Ravera: “In Italia abbiamo un’informazione che non si fa capire”
26 Luglio 2008 - Comunicazione
Intervista di Federica Santoro a Lidia Ravera
Intellettuale, scrittrice, giornalista, chiediamo a Lidia Ravera perché ha deciso di aderire al progetto del Format tv per un’informazione democratica, proposto da Megachip.
Penso sia necessaria una voce libera che informi i cittadini e che rispetti le priorità reali della politica e non quelle dettate dal palazzo. La tv passa informazioni di massa, credo che cercare di entrare in questo circolo, con tutte le difficoltà che potrà comportare, sia fondamentale, oggi, per avere almeno uno spazio di informazione vera, che non risponda a padroni.
Sul sito di megachip c’è stato di recente uno scambio di opinioni molto acceso tra Giulietto Chiesa e Paolo Barnard dopo la pubblicazione dell’articolo di Barnard “L’informazione è noi”. La tesi sostenuta nel pezzo è in sostanza che l’informazione che abbiamo è quella ci meritiamo…
Dire che il popolo è bue è troppo comodo come alibi. È troppo facile incolpare dello stato delle cose chi non ha coscienza di esso e delle sue cause.
Pensi che non ci sia abbastanza consapevolezza sullo stato dell’informazione in Italia?
Credo che la maggior parte della popolazione sia stata diseducata volontariamente in questi anni, gradualmente nutrita di immondizia da tv e giornali spazzatura. Ora bisogna invertire la tendenza.
Sempre Barnard nel suo articolo include in un’ipotetica “industria della denuncia dell’indignazione” programmi come Anno Zero o libri come La Casta e Regime , o il populismo di Grillo, definendoli “inutili paladini della contro-informazione”. Cosa condividi di queste affermazioni?
Penso che questi siano tentativi di squarciare il velo che copre l’informazione, e ci riescono viste le vendite de La Casta e l’enorme partecipazione dei V day di Grillo. Non sono d’accordo però con questo tipo di manifestazioni un po’ da anime belle: condivido le canzonature della nostra classe dirigente ma credo che la critica resta solo un punto di partenza che non ci assolve da quelle responsabilità, che come intellettuali e giornalisti abbiamo verso la gente che ci ascolta.
Quali sono, secondo te, gli argomenti su cui l’informazione è più imbavagliata?
C’è un’informazione mancante più che imbavagliata. Mancano approfondimenti sulle questioni ecologiche e sulle disparità che affliggono la popolazione mondiale. I nostri telegiornali passano minuti preziosi su ping pong di governo, saltando da un politico all’altro in un gioco inutile che non interessa a nessuno e che tralascia di affrontare temi fondamentali come ad esempio il problema dell’immigrazione, trattato con la stessa superficialità con cui si decide di applicare norme restrittive espellendo con direttissima il clandestino trovato senza documenti o senza permesso di soggiorno, trascurandone le cause. In questo modo gli italiani non sono veramente informati perché non si affronta mai il problema alla base.
Commenti
Vuoi commentare?
