Tagli all’editoria, il Manifesto: “Delitto Politico”
4 Agosto 2008 - Democrazia
Il decreto Tremonti, oltre a essere un disastro sociale, è un delitto contro la libertà d’informazione: mette a rischio la vita di decine di testate cooperative, non profit e di partito. Ecco perché.
1) Le risorse. Nell’articolo 60 si tagliano 83 milioni al Fondo per l’editoria della presidenza del Consiglio per il 2009 e 100 per il 2010, di fronte a uno stanziamento iniziale di 387 milioni per i due anni e a un fabbisogno stimato di 580 milioni. E’ un colpo durissimo al cuore del pluralismo, tanto più offensivo e indecente, in quanto il nostro paese è caratterizzato da una concentrazione altissima di risorse nel duopolio televisivo.
2) Il diritto soggettivo. Attualmente i contributi diretti si configurano come un diritto soggettivo degli editori che hanno i requisiti per ottenerli. Ad esempio le 27 cooperative di giornalisti, voci libere di proprietà di chi ci lavora, tutte profondamente discriminate sul mercato della pubblicità . E i contributi vengono determinati da parametri certi relativi alla tiratura, alla diffusione, ai costi di produzione, al peso della pubblicità sul fatturato. Il manifesto - per parlare di noi senza reticenze - sa perciò di aver diritto a circa 4,3 milioni di euro. Ora, con l’articolo 44 del decreto Tremonti si stabilisce che i contributi diretti siano assegnati «tenuto conto delle somme complessivamente stanziate nel Bilancio dello Stato per il settore dell’editoria, che costituiscono limite massimo di spesa». Insomma, quello che sino a ieri era un diritto certo, come la pensione per il pensionato, diviene un diritto condizionato alla capienza dei fondi, non definibile con certezza e sicuramente di molto ridotto. Ora, dal momento che lo stanziamento nel Bilancio per il 2009 serve a pagare i contributi che maturano nel 2008 (che vengono erogati un anno dopo), le cooperative non sanno più che cifra mettere in bilancio nell’anno in corso. E, soprattutto, avranno difficoltà a farsi anticipare dalle banche i contributi, cioè a ottenere le risorse indispensabili per la loro attività .
E’ per questo che la sopravvivenza del manifesto è messa in discussione, insieme a quella di tante testate autogestite e politiche.
Ma al danno si aggiunge la beffa. Perché in un decreto che mette in forse tante voci libere, vengono preservati i privilegi dei «potenti». Il taglio dei fondi riguarda solo i contributi diretti, non quelli indiretti (per le spedizioni postali), che sono ingenti e vanno ai grandi gruppi editoriali. Nel 2005 (ultimo anno per cui ci sono dati ufficiali) Mondadori Spa era il maggior percettore di contributi pubblici, con 18,877 milioni, Il Sole-24 Ore Spa era al secondo posto con 17,822, Rcs al terzo con 13,763. Risorse che in molti casi finiscono direttamente negli utili, distribuiti come dividendi agli azionisti. I tre colossi da soli costano allo Stato 50,463 milioni e questi non sono in discussione.
Questa legge colpisce al cuore la democrazia, offende la decenza e il senso del pudore, in perfetta coerenza con tutta l’azione di questo governo. Non lo subiremo passivamente.
Commenti
2 commenti a “Tagli all’editoria, il Manifesto: “Delitto Politico””
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ragazzi questa è la destra ovvero la I destra di cosa vi lamentate? Ma state tranquilli che se alle prossime elezioni vincerà il Centro Sinistra ovvero la II destra magari con l’appoggio della sinistra radicale ovvero la III destra rimarra tutto come prima anzi rimetterrano l’ICI e il ticket di 10 Euro sulle ricette della povera gente con la solita stronzata del Debito Pubblico.
Per quanto di sbagliato hanno fatto e per il quasi niente di giusto che non hanno fatto,possono anche chiudere i vari quotidiani sedicenti di sinistra.Che si mantegano con i lettori da conquistare con una qualità che non possiedono, sempre allineati con USA e occidente.Per tutto ciò dovrà nascere “Paandora”.Loro non ci sono,noi ci saremo.