Referendum “No dal Molin”: un SI per difendere Vicenza dal progetto militare

4 Ottobre 2008 - Ambiente, Democrazia 

Le ragioni di un NO - genericamente - possono essere tante. E possono avere molte facce. Da quella di un genitore al figlio che vuole cambiare il cellulare dopo due mesi a quella di un titolare di filiale che nega un mutuo… Da quella di chi dovrebbe concedere un più equo salario ai dipendenti a quella di chi quell’aumento attende da anni…

Domenica prossima, a Vicenza, vedremo la faccia di un NO che ormai da troppo tempo non vedevamo. La faccia di un NO che è un ADESSO BASTA!

‘Stavolta il rifiuto e la protesta nascono solo “dal basso”, da un comune sentire che si ribella a una nutrita e ripetuta serie di sopraffazioni che riassumono in un contesto unico la prepotenza e la stupidità di un Potere mai pago di sé.

Domenica prossima, a Vicenza, assisteremo a qualcosa che sarà una pietra miliare del percorso di risveglio delle coscienze che molti e molti segnali indicano come ormai inesorabilmente avviato.

Troppi sono ormai coloro che pur con luci ed ombre - ancora in modo disgiunto, ed anzi proprio per questo eloquente - si aggregano intorno ad iniziative e movimenti dagli obbiettivi più diversi quali Pandora per una informazione corretta e completa, i GAS Gruppi di Acquisto Solidale per un consumo intelligente, quali la Decrescita felice per un nuovo approccio alle risorse, quali la Permacultura per un diverso concepire l’ambiente ed i rapporti con esso e fra di noi, quali lo SCEC per una nuova economia - e decine di altri.

Quello che succederà domenica a Vicenza, ancora non sappiamo (il Potere potrebbe tentare un colpo di mano?), ma niente meglio del messaggio che ho ricevuto ieri da un amico là presente potrebbe descrivere qual è il clima che là si sta vivendo. A poco varrebbe ricordare che il raddoppio della base americana, ben al di là delle turbative che produrrebbe nel territorio vicentino, è rifiutato anche per il rifiuto ad appoggiare chi vuole la terza guerra mondiale e molte altre ragioni.

Qualunque riflessione sarebbe riduttiva e scolorita rispetto al sentimento che muove la protesta. Un’immagine vale più di mille parole.

Questo il messaggio integrale dell’amico:

Un passaparola di sms ed email cominciato alle 13 di ieri [1° ottobre - nota mia], nell’arco di un pomeriggio, ha riversato in piazza un numero stimato sulle 8 mila persone. Un breve percorso per le vie del centro con fiaccole, bandiere e fischietti, fino a riempire la piazza principale, Piazza dei Signori, grande come un campo di calcio. Dopo alcuni interventi, prende la parola il sindaco: “Il consiglio di stato ha valutato come “inutile” la consultazione popolare. Ma la cittadinanza vuole esprimere il suo parere su questa questione. Così se non potremo andare a votare all’interno delle scuole, andremo a votare all’esterno. La consultazione si svolgerà regolarmente e sarà autogestita.”
 
La voglia di democrazia, la voglia di contare qualcosa è sempre più sentita. Quando ci si trova in piazza riconosciamo il nostro valore, ci incontriamo, ci sorridiamo, ci confrontiamo e sentiamo di contare davvero qualcosa per noi stessi e per gli altri. Persone di tutte le età ed estrazioni sociali vogliono esserci, vogliono vivere il loro territorio, vogliono incarnare la democrazia più vera e l’incontro più reale. Lontani dall’ottundimento televisivo che ci vede sempre e solo spettatori/consumatori, dipendenti come lattanti da un sistema ad encefalogramma piatto.

Parole che si commentano da sole in tutta la loro portata.

Tantopiù se consideriamo che capofila del rifiuto e della protesta è il Primo Cittadino della città e che Egli ben sa di dover combattere fra l’altro anche contro i protocolli che dal 1946 IMPONGONO a tutti gli italiani di DOVER accettare volenti o nolenti la cessione di porzioni di territorio italiano (ovunque ubicate) per la costruzione di basi militari USA.

Le ragioni di un NO possono avere molte facce. Quella di chi dice ADESSO BASTA! ne avrà solo una. Moltiplicata migliaia di volte.

di Marco Cappelli

Commenti

Un commento a “Referendum “No dal Molin”: un SI per difendere Vicenza dal progetto militare”

  1. Paoluccio Anafesto on 5 Ottobre 2008 11:22

    ” i protocolli che dal 1946 IMPONGONO a tutti gli italiani di DOVER accettare volenti o nolenti la cessione di porzioni di territorio italiano (ovunque ubicate) per la costruzione di basi militari USA.”
    Ma questo mutuo, dopo 63 anni, non si è ancora estinto?
    Dobbiamo rimanere schiavi degli extracomunitari a stelle e strisce per quanto ancora?
    Un minimo di dignità perdio!
    Per quanto dobbiamo ancora sopportare e far buon viso a stragi di stato, incidenti sul nostro territorio che non ricadono sotto la giurisdizione italiana, sopportare sette e organizzazioni segrete di tipo fascista come Gladio e P2 sponsorizzate da questi sgraditi e arroganti ospiti?
    Quando i nostri quisling, politicanti insulsi e senza dignità, verranno processati per alto tradimento per aver tenuto le fila di quello che si sta dimostrando a tutti gli effetti un invasore senza moralità alcuna?
    Vidkun Abraham Lauritz Jonssøn Quisling venne giustiziato dal Fronte Patriottico Norvegese il 24/10/1945; noi abbiamo celle sufficienti per i quisling di casa nostra?
    Alla faccia dei bischeri della Lega “padroni a casa nostra” senza però specificare chi sono i padroni, preferisco di gran lunga qualsiasi extracomunitario clandestino che viene in Italia per migliorare la sua vita e quella dei suoi cari, piuttosto che che l’extracomunitario che viene in Italia a portare la guerra e che è l’unico che nella sua supponenza non si integra per nulla con la popolazione.

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