Rete Campana: appello alla mobilitazione per l’emergenza rifiuti di Napoli
21 Maggio 2008 - Ambiente, Dai movimenti
Siamo nel pieno di un’altra “emergenza” che servirà come quelle precedenti per giustificare l’apertura di forza, contro la volontà delle comunità , di nuove discariche.
Questa volta a farci le spese, in termini di avvelenamento del territorio e della salute, potrebbero essere Savignano Irpino, S. Arcangelo Trimonte nel Beneventano, Chiaiano a Napoli, Eboli nel Salernitano ed infine Vallata nell’avellinese.
Intanto la sollevazione delle popolazioni dell’area nord di Napoli contro la creazione di una discarica nella cava di Chiaiano ha
costretto il sindaco Jervolino a ritornare sulle sue posizioni e rappresentare al commissario De Gennaro la contrarietà del consiglio comunale e dei cittadini a questa ipotesi. Come in precedenza era successo per Pianura, Giugliano, la manifattura tabacchi, si tratta di un risultato significativo della mobilitazione popolare, di cui si verificherà la portata nei prossimi giorni. Solo il ritiro dell’ordinanza emessa il 30 aprile dal governo Prodi darà la necessaria sicurezza che il sito di Chiaiano, sia escluso da quelli destinati a discarica; proprio per ribadire questa esigenza, gli abitanti in lotta dell’area Nord insieme agli altri comitati della Campania hanno deciso di organizzare una manifestazione in occasione del consiglio dei ministri che si terrà mercoledì 21 Maggio a Napoli. Tuttavia il significato di questa mobilitazione oltrepassa la legittima difesa del proprio territorio, facendosi portatrice di più vasti interessi collettivi di difesa della salute e dell’ambiente a Napoli ed in Campania oggi sacrificati agli interessi privati dei grandi gruppi industriali (Fibe, Impregilo, A2A,Veolia.) e delle ecomafie.
Richiediamo l’avvio a livello cittadino e regionale di una diversa politica di gestione del ciclo rifiuti virtuosa e capace di creare nuova occupazione, fondata su riduzione, recupero, riuso e riciclaggio degli stessi nella direzione strategica dei “rifiuti Zero”.
Infatti sono state proprio le politiche finora perseguite dai vari governi locali e nazionali, incentrate sul nocivo ed antieconomico incenerimento, che hanno sabotato l’avvio di una seria raccolta differenziata e scavalcato gli strumenti di controllo democratico, ad alimentare strumentalmente l’emergenza, da “sanare” con l’apertura di nuove discariche in attesa degli inceneritori. In questo modo si è disseminato il territorio agricolo regionale di sversatoi di immondizia indifferenziata, nel tentativo di contrapporre una comunità all’altra, sperperando ingenti risorse pubbliche senza realizzare i provvedimenti
strutturali atti ad avviare un ciclo virtuoso dei rifiuti.
La crisi dei rifiuti solidi urbani viene così a coprire la ben più grave compromissione ambientale del territorio campano, derivante dal ventennale smaltimento abusivo di rifiuti tossici e nocivi dell’industria del nord, tollerata e finanche agevolata dai diversi livelli di governo locale.
In Campania il centro sinistra ed il centrodestra attraverso lo strumento commissariale hanno massacrato sia l’ambiente che la democrazia, ed è dal ripristino di condizioni minime in questi due campi che qualunque autorità sinceramente interessata a voltare pagina deve ripartire. Occorre quindi che le istituzioni nazionali e locali preposte al governo del ciclo dei rifiuti pongano termine alla fase delle decisioni autoritarie ed aprano un reale processo di partecipazione popolare alle scelte in materia e non solo. Che un nuovo piano rifiuti sia scritto in maniera concordata con le comunità in lotta a partire dalle proposte dei comitati, dei movimenti e delle associazioni che in questi anni si sono mobilitate sul fronte rifiuti per ostacolare gli esiti nefasti della politica di discariche e ed inceneritori.
In questo senso, è indispensabile che oltre all’OPCM su Chiaiano il Governo ritiri anche le due ordinanze criminali del 6 e del 20 febbraio scorso, con cui si garantisce l’estensione dei CIP 6 ai tre impianti campani e si permette la combustione delle ecoballe non a norma nell’inceneritore di Acerra.
Tuttavia i segnali provenienti dalla nuova maggioranza politica delineano una sostanziale continuità con gli orientamenti del
precedente governo in materia: il business dell’incenerimento è infatti ampio e radicato e coinvolge entrambi gli schieramenti politici fino ai livelli nazionali. La presenza condizionante della Lega Nord nel governo lascia inoltre poco spazio alla possibilità di realizzare effettive politiche ambientali e sociali a favore del Mezzogiorno che rischia di continuare ad essere bacino di manodopera ed al tempo stesso discarica di rifiuti tossici per il sistema industriale del nord.
Da un punto di vista più generale, i primi provvedimenti annunciati dal nuovo esecutivo in tema di repressione degli immigrati e detassazione degli straordinari delineano una politica incentrata sull’uso massiccio degli strumenti repressivi per il controllo sociale e sul rilancio della produttività aziendale a scapito dell’occupazione ed in direzione di una sempre maggiore precarietà del lavoro e della vita.
Alla luce di quanto detto, riteniamo che sussistano l’esigenza e la possibilità , da parte delle tante forze che in questi anni hanno praticato una reale opposizione sociale ai processi di devastazione ambientale e sociale della Campania (movimenti, associazioni, comitati, centri sociali, sindacati di base, cittadini,..) di esprimere unitariamente una diversa proposta per lo sviluppo dei territori meridionali, a partire dalla questione ambientale e democratica.
A queste forze sociali facciamo appello per la costruzione di una manifestazione di massa Mercoledì 21 Maggio con concentramento alle ore 15 in P.zza Dante in occasione dello svolgimento a Napoli del prossimo consiglio dei ministri per dimostrare con forza questa volontà al nuovo governo
Rete Campana Salute Ambiente
Commenti
4 commenti a “Rete Campana: appello alla mobilitazione per l’emergenza rifiuti di Napoli”
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Analisi pienamente condivisibile nella sostanza, che sarebbe però bene purgare da alcuni spunti demagogici.
Leggendo di “comunità in lotta”, viene infatti da chiedersi come mai non siano entrate da tempo in lotta con la camorra. Se non sia troppo facile e scontata una “lotta” consistente nello scendere in piazza contro misure che ci sfavoriscono, fingendo di dimenticare che non sono, nell’immediato, alternative a più corretti progetti di ampio respiro. Quanta nobiltà ci sia in questo atteggiamento da Cicero pro domo sua.
Leggendo di democrazia e ambiente massacrati dalle istituzioni, viene da pensare se prima che da queste, e insieme a queste, non lo siano stati da carenze di senso sociale o coraggio, o entrambi, da parte del popolo campano; carenze sfociate in atteggiamenti compromissori a loro volta terreno di coltura di abusivismi, violenze camorristiche, nepotismi; di violazione, insomma, generalizzata, “culturale”, della legalità .
O Saviano non ci insegna niente?
Ottimo. Occorre indire ed effettuare manifestazioni di massa, ma non occasionalmente, programmaticamente finché non piegheremo questo stato vessatore e predone ai nostri interessi, agli interessi della società e delle classi lavoratrici. Lo stato ci sta muovendo guerra, anzi, la sua guerra alla società è cominciata da molto tempo. A noi decidere quando e come contrattaccare. Ma ci si deve organizzare efficacemente.
Allora ricapitoliamo.Le nuove discariche no,perchè devasterebbero altri pezzi di territorio già martoriaro;la costruzione di inceneritori neanche,perchè ci sono di mezzo grandi interessi e fino adesso è stato un continuo scaricabarile fra coloro che sostengono l’alto tasso di inquinamento e altri che sostengono il contrario portando come esempio quello di Brescia,Venezia,senza contare quelli tedeschi(che trasportano la nostra monnezza per ricavarci elettricità ),e quello di Copenaghen che dista a un paio di chilometri dal centro città .Chi ha ragione?E mentre discettiamo tranquillamente sul che fare,l’area napoletana è sommersa da montagne di rifiuti come fosse un paese del terzo mondo:anzi no,perchè nel Darfur e Burkina Faso questa vergogna non si vede;purtroppo si vedono altre vergogne con l’opulento Nord da spettatore disinteressato.A tutto questo,milioni di ecoballe non possono essere incenerite in quanto piene di materiale tossico.Questa tragica situazione protratta per oltre 15 anni con evidenti responsabilità dei vari governi e amministrazioni locali collusi con la camorra( a munnezza è oro disse un boss camorrista) deve essere risolta.
A mio parere,debbono entrare in funzione i 4 inceneritori al più presto e nel frattempo avviare la raccolta differenziata sotto severo controllo dei vari comuni.Ricordo che solo il sole,l’acqua e il vento non inquinano.
Nel frattempo,consiglierei al governo di ritirare le truppe in Afghanistan e spedirle nel napoletano a combattere la camorra molto più pericolosia dei talebani.Adesso,basta parlare, bisogna agire.
Purtroppo fin tanto che l’idea che la nostra terra possa assorbire schifezze all’infinito non viene sostituita da 1 approccio diverso, capace di concepire la terra come il nostro ‘giardino’, sarà difficile uscire dall’emergenza e vivere in armonia con l’ambiente. Senza polemica, obietterei agli scettici del cambiamento che esiste un modo moderno di gestire la produzione attraverso metodi compatibili: le 3 R ridurre recuperare riciclare nella fase a monte, e produzione di energia pulita nei vari ambiti del sistema; lo dicono gli scienziati, ai quali va dato peso, e lo confermano gli imprenditori della nuova generazione che operano sulle energie alternative. Fintanto che i politici incompetenti perseguiranno le scelte antieconomiche e i giornalisti compiacenti faranno eco, non mi stupisce che l’opinione pubblica venga in parte indotta a semplificazioni.
Capovolgiamo la questione: se i no fossero quelli del governo? No raccolta differenziata, no energie alternative…
Il WWF espone il dato che si è investito sul nucleare l’80% della ricerca sottraendolo alle fonti alternative.
A chi preferisce i nanocurie alle pale eoliche, cio’ puo’ non interessare.