Alfabetizzare ai media: lo “schermo universale” sfida la democrazia

3 Dicembre 2008

La singolarità della nostra situazione è definita dal fatto che gli sviluppi delle tecnologie della comunicazione hanno già prodotto una regressione collettiva umana di portata epocale. Qualcuno l’ha definita – e io concordo con l’autore – una “modificazione antropologica”. Questa la definizione di Giovanni Sartori, per tratteggiare il passaggio dall’ homo legens all’ homo videns. Intendendosi con questo non un passo avanti ma uno indietro.

Cerco di spiegarmi, anche se penso che questo pubblico sia già al corrente del problema, altrimenti non saremmo qui a discutere di “media literacy”, che io tradurrei in italiano come “educazione ai media”.

Tuttavia essere al corrente non significa essere d’accordo. Infatti, se fossimo d’accordo non avremmo i problemi che la società contemporanea sta dolorosamente affrontando mentre si avvia ad una transizione verso un’altra società di cui non sa nulla mentre dovrebbe sapere tutto.

Già, perchè se i telespettatori avessero potuto fruire pienamente dei vantaggi delle tecnologie comunicative moderne, delle possibilità teoriche di accesso a ogni tipo di informazione, della quantità stupefacente di dati che ogni motore di ricerca può mettere a nostra disposizione in una frazione di secondo, allora essi saprebbero da tempo che uno sviluppo crescente indefinito in un sistema finito di risorse è impossibile.

E quindi non avrebbero creduto alle entusiasmanti descrizioni della crescita del Prodotto Interno Lordo che venivano loro ammannite ogni giorno da tutti gli schermi televisivi. Anzi ne avrebbero diffidato e le avrebbero temute come presagi di sventura. Né avrebbero comprato automobili al ritmo forsennato con cui lo hanno fatto se avessero saputo che la quantità di anidride carbonica che avrebbero contribuito a produrre sarebbe cresciuta fino al punto da minacciare la sicurezza dei loro figli.

La singolarità di cui parlo è dovuta al fatto che, nella storia delle tecnologie, ogni passaggio da un grado di sviluppo a uno superiore, la regola è sempre stata quella di un elevamento della cultura, di un allargamento delle possibilità di fruizione del sapere.

Si pensi all’invenzione di Gutenberg, dei caratteri mobili di stampa. Fino a quel momento, per secoli dopo la caduta dell’Impero Romano, il sapere era rimasto confinato all’interno dei monasteri, dove amanuensi, spesso a loro volta analfabeti, copiavano i manoscritti antichi per la fruizione di una ristrettissima élite in grado di leggere e scrivere.

L’alfabetizzazione di massa è cominciata con Gutenberg.

Da quel momento, con una progressione di impressionante velocità, comparata con i ritmi dell’epoca, prima migliaia e poi milioni di individui poterono avere accesso alla conoscenza. La riproduzione tecnologica del libro produsse il cambiamento economico, sociale, culturale dell’umanità intera. Ciò che era conoscibile per i pochi divenne conosciuto per le moltitudini.

Ma gli ultimi venti anni del secolo XX e i primi dieci di questo hanno visto una rivoluzione tecnologica incomparabilmente più grande e possente. Che è avvenuta coinvolgendo non milioni ma miliardi di individui.

Ed essa ha – come ho detto all’inizio – prodotto una involuzione. In che senso?

Nel senso, assai preciso, che ha prodotto un “analfabetismo di massa”. Cioè non un progresso ma un regresso. Alfabetizzazione, analfabetismo sono però termini che hanno a che fare con l’ homo legens. Non esistono termini adeguati per descrivere questo “analfabetismo televisivo”, che è un modo sintetico per definire un più vasto analfabetismo, connesso con l’incapacità di lettura delle immagini, specialmente delle immagini in movimento.

L’“analfabetismo televisivo” è quello che io e Giovanni Sartori (ma anche l’illustre neurofisiologo dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei) chiamiamo la regressione verso l’ homo videns.

In che consista questa regressione è, tutto sommato, presto detto. Le immagini, specie quelle in movimento, rappresentano un linguaggio. Sono un linguaggio, nel senso precisissimo che comunicano. Una immensa quantità di cose, per altro. Cose “già pronte”, cose che appaiono complete in tutti i loro particolari. Cose che lasciano poco spazio alla fantasia perché sono già essere prodotto complesso. Cose che penetrano direttamente nel cervello perché la fisiologia dell’occhio umano è quella stessa del cervello.

Come tutti i linguaggi, quello delle immagini ha una sua grammatica, una sua sintassi, le sue proprie regole insomma. Ma contiene al suo interno un equivoco. Chi guarda immagini in movimento, riprodotte da tutte le innumerevoli tecnologie di cui oggi disponiamo, ha l’impressione di capire tutto ciò che vede. E’ l’evidenza stessa dell’immagine a dirgli che non ha bisogno d’altro: ha “visto con i suoi occhi”.

In questo è nascosta l’illusione. Perché per capire ciò che si sta vedendo, è indispensabile conoscere la grammatica e la sintassi di quel linguaggio. Se non la si conosce si crede di avere “visto con i propri occhi”, ma in realtà si è visto ciò che altri hanno visto per noi.

E nemmeno questo è del tutto esatto, perché – non conoscendo la grammatica e la sintassi di quel linguaggio - si vede, nello stesso tempo, molto di più di ciò che, consapevolmente, chi ha girato quelle immagini ha voluto mostrare, e si percepisce , attraverso i suoni che le accompagnano, per esempio, attraverso i contesti visivi in cui quella comunicazione avviene, molte altre cose che con quelle immagini, apparentemente, e sostanzialmente, non hanno nulla a che vedere.

Come ha detto giustamente, in altra sede, Carlo Freccero, da tempo ormai siamo entrati nell’epoca in cui una immagine o serie di immagini può essere interamente creata dal nulla. E può apparire altrettanto reale di una immagine reale. In tal caso credere a “ciò che si è visto” - se non si sa che quella immagine non è reale – equivale a essere totalmente ingannati.

In tutti gli altri casi, non conoscendo la grammatica e la sintassi della lingua delle immagini in movimento, si può essere facilmente manipolati. Noi viviamo esattamente in un contesto del genere.

Tanto più manipolati quanto più la “verità” delle immagini ci appare nitida, in alta definizione, perfetta, senza ombre.

Se poi i detentori della proprietà dei media sono consapevoli della potenza di fuoco che hanno nelle loro mani, allora le ripercussioni, culturali, politiche, sociali del problema in questione diventano gigantesche, modificando l’intera fisionomia della vita collettiva. E mettendo in pericolo la stessa democrazia delle società democratiche.

Si può trovare su You Tube, riesumata da un antico programma Rai, una bellissima intervista a Pasolini di Enzo Biagii, in cui Pier Paolo diceva cose di straordinaria anticipazione, in questo senso, spiegando come la televisione fosse la quint’essenza di una comunicazione “autoritaria”. Non soltanto per il suo carattere unidirezionale, ma per il suo carattere gerarchico. Una gerarchia automatica, prodotta dalla macchina, che pone chi guarda, sempre, in ogni condizione, in stato di subordinazione rispetto a chi parla. E non c’è, sotto questo profilo, nessuna interattività in grado di compensare questa diversità di collocazione rispetto al messaggio. Su questo Mc Luhan ha già detto e scritto cose fondamentali. Il mezzo è il messaggio e non c’è niente da fare per modificare questo stato di cose.

Niente da fare? Forse una cosa da fare c’è ed è quello di cui stiamo qui discutendo.

Si tratta di vedere se non sia possibile “alfabetizzare ai media” grandi masse di popolazione. Insegnare loro questo linguaggio nuovo, che segnerà inesorabilmente la loro esistenza e quella delle generazioni future, poiché siamo ormai nell’era dell’immagine, dello “schermo universale” e non potremo tornare indietro mai più. Il che significa che, se le grandi masse popolari non saranno in grado di leggere quel linguaggio, esse saranno private della conoscenza del Potere. Ci vorrebbe un altro don Lorenzo Milani per descrivere questo rapporto di espropriazione post moderna.

E’ possibile porsi questo compito? Di alfabetizzare all’immagine il cittadino? Anzi di considerare il linguaggio delle immagini, la capacità di leggerlo e di “scriverlo”, cioè di creare immagini, come un fondamentale diritto democratico?

Io credo che porsi questo compito equivale a porsi il compito di ricostruire la democrazia nell’era dell’immagine, perché non potrà esservi democrazia in una società di individui analfabeti. Come non vi era democrazia prima che gli individui sapessero leggere e scrivere.

Siamo, come si vede, ben oltre il fondamentale articolo 21 della Costituzione Italiana. Molto più in là – pur senza minimamente contraddirlo – del diritto ad essere informati e ad esprimersi liberamente con la parola e con lo scritto. L’ homo videns essendo più minacciato nei suoi diritti dell’ homo legens, necessità di una superiore tutela.

Intervento di Giulietto Chiesa alla Conferenza Internazionale su Media Literacy EAVI - European Association for Viewers Interests, 5 novembre 2008

Firenze: dopo lo scandalo intercettazioni, si dimette il direttore de “La Nazione”

3 Dicembre 2008

Francesco Carrassi ha lasciato l’incarico di direttore della Nazione. La decisione è stata presa dopo la divulgazione delle intercettazioni telefoniche (pubblicate da Repubblica nelle pagine fiorentine) che lo chiamano in causa per aver partecipato «alla partita per la conclusione dell’operazione Castello». L’operazione dovrebbe far nascere un nuovo vasto quartiere di Firenze ma sul tutto aleggia l’ombra della corruzione.
Francesco Carrassi si è dimesso ieri sera dall’incarico di direttore del quotidiano la Nazione. La decisione è stata presa in relazione alle intercettazioni telefoniche che chiamano in causa Carrassi per aver partecipato «alla partita per la conclusione dell’operazione Castello».
Le dimissioni, arrivate dopo un colloquio con l’editore, sono state comunicate al comitato di redazione (l’organo sindacale del giornale), che ha informato l’assemblea dei giornalisti. L’azienda ha preso atto e ha nominato immediatamente direttore ad interim l’attuale vice, Mauro Avellini.
Nel primo pomeriggio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Del Boca aveva espresso «sorpresa e sconcerto. Chiederò alla magistratura copia degli atti (da inviare agli Ordini regionali competenti) per le valutazioni disciplinari, a tutela dell’onorabilità dei colleghi e di tutta la categoria».
L’Ordine toscano affronterà il caso il 3 dicembre. Il presidente dell’Associazione stampa toscana, Sieni, ha auspicato che «si faccia chiarezza al più presto sulle intercettazioni che riguardano Carrassi. Nessuna ombra può gravare sul fondamentale diritto-dovere di cronaca e sui tanti giornalisti che lo esercitano con scrupolo e coraggio».

Ecco le intercettazioni:

CARRASSI AL BRACCIO DESTRO DI LIGRESTI: “FARÒ IL FONDO CHE L’ING. MI HA
CHIESTO”

«Alla partita per la conclusione dell’operazione Castello partecipa
anche Francesco Carrassi, direttore del quotidiano La Nazione» scrivono gli
investigatori in apertura di un capitolo dell’inchiesta giudiziaria
lungo 38 pagine e dedicato alle intercettazione delle telefonate fra Carrassi e
il «plenipotenziario» di Fondiaria a Firenze Fausto Rapisarda. Si parla
delle aspirazioni di Carrassi ad approdare alle relazioni esterne di Fonsai,
di un appartamento che il direttore vorrebbe prendere in affitto dalla
compagnia, di vacanze in Sardegna in un villaggio turistico di Fondiaria. Carrassi
offre buona stampa per i progetti di Ligresti a Castello e anche
altrove: «Domenica farò quel fondo su Impregilo che mi ha chiesto» l’ingegnere,
dice una volta. Carrassi offre anche buone relazioni con il presidente della
Provincia di Firenze Matteo Renzi (Pd), che chiama «il ragazzo», e con
il vice presidente della Regione Toscana Federico Gelli (Pd) con cui il 9
ottobre va a cena insieme a Rapisarda. Non c’è telefonata, tra Carrassi
e Rapisarda, in cui il direttore non chieda a che punto è la pratica
sulle sue aspirazioni personali: «Ma come mai ci pensa così tanto l’ing.?»
domanda il 5 giugno. Rapisarda risponde ancora una volta in modo interlocutorio:
«ah…ma è una cosa importante Frank… una cosa importante… ci sta
riflettendo…». Le vacanze di Carrassi a Villasimius in Sardegna, dal
4 al 18 agosto, sono concordate in alcune telefonate, una è del 21 luglio.
«Carrassi: “per me tutto a posto come lo scorso anno?… no… tutto
chic”. Rapisarda: “… tutto come lo scorso anno”. Carrassi: “Fausto se c’è…
se c’è da pagare qualcosa io la pago”. Rapisarda gli fa capire che è tutto
offerto, come l’anno prima: “no, no, anche lì puoi andare lì alla spa… tutto
comel’anno scorso”». Nella seconda metà di marzo si parla di case. Carrassi ha
visto due appartamenti di Fondiaria che gli interessano per l’affitto.
Rapisarda accenna al prezzo: «quello non ti preoccupare… ma tu dimmi cosa vuoi
pagare… secondo te… che problema c’è?».
In alcune telefonate Carrassi si vanta degli articoli sull’affare
Fondiaria fatti dai suoi redattori, ricevendone i ringraziamenti da Rapisarda.
Alla fine di maggio: «Mi pare che io abbia esaudito il tuo desiderio». E
Rapisarda: «Sei grande… grazie… ho raccontato tutto “al mio” eh?…
dice che è contento… certo che è contento». Ancora Carrassi che ha fatto
pubblicare una piccola foto di Ligresti: «Però lo hai visto come mi sono
preso l’impegno… l’ho messo? ho messo la sua fotina… ma così che noi
bisogna lavorare… eh… Fausto». Con l’amico di Fondiaria il
direttore de La Nazione commenta la cena con Gelli e il prossimo appuntamento che
Rapisarda ha con Massimo D’Alema (Pd). Gli consiglia di darsi
disponibile: «Ti dico una cosa… noi dobbiamo essere delle bagasce d’alto bordo…
che la promettono a tutti e non la danno a nessuno».

GELLI (PD), RAPISARDA E LA CENA A TRE, “IN PUBBLICO DEVE DIRE CERTE COSE”

Il plenipotenziario di Fondiaria a Firenze, l’avv. Fausto Rapisarda, conosce
per caso il vice presidente della Regione Toscana, Federico Gelli, il 12
marzo 2008 alla Taverna del Bronzino. Quello stesso giorno, alle 19.30,
racconta al telefono ad una terza persona: «io oggi… per caso… ero a
pranzo con Francesco Carrassi… no?… con il direttore de La Nazione… ed
ero andato al ristorante… sai chi c’era?… c’era Gelli… che io non conosco… e allora siccome Francesco è andato a salutarlo… lui era con altri, si sono alzati perché non so chi erano… poi lui ha detto che
erano funzionari della Regione… ma lui mi ha fatto un sacco di cose… Gelli
eh!… sì mi ha detto…”vienimi a trovare quando vuoi… mi fa piacere
che ti ho conosciuto”… quante cose… non vuol dire niente… te lo sto
raccontando perché è stato veramente un incontro casuale va… sì, sì
non era freddo… ecco non era freddo perché è… la prima volta che lo
vedo…eh… non è che… subito mi ha dato del tu… capisci?». Il 3 ottobre
Rapisarda è colpito da un’intervista nella quale Gelli afferma che la
Regione è disposta a lasciare disponibile la propria area per
consentire la realizzazione dello stadio a Castello. E chiama Carrassi. «… ma, se
vuoi lo invitiamo… lo invitiamo a cena» propone il direttore de La Nazione.
Pochi minuti dopo Carrassi ritelefona per confermare l´appuntamento a
tre. «… okay giovedì 9 ore 21».
Alle 20.27 del 9 ottobre, «evidentemente prima di andare a cena con
Carrassi e Rapisarda» - annotano gli inquirenti - Gelli «si informa con
l’assessore all’urbanistica del Comune di Firenze, Gianni Biagi (Pd), se vi sono dei
recenti mutamenti che riguardino la Regione dopo le notizie della scelta
dell’area Castello per la realizzazione dello stadio».
Dice al telefono Gelli: «… senti ti volevo chiedere una cosa…
l’opzione Castello per la Regione Toscana… è cambiato qualcosa per noi?…
oppure no?». Risponde Biagi: «sicuramente no… no quello… le questioni
relative allo stadio non hanno nessuna relazione con la localizzazione della
Regione a Castello… no non c´è nessuna relazione… se a Castello si farà lo
stadio… si farà all’interno del parco o nella parte sud o nella parte
a nord se cambia la pista… e diventa parallela in entrambi i casi non
c´è nessuna influenza con la zona già prevista per l’edificazione della
Regione». Gelli: «perfetto… senti, che tu sappia noi siamo andati…
cioè c’è stato qualche passo in avanti rispetto al ragionamento
sull’acquisizione dell’area o no?». Biagi: «… senti io non lo so… mi dicevano da
Fondiaria… ma poi ho avuto conferma anche… che c’è stata… cioè ci
sarebbe la nomina di un gruppo che dovrebbe definire le condizioni per
poter… acquistarlo… io oltre quello non so».
«Alle 22.55 successive - scrivono - Rapisarda chiama Carrassi per
ringraziarlo per aver organizzato la cena, aggiungendo che addirittura
fra lui e l´altro ospite, alludendo a Federico Gelli, si è subito
consolidato un rapporto di amicizia». Rapisarda: «solo per ringraziarti Francesco… ci
siamo baciati… baciati (ride)». Carrassi parla degli argomenti
trattati a cena: «… comunque è stata un’operazione… ma io poi sono andato
direttamente sulla questione… sembravamo… sembravamo… una… una
serie di signore che volevamo il cazzo e nessuno ha il coraggio di dirlo».
Rapisarda: (ride)… bravo… però tu sei sempre number one e hai avuto
il coraggio di introdurre… eh… lo so… ero un po’ in imbarazzo…
però lui è stato molto». Carrassi su Gelli: «… siccome il ragazzo passa da
me… io ho voluto che ti ripetesse anche a te… cosa vuol fare da grande».
Ancora Carrassi su Gelli e sulla sua presunta corsa alla presidenza della
Regione in competizione con l’attuale assessore alla sanità Enrico Rossi (Pd):
«cioè questa gente intanto… loro hanno bisogno… capito?… di essere
supportati… poi se va… bene… questo è un cavallo se vince bene…
se vince Rossi… viva Rossi».
Annotano ancora gli investigatori: «Carrassi evidenziando ancora il suo
ruolo avuto nella serata, fa chiaramente capire che è stato lui, senza
tanti inutili preamboli, ad introdurre il tema di Castello nella
discussione». E si vanta delle risposte avute da Gelli, Carrassi: «… però insomma t’ha
dato una grande assicurazione…». Annotano gli inquirenti: «Rapisarda
fa capire che Gelli avrebbe preso l’impegno di dire in pubblico certe cose
nascondendo la realtà delle cose». Rapisarda: «sì, sì… sì…cavolo!…
cavolo!… mi anche detto… ha anche detto… ti ricordi che in pubblico
lui deve dire certe cose… ma la realtà è diversa… eh… bravo Francesco!!… bravo!… bravo!».
Più volte, a partire dal primo pomeriggio di ieri e fino alle 20,10
Repubblica ha tentato di contattare telefonicamente il vice presidente
della Regione Gelli per dargli la possibilità di fornire la sua versione dei
fatti. Solo una volta Gelli ha risposto alle chiamate, poco dopo che il
cronista ha introdotto il motivo della conversazione la linea
telefonica è caduta. Da allora Repubblica non è più riuscita a contattare Gelli, né
lui ha ritenuto di dover richiamare.

da www.municipioverde.org

FITZPATRICK (CitiGroup): “PREVEDO DISORDINI GLOBALI E L’ORO A DUE MILA DOLLARI L’ONCIA”

2 Dicembre 2008

gold_bar2_1121605c.jpg da www.telegraph.co.uk

Traduzione a cura di Alessio Marri

L’oro potrebbe impennarsi drammaticamente fino a raggiungere i 2000$ all’oncia entro la fine dell’anno costringendo a inondare di liquidità le banche centrali che reggono il sistema monetario, come recita una nota interna per i clienti della banca americano CityGroup.

La banca sostiene che il danno causato dagli eccessi finanziari dell’ultimo quarto di secolo stanno costringendo le autorità mondiali a intraprendere provvedimenti che mai avevano provato fino ad ora.

Questo azzardo ci pone di fronte a due situazioni estreme: in un caso l’esplosione dell’inflazione, nell’altro una spirale economica depressiva, che conseguirebbe a grossi problemi in termini di ordine pubblico e possibili guerre. Entrambi le uscite potrebbero causare una corsa all’oro.

“Stiamo tentando di fermare le perdite in un lavandino dal rubinetto aperto”, ha detto Tom Fitzpatrick, il responsabile delle strategie tecniche della banca. Leggi il resto

IVA AL 20% PER SKY, L’AUTOGOL DEL CAVALIERE

1 Dicembre 2008


di Alessio Marri

Berlusconi si difende sul provvedimento che intende portare l’Iva sulle pay-tv dal 10% al 20%: “Penalizzerà anche Mediaset!” dice il premier. Vero, ma con margini irrisori. Basta infatti dare uno sguardo veloce ai dati dello scorso anno per capire il totale scompenso economico che Sky sarà costretta a scaricare quasi integralmente sulla sua clientela: nel 2007 il mercato delle televisioni a pagamento ha visto il 91,2% dell’utenza in mano a Murdoch, con un introito superiore ai 2 miliardi di euro; al concorrente Rti, ovvero Mediaset, è toccata una torta infinetisimale formata da un esiguo 5,4% che ha fruttato circa 125 milioni di euro.
“E’ concorrenza sleale” dichiara l’amministratore delegato di Sky Italia, Tom Mockridge, che aggiunge: “prima delle elezioni il centrodestra promise di abbassare le tasse, per rilanciare i consumi…”. E invece procede con imposte indirette che questa volta colpiranno 4,7 milioni di famiglie italiane. Ma questa volta il premier, che in fatto di comunicazione non ci ha certo abituato a certe leggerezze, pagherà probabilmente cara la sua arroganza. Infatti, Sky Italia ha già annunciato una grande campagna mediatica “per informare le famiglie italiane sulla decisione del governo di aumentare le tasse sulla pay-tv, ai loro danni”. Soprattutto se a scatenare l’ira del padrone, come suggerito da Micaela Bongi su “Il manifesto”, c’è un semplice sondaggio di SkyTg24 che indicava il 53% degli italiani sfavorevoli alle misure anticrisi dell’attuale legislatura. C’è quindi da aspettarsi di tutto.  

Porno-Tax, diteci la vostra: la raccolta di poesie di Sandro Bondi va tassata?

1 Dicembre 2008

Come suggerito dal corsivo “Le mani nelle mutande” di Alessandro Robecchi comparso su “Il manifesto”, con l’avvento della porno-tax dovrebbe aprirsi un serio e ponderato dibattito sull’oscenità o meno delle poesie che l’attuale Ministro dei Beni culturali, l’inconfondibile Sandro Bondi,  ha prodotto e pubblicato con la rubrica “Versi diversi” per Vanity Fair.

Ecco a voi la raccolta di poesie dell’On. Sandro Bondi:

  1. A Michela Vittoria Brambilla
    (alias Crudelia Salmon)

    Ignara bellezza Rubata sensualità Fiore reclinato Peccato d’amore
  2. A Stefania Prestigiacomo

    Luna indifferente Materna sensualità Velo trasparente Severo abbandono
  3. Ad Anna Finocchiaro

    Nero sublime Lento abbandono Violento rosso Fugace ironia Bianco madreperla Intrepido mistero
  4. Per le nozze di Elio Vito

    Fra le tue braccia magico silenzio Fra le tue braccia intenerito ardore Fra le tue braccia campo di girasoli Fra le tue braccia sole dell’allegria
  5. A Giuliano Ferrara

    Antro d’amore Rombo di luce Parole del sottosuolo Fiume di lava Ancora di salvezza
  6. A Walter Veltroni

    Tenero padre madre dei miei sogni Anima ulcerata. Figlio mio Ritrovato
  7. A Gabriella (la moglie)

    Dolcissimo Padre Amore unico Corazza dello spirito Roccia di lava Anima fuggitiva
  8. A Francesco (il figlio)

    Mi calmavi fingendo di dormire Sembravi tranquillo ma ti asciugavi le lacrime Padre di tuo papà come sarà nel momento dell’addio
  9. Che dire poi di questa?

    A don Lorenzo Milani

    Ti vedo Correre allegro in bicicletta In soccorso dei poveri Ti vedo Solo, a Barbiana Piangere nella casa di Cristo Ti vedo Circondato dai tuoi ragazzi Amati di più di Dio stesso Ti vedo Sofferente Ritornato tra le braccia di tua madre. Don Lorenzo, quanto ti amo.
  10. A Jovanotti

    Concerto vibrazioni dell’anima eco del divino dolore dell’essere onde dell’amore
  11. Aggiungo quest’altra perla, su gentile richiesta di “BondiFan”.

    A Fabrizio Cicchitto

    Viviamo insieme questa irripetibile esperienza con passione politica autentica con animo casto e con la sorpresa dell’amicizia. Ci mancheremo quando verrà il tempo nuovo e ci rispecchieremo finalmente l’un nell’altro. E ci mancherà anche quello che non abbiamo vissuto assieme fra i banchi della scuola nell’adolescenza inquieta e nell’età in cui non si ama. La mia fede è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede è nelle parole che cerco.
  12. A Fausto Bertinotti,
    «comunista senza esserlo» (e su questo siamo tutti d’accordo, ndr)

    Immagini della storia Orribile bellezza Gloria mortale Spenta pietà Disperata speranza

Il Dittico Trittico della Sacra Famiglia.
Silvio Berlusconi, la moglie e la madre.

  1. A Veronica Lario in Berlusconi

    Bellezza del soccorso sensuale ironia vigore dell’amore intrepida solitudine
  2. A Rosa Bossi in Berlusconi

    Mani dello spirito Anima trasfusa. Abbraccio d’amore Madre di Dio
  3. A Silvio

    Vita assaporata Vita preceduta Vita inseguita Vita amata Vita vitale Vita ritrovata Vita splendente Vita disvelata Vita nova
 (dal sito www.gamberorotto.com ) 

ORA DITECI LA VOSTRA: LE POESIE DI SANDRO BONDI VANNO TASSATE O NO?

 

Berlusconi raddoppia tasse a Sky,il più importante concorrente di Mediaset

1 Dicembre 2008

TELECOMANDO UNICO - Micaela Bongi, da “il Manifesto”. Chissà che non sia una ritorsione. Mercoledì scorso il sondaggio quotidiano di Sky Tg24 risulta sfavorevole al governo: il 53% dei telespettatori ritiene inadeguate le misure anticrisi. Segue nota indignata di palazzo Chigi: «Sky è arrivata a realizzare un sondaggio su un pacchetto non ancora varato né delineato. Complimenti!». Quel punto esclamativo avrebbe dovuto allarmare i dirigenti della pay-tv dello «squalo» Murdoch. Dal pacchetto delineato e varato due giorni dopo spunta la norma che raddoppia l’iva sugli abbonamenti alla tv a pagamento satellitare e via Internet.
Non si ha notizia dell’abbandono della sala del consiglio dei ministri da parte del premier - il suo divertimento preferito ai tempi della legge Gasparri - al momento di approvare una misura che persino la legge Frattini sul conflitto d’interessi, un’arma caricata a salve, consiglierebbe di evitare. Si ha invece notizia del «fuori sacco» discusso tra il premier e i suoi ministri: il caso Crozza, nuovo articolo del pacchetto tv che il Cavaliere, pressato dalla crisi che investe anche Mediaset e che mina il suo consenso, sta delineando da settimane. Non fatevi intervistare dal Marzullo di La7, ha intimato il premier, perché lui ha una settimana per prepararsi le domande e voi un attimo per rispondere, ha spiegato. Dimostrando in un solo colpo cosa sia per lui un’intervista e quanto ritenga brillanti i suoi ministri. Leggi il resto

Sandro Curzi

30 Novembre 2008

Ci ha lasciato e lo piangiamo. Perchè fu uno dei pochi, dei pochissimi, in grado di comprendere che il sistema dell’informazione era la trincea sulla quale si sarebbe dovuta combattere la battaglia principale, la madre di tutte le battaglie, per difendere la democrazia e la Costituzione Repubblicana. La sinistra non capì nulla, abbarbicata alle giaculatorie del proprio passato, e gli affidò soltanto compiti di copertura della propria ritirata. Che era come mandare in fureria uno dei suoi generali più capaci. Adesso non ci sono più nemmeno i caporali. Per questo lo piangiamo.

di Giulietto Chiesa

US Army: più suicidi che caduti in Iraq

27 Novembre 2008

Seimila reduci si sono tolti la vita soltanto nel 2005
NEW YORK - Per molti soldati americani che hanno combattuto in Iraq e in Afghanistan la guerra più sanguinosa comincia con il ritorno a casa: il numero dei suicidi tra i veterani supera quello dei militari uccisi dall’inizio del conflitto. I dati, raccolti in un’inchiesta durata cinque mesi dal network Cbs, sono impietosi: soltanto nel 2005 sono stati 6256 gli ex soldati che hanno deciso di togliersi la vita una volta tornati dalle loro famiglie. Una media di 17 suicidi al giorno, più del doppio del resto della popolazione statunitense. Leggi il resto

Roma, sabato 29 novembre “Manifestazione nazionale per la Palestina”

25 Novembre 2008

Nel disinteresse quasi totale dell’opinione pubblica, e con la complicità  dei cosiddetti paesi democratici, in Palestina continua a consumarsi la tragedia di un popolo privato dei suoi diritti elementari, primo fra tutti il diritto ad una vita degna per sé e per i propri figli.
Le politiche di occupazione e chiusura dei governi israeliani oltre che impedire con la forza e con l’illegalità lo sviluppo e la crescita pacifica di una popolazione, il suo diritto a determinarsi come entità politica in uno Stato, così come previsto dal diritto internazionale, mettono una seria ipoteca sulla possibilità di un futuro di pace per tutti coloro che convivono nella Palestina storica.

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Vigilanza Rai, Villari non molla la poltrona. Maltese: “Un prodotto della furbizia”

21 Novembre 2008

NEL teatro classico del trasformismo, la Rai, va in scena l’eterno conflitto delle classi dirigenti italiane: di qua i furbi, di là gli incapaci. Al centro, un personaggio che incarna bene i vizi di entrambi, il senatore Riccardo Villari.

Figura mediocrissima, un peone d’altri tempi, ma alla quale dobbiamo una lezione esemplare sui mali della politica nazionale. Democristiano di quarta fila e piccolo barone della medicina, Villari è stato riciclato prima da Mastella e poi da Rutelli non tanto in virtù di dubbie doti politiche, quanto per la conclamata cortigianeria. Cioè la principale e a volte unica competenza richiesta per fare carriera in politica.

E’ noto tuttavia, dai tempi di Hegel, che un servo gode di un vantaggio decisivo sul padrone: può sempre trovarsene un altro. Magari più ricco e potente. Villari, a giudicare da come si muove, deve averne trovato uno ricchissimo.

Eletto senatore con i voti della sinistra e presidente della Commissione Vigilanza Rai con i voti della destra, il senatore Villari ha subito annunciato urbi et orbi che non si sarebbe dimesso. Non perché fosse un traditore, un opportunista dei tanti, un cialtrone insomma. No, non si sarebbe dimesso per “rispetto nei confronti delle istituzioni”. Infatti, ha chiesto d’incontrare i presidenti di Camera e Senato, dai quali ha ottenuto copertura istituzionale, in cambio di un solenne giuramento: “Mi dimetterò il giorno in cui sarà trovato un nome condiviso da maggioranza e opposizione”. Poi il nome eccellente è stato trovato, quello di Sergio Zavoli. Leggi il resto

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