Risposta ad un lettore del BeneComune.net
6 Agosto 2008 - Democrazia, Risponde Giulietto Chiesa
Salve, mi chiamo Valerio Fabbroni, le avevo tempo fa inviato una mia lettera riguardo alla polemica da lei avuta con Barnard, e la ringrazio per la sua risposta. Le volevo chiedere questa volta qualcosa sul Bene Comune, perché noto che spesso, sia all’interno del suo sito, sia in altri contesti, lei fa riferimento ad una possibile rinascita di una politica diversa, partendo proprio dal considerare il bene comune come una fonte necessaria della politica. La cosa che non ho compreso è se il suo riferimento al Bene Comune ha qualcosa a che fare con il Bene Comune che vede tra i suoi rappresentanti Stefano Montanari e Fernando Rossi, un nuovo movimento politico per cui ho votato e che ha raccolto ben pochi consensi, anche a causa dell’assenza totale di questa formazione nel palinsesto televisivo prima delle elezioni di aprile. Credo che lo conosca, e il suo riferimento al Bene Comune mi suggerisce che Lei non apprezzi molto le loro proposte, per il fatto che non ho mai sentito da Lei una menzione sulla presenza di questa formazione. Se la mia considerazione è corretta, mi piacerebbe sapere il perché non valuta questo movimento come un possibile attore di un futuro politico diverso e migliore di quelli che abbiamo.
La saluto, augurandoci un futuro più degno di essere vissuto.
Caro amico,
ho già affrontato in diverse risposte la questione dei miei per ora “non rapporti” con Rossi e Montanari e con la lista del Bene Comune che hanno presentato.
Ho detto - e ripeto - che il primo in Italia a prospettare una formazione politica nuova che partisse dal nome e dalle idee del Bene Comune sono stato io, a Firenze l’anno scorso. Se legge sul mio sito le relazioni che tenni nelle due riunioni fiorentine, che avevo contribuito a convocare, insieme ad altri, e alle quali invitai (co-invitai) anche Fernando Rossi, troverà puntuale conferma.
Dissi in quella occasione che ero debitore di quell’idea a due persone: Riccardo Petrella e Noam Chomsky, autori entrambi di due libri con quel titolo. Io mi proponevo, allora, e mi propongo tuttora, di contribuire al sorgere di questo movimento politico. Non di esserne il capo, non di guidarlo, ma semplicemente di contribuire a organizzarlo, partendo da una nuova idea della politica, delle sue forme di organizzazione, dei problemi da portare alla conoscenza di larghe masse popolari, in Italia e fuori . Allora, a Firenze, non fui compreso dalle esigue forze che vi si riunirono. Che volevano, al contrario, che io mi mettessi alla testa della costruzione di un nuovo partito. Molti di quei presenti, allora, avevano una visione settaria, a mio avviso, che avrebbe impedito ogni possibilità di fondare alcunché. Io pensavo che si sarebbe dovuto procedere con maggiore rispetto delle immense differenze esistenti nella “voragine” di persone non più rappresentate e rappresentabili dalla politica tradizionale delle sinistre. Vedevo e vedo una tremenda frammentazione di esperienze. Un grande peso delle inerzie dentro la sinistra. Vedevo e vedo che, senza mettere in piedi un sistema di informazione di massa fuori dal mainstream, ogni tentativo sarebbe stato destinato al fallimento.
Non fui compreso, né seguito. Ciascuno se ne andò per conto proprio, con qualche piccolo strascico polemico nei miei confronti. Io aprii un sito, www.ilbenecomune.net che si propone di svolgere una funzione di servizio tra i movimenti e le diversissime esperienze di azione civile organizzata. Per ora i risultati del sito sono pochi, ma i contatti che ho stabilito sono molti e spero che un tessuto si possa creare, in futuro. Ma poco dipende da me e molto dagli interlocutori potenziali che ho delineati. Altri tentativi di aggregazione nel mondo cattolico si sono arenati altrettanto, perchè molti leader, piccoli e medi, di quelle nicchie non intendono uscire da ambiti nei quali si sono collocati e che ritengono l’unica possibilità di azione. E’ un errore che, per adesso, rimane dominante.
Io ho continuato, con il film Zero, con Megachip, con il progetto Pandora, a costruire una battaglia sui temi della comunicazione-informazione. Per me sono il punto di appoggio essenziale per ogni leva futura di movimento. Senza questo punto di appoggio non può esserci vittoria. Quando Fernando Rossi decise di formare una lista per il Bene Comune, e mi propose di guidarla, gli risposi che non ritenevo né giusta, né matura una tale scelta. Sapevo che non gli avrebbero dato nessuno spazio e che sarebbe stato tempo perduto. Avevo ragione io. Come lei stesso rileva, non ebbe nessuno spazio mediatico rilevante. Non poteva strappare neanche un mezzo per cento. In quelle condizioni il tentativo era sbagliato. Ma era sbagliato anche il metodo e la piattaforma. Eppure, quando Rossi si trovò di fronte alla possibilità che gli impedissero di presentare la sua lista io gli misi a disposizione la mia firma, come parlamentare europeo, in caso fosse necessaria. Non so se fu utile, ma era una dimostrazione di solidarietà democratica alla quale non volli sottrarmi.
Io ritenevo e ritengo che siamo dentro una crisi la cui vastità è ancora da misurare. Abbiamo bisogno di accumulare nuova conoscenza. Senza la quale non possiamo proporre alla gente della voragine risposte adeguate per fronteggiare la crisi in direzioni e con proposte alternative a quelle dominanti.
Per questo, a Firenze, proposi di costruire una Fondazione, a cui chiamare tutta l’intelligenza di cui disponiamo, non solo a sinistra, ma trasversalmente alle diverse culture e anime del movimento democratico e di sinistra.
Sono convinto che questo passaggio è fondamentale e che non ci sono scorciatoie che possano evitarlo. Improvvisare risposte abborracciate sul tema energia, cambiamento climatico, crisi della finanzia internazionale, ciclo dell’acqua, decrescita, demografia, alimentazione, guerra e pace, è peggio che stare zitti. E queste risposte ancora non ci sono e vanno dunque studiate e portate a una sintesi almeno preliminare.
Infine io avevo una obiezione altrettanto forte all’idea di rompere con tutta la sinistra (che io definii istituzionale). Non mi facevo illusioni sul livello di degrado cui era giunta e, molto prima delle elezioni, io scrissi cose molto precise al riguardo. E tuttavia vedevo delinearsi il traghettamento al centro di una parte decisiva dell’ex elettorato del PCI, e ritenevo che avremmo dovuto cercare di stare a contatto con l’elettorato della sinistra moderata, cercando di fargli capire l’inganno al quale sarebbe stato trascinato.
Come lei sa, invece, l’inganno ha funzionato alla perfezione e siamo stati tutti sconfitti. Ma, forse, se avessimo agito tutti diversamente, Veltroni non sarebbe riuscito a turlupinare tanta gente.
Ecco dunque come stanno le cose. Rossi e Montanari procedono su una scorciatoia che non li porterà da nessuna parte. Lo prova il fatto stesso che, sebbene io abbia fatto qualche tentativo per costruire una convergenza, con loro come con altri, hanno ignorato ogni occasione in tal senso. E il loro disinteresse per la costruzione di una vera piattaforma di massa lo dimostrano con la cura con cui evitano perfino di invitarmi alle loro discussioni. Se non trovano il modo di parlare nemmeno con me - che pure sanno come minimo “contiguo”, come potranno parlare ai milioni di potenziali sostenitori di un Bene Comune? E quando io lancio l’idea di Pandora, non si accorgono nemmeno della sua esistenza, pur dopo avere sperimentato che, senza informazione, non si può fare nulla?
Singole cose che Rossi, e soprattutto Montanari propongono, mi sono vicine. Ma la questione è il percorso, il metodo, la separatezza di questi tipo di imprese. Le intenzioni sono sicuramente buone, ma è la strada che non lo è. Vedremo più avanti, forse, come riincontrarci. Ma anche per loro vale il discorso che vale per tutti: senza un nuovo sapere non si può costruire un movimento all’altezza dell’orizzonte che ci minaccia. So bene che il tempo è poco, per tutti, e che la crisi viaggia a velocità di molto superiore alle nostre capacità di risposta. Ma credo di avere imparato le regole per misurare i rapporti di forze reali. Non ci si può gettare in combattimento senza avere misurato prima di tutto le proprie forze. Questo è il momento esatto in cui occorre costruire casematte difensive. Non quello di un’offensiva su larga scala. C’è una sola offensiva di vaste dimensioni che possiamo permetterci. Nella quale, anche se sconfitti, possiamo infliggere seri colpi al dominio avversario: è l’informazione di massa. Pandora non possono fermarla, per ora. Noi abbiamo le forze per farla, tutti insieme, senza chiedere nulla a nessuno che non siano gli attori consapevoli del Bene Comune. Quelli che possiamo mobilitare sono sufficienti.
Chi non capisce questo è meglio che cambi mestiere, perchè vuol dire che non può guidare nessuno, nemmeno se stesso.
Cari saluti
Giulietto Chiesa
Commenti
3 commenti a “Risposta ad un lettore del BeneComune.net”
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D’accordo, e l’ho detto ai miei di PBC.
Se c’è un nemico bisogna affrontarlo. Se non lo sono i media oggi in Italia non so più distinguere il bianco dal nero.
A presto (a Ferrara?)
Alberto
Da svariati ambiti concordo con la necessità primaria di Giulietto della centralità dell’informazione libera;senza questo iniziale baluardo che scalfisca il pensiero unico imperante non penso si possano riportare i giovani,i precari e tutti quelli che chiedono una società non asservita all’Impero,a conoscere l’alternativa che presto sarà vitale.Lavoro in mezzo ai libri e devo,purtroppo,confermare che l’informazione è solo generata attualmente dalla GFSM.
Ennio
Giulietto, come al solito, ha ragione da vendere.
Purtroppo ritengo che un’informazione onesta come quella che si vuole fare con Canale Zero o Pandora TV che dir si voglia, non sia ancora sufficiente.
Negli ultimi 4 o 5 lustri la così detta informazione altro non ha fatto che rimuovere i paletti di riferimento tramite i quali il cittadino poteva crearsi un’opinione di quanto stava accadendo; in poche parole i cittadini sono stati trasformati in zombie politici ai quali è solo concesso di esprimere il consenso ad un autoreferenziante cosca politica, affaristica, mafiosa.
Occorre che il movimento implementi un Centro Studi, ove venga proprio insegnato ai cittadini a decriptare i segnali.
Per esempio se qualcuno considera la storia millenaria di Venezia, trova impressionanti analogie con la storia poco più che centenaria d’Italia; stesso percorso più o meno, ma a velocità quasi decuplicata e sempre più in accelerazione.
A Venezia si sa, saccheggiata da Napoleone e poi ceduta all’Austria, solo una parte dei nobili nel marasma che si venne a creare riuscirono a rimanere proprietari dei loro beni, quelli che si asservirono all’uno prima e poi all’altro occupante.
Oggi in Italia sta succedendo la stessa cosa, occupati in casa nostra dagli USA che propongono e dispongono di territori sul nostro suolo non soggetti alle leggi italiane, asserviti alla NATO, pronti a essere svenduti come Venezia illo tempore, ai nuovi padroni, che probabilmente avranno gli occhi a mandorla; il tutto con una popolazione apatica e abulica che sta a guardare senza nemmeno comprendere quanto sta succedendo, senza comprendere che sono proprio loro l’anello debole di questa perversa catena che si sta sfaldando; si sta, come ben fa intendere il detto veneziano “tirando il manico dietro la mannaia”.
Siamo passati senza il minimo sussulto da un regime proto-democratico a una dittatura pluto-fascista e da quanto ci fanno sapere i mainstream, sembra che la gente rimanga apatica anche le ultime prove di dittatura del nostro indecente governo, con il ricorso al consiglio di stato per impugnare la sentenza del TAR di Vicenza contro l’allargamento della base USA e con l’esercito a pattugliare le nostre strade, forse per abituarci all’idea che le nostre città potranno diventare come Kabul o Bagdad.
Poi riusciamo anche a meravigliarci della mancanza di libertà di paesi come Cina e Russia, tanto per non far nomi.
Qui il nostro Tibet l’abbiamo a Vicenza.
Spero veramente che le forze sane latenti ma non ancora scomparse in Italia possano far sentire in futuro la propria voce, e penso che la proposta di Giulietto sia più strutturata che quella di altre forze con le quali, a mio avviso, sarà necessario confrontarsi. L’unione fa la forza, anche se di solito le forze sane hanno maggior difficoltà ad unirsi rispetto ai vari comitati politico-affaristici-mafiosi, bisogna sforzarsi di rimanere democraticamente uniti.