Remondino: “Maggiore informazione significa maggiore democrazia”

26 Luglio 2008 - Comunicazione 

Intervista con Ennio Remondino di Stefano Petti - Megachip

Prosegue il ciclo di interviste alle personalità della cultura e dello spettacolo che hanno aderito al progetto di informazione democratica promosso da Megachip. Questa volta è toccato a Ennio Remondino, celebre inviato di guerra nei Balcani e voce tra le più attendibili (e dissonanti) dell’informazione giornalistica italiana.

D. Perché ha scelto di sottoscrivere il progetto del nuovo format televisivo di informazione libera proposto da Megachip? E’ pensabile, in Italia, di vincere la battaglia contro la mediocrità, la censura, i bavagli dei poteri forti?

R. Quella della libera informazione è un’emergenza democratica nazionale, e sta sotto gli occhi di tutti. E’ arrivato il momento di battersi e insistere a richiederla, direi oltre l’illusione di poter raddrizzare le gambe al servizio pubblico, e di poter pluralizzare le voci informative aldilà della dualità Mediaset-Rai. Questa è una battaglia che deve partire dal basso - convinti come siamo - e con l’obbligo di convincere gli intellettuali e la “base” che maggiore informazione significa maggiore democrazia.

Vinceremo questa battaglia? Sono abbastanza convinto che si potrà – non so quando, non so se la vedrò io – ma dovremo sforzarci di vincerla, d’altronde ci sono delle battaglie che vanno fatte a prescindere dalla certezza di arrivare a un buon risultato. Questa è sicuramente una di quelle…

D. Che attenzione darebbe al tema della politica estera - di cui si occupa da anni come inviato di guerra – e quali sono gli scenari geopolitici cui dedicherebbe maggiore attenzione di quella che viene dedicata adesso?

R. Certamente molta più attenzione di quella che gli viene concessa ora. In secondo luogo cercherei di evitare nella politica estera lo stesso vizio che si usa nel riportare la politica italiana, cioè la politica estera di Palazzo, che vuol dire Bruxelles, vuol dire Washington, e quindi la “parlamentarizzazione” della politica estera, la “chiacchiera” tra i potenti del mondo…

Una volta tanto, poi, sarebbe importante cercare di anticipare le condizioni di un eventuale conflitto che sta per determinarsi, prima dell’evolversi di una crisi di guerra. In una battuta, nella televisione attuale le guerre nascono sempre orfane e muoiono sempre senza figli. Nel senso che non c’è mai un racconto prima che diventino guerre, e si ricade di continuo nell’enfatizzazione spettacolare dell’evento bellico, perché fa audience e fa parte del modello enfatizzante di questa televisione.

Così alla fine del conflitto ci accorgiamo che non sono state raccontate nemmeno le conseguenze del conflitto stesso, si rimane come senza figli…

Le conseguenze delle guerre molto spesso invece ci svelano le bugie della guerra, e delle cause che ne sono all’origine.

D. Le televisioni private hanno lobotomizzato intere generazioni di adolescenti, disabituando all’ascolto, alla ricerca, all’amore per la cultura e abbassando drasticamente il livello dell’attenzione e della partecipazione “attiva”.

Alla luce di ciò, è possibile arrestare il clima di imbarbarimento mediatico con un’informazione libera e indipendente se prima non si riflette sui codici espressivi che la veicolano?

Cioè i contenuti, le informazioni non “filtrate”, basteranno a riscattare il silenzio tombale di decenni o bisognerà sforzarsi di aggiornare e rivedere anche i contenitori?

R. E’ un percorso lungo da affrontare, troppi anni di vuoto e una concorrenza esasperata verso il basso. Questa televisione non è un prodotto casuale, è un prodotto drammaticamente pensato a tavolino. Produrre spazzatura a Napoli ha fatto arricchire la Camorra, produrre spazzatura televisiva in Italia ha fatto arricchire virtualmente una certa visone della politica, una certa visione della scolarità di basso profilo, ha esasperato il qualunquismo, ha fatto arricchire certi partiti, che nascono soltanto sulla vendita dell’immagine e non dei contenuti; ti prometto l’impossibile, non mantengo nulla, ma ti convinco a vivere in un contesto “contro” gli altri e a vantaggio tutto tuo (l’esaltazione dell’egoismo stupido)!

Un certo modello di non cultura è assolutamente funzionale a tutto questo, molto ben pianificato purtroppo…

Dovremmo riflettere su questo, non sarà un’operazione facile: non credo che incominciando a fare programmi di grande livello, potremmo avere subito quei riscontri di attenzione che - essendo cresciuti con un altro modello culturale - ci immaginiamo o vorremmo sperare…

Perciò sarà una battaglia da portare avanti attraverso tante istanze: la scuola, la società nel suo insieme, il recupero di una concezione più alta della politica, cioè di una politica che si metta ancora a disposizione delle idee e non delle lobby di potere che continuano a chiamarsi “partiti”, ma che sono un’altra cosa dai partiti…

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