TAV: il punto della situazione per capire il processo che mira alla normalizzazione

6 Settembre 2008

Estate 2008. Che l’architetto Mario Virano sia ormai arrivato molto avanti sulla sua strada è una constatazione oggettiva, all’indomani delle ultime vicende legate alla proposta FARE (/Ferrovie Alpine Ragionevoli ed Efficienti/) ed all’accordo di Pra Catinat, subito tradotto dal Tavolo Politico di Luglio nell’apertura della fase di progettazione di una nuova ferrovia.

Un paio di obiettivi, della missione del Commissario straordinario alla Torino-Lione, che implica divisione ed indebolimento del fronte di opposizione, si possono dire ormai conseguiti quasi al cento per cento.

Uno: sottrarre la trattazione del tema TAV ai Valsusini, in particolare alla democrazia rappresentativa dei Consigli comunali (troppe le continue delibere di opposizione in 17 anni!).

Due: darne la gestione in esclusiva a sempre nuovi organismi extra-istituzionali (Conferenza dei Sindaci, Tavolo Politico,
Osservatorio, Cabine di regia, Comitati di pilotaggio, Centri di governance unitaria e via inventando) dove le regole di partecipazione e di funzionamento, non scritte, abbiano sì una qualche parvenza democratica, ma in realtà siano a geometria variabile e possano essere quotidianamente adattate al bisogno del momento (per diluire, ad esempio, la presenza di amministratori ribelli in delegazioni sempre più ampie e variegate). Leggi il resto

Chiaiano tra militarizzazione e resistenza

1 Settembre 2008

Il Presidio permanente di Chiaiano e Marano ha deciso di lanciare per Sabato 6 settembre una mobilitazione nazionale contro il piano rifiuti, contro discariche ed inceneritori, contro la crisi di partecipazione alla vita democratica del paese che si registra in particolar modo sulle scelte fatte sul destino dei territori. Leggi il resto

Vicenza. La consultazione va rispettata

1 Settembre 2008

«Pretendiamo, come già chiesto e non ottenuto dal Sindaco Variati nei mesi scorsi, una pubblica dichiarazione da parte dei soggetti coinvolti nella costruzione della base di rispetto verso la città: questo significa mettere nero su bianco che la consultazione dei cittadini di Vicenza verrà rispettata, non avviando nessun tipo di lavoro all’interno del Dal Molin»; Leggi il resto

Risposta ad un lettore del BeneComune.net

6 Agosto 2008

Salve, mi chiamo Valerio Fabbroni, le avevo tempo fa inviato una mia lettera riguardo alla polemica da lei avuta con Barnard, e la ringrazio per la sua risposta. Le volevo chiedere questa volta qualcosa sul Bene Comune, perché noto che spesso, sia all’interno del suo sito, sia in altri contesti, lei fa riferimento ad una possibile rinascita di una politica diversa, partendo proprio dal considerare il bene comune come una fonte necessaria della politica. La cosa che non ho compreso è se il suo riferimento al Bene Comune ha qualcosa a che fare con il Bene Comune che vede tra i suoi rappresentanti Stefano Montanari e Fernando Rossi, un nuovo movimento politico per cui ho votato e che ha raccolto ben pochi consensi, anche a causa dell’assenza totale di questa formazione nel palinsesto televisivo prima delle elezioni di aprile. Credo che lo conosca, e il suo riferimento al Bene Comune mi suggerisce che Lei non apprezzi molto le loro proposte, per il fatto che non ho mai sentito da Lei una menzione sulla presenza di questa formazione. Se la mia considerazione è corretta, mi piacerebbe sapere il perché non valuta questo movimento come un possibile attore di un futuro politico diverso e migliore di quelli che abbiamo.
La saluto, augurandoci un futuro più degno di essere vissuto.

Caro amico,
ho già affrontato in diverse risposte la questione dei miei per ora “non rapporti” con Rossi e Montanari e con la lista del Bene Comune che hanno presentato.

Ho detto - e ripeto - che il primo in Italia a prospettare una formazione politica nuova che partisse dal nome e dalle idee del Bene Comune sono stato io, a Firenze l’anno scorso. Se legge sul mio sito le relazioni che tenni nelle due riunioni fiorentine, che avevo contribuito a convocare, insieme ad altri, e alle quali invitai (co-invitai) anche Fernando Rossi, troverà puntuale conferma. Leggi il resto

Tagli all’editoria, il Manifesto: “Delitto Politico”

4 Agosto 2008

Il decreto Tremonti, oltre a essere un disastro sociale, è un delitto contro la libertà d’informazione: mette a rischio la vita di decine di testate cooperative, non profit e di partito. Ecco perché.
1) Le risorse. Nell’articolo 60 si tagliano 83 milioni al Fondo per l’editoria della presidenza del Consiglio per il 2009 e 100 per il 2010, di fronte a uno stanziamento iniziale di 387 milioni per i due anni e a un fabbisogno stimato di 580 milioni. E’ un colpo durissimo al cuore del pluralismo, tanto più offensivo e indecente, in quanto il nostro paese è caratterizzato da una concentrazione altissima di risorse nel duopolio televisivo.
2) Il diritto soggettivo. Attualmente i contributi diretti si configurano come un diritto soggettivo degli editori che hanno i requisiti per ottenerli. Ad esempio le 27 cooperative di giornalisti, voci libere di proprietà di chi ci lavora, tutte profondamente discriminate sul mercato della pubblicità. E i contributi vengono determinati da parametri certi relativi alla tiratura, alla diffusione, ai costi di produzione, al peso della pubblicità sul fatturato. Il manifesto - per parlare di noi senza reticenze - sa perciò di aver diritto a circa 4,3 milioni di euro. Ora, con l’articolo 44 del decreto Tremonti si stabilisce che i contributi diretti siano assegnati «tenuto conto delle somme complessivamente stanziate nel Bilancio dello Stato per il settore dell’editoria, che costituiscono limite massimo di spesa». Insomma, quello che sino a ieri era un diritto certo, come la pensione per il pensionato, diviene un diritto condizionato alla capienza dei fondi, non definibile con certezza e sicuramente di molto ridotto. Ora, dal momento che lo stanziamento nel Bilancio per il 2009 serve a pagare i contributi che maturano nel 2008 (che vengono erogati un anno dopo), le cooperative non sanno più che cifra mettere in bilancio nell’anno in corso. E, soprattutto, avranno difficoltà a farsi anticipare dalle banche i contributi, cioè a ottenere le risorse indispensabili per la loro attività.
E’ per questo che la sopravvivenza del manifesto è messa in discussione, insieme a quella di tante testate autogestite e politiche.
Ma al danno si aggiunge la beffa. Perché in un decreto che mette in forse tante voci libere, vengono preservati i privilegi dei «potenti». Il taglio dei fondi riguarda solo i contributi diretti, non quelli indiretti (per le spedizioni postali), che sono ingenti e vanno ai grandi gruppi editoriali. Nel 2005 (ultimo anno per cui ci sono dati ufficiali) Mondadori Spa era il maggior percettore di contributi pubblici, con 18,877 milioni, Il Sole-24 Ore Spa era al secondo posto con 17,822, Rcs al terzo con 13,763. Risorse che in molti casi finiscono direttamente negli utili, distribuiti come dividendi agli azionisti. I tre colossi da soli costano allo Stato 50,463 milioni e questi non sono in discussione.
Questa legge colpisce al cuore la democrazia, offende la decenza e il senso del pudore, in perfetta coerenza con tutta l’azione di questo governo. Non lo subiremo passivamente.

No dal Molin, occupata la stazione: Vicenza non si arrende all’imposizione

4 Agosto 2008

Dopo la sentenza del Consiglio di Stanto in migliaia alla fiaccolata dell’indignazione. Il corteo si dirige verso la stazione, manganellate della polizia contro donne e uomini a mani alzate. Ma, nonostante la violenza delle forze dell’ordine, i binari vengono occupati. “Bravi, bravi, bravi, bravissimi”: è il coro che chiude la manifestazione dei No Dal Molin indirizzato ai poliziotti che, poche decine di minuti prima, non avevano esitato a sferrare manganellate contro donne e giovani a mani alzate.

La fiaccolata dell’indignazione, era stata definita la manifestazione di questa sera. Migliaia di persone, tante famiglie con i bambini e i nonni fianco a fianco. Come il 16 gennaio 2007, quando Prodi impose il proprio si alla nuova base statunitense e i vicentini occuparono la stazione ferroviaria dimostrando che la partita non era chiusa. Questa volta l’imposizione viene dal Consiglio di Stato che, con una sentenza che decreta la prevalenza degli interessi militari statunitensi sulla salute e sui diritti dei cittadini, ha annullato la sospensiva del Tar del Veneto. E anche questa volta migliaia di vicentini – almeno 2000 secondo l’ agenzia Ansa – si sono diretti verso la stazione ferroviaria per invadere i binari; ma la celere, a differenza di un anno e mezzo fa, si è schierata con scudi e manganelli davanti agli ingressi, determinata ad impedire lo svolgimento dell’azione di protesta.

“Vi facciamo male”, ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro; detto fatto: pochi minuti e i manganelli volteggiano sulle teste di quanti, a mani alzate, vogliono difendere il proprio diritto ad essere cittadini e non sudditi. I primi colpi cadono sulle teste delle donne, da sempre protagoniste del movimento che si oppone alla militarizzazione dell’aeroporto vicentino. Le mani alzate non sono bastate ad evitare la violenza di chi è stato mandato a Vicenza per soffocare la democrazia e garantire la realizzazione dei progetti statunitensi. Leggi il resto

No dal Molin, una battaglia infinita

3 Agosto 2008

Pubblichiamo qui di seguito una mail che pensiamo possa essere un interessante spunto di riflessione sulla paradossale situazione venutasi a creare riguardante l’ampliamento della base militare di Vicenza.

Egr. Direttore,
abbiamo sempre condiviso le ragioni dei molti cittadini di Vicenza  costretti a mobilitarsi  contro il progetto di ampliamento della Base Militare  USA. Dopo la dura sentenza del Consiglio di Stato del 29 Luglio scorso, Le chiediamo gentilmente un po’ di spazio per poter ribadire al Comitato “No Dal Molin” tutta la nostra solidarietà.
Pensiamo che quella sentenza, che ha annullato la sospensiva dei lavori per la nuova base, decretata all’incirca un mese prima dal TAR del Veneto, sia emblematica dell’enorme divario che si sta sempre più aprendo tra chi  ci governa ed il popolo cosiddetto “sovrano”. Mentre il TAR del Veneto ha  posto, tra i punti fondanti la sua sentenza, il fatto che il consenso, presentato dal Governo italiano agli USA, “risulta espresso soltanto oralmente e appare estraneo ad ogni regola  inerente all’attività amministrativa”, il Consiglio di Stato obbietta che “l’atto di assenso del Governo italiano (…) costituisce espressione di potere politico, insindacabile a livello giurisdizionale”. Dal vocabolario, insindacabile significa: che non si può controllare, esaminare, né specialmente criticare. Tradotto in parole povere : chi ha deciso, l’ ha fatto perché ne ha il potere, perché una legge glielo permette e questa legge, pensate un po’…! , è un Regio Decreto del 1924 ! Quando cioè le donne non avevano ancora diritto di voto, quando l’analfabetismo era alle stelle, quando la terra era per la gran parte ancora proprietà di pochi e chi la lavorava viveva in condizioni di servo. In tutti questi anni, i vari governi che si sono succeduti perché non hanno pensato di abolire questo art. 31 del Regio Decreto sopra citato, che ha permesso al Consiglio di Stato di calpestare le aspettative di tante persone,donne soprattutto, che stanno lottando per dare un futuro ai loro, e ai nostri figli ? Perché si fa tanta cagnara per cambiare la Costituzione, una carta di diritti e di doveri tra le migliori nel mondo, e si tiene invece un simile decreto, espressione di un  tempo e di una condizione culturale che non c’è più? Probabilmente, crediamo noi, perché , quando vengono meno gli strumenti della vera democrazia per tanti motivi, ma soprattutto per far prevalere  l’interesse di pochi su quelli della collettività, serve tirar fuori questi regi decreti , per imporre il potere, e in effetti il  Consiglio di Stato lo dice chiaramente: l’assenso dato alla base è espressione di potere politico. Ma questo potere si fonda veramente sul consenso popolare? veramente trae forza da esso, come qualcuno vorrebbe far credere, oppure le forze che lo sostengono sono di altra natura e mirano a interessi particolari ? La giusta protesta dei Vicentini contro la base USA è anche  una chiara denuncia della mancanza di informazione, mancanza di coinvolgimento e ascolto dei cittadini, che non dovrebbero essere più trattati come sudditi, ma considerati in grado di decidere del proprio futuro, di partecipare alle scelte che investono il territorio in cui vivono, soprattutto quando queste scelte riguardano l’uso e la tutela delle risorse che  permettono la vita, quali l’aria, l’acqua e la terra. Leggi il resto

Militari nelle strade? E’ parte integrante di un progetto Nato anti-sommossa

2 Agosto 2008

Una interessante riflessione circa l’utilizzo non occasionale né casuale dell’esercito per compiti di polizia.

Esercito a pattugliare le strade delle grandi città. Ma solo per pochi mesi? Manovra propagandistica del governo Berlusconi o naturale conseguenza di piani decisi da oltre dieci anni da alcuni paesi della NATO?

Questa affermazione non è l’ennesimo tentativo maldestro di voler accollare a carico dell’Alleanza militare occidentale oscuri disegni di militarizzazione della nostra società, bensì il frutto di nostre ricerche su alcuni progetti, condotti sotto la guida del Pentagono e riguardanti l’uso degli eserciti nelle megalopoli del futuro.

Si tratta del lavoro di esperti NATO UO 2020 nel gruppo di studio SAS 30 Urban Operation in the year 2020 , al quale partecipano dal 1998 esperti di sette Nazioni della NATO ( Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti d’America ) e che ha gettato le basi per l’evoluzione dell’impiego dello strumento militare nello scenario più probabile del prossimo futuro. Leggi il resto

Paolo Ferrero nuovo leader del Prc, Vendola: sconfitto ma niente scissione

27 Luglio 2008

Notte di trattative ma non c’è intesa. Il Governatore pugliese: «Ho perso ma la battaglia continua. E’ la fine della storia di Rifondazione». «Io sono sconfitto ma sono sereno perchè da comunista ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Compagni della mozione 2 ci vediamo nell’area politico-culturale “Rifondazione per la sinistra”». Niky Vendola ammette che non diventerà segretario di Rifondazione salendo sul palco e annuncia la nascita di una corrente di minoranza, smentendo qualsiasi ipotesi di scissione.

«La seconda mozione - annuncia dal palco il governatore della Puglia - non abbandona Rifondazione ma è qui per continuare la battaglia perchè siamo il 47,3% del partito»: Vendola nel suo intervento sfida i compagni del nord «a venire a vedere al sud come si combatte l’illegalità e come si sfida la mafia a viso aperto». Il governatore pugliese ha attaccato il fatto che «questo congresso sta scegliendo la strada di composizione di una maggioranza che esiste solo in alchimie ricercate pazientemente». Alchimie, ha evidenziato il leader della mozione 2, «senza respiro nè prospettive che non danno futuro a Rifondazione». Leggi il resto

Ancora Tavaroli su Telecom: dai massoni delle “sette chiese” alle tangenti a Fassino

23 Luglio 2008

GIULIANO Tavaroli dice: “Quando Pirelli acquisisce Telecom Italia, agosto 2001, Marco Tronchetti Provera mi annuncia: “Lei verrà con me a Roma”. Poi mi chiama Carlo Buora. Lo incontro a Milano in trasferimento dalla montagna al mare - ero in vacanza con i miei - e quello mi dice che non se ne fa più nulla. Mi spiega: “Contrordine, lei resterà in Pirelli, Enrico Bondi (all’epoca, amministratore delegato) vuole con sé in Telecom un altro. Naturalmente ne parlo con Tronchetti Provera che mi rassicura: “Lei si occuperà delle mie cose romane”. Le sue “cose romane” erano i suoi guai romani. E c’erano guai dappertutto, in quel momento”.

“Gasparri (il ministro delle Telecomunicazioni) non gli piaceva e Tronchetti non piaceva a Gasparri. In estate, al festival dell’Unità di Rimini, Massimo D’Alema lo attacca a testa bassa…
Ho già detto che una concezione moderna della sicurezza (che è reputazione, soprattutto) deve fronteggiare anche - o soprattutto - quella roba lì, gli attacchi politici, le ostilità di parte, i pregiudizi, i veleni. Deve saper leggere e anticipare le iniziative avverse, condizionare le mosse dei rivali o ridurli al silenzio. E’ un lavoro che si nutre di conoscenza. Conoscenza dell’avversario, delle sue ragioni più autentiche e nascoste, ma è anche “sapere” e dunque capacità di adattarsi a quella “emergenza” o sventandola o ridimensionandola. In gergo, le chiamiamo “analisi del rischio” e “analisi di scenario”. In quell’avvio di gestione della Telecom, ne avevamo bisogno come dell’aria. Il momento intorno a noi era sconfortante. Non c’era stato soltanto l’11 settembre, c’erano ancora le macerie dello sgonfiamento della bolla speculativa, la catastrofe dei bond argentini”. Leggi il resto

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