Ue e Berlusconi, segnali di rottura: è polemica su emergenza rifiuti e condoni
18 Luglio 2008
Brutta giornata per il premier Silvio Berlusconi. Sono infatti giunte da Bruxelles due pesanti bacchettature. La prima sull’emergenze riufiuti.
«Berlusconi dica ciò che vuole, ma per noi contano i fatti». Sulla questione rifiuti Bruxelles taglia corto e alle parole mirabolanti del premier oppone risultati concreti. Finora mancati. Così se per il presidente del Consiglio «l’emergenza rifiuti è finita», per la Commissione europea la procedura di infrazione «rimane aperta». Almeno fino a quando nelle strade di Napoli, e di tutta la Campania, ci sarà ancora immondizia. E il piano del governo non sarà più che operativo.
Insomma Bruxelles preferisce aspettare e valutare a livello operativo la questione. «Non possiamo misurare i risultati di queste politiche sulle parole, ma sui fatti - ha spiegato Barbara Hellferich, portavoce del commissario all’ambiente Stavros Dimas -. Il governo deve realizzare il piano, non basta presentarlo, deve dimostrare che la soluzione indicata risolve il problema a lungo termine, con una gestione corretta dei rifiuti e la creazione del termovalorizzatore».
Una scelta che stride coi facile entusiasmi del premier e con i suoi spot. Tanto che nella serata di mercoledì 16 luglio la Farnesina esprime «viva sorpresa» per il tono e i contenuti delle dichiarazioni della portavoce del commissario Dimas, in contraddizione con il «clima di dialogo aperto e di massima cooperazione» che caratterizza i rapporti tra l’Italia e la Commissione europea.
A dimostrazione dei ‘buoni rapporti’ vengono citati l’incontro a Bruxelles tra il sottosegretario Bertolaso e lo stesso Dimas e i suggerimenti proposti dalla Commissione sul ‘decreto rifiuti, poi accolti in sede di conversione in legge. Come si trattasse di ‘gentile concessione’. Leggi il resto
Lo Scec, un progetto di nuova moneta sostenibile da affiancare all’Euro
9 Luglio 2008
Di fronte agli avvenimenti che ogni giorno di più attestano quanto e come tutti noi si sia sottoposti al giogo di poteri economici forti e prevaricatori, sono orgoglioso ed onorato di essere qui portavoce del movimento popolare ArcipelagoSCEC© e del progetto che esso porta avanti per risolvere i mali del più decisivo fra tutti i beni collettivi : la moneta.
Noi tutti, cittadini d’Italia, d’Europa, del Mondo intero stiamo attraversando una crisi economica epocale, come chiunque può quotidianamente toccare con mano.
Prezzi e costi e vincoli operativi sono stati scientemente manipolati da chi gestisce l’Economia.
Famiglie che non riescono a coprire le spese del mese. Anziani costretti a rivolgersi alle più diverse Associazioni assistenziali. Giovani che di metter su casa, sposarsi ed avere figli, non possono neppure pensare. Malati che non possono permettersi le cure. Amministrazioni locali che debbono tagliare servizi essenziali. E tante altre e peggiori situazioni. Questo è il quadro.
Tale crisi, planetaria, origina da una serie di cause di cui non possiamo (non possiamo) trattare esaurientemente e con rigore nello spazio di un articolo giornalistico come questo. Leggi il resto
Al Presidente della Commissione sui cambiamenti climatici dell’Unione Europea
7 Luglio 2008
Stimato Presidente Karl-Heinz Florenz,
dopo avere letto con attenzione il complesso dei documenti che lei ha posto all’attenzione della Commissione Clima, sento il bisogno di inviarle queste mie sintetiche considerazioni.
La ringrazio intanto - e aggiungo il mio ringraziamento a tutti i funzionari che l’hanno aiutata in questo difficile lavoro - per la vastità delle acquisizioni cognitive di cui anche io ho potuto avvalermi per poter giungere a conclusioni scientificamente fondate.
La relazione che lei ha presentato rappresenta un alto punto di approdo, politico e culturale, che onora la funzione legislativa del Parlamento nel suo complesso e sottolinea il ruolo dell’Europa per fronteggiare una crisi che non possiamo esitare a definire “epocale”.
Per questo voglio, prima di tutto, esprimere il mio apprezzamento. Leggi il resto
Tv: dalla Commissione europea domande sbalorditive sulla situazione italiana
30 Giugno 2008
Leggo con grande stupore le 20 domande che la Commissaria europea Neelie Kroes, ha mandato al Governo Italiano a proposito della legge 6 giugno 2006,n. 101. Non conosco se e quali risposte siano già pervenute a Bruxelles, ma le domande sono già abbastanza sbalorditive.
Come se la Commissione Europea, o i suoi funzionari, non sapessero nulla della situazione italiana in tema di comunicazione televisiva; come se non avessero letto la legge Gasparri e la sua figlia n.101; come se non conoscessero le sentenze della Corte Costituzionale, dell’Alta Corte Europea, del Consiglio di Stato e le norme dell’Autorità per le Comunicazioni (AGCOM).
Domande che costringono a dubitare dell’esistenza del buon senso, oltre che dello stato di diritto, come la n.5, per esempio, dove si chiede di “identificare” le emittenti “che non si sono classificate in posizione utile nella graduatoria” del 28 luglio 1999. Ma come? A Bruxelles ancora non sono al corrente che ReteQuattro di Mediaset-Berlusconi è proprio quella emittente che, violando le regole, occupa le frequenze analogiche che spettavano e spettano a Europa7? Leggi il resto
Trattato di Lisbona e pena di morte
27 Giugno 2008
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Dopo il mio articolo sul Trattato di Lisbona, successivo al referendum irlandese [1], ho ricevuto alcune lettere con richiesta di spiegazioni sul mio specifico riferimento al modo in cui, nel Trattato, si affronta la questione della pena di morte. Anche a causa del modo semplificato, a rischio di deformazione, con cui la questione è stata trattata su diversi siti web, ritengo opportuno, anzi necessario – per ragioni di metodo e di sostanza – fornire a tutti i lettori una verifica circostanziata di tutte le fonti. Ne emergeranno molti importanti elementi di valutazione. Il Trattato prevede la pensa di morte? Non esattamente. Anzi, alla lettera la esclude categoricamente. Prevede però che le forze dell’ordine possano legalmente uccidere un cittadino europeo, al di fuori di ogni regolare giudizio, in condizioni eccezionali, certo, ma la cui definizione è affidata a organi di Stato al di fuori di ogni possibile verifica giurisdizionale. Vediamo come stanno le cose. Si deve partire dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani (d’ora in avanti CEDU) che fu scritta nel 1949 e fu approvata dal Consiglio d’Europa nel 1950. [2] Si badi bene: dal Consiglio d’Europa, che è organizzazione diversa da quella che è oggi l’Unione Europea. [3] L’art. 2 della CEDU suona così: Par 1. Il diritto alla vita di ciascuno sarà protetto dalla legge. Nessuno sarà intenzionalmente privato della sua vita eccetto che in esecuzione di una sentenza di un tribunale che faccia seguito a una condanna che preveda legalmente quella pena. Par. 2. La privazione della vita non sarà considerata una violazione di questo articolo quando essa risulti dall’uso della forza in condizioni assolutamente necessarie: a) In difesa di una qualunque persona soggetta a violenza illegale; La Ue approva direttiva-vergogna: 18 mesi di carcere a innocenti senza documenti19 Giugno 2008 Un Parlamento Europeo in grande maggioranza prono di fronte ai governi ha approvato la “direttiva della vergogna”, altrimenti soprannominata “Ritorno”. Uno scempio giuridico che prevede, tra l’altro, di infliggere fino a 18 mesi di carcere a uno straniero trovato senza documenti validi sul territorio di uno stato europeo. Che prevede l’incarcerazione per i minori. Che impone tempi inaccettabili di rimpatrio coatto. Che fa ricadere sull’immigrato perfino le inadempienze del paese d’origine da cui il “reprobo” ha cercato di fuggire, perchè senza lavoro, o senza cibo, o senza sostentamento. Mentre in Inghilterra si discute se concedere o meno un prolungamento dell’arresto oltre i 42 giorni per un sospetto di terrorismo, in Europa si decide che una persona senza documenti ma innocente, possa essere messa in galera, fino a un anno e mezzo. Leggi il resto Domenica 22 giornata mondiale di sciopero della fame contro lo scudo missilistico19 Giugno 2008 Presentato come un sistema di difesa contro i possibili attacchi dei missili iraniani, il progetto statunitense dello “Scudo spaziale” è in realtà un’arma di offesa che mira al controllo globale ed alla militarizzazione dello spazio. Il progetto è avvolto in un alone di mistero, con accordi segreti tra gli Stati Uniti e vari paesi europei, tagliando fuori l´opinione pubblica e gli stessi Parlamenti. L´Europa non è riuscita a dare una risposta unitaria, coerente e nonviolenta alla politica aggressiva degli Stati Uniti e questa sua inerzia ha contribuito a spingere la Russia e la Cina, che si sentono direttamente minacciate dal progetto americano, sulla strada del riarmo, ricreando un´atmosfera da “guerra fredda” e aumentando le tensioni internazionali. Attraverso una petizione on line su www.nonviolenza.net la campagna “L´Europa dice no allo Scudo Spaziale” si è diffusa nell´aprile 2008 da Praga a tutta l´Europa, agli Stati Uniti, all´Australia e al Sudamerica, coinvolgendo associazioni e personalità in iniziative di denuncia e protesta e in scioperi della fame ad oltranza e a catena tuttora in corso. La petizione internazionale ha già superato le 114.000 firme. Nel sito in varie lingue si trovano informazioni, foto e video aggiornati sulle attività e i messaggi di solidarietà e appoggio giunti da tutto il mondo da parte di politici, artisti, giornalisti, attivisti e intellettuali. Per dare ancora più forza a questa grande protesta nonviolenta, il coordinamento contro lo scudo lancia per domenica 22 giugno una giornata mondiale di sciopero della fame, proponendo a tutti un gesto semplice ma significativo: non mangiare per un giorno per opporsi alle guerre stellari e dire ai potenti del mondo. Per adesioni e informazioni: adesioninoscudo@gmail.com Iniziative di denuncia e protesta sono in corso ad Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bologna, Budapest, Ceské Budejovice, Copenhagen, Colonia, Dusseldorf, Firenze, Londra, Malaga, Madrid, Milano, Parigi, Tolosa, Trieste, Torino e Vienna, negli Stati Uniti, in Australia, in Cile e in Argentina. El Pais, la Ue approva direttiva che permette una settimana lavorativa di 60 ore17 Giugno 2008 Grazie a Berlusconi e Sarkozy, l’Europa intera sta per assestare un duro colpo al diritto sociale ponendo fine al tetto massimo delle 48 ore lavorative settimanali, tetto approvato dall’Organizzazione Internazionale dei Lavoratori nell’anno 1917. I Ministri del Lavoro dell’Unione Europea hanno approvato all’alba del 10 giugno in Lussemburgo la proposta della Presidenza slovena che permetterà di portare il tetto massimo vigente per la settimana lavorativa, da 48 ore fino a 60 in generale e 65 per alcune categorie come i medici. L’ultraliberalismo che ha esercitato l’Inghilterra a far luogo dal 1993, che permette ad ogni lavoratore di poter “liberamente” patteggiare con il titolare dell’Azienda il tempo di lavoro, sta per essere convertito in norma europea. In ogni caso, la direttiva dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo. L’iniziativa di portare in avanti il tetto orario della settimana lavorativa era ferma da tre anni per l’opposizione di Paesi come la Francia, la Spagna e l’Italia, principalmente, che tenevano fermo il provvedimento. Leggi il resto Ci vuole un’Europa dei cittadini16 Giugno 2008 Tre referendum popolari, tre bocciature. L’Irlanda ha detto “no” al trattato che fu firmato dai capi di Stato e di Governo europei il 13 dicembre 2007 nel monastero di Jeronimos, a Lisbona. Esattamente come i francesi dissero “no”, insieme agli olandesi, al “Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa”, che era stato presentato solennemente a Roma il 18 luglio 2003. Poichè la differenza tra i due documenti era ed è praticamente nulla, i tre “no” popolari hanno lo stesso significato: una Costituzione Europea fatta in quel modo, con quei contenuti, non va bene, non è vendibile alle opinioni pubbliche, non ha un’anima decente. Per non dire che ha un’anima pericolosa per la democrazia. E quell’anima che ha è meglio mandarla all’inferno per crearne un’altra. Dico subito che il colpo d’arresto che il referendum irlandese non è cosa che possa entusiasmare chi guarda ai destini del mondo. L’Europa (tutta l’idea europea, quella buona e quella cattiva) ne esce ridimensionata, frenata, indebolita. E, in una situazione di crisi internazionale gravissima, multipla, senza soluzioni all’orizzonte, avremmo avuto bisogno di un’Europa forte, autorevole, in grado di contrastare la politica degli Stati Uniti d’America, e di prendere la guida di alcuni processi planetari (vedi il cambiamento climatico, vedi la crisi energetica, vedi la crisi alimentare) con una impostazione di dialogo, di pace, di rispetto della legalità internazionale. Leggi il resto |
