Pandora, intervista a Marco Revelli e Riccardo Petrella

26 Luglio 2008 - Comunicazione 

di Nadia Redoglia

 

Abbiamo illustrato il progetto Pandora Tv al sociologo e docente Marco Revelli, figlio del grande partigiano Nuto, ed ha accolto con piacere la nostra iniziativa che, a parer suo è un progetto che in assoluto deve andare avanti. Gli chiediamo

D. cosa pensa di una televisione ‘senza padroni’?

-La sua risata è tutt’uno con la risposta-

R. potrebbe rivelarsi un autentico miracolo visto che ad oggi una tv ‘senza padroni’ può sembrare un’utopia dissennata 

D. Cosa pensa sia principale, necessario per fare televisione libera?

R. Credo che sia necessario come punto di partenza qualsiasi discorso non conformista e non schiacciato sul racconto che oggi ci viene fatto quotidianamente. Viviamo in un mondo di menzogna, di falsificazione di costruzione di un non senso del mondo che urta costantemente con l’esperienza quotidiana di ciascuno di noi.

D. Intende una specie di circuito senza sbocchi?

R. Infatti. La comunicazione che possediamo si afferma come unico discorso possibile esistente, provoca una sensazione soffocante di asfissia che si prova nel circuito che va dai media televisivi alla carta stampata, alla classe politica in un circuito chiuso, appunto, un gioco di specchi in cui ognuno fa il proprio interesse e tutti quanti fanno finta di crederci ed è questa coltre che è necessario lacerare . Occorre dimostrare che c’è un altro racconto possibile ed esistente che non è la follia che ci viene raccontata ma è l’esperienza che viene fatta quotidianamente dagli altri, abbiamo bisogno dell’esperienza di ciascuno e un canale di comunicazione che unisca, che permetta i confronti, che inviti alle riflessioni, che faccia scattar impulsi in chi riceve l’informazione,di amdare alla ricerca del dialogo. Il progetto Pandora è la condizione perché si possa ricominciare a incidere sulla realtà abbandonando il virtuale.

Lo salutiamo confortati dall’incoraggiamento e più che il miracolo che preferiamo per ora accantonare ché troppo inflazionato, gli restituiamo la simpatia promettendogli di fare comunque il possibile.

 

Chiediamo al prof. Riccardo Petrella economista, docente in più università, presidente del comitato mondiale dell’acqua che ha deciso di appoggiare il progetto Pandora Tv, cosa ne pensa del sistema informazione nel nostro Paese

R. Ne penso molto male nel senso che effettivamente non si può dire che c’è l’informazione, ma l’imposizione di far vedere il mondo in una certa maniera. L’informazione è fondamentale quale veicolo che trasporta le opinioni della gente, che parla delle interpretazioni della gente, invece questa qui impone un’opinione standard di come la gente deve prendere visione del mondo.

D. ci pare di capire che in qualche modo la televisione, i media in generale, impediscano la libertà personale

R. Siccome l’informazione che non è partecipativa, non è plurale,dunque non è libera forma strumento politico di oligarchia , automaticamente il sistema non può essere democratico.

D. Cosa proporrebbe dunque per ostacolare questo sistema oligarchico?

R . Abbiamo bisogno di un’informazione che viene dalla gente, i media devono essere lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi è in grado di narrare il proprio mondo, le proprie visioni di vita quotidiana, di far conoscere e di farsi conoscere. C’è emozione nel raccontare la propria storia ed ascoltare che qualcuno la raccoglie e la trasporta al mondo, verso gli altri. Immaginiamoci ad esempio l’esperienza di una donna orientale raccontata da se stessa a una donna del nord Europa. Questi sono eventi che fanno la bellezza partecipativa, emotiva. Le emozioni sono fondamentali per vivere insieme, per costruire le società.

D . Lei quindi ritiene che fondamentale sia riscoprire i bisogni dell’essere umano per fare corretta informazione

R. Si perché la comunicazione è essenza dell’essere, è lo strumento attraverso il quale ciascuno di noi è in grado di narrare il proprio mondo. Adesso possediamo giusto una serie di dati statistici , ed ezpertise . Uno dà i dati che chiama informazione e l’altro, tacendo, li deve ricevere perché provengono dall’esperto. Una buona informazione mi mette in contatto con gli altri, pone ciascuno di noi sullo stesso piano di capacità di trasmettere, di conversare, una buona informazione è contro l’esperto perché dal momento in cui accettiamo la voce di colui che tutto sa e dà, non conosceremo mai la diversità delle molteplici opinioni. Non esiste un esperto che ha queste capacità.

D. Dunque lei realizza che stiamo nei tempi dell’individualismo e che ci stiamo giocando la solidarietà.

R . Certamente. L’attuale informazione non consente la comunicazione nel senso della condivisione di progetti presenti e futuri, non fornisce strumenti di sicurezza, si inculcano solo dati e nozioni che valorizzano l’imperativo della sicurezza di un solo individuo e in quel momento sparisce la ricchezza della società con le sue ricchezze individuali.

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