Trattato di Lisbona e pena di morte
27 Giugno 2008 - Democrazia, Risponde Giulietto Chiesa
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Dopo il mio articolo sul Trattato di Lisbona, successivo al referendum irlandese [1], ho ricevuto alcune lettere con richiesta di spiegazioni sul mio specifico riferimento al modo in cui, nel Trattato, si affronta la questione della pena di morte. Anche a causa del modo semplificato, a rischio di deformazione, con cui la questione è stata trattata su diversi siti web, ritengo opportuno, anzi necessario – per ragioni di metodo e di sostanza – fornire a tutti i lettori una verifica circostanziata di tutte le fonti. Ne emergeranno molti importanti elementi di valutazione. Il Trattato prevede la pensa di morte? Non esattamente. Anzi, alla lettera la esclude categoricamente. Prevede però che le forze dell’ordine possano legalmente uccidere un cittadino europeo, al di fuori di ogni regolare giudizio, in condizioni eccezionali, certo, ma la cui definizione è affidata a organi di Stato al di fuori di ogni possibile verifica giurisdizionale. Vediamo come stanno le cose. Si deve partire dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani (d’ora in avanti CEDU) che fu scritta nel 1949 e fu approvata dal Consiglio d’Europa nel 1950. [2] Si badi bene: dal Consiglio d’Europa, che è organizzazione diversa da quella che è oggi l’Unione Europea. [3] L’art. 2 della CEDU suona così: Par 1. Il diritto alla vita di ciascuno sarà protetto dalla legge. Nessuno sarà intenzionalmente privato della sua vita eccetto che in esecuzione di una sentenza di un tribunale che faccia seguito a una condanna che preveda legalmente quella pena. Par. 2. La privazione della vita non sarà considerata una violazione di questo articolo quando essa risulti dall’uso della forza in condizioni assolutamente necessarie: a) In difesa di una qualunque persona soggetta a violenza illegale;
Va tenuto conto dei fattori storici. Nel 1949 diversi paesi europei ancora prevedevano nella loro legislazione la pena di morte, e in alcuni casi la praticavano. Quel documento risente, evidentemente, delle condizioni dell’epoca.Nel 1983 il Consiglio d?Europa (si faccia attenzione: non l’Unione Europea) approvò un protocollo aggiuntivo alla CEDU, il numero 6, che o oggi è stato ratificato da tutti i membri del Consiglio d’Europa eccetto dalla Russia [4]. Cosa dice questo protocollo n.6 (successivamente emendato dal protocollo n.11 il 1/11/1998, ma senza mutarne i caratteri originari) ? Ecco il testo:Art.1 Abolizione della Pena di Morte.La pena di morte è abolita. Nessuno può essere condannato a tale peno, o giustiziato.Art.2 Pena di Morte in tempo di guerra.Uno Stato può introdurre la pensa di morte nella sua legislazione rispetto ad atti commessi in tempo di guerra o di imminente minaccia di guerra; tale pena verrà applicata solo nei casi previsti dalla legge e in accordo con le sue norme (et alias).Come si vede il protocollo n.6 (ovvero n.11) introduce un concetto che prima non era menzionato e che prevede eccezioni per lo “stato di guerra” o di “imminente minaccia di guerra”. Chiunque è in grado di vedere la pericolosità giuridica e politica di una tale precisazione. Chiunque è in grado di percepire la doppia minaccia racchiusa nell’aggettivo “imminente”. Come vada interpretato è tutt’altro che chiaro. Perché questo concetto sia introdotto in questo contesto europeo è non meno inquietante.Nell’anno 2000 i 15 Stati allora membri dell’Unione Europea hanno ratificato questo protocollo n.6 e n.11 . Contestualmente hanno approvato la “Carta dei Diritti Fondamentali” (d’ora in poi Carta) (che è, su questo aspetto, apparentemente, perfino più sintetica della Convenzione (CEDU)).Questa Carta dei Diritti Fondamentali ha anch’essa un art. 2:Art. 2 Diritto alla Vita.1) Ognuno ha il diritto alla vita.2) Nessuno può essere condannato alla pena di morte o giustiziato.Tuttavia – raddoppiare l’attenzione a questo punto – la Carta dei Diritti Fondamentali (art. 52 (3)) statuisce anche che le sue norme devono essere interpretate in linea con quelle della CEDU. Per questa ragione aggiunge un “memorandum di spiegazione” [5]che accompagna la Carta e che esplicitamente “fa parte della Carta”. Incluse “le ‘definizioni negative’che appaiono nell’Art. 2 della Convenzione”.Dunque, riassumendo l’intricatissimo percorso, l’Art. 2 della Convenzione (CEDU) – Pena di Morte in tempo di guerra- viene totalmente incorporato nella Carta del 2000.Due anni appresso, nel 2002, il Consiglio d’Europa approva un altro protocollo, il n.13 della Convenzione, che di nuovo abolisce la pena di morte “in tutte le circostanze” [6] ed esplicita questo fatto dopo avere notato che “il protocollo n.6 della Convenzione (…) firmato a Strasburgo il 28 Aprile 1983, non esclude la pena di morte in caso di atti commessi in tempo di guerra”.Dunque il Consiglio di Europa non ha perduto di vista il problema e, per questa ragione, intende eliminarlo proprio con il nuovo protocollo n13. Per questo motivo, evidentemente, scrive nel suo articolo 2 (a quanto pare la pena di morte è collegata nei documenti europei al numero 2) che “non possono esserci deroghe alle norme di questo protocollo”.Nemmeno “in tempo di guerra”, tanto meno in tempo di “imminente pericolo di guerra”.Tutto sembra ora a posto. Salvo che non tutti gli Stati membri dell’Unione Europea hanno ratificato questo protocollo n.13 della Convenzione. Dunque la Carta (dell’UE) non ha potuto o voluto inserirlo nel testo del Trattato di Lisbona. Il quale è dunque rimasto fermo al “memorandum esplictativo del protocollo n.6.Dunque gli elementi di grave minaccia al diritto umano alla vita, e di grave minaccia alle libertà democratiche, rimangono all’interno del Trattato di Lisbona nella sua formulazione attuale, seppure nascosti in un protocollo.Ma la ricostruzione di questa storia denuncia la tremenda distanza tra la democrazia e questo tipo di giurisprudenza, che rende estremamente difficile ogni trasparenza e concede ai poteri reali, politico-burocratici, strumenti subdoli di eversione. Cosa sia imminente tempo di guerra, cosa sia insurrezione, è lasciato al loro giudizio. La pena di morte è solennemente esclusa, ma si prevede l’uso della forza in termini tali che un cittadino europeo può essere ammazzato (non giustiziato) dai pubblici poteri. Ripeto: di questa Europa gli europei non hanno bisogno.di Giulietto Chiesa[1] http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=7098
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Commenti
Un commento a “Trattato di Lisbona e pena di morte”
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I delinquenti Europei, mentro lo negano formalmente, hanno sostanzialmente reintrodotto la pena di morte…
I delinquenti nostrani bloccano le sentenze dei processi alle forze dell’ordine deviate ed ai loro dirigenti politici, che a Genova hanno applicato la pena di morte al giovane Giuliani e la tortura ai pacifisti - no global Italiani ed Europei.
Può essere credibile artefice di una NUOVA Europa DEI POPOLI un raggruppamento politico che in Italia lascia agli sfascisti nostrani tempo e spazio per distruggere definitivamente quel che resta della Costituzione Democratica del nostro Paese?
Un raggruppamento politico che non contesta il reato di Attentato alla Costituzione da parte del Presidente del Consiglio (Magistrati - Metastasi) del Ministro Alfano (Blocco dei processi per reati sotto i 10 anni di pena ) , del Ministro La Russa ( ce ne freghiamo della Sentenza del Tar che Blocca i lavori illegittimi al Dal Molin); del Governo tutto (che blocca le intercettazioni e il diritto di cronaca sulle colpe della Casta-Cosca…)può essere credibile su scala Europea ?
Credo che per conseguire un necessario risultato positivo alle prossime elezioni europee sia obbligatorio ripartire ORA da una formale, fortissima, denuncia dei Golpisti Insediati nel Parlamento Porcialaia Italiano e da una piattaforma di contenuti concreti a breve e medio termine….validi conteporaneamente per l’Europa e L’Italia…
Quest’anno non si può andare in vacanza. Il 25 luglio dobbiamo partecipare alla Gita a Roma per dire al Paese che il PDL è il Partito dei LADRI GOLPISTI e per consegnare al PD una sfida formale a licenziare definitivamente Prodi, d’Alema e Veltroni per manifesta incapacità di Concepire e Gestire una via d’uscita Italiana ed Europea dalla crisi del “SISTEMA CONSUMISTA -BELLICISTA” e per offrire a chi ha votato PD, e a tutte le intelligenze vive del Paese le coordinate fondamentali del NUOVO RINASCIMENTO ITALIANO ED EUROPEO…..
E’ possibile vederci a Roma in tanti per riuscire a formalizzare questa Piattaforma prima del prossimo Attentato-Fiction in qualche parte d’Italia - tipo 11 Settembre - per convincere tutta l’Europa a legittimare l’attacco Nucleare all’Iran ??? Forza Resistenti…..Ora o mai più !!!
Massimo Marco Rossi