Paolo Ferrero nuovo leader del Prc, Vendola: sconfitto ma niente scissione
27 Luglio 2008 - Attualità , Democrazia
Notte di trattative ma non c’è intesa. Il Governatore pugliese: «Ho perso ma la battaglia continua. E’ la fine della storia di Rifondazione». «Io sono sconfitto ma sono sereno perchè da comunista ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Compagni della mozione 2 ci vediamo nell’area politico-culturale “Rifondazione per la sinistra”». Niky Vendola ammette che non diventerà segretario di Rifondazione salendo sul palco e annuncia la nascita di una corrente di minoranza, smentendo qualsiasi ipotesi di scissione.
«La seconda mozione - annuncia dal palco il governatore della Puglia - non abbandona Rifondazione ma è qui per continuare la battaglia perchè siamo il 47,3% del partito»: Vendola nel suo intervento sfida i compagni del nord «a venire a vedere al sud come si combatte l’illegalità e come si sfida la mafia a viso aperto». Il governatore pugliese ha attaccato il fatto che «questo congresso sta scegliendo la strada di composizione di una maggioranza che esiste solo in alchimie ricercate pazientemente». Alchimie, ha evidenziato il leader della mozione 2, «senza respiro nè prospettive che non danno futuro a Rifondazione».
Non è servita dunque l’ultima riunione notturna. L’aspro dissidio fra l’ala bertinottiana di Rifondazione e quella guidata da Paolo Ferrero resta. Il documento politico che sarà approvato oggi contiene l’indicazione della «sconfitta» dell’ipotesi politica della “costituente della sinistra”, propugnata dalla mozione due di Nichi Vendola, e di ogni ipotesi di confluenza del partito in altre formazioni, infine la garanzia che il Prc si presenterà alle prossime elezioni con il proprio nome e simbolo. Ieri, peraltro, con voto bipartisan, il congresso ha approvato un emendamento che impone una maggioranza del 75% del Comitato politico nazionale per chiunque in futuro voglia proporre la presentazione di Rifondazione alle elezioni senza nome e simbolo sulla scheda.
Di fronte a questo scenario, il candidato più probabile per la segreteria è Paolo Ferrero, che si è garantito l’appoggio delle altre mozioni congressuali, aprendo anche alla terza, fautrice della “unità dei comunisti” con un passaggio del documento politico che accenna a «convergenze con forze comuniste, anticapitaliste e di sinistra». A questo punto, nella mozione due si dà per probabile il ritiro della candidatura di Nichi Vendola: «E a meno che il documento politico non cambi - precisano i suoi - è fuori discussione la presentazione di una altro nostro candidato». I vendoliani a questo punto si tirano fuori dalla segreteria nazionale. Mentre a Ferrero e ai suoi alleati spettererà il compito non facile di gestire il ridimensionamento dell’apparato del partito (a causa del risultato elettorale i fondi a disposizione si sono molto ridotti) cercando di evitare la probabile diaspora del gruppo dirigente bertinottiano.
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