Ovopedia, la nuova enciclopedia di Berlusconi: videoclip per riscrivere la storia
5 Settembre 2008
Una enciclopedia in videoclip rilegge gli eventi del mondo. Andrà in tv e sul web. Al lavoro una società collegata a fininvest. Alla guida il vj Andrea Pezzi. Sullo sfondo un discusso guru
Gli uffici dove gli uomini di Silvio Berlusconi provano a riscrivere la storia sono in via Marroncelli, in un cortile della vecchia Milano. Qui ormai da un anno lavorano a pieno ritmo e nel segreto quasi assoluto una quarantina di persone.
Sono i dipendenti e i collaboratori di Ovo, una srl partecipata al 47 per cento da Trefinace, una società lussemburghese che fa capo alla Fininvest. Ovo ha un obiettivo, anzi una missione, creare Ovopedia la prima enciclopedia in videoclip del mondo: un’opera colossale da migliaia e migliaia di voci che tra qualche mese entrerà nelle case degli italiani via satellite, e forse sul digitale terrestre, e sul Web.
Responsabile del progetto, molto apprezzato dall’ideatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, è un ragazzo simpatico e carino di 35 anni: l’ex vj Andrea Pezzi che presiede la società e la controlla al 53 per cento attraverso Nova Fronda, un’altra srl il cui nome si richiama direttamente al singolare credo psico-filosofico di Antonio Meneghetti, un ex frate francescano dal burrascoso passato giudiziario che negli anni ‘70 ha fondato l’ontopsicologia, una disciplina che ha come scopo la “formazione del leader, inteso come intuizione attiva di soluzioni per il collettivo”.
Nel febbraio del 1998 l’Associazione di Ontopsicologia si è guadagnata quasi una pagina in un corposo rapporto del ministero dell’Interno su “sette religiose e i nuovi movimenti magici in Italia”. Ma all’ex frate sentir dipingere la propria organizzazione come una psicosetta nella quale “verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell’adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore”, proprio non andava giù. Così Meneghetti ha intentato causa al Viminale ed è riuscito a ottenere un risarcimento civile per danni d’immagine di alcune decine di milioni di lire. Leggi il resto
Fini: “Stazzema, una ferita dolorosa”. Ma tace sulle colpe dei repubblichini
13 Agosto 2008
Cinquecentosessanta vittime. In gran parte donne, bambini e anziani inermi. E’ questo lo straziante bilancio dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema avvenuto il 12 agosto 1944, quando quattro reparti di Ss appartenenti alla famigerata 16a Panzergrenedier Division raggiunsero le impervie montagne appena sopra Lucca guidati da un nutrito gruppo di collaborazionisti fascisti. Si trovarono di fronte madri incinta e neonati in fasce. La più piccola di soli venti giorni. Contro di loro mitragliatrici spianate senza alcuna pietà dopo ciniche disposizioni in file decrescenti in base all’altezza.
A sessantaquattro anni di distanza, il piccolo accorpamento di case che prende il nome di Sant’Anna ha accolto circa duemila persone accorse per commemorare e ricordare uno degli eventi più tragici dell’occupazione nazista in Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre. Perché la zona, qualificata come “bianca” e quindi considerata inoffensiva dallo stesso comando tedesco, era divenuta meta sicura soprattutto per gran parte degli sfollati scampati ai bombardamenti delle coste versiliesi. Innocenti che nulla centravano con la guerra. “Andammo in bocca al lupo” racconta una sopravvissuta con gli occhi lucidi di fronte all’enorme e plumbea lapide che raccoglie le centinaia di vite spente dalla furia nazifascista. Una rabbia e un’acredine frutto non solo degli ordini impartiti dal generale Kesserling, ma riconducibile probabilmente anche alla frustrazione per una Linea Gotica chiusa ormai tra i fuochi della guerriglia partigiana e l’inarrestabile avanzata degli Alleati provenienti da Sud. Leggi il resto
Strage di Bologna, il falò delle verità
5 Agosto 2008
Il 2 agosto 1980, alle 10.25 del mattino, si verifica la strage più devastante della storia del dopoguerra italiano. Con una deflagrazione dalla violenza inaudita salta in aria la stazione di Bologna. Ottantacinque morti e centinaia di feriti per una tragedia intorno alla quale ipotesi e depistaggi si sono alternati per oltre venti anni.
di Cecilia Dalla Negra
LO STRAZIO - Stazione di Bologna Centrale, 10.25 del mattino, sabato 2 agosto 1980. La sala d’attesa di seconda classe è piena nel primo fine settimana di ferie di un’estate torrida, e l’Italia aspetta i regionali diretti verso il mare. Di sabato alla stazione ci sono donne e bambini pronti alle vacanze, gli studenti fuori sede che finalmente tornano a casa, e i tassisti che sotto il sole cocente del mattino sono fuori, nel parcheggio del piazzale, per un’altra giornata di lavoro. Quello che si sente alle 10.25 in ogni angolo della città è un boato spaventoso, poi l’odore acre del tritolo e della polvere da sparo, una nuvola di fumo nero che si alza, e il silenzio. Raccontano i superstiti che ci vorrà del tempo prima di sentire le grida di terrore e i pianti di dolore scatenarsi, perché alle 10.25 di quel sabato mattina si ferma l’orologio della stazione, la vita di 85 vittime e il Paese intero, ché ha visto tempi duri ultimamente, ma quel colpo lo paralizza. La deflagrazione sventra i muri, fa crollare il soffitto della stazione, seppellisce i morti sotto chili di calcinacci, e investe il treno Ancona – Chiasso in partenza sul primo binario. Leggi il resto
Comunicato stampa del Coordinamento Nazionale Supervisori di Tirocinio Ssis
22 Luglio 2008
Il Governo, attraverso un emendamento inserito nel decreto legge 112/2008, in fase di approvazione in Parlamento, rischia di mettere la parola fine all´esperienza di formazione degli insegnanti di scuola secondaria, realizzata negli ultimi dieci anni attraverso le SSIS (Scuole di Specializzazione per l´Insegnamento Secondario) proprio quando i processi stavano fornendo risultati apprezzabili nella qualità della formazione degli insegnanti specializzati.
Appena il mese scorso il Ministero interveniva col decreto del 10 giugno 2008 per apportare modifiche in alcune università al numero dei posti dei laureati che potevano essere ammessi ai corsi di specializzazione, autorizzando implicitamente le procedure preliminari per l´attivazione del X ciclo delle SSIS. A cosa si deve il repentino ripensamento? Perché, nonostante le numerose richieste di incontro e audizione da parte di diversi soggetti coinvolti nel provvedimento e le successive formali proteste a causa del diniego ad ogni tipo di contatto, si è voluto con ostinazione proseguire nella via della sospensione? Quali benefici reali può trarre il nostro Paese da questo provvedimento? E quali i danni?
Il coordinamento nazionale dei supervisori di tirocinio (Co.N.SV.T.) esprime con questo comunicato la sua più decisa contrarietà alla decisione della sospensione, la cui conseguenza sarà di fatto la cancellazione di competenze e risorse che in questi anni si sono formate all´interno delle SSIS, e che dovrebbero invece costituire il punto di partenza per il nuovo sistema. L´assenza di una vera cultura della valutazione ha impedito alle autorità di governo della scuola di apprezzare i risultati del sistema e ha pregiudizialmente indotto ad una sottostima del notevole impegno organizzativo, professionale e di
ricerca necessario per il suo funzionamento. I supervisori di tirocinio, docenti esperti di scuola superiore, hanno avuto nelle SSIS il compito di integrare la formazione accademica dei corsisti con la sperimentazione sul campo sviluppate nel tirocinio, mantenendo forte il legame fra la scuola e l´università. La sospensione dell´esperienza SSIS interromperebbe bruscamente questo circuito virtuoso di collaborazione. Leggi il resto
Transition money: la via per l’abbondanza
18 Luglio 2008
Assecondando il vasto interesse suscitato dall’argomento, pubblichiamo un altro articolo di sensibilizzazione su uno dei beni comuni più importanti: la moneta. Anche in questa occasione, pubblichiamo l’estratto da un più ampio studio cortesemente sottopostoci da www.centrofondi.it ed ArcipelagoSCEC©, Associazione senza fine di lucro legalmente costituita la cui azione abbiamo qui presentato già nei giorni scorsi. L’articolo esordisce con “nel report della settimana scorsa…” poiché si riferisce al report dal quale esso è stato estratto. Vale la pena seguire il discorso, anche se a tratti e molto tecnico, perché è una proposta di speranza e di azione per il bene comune.
Nel report della settimana scorsa abbiamo visto come le monete ufficiali (€uro, Dollari e tutte le altre monete a “corso forzoso”) nascono e circolano caricandosi di debito (pubblico e privato) e nondimeno di interessi – a nostro carico. Le loro caratteristiche (sol che negative) sono entrate nella nostra vita e l’hanno modificata a tal punto che anche solamente pensare ad un’alternativa giunge ai più come azione sorprendente, impensabile, immotivata e diventa un’operazione molto, ma molto difficile per tutti noi.
Un esempio di tale difficoltà sono le perplessità che il suddetto aricolo (report) fa scaturire nella mente di chiunque, come il problema dell’inflazione, il problema della necessità della decrescita, della sovrappopolazione in relazione alle risorse, alla carenza di fonti energetiche, idriche ecc.
Queste cose sono tutti problemi reali, ma che vanno affrontati dal giusto punto di vista per evitare di giungere a conclusioni disastrose.
Per riuscire a trovare una soluzione a questi problemi è necessario abbandonare il percorso logico che usualmente seguiamo, perché esso risulta viziato dall’uso della moneta ufficiale la cui emissione è indissolubilmente legata all’indebitamento autoalimentantesi in perpetuo, che ci fa vedere tutto in un’ottica totalmente sbagliata.
Quando sei dentro ad un tunnel è difficile spiegare che fuori c’è un mondo pieno di luce, così come è assurdo chiedere di essere felice ad un depresso cronico. Leggi il resto
Il ruolo dei media
16 Luglio 2008
Prima di chiudere con i riferimenti biblio/sitografici, vorrei accennare al ruolo dei media come veicolo preferenziale tramite cui convincerci della bontà e necessità degli OGM.
Che le coltivazioni GM abbiano già fatto molti danni alle colture tradizionali è un dato di fatto, ma TV e giornali preferiscono soprassedere a questo genere di notizie.
Grande e roboante spazio hanno invece i guru del “progresso scientifico” che periodicamente (anzi, con cadenza oltremodo sospetta, se ci si fa caso) istruiscono la popolazione sui vantaggi degli OGM: sarà il paradiso in terra, niente più fame ne’ guerre ne’ carestie.
Solo pace universale grazie ai progressi apportati dalle biotecnologie degli OGM: un mondo idilliaco ed edulcorato, in cui i santoni del biotech si scordano sistematicamente di annoverare una serie assolutamente trascurabile di sottigliezze, quali l’affossamento della biodiversità, l’aumento vertiginoso di allergie e intolleranze verso una quantità crescente di alimenti e materiali, la mancanza di dati che certifichino la stessa sicurezza degli OGM, l’aumento della quantità di pesticidi usati, la comparsa di parassiti vegetali e animali resistenti alle varie forme di antiparassitari ed erbicidi…
Piccolezze, s’intende.
Coltivazioni di OGM: dal campo alla tavola
16 Luglio 2008
Oltre questo aspetto della dispersione spontanea di semi GM in natura, ci sono poi molti altri aspetti su cui i colossi agroalimentari puntano per convincerci della bontà - e non solo, ma financo dell’assoluta necessità - degli organismi geneticamente modificati.
In questo “gioco alla disinformazione di massa”, si passa dal tralasciare candidamente una serie di fattori negativi, alla vera e propria manipolazione di ricerche e pubblicazioni.
I temi portati a sostegno delle coltivazioni GM sono sempre gli stessi, e vengono riproposti con ammirevole ostinazione nonostante siano stati smontati da tempo.
Gli argomenti più proposti sono:
1. “Gli OGM non sono altro che la naturale continuazione di tecniche di selezione praticate ormai da millenni dagli agricoltori di tutto il mondo”
2. “Gli OGM sono più resistenti ed elimineranno l’uso dei pesticidi dannosi per la salute”
3. “Gli OGM sono sicuri: non c’è pericolo per la salute”
4. “Gli OGM sono più produttivi e salveranno l’umanità dalla fame”
Cercherò di sintetizzare al massimo questa parte, rimandando per gli approfondimenti alla bibliografia e alla sitografia che compaiono alla fine di questo scritto. Leggi il resto
Coltivazioni di OGM: aspetti agricoli e naturalistici
16 Luglio 2008
Il giorno stesso in cui la prima coltivazione di OGM ha fatto il suo ingresso nel mondo esterno, valicando le strutture protette dei laboratori e delle serre controllate, si è capito che nulla avrebbe potuto arrestare l’espansione dei coltivi geneticamente modificati (GM) in natura.
Semplicemente, non si può impedire alla natura di fare il suo corso. E le coltivazioni all’aria aperta di OGM sottostanno, come tutte le altre, al corso naturale delle cose.
Questo significa che in un campo coltivato a OGM (che sono brevettati, aspetto che ha enormi conseguenze anche sul piano legale, come vedremo più oltre), accadono fenomeni che l’uomo non può contrastare o controllare: le piante si riproducono, e questo fatto apparentemente banale porta con sé invece una serie di conseguenze da valutare molto attentamente.
Nei fiori maschili viene prodotto il polline, che dovrà incontrare un fiore femminile per poter dare avvio alla nascita di un seme e quindi di una nuova pianta.
L’impollinazione avviene in diversi modi, per esempio attraverso il vento oppure determinati animali come gli insetti. Questi differenti fattori di diffusione del polline operano da milioni d’anni per portare a termine l’incrocio fra due individui della stessa specie e dar vita a un nuovo individuo dal corredo genetico nuovo e unico.
Nessuno può impedire al vento di cospargere il polline per ettari ed ettari di terreno: ecco perché è impensabile evitare che il polline di piante GM venga diffuso e arrivi a piante non-GM.
Una volta impollinato, il fiore lavora per formare il seme che verrà poi rilasciato in natura, e a sua volta usufruirà di mezzi naturali come insetti, uccelli, vento, acqua, per essere disperso e iniziare una nuova vita. Leggi il resto
Ogm: che cosa sono?
16 Luglio 2008
Ogni organismo vivente è costituito da cellule, le quali contengono i cromosomi, che sono strutture formate dalla doppia elica di DNA (acido desossiribonucleico). Il DNA custodisce l’informazione genetica, unica per ogni essere vivente. Il DNA è formato da moltissimi segmenti, detti geni, ognuno dei quali codifica una certa informazione.
Il corredo genetico di un individuo (genotipo) è quindi ciò che è “scritto” nel DNA contenuto nel nucleo di tutte le sue cellule, e determina il fenotipo cioè l’insieme dei caratteri che l’individuo manifesta (il colore degli occhi piuttosto che la struttura ossea eccetera).
Moneta debito? Se la conosci la eviti
14 Luglio 2008
Quanto è importante lo strumento che usiamo? Quanto il suo uso può condizionare il nostro comportamento? Secondo il diritto penale lo strumento in se è ininfluente, determinante invece è l’uso che se ne fa. L‘esempio più classico è quello del coltello che può essere utilizzato sia per tagliare il pane che per uccidere.
Nel caso della moneta invece possiamo affermare al di là di ogni ragionevole dubbio, tanto per rimanere in ambito giuridico, che l’uso di una moneta rispetto ad un’altra cambia radicalmente ogni aspetto della nostra vita. Pensate che sia un’affermazione azzardata? Vediamo se riusciamo a dimostrarvi il contrario.
La nostra moneta ufficiale, l’euro, come tutte le altre monete a corso forzoso, la cui accettazione è imposta dalla legge, è una moneta basata sul debito*. Lo stato, che ogni anno deve adeguare la quantità di moneta in circolazione, necessaria per lo scambio di beni e servizi, si indebita con la banca centrale che stampa il denaro, emettendo titoli di debito (Bot, BTP, CCT ecc.) per un pari importo e sui quali deve pagare anche un tasso di interesse. Ora noi sappiamo che questa è una truffa bella e buona perché se la moneta deve essere solo la rappresentazione “cartacea” dei beni e servizi, ovvero della ricchezza prodotta in un territorio, la sua funzione dovrebbe essere praticamente neutra e non gravata da un debito a cui si devono aggiungere perdipiù i dannosissimi interessi.
La moneta quindi appartiene di diritto a chi lavora, produce e contribuisce in qualsiasi modo al benessere collettivo, è il caso delle casalinghe per il sostegno dato alla famiglia, degli anziani per il loro apporto passato e per la loro esperienza, ma anche dei bambini che sono il futuro della comunità. Nel mondo economico attuale invece ogni moneta a corso forzoso, attraverso artifici o raggiri, “sembra” essere di proprietà della banca centrale che semplicemente la stampa e poi la presta ad interesse ai legittimi proprietari.
Il risultato di questo è che più si produce nuova ricchezza, più il corpo sociale impoverisce indebitandosi sempre di più e se a questo aggiungiamo una classe politica che a tutto mira meno che al benessere dei cittadini, abbiamo oltre al crescente indebitamento anche una spesa pubblica che ogni anno aumenta, tanto per chiarire oggi spendiamo ogni anno oltre la metà di quello che si produce (circa750 miliardi di euro). Leggi il resto
