Comunicato stampa del Coordinamento Nazionale Supervisori di Tirocinio Ssis

22 Luglio 2008 - Dai movimenti 

Il Governo, attraverso un emendamento inserito nel decreto legge 112/2008, in fase di approvazione in Parlamento, rischia di mettere la parola fine all´esperienza di formazione degli insegnanti di scuola secondaria, realizzata negli ultimi dieci anni attraverso le SSIS (Scuole di Specializzazione per l´Insegnamento Secondario) proprio quando i processi stavano fornendo risultati apprezzabili nella qualità della formazione degli insegnanti specializzati.

Appena il mese scorso il Ministero interveniva col decreto del 10 giugno 2008 per apportare modifiche in alcune università al numero dei posti dei laureati che potevano essere ammessi ai corsi di specializzazione, autorizzando implicitamente le procedure preliminari per l´attivazione del X ciclo delle SSIS. A cosa si deve il repentino ripensamento? Perché, nonostante le numerose richieste di incontro e audizione da parte di diversi soggetti coinvolti nel provvedimento e le successive formali proteste a causa del diniego ad ogni tipo di contatto, si è voluto con ostinazione proseguire nella via della sospensione? Quali benefici reali può trarre il nostro Paese da questo provvedimento? E quali i danni?

Il coordinamento nazionale dei supervisori di tirocinio (Co.N.SV.T.) esprime con questo comunicato la sua più decisa contrarietà alla decisione della sospensione, la cui conseguenza sarà di fatto la cancellazione di competenze e risorse che in questi anni si sono formate all´interno delle SSIS,  e che dovrebbero invece costituire il punto di partenza per il nuovo sistema. L´assenza di una vera cultura della valutazione ha impedito alle autorità di governo della scuola di apprezzare i risultati del sistema e ha pregiudizialmente indotto ad una sottostima del notevole impegno organizzativo, professionale e di
ricerca necessario per il suo funzionamento. I supervisori di tirocinio, docenti esperti di scuola superiore, hanno avuto nelle SSIS il compito di integrare la formazione accademica dei corsisti con la sperimentazione sul campo sviluppate nel tirocinio, mantenendo forte il legame fra la scuola e l´università. La sospensione dell´esperienza SSIS interromperebbe bruscamente questo circuito virtuoso di collaborazione.

La delusione per una decisione presa dall´interlocutore istituzionale nel totale isolamento è fortissima e crediamo si basi su una errata analisi costi-benefici. Si sostiene infatti che questa scelta impedirà il formarsi di nuovo precariato ed è dettata da esigenze di risparmio.
L’idea che sospendere la formazione sia un modo per impedire che si formi altro precariato deriva dall´equivoco di confondere la formazione degli insegnanti con il loro reclutamento, che sono, invece, due aspetti profondamente diversi anche se si muovono nella stessa direzione. Non si risolve il problema del reclutamento cancellando la formazione qualificata dei docenti ma con altri e ben diversi strumenti. Ancora meno comprensibile è il convincimento di realizzare con questa operazione un risparmio, dal momento che le SSIS si autofinanziano quasi interamente e l´unica spesa, quella relativa al semiesonero dei supervisori, è di consistenza marginale e non del tutto eliminabile perché va comunque completata la seconda annualità del IX ciclo. Molto più coraggio e molta più competenza sarebbero stati necessari per un confronto serio con i problemi: discutendo ad esempio di come regolamentare l´accesso alle cattedre degli abilitandi/abilitati, di come assicurare la copertura finanziaria alle spese di studio dei futuri docenti e di come valutare nel merito ciò che funziona meglio nelle SSIS. La crescita culturale e professionale di un Paese passa invece attraverso un´istruzione di qualità nella quale insegnanti professionalmente preparati siano protagonisti attenti della formazione dei cittadini, che costituisce la vera risorsa per il progresso di una nazione. Senza investimenti adeguati è illusorio ipotizzare sistemi di istruzione e formazione coerenti con gli obiettivi del Parlamento Europeo, che raccomandano attenzione alle politiche scolastiche per garantire lo sviluppo di economie basate sulla società della conoscenza in grado di affrontare seriamente le sfide del futuro.

Per informazioni a voce:
Prof.ssa Anna Brancaccio
Portavoce della Giunta del Co.N.SV.T.
Coordinamento Nazionale Supervisori di Tirocinio SSIS
cell.  338 2756244 - branna@libero.it
www.consvt.eu/home.htm


dott. Paolo Fasce
Giornalista Pubblicista
a nome dell’Ufficio Stampa
del Coordinamento Nazionale Supervisori di Tirocinio SSIS
- Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario

Commenti

5 commenti a “Comunicato stampa del Coordinamento Nazionale Supervisori di Tirocinio Ssis”

  1. Luigia Cazzaniga on 22 Luglio 2008 21:13

    Concordo pienamente con quanto affermato da Anna Brancaccio: aggiungo, altresì, l’esigenza di non rimanere “obsoleti” (si vedano gli esempi della formazione degli insegnanti in altri paesi europei)

  2. Simone on 23 Luglio 2008 10:42

    Le due alternative, quella di mantenere la ssis o di abolirla, mi sembrano del tutto inutili ai fini di un miglioramento dell’attuale situazione dei laureati aspiranti docenti. Parlo per esperienza, visto che mi sono “specializzato” a maggio. Sostenere la validità della ssis per come questa è attualmente mi pare niente più che un favore fatto ai suoi ben remunerati amministratori. Invece di pensare al domani e alla qualità professionale dei singoli corsisti, ci si scontra al vertice per questioni di potere o di semplice interesse, perché queste altro non sono. La ssis, esistendo da 9 anni, ormai non è funzionale ad alcunché: il numero di diplomati è tale che chi più tardi ottiene il titolo meno speranze ha di poter inserirsi con successo nelle scuole. Il numero di sbarramento a questa scuola, poi, non è mai calcolato sulla base del numero effettivo di posti liberi. Se così si facesse, la ssis dovrebbe accettare iscrizioni un anno sì e due no. Poiché una cosa del genere è incompatibile col carattere sistemico di ogni istituzione odierna, il numero di diplomati (il cui accesso è, almeno per quanto riguarda Bologna in cui ho svolto i due anni richiesti, fortemente regolato) è sempre superiore alla disponibilità e alle reali richieste delle scuole per ogni area interessata. In Germania, mi si dice, il corso dura sei mesi, non costa niente allo studente perché sovvenzionato dall’esterno, e i diplomati sono direttamente paracadutati nelle scuole. Ora, posso anche credere che cia qualche esagerazione in tutto questo, ma sono sicuro che questa realtà in Germania è funzionale ai docenti piuttosto che agli amministratori. In Italia avviene il contrario.

  3. bc on 26 Luglio 2008 22:56

    Per chiarimento all’osservazione di simone: la ministra per proclamare la lotta al precariato vuole abolire la SISS. Vorrei ricordare che tutti i sissini abilitati in questi anni, compreso l’ultimo, hanno lavorato immediatamente, con incarichi annuali. Anche perchè gli abilitati prima della Siss, nell’ultimo concorso ordinario, erano, soltanto in una regione, in una determinata classe di concorso, centinaia e centinaia, migliaia nella scuola superiore di 1grado; e tuttora in gran nunero alle prese con supplenze; mentre gli abilitati dell’ultimo ciclo siss, nella stessa classe di concorso erano 26 (ventisei), essendo come è noto una scuola a numero chiuso. Sulla lunghezza della Siss viceversa si può discutere, abbreviare e miglirare. Ma

  4. beforeC on 26 Luglio 2008 23:09

    In risposta alle osservazioni di simone: la ministra per lottare contro il precariato abolisce la SISS. Voorei ricordare che tutti i sissini abilitati in questi anni hanno lavorato immediatamente e lavorano, quasi tutti con incarichi annuali. Gli abilitati nella maniera precedente, con il solo concorso ordinario, erano, l’ultima volta, in una determianta classe di concorso, centinaia e centinaia, migliaia in alcuni ordini di scuole, in una sola regione. Gli abilitati dell’ultimo cilo della SISS, nella stessa classe di concorso, erano 26 (ventisei). Quindi la Siss ha già operato un grandissimo sbarramento. E’ del tutto infondato affermare che crea precariato: anzi lo limita, e di molto. Quanto alla lunghezza della Siss, si può senz’altro discutere se abbreviare e migliorare. Ma nessun paese d’Europa, tranne noi, se il Ministro procede, abilita i propri docenti senza un periodo più o meno lungo di formazione: in germania mi risulta che sia comunque un anno, un anno in Inghilterra, due in Francia, e via dicendo. Tutte le scuole di specializzazione post laurea, peraltro, in Italia, sono un pesante biennio di scuola a numero chiuso (da medicina a archeologia). Chi come Simone dubita si può rassicurare: con la Siss c’è più modo di lavorare. Per chi poi ha anche a cuore le sorti dell’istruzione e della formazione degli insegnanti in Itlaia, penso che non può che restare perplesso di fronte a una abolizione che non presenta nessuna alternativa, o al disegno di non farne per nulla

  5. NICOLA SPANO' on 31 Luglio 2008 00:46

    Sono un supervisore della classe A013 CHIMICA e posso affermare in base alla mia esperienza che dal 2000 (da quando ho vinto il concorso alla SSIS) ad oggi vi è stato un cambiamento epocale nella formazione dei docenti. Si è passati da una didattica fai da te ad una didattica più consapevole delle esigenze dello studente. Tuttavia sembrerà paradossale ma le SSIS a mio avviso sono servite più ai docenti universitari e molto meno ai docenti neoformati. Infatti l’insegnamento vecchio e ripetitivo degli accademici universitari ha dovuto fare i conti con MODULI-UNITA’ DIDATTICHE-DIDATTICA BREVE-BRAIMSTORMING-LEZIONE FRONTALE-STORIA DELLA SCIENZA-SCIENCE ON STAGE ecc. ecc.
    Tutte cose che 10 anni fa gli accademici se le sognavano. Le SSIS sono state fino ad ora una vera e propria rivoluzione intellettuale in ambito accademico ma purtroppo molti docenti universitari senza esperienza nelle SSIS ancora non hanno colto questo contesto. La ricaduta formativa per il docente neoformato che invece dovrà andare ad insegnare nella scuola si sente un po meno perchè come al solito la SCUOLA IN TOTO ancora non sente la necessità del cambiameto intellettuale che adesso è in atto in tutta Europa specialmente per l’insegnamento delle scienze. Vale a dire il Sissino nella scuola in parte dovrà disimparare quello che invece era un punto di forza. Per esempio se ti dicono che per insegnare chimica è necessario il laboratorio molti docenti diranno “ma qui da noi il laboratorio non c’e'”. In pratica parallelamente alla SSIS il Ministero non ha fatto niente per adeguare la scuola a queste modalità nuove di insegnamento che richiedono più fondi, piu strutture laboratoriali ecc. Non voglio fare alcuna polemica con SSIS si SSIS no perchè anche io penso che pagare l’università per ottenere l’abilitazione sia sbagliato. Infatti gran parte dei soldi sono andati a chi? Giusto giusto ai professori universitari che avevano ed hanno in assoluto la minor competenza didattica. Quindi io credo che sia necessario snellire le SSIS facendo in modo di diminuire drasticamente il numero di insegnamenti affidato ai docenti. Basterebbero alcuni “Maestri” guida di comprovata preparazione didattica naturale come il Prof. Balzani, Zichichi, Moren e tanti altri riconosciuti che avrebbero l’obbligo di realizzare tre quattro convegni l’anno a carattere didattico nelle più importanti città italiane. Questo per una prima parte e successivamente una seconda parte affidata completamente ai Supervisori per esercitare l’azione didattica sul campo cioè nelle classi. La durata potrebbe essere un anno con un costo di 1000 euro necessarie a mantenere l’organizzazione logistica delle ssis. Pertanto il mio pensiero è chiaro RIDUZIONE delle ore di lezione affidate ai docenti universitari ed AUMENTO del lavoro di tirocinio presso le scuole. Sono completamente contrario all’ipotesi di una gestione delle abilitazione da parte dei PRESIDI oggi nella scuola italiana in quanto è risaputo che gran parte di loro non sono capaci di gestire l’AUTONOMIA che richiede capacità di prendere decisioni magari in controtendenza e secondariamente sono troppo dipendenti dai SINDACATI e quindi non sono liberi politicamente nelle loro valutazioni complessive delle modalità di collocazione al lavoro nella scuola .

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