Sicurezza, un tema strumentalizzato a danno delle donne
15 Maggio 2008 - Legalità
La gravità di quest’ultima campagna elettorale, al di là dei battibecchi fra capetti di partito, è stata ancora una volta la strumentalizzazione della questione sicurezza. Tematica trattata ancora una volta come un problema collegato esclusivamente all’immigrazione clandestina. Eppure i dati raccolti sul campo continuano a delineare una realtà completamente diversa: la maggior parte delle violenze avviene in casa, tra le mura domestiche.
Strumentalizzare uno stupro significa portarlo in prima pagina, consegnare il colpevole all’opinione pubblica e lasciare che su di lui si concentrino tutta l’attenzione e l’indignazione. Mentre, chi commette violenze su mogli, figlie, amiche, continuerà ad essere un buon marito, un buon padre, un buon collega. Fa comodo trovare il colpevole dell’insicurezza delle nostre vite nello straniero, povero e senza permesso di soggiorno, che vive nelle baracche sotto i ponti. L’invisibile che va sui giornali solo quando commette un crimine, di cui però nessuno sa da dove venga e perché.
I due stupri avvenuti a Milano e Roma hanno alimentato il dibattito tra Pd e Pdl: accantonati i temi definiti “etici” da entrambi gli schieramenti (come l’aborto), si è chiaramente definita una strategia comunicativa tesa a creare un’immagine precisa delle nostre città, dove delinquenza e violenza sono opera degli immigrati. Così Berlusconi conquista l’Italia e Alemanno il comune di Roma. Con una confusione da circo equestre giocata a suon di slogan, entrambe le parti promettono severità nella lotta al crimine e più misure per frenare la violenza sulle donne. La soluzione: prima di tutto frenare il fenomeno dell’immigrazione rumena e rom nel nostro paese, in barba a dati e statistiche.
Eppure le ricerche parlano chiaro: stando ad un’indagine Istat effettuata tra il 2006 e il 2007 su 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, “il 69,7 percento degli stupri è opera del partner, il 17,4 percento di un conoscente, solo il 6,2 percento è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima”. I dati sulle violenze domestiche peggiorano nella capitale dove, nonostante forte la presenza e l’azione dei centri antiviolenza, la percentuale aumenta: delle 7 mila donne che si sono rivolte ai centri di Roma e della Provincia l’85 percento ha subito violenze in famiglia. Solo il 2 percento dei casi di stupro avviene per colpa di uno sconosciuto.
Il dato agghiacciante è che solo il 18,2 percento delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia considera la violenza subita un reato: solo il 7,3 percento ha il coraggio di denunciare il proprio marito o compagno, la maggior parte tace.
Alla luce di questi dati occorre una vera riflessione, urgente, che tenga conto del punto di vista femminile nella costruzione della società. Che nasca dal basso, dai centri antiviolenza, dalle associazioni. Occorre che la politica incentivi queste realtà, le uniche in grado di fornire aiuto e supporto psicologico alle vittime della violenza, ma soprattutto bisogna smettere di fare della violenza sulle donne la carta consumata di un vecchio gioco politico.
Commenti
Un commento a “Sicurezza, un tema strumentalizzato a danno delle donne”
Vuoi commentare?

Articolo d’indubbio interesse, anche per l’esposizione di dati poco noti. Sottolinerei 2 punti. Berlusconi e Alemanno purtroppo non vincono solo per questo, ma anche per altre complesse ragioni. Il secondo punto è che il problema della sicurezza è un problema gravissimo, perchè rappresenta un deficit di democrazia e. pur condividendo la gravità degli indegni stupri e violenze sulle donne e tutto quant’altro esposto nell’articolo, aggiungerei che c’è di fatto un’insicurezza diffusa dovuta a borseggi, piccoli furti, soprusi di vario genere che danno chiara l’impressione dell’incapacità delle istituzioni, al di là di chi sia al governo di esse, di esercitare un reale controllo sul territorio. La risposta per altro non deve e non può essere la militarizzazione del Paese, perchè questa non risolverebbe i problemi, specie quelli causati dalla malavita organizzata, e in realtà aumenterebbe il senso d’insicurezza e nel contempo sarebbe lesivo, in maniera subdola e latente, di diritti democratici e di libertà civili fondamentali. Attenzione: se, come ovvio, non dovesse funzionare, si passerà al coprifuoco, alla schedatura e a quant’altro offra l’orrido armamentario dei sistemi politici, democratici solo all’apparenza, ma di fatto totalitari. L’inciucio va in questo senso.