente che, violando le regole, occupa le frequenze analogiche che spettavano e spettano a Europa7? Leggi il resto

Trattato di Lisbona e pena di morte

27 Giugno 2008

Dopo il mio articolo sul Trattato di Lisbona, successivo al referendum irlandese [1], ho ricevuto alcune lettere con richiesta di spiegazioni sul mio specifico riferimento al modo in cui, nel Trattato, si affronta la questione della pena di morte. Anche a causa del modo semplificato, a rischio di deformazione, con cui la questione è stata trattata su diversi siti web, ritengo opportuno, anzi necessario – per ragioni di metodo e di sostanza – fornire a tutti i lettori una verifica circostanziata di tutte le fonti. Ne emergeranno molti importanti elementi di valutazione.

Il Trattato prevede la pensa di morte? Non esattamente. Anzi, alla lettera la esclude categoricamente. Prevede però che le forze dell’ordine possano legalmente uccidere un cittadino europeo, al di fuori di ogni regolare giudizio, in condizioni eccezionali, certo, ma la cui definizione è affidata a organi di Stato al di fuori di ogni possibile verifica giurisdizionale. Vediamo come stanno le cose.

Si deve partire dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani (d’ora in avanti CEDU) che fu scritta nel 1949 e fu approvata dal Consiglio d’Europa nel 1950. [2]

Si badi bene: dal Consiglio d’Europa, che è organizzazione diversa da quella che è oggi l’Unione Europea. [3]

L’art. 2 della CEDU suona così:

Par 1. Il diritto alla vita di ciascuno sarà protetto dalla legge. Nessuno sarà intenzionalmente privato della sua vita eccetto che in esecuzione di una sentenza di un tribunale che faccia seguito a una condanna che preveda legalmente quella pena.

Par. 2. La privazione della vita non sarà considerata una violazione di questo articolo quando essa risulti dall’uso della forza in condizioni assolutamente necessarie:

a) In difesa di una qualunque persona soggetta a violenza illegale;
b) Al fine di eseguire un arresto legale o di prevenire la fuga di una persona legalmente detenuta;
c) Nel corso di un’azione legale intrapresa per sedare una rivolta o una insurrezione.

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La Ue approva direttiva-vergogna: 18 mesi di carcere a innocenti senza documenti

19 Giugno 2008

Un Parlamento Europeo in grande maggioranza prono di fronte ai governi ha approvato la “direttiva della vergogna”, altrimenti soprannominata “Ritorno”. Uno scempio giuridico che prevede, tra l’altro, di infliggere fino a 18 mesi di carcere a uno straniero trovato senza documenti validi sul territorio di uno stato europeo. Che prevede l’incarcerazione per i minori. Che impone tempi inaccettabili di rimpatrio coatto. Che fa ricadere sull’immigrato perfino le inadempienze del paese d’origine da cui il “reprobo” ha cercato di fuggire, perchè senza lavoro, o senza cibo, o senza sostentamento.

Mentre in Inghilterra si discute se concedere o meno un prolungamento dell’arresto oltre i 42 giorni per un sospetto di terrorismo, in Europa si decide che una persona senza documenti ma innocente, possa essere messa in galera, fino a un anno e mezzo. Leggi il resto

Domenica 22 giornata mondiale di sciopero della fame contro lo scudo missilistico

19 Giugno 2008

Presentato come un sistema di difesa contro i possibili attacchi dei missili iraniani, il progetto statunitense dello “Scudo spaziale” è in realtà un’arma di offesa che mira al controllo globale ed alla militarizzazione dello spazio. Il progetto è avvolto in un alone di mistero, con accordi segreti tra gli Stati Uniti e vari paesi europei, tagliando fuori l´opinione pubblica e gli stessi Parlamenti. L´Europa non è riuscita a dare una risposta unitaria, coerente e nonviolenta alla politica aggressiva degli Stati Uniti e questa sua inerzia ha contribuito a spingere la Russia e la Cina, che si sentono direttamente minacciate dal progetto americano, sulla strada del riarmo, ricreando un´atmosfera da “guerra fredda” e aumentando le tensioni internazionali.

Attraverso una petizione on line su www.nonviolenza.net la campagna “L´Europa dice no allo Scudo Spaziale” si è diffusa nell´aprile 2008 da Praga a tutta l´Europa, agli Stati Uniti, all´Australia e al Sudamerica, coinvolgendo associazioni e personalità in iniziative di denuncia e protesta e in scioperi della fame ad oltranza e a catena tuttora in corso. La petizione internazionale ha già superato le 114.000 firme. Nel sito in varie lingue si trovano informazioni, foto e video aggiornati sulle attività e i messaggi di solidarietà e appoggio giunti da tutto il mondo da parte di politici, artisti, giornalisti, attivisti e intellettuali.

Per dare ancora più forza a questa grande protesta nonviolenta, il coordinamento contro lo scudo lancia per domenica 22 giugno una giornata mondiale di sciopero della fame, proponendo a tutti un gesto semplice ma significativo: non mangiare per un giorno per opporsi alle guerre stellari e dire ai potenti del mondo.

Per adesioni e informazioni: adesioninoscudo@gmail.com

Iniziative di denuncia e protesta sono in corso ad Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bologna, Budapest, Ceské Budejovice, Copenhagen, Colonia, Dusseldorf, Firenze, Londra, Malaga, Madrid, Milano, Parigi, Tolosa, Trieste, Torino e Vienna, negli Stati Uniti, in Australia, in Cile e in Argentina.

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