Napoli: il precipizio dei rifiuti urbani diventati merce Spa o Srl
4 Giugno 2008 - Ambiente, Dai movimenti, Democrazia
Riportiamo un’intervista fatta il maggio scorso al Segretario Generale dell’Assise di Napoli che può aiutare a capire dove i rifiuti solidi urbani ‘merce’, o Spa e Srl, hanno fatto precipitare noi Italiani.
Nel giorno in cui Napolitano si dice “angosciato dai rifiuti” e Berlusconi torna in città per difendere la linea dura, i magistrati, attaccati ieri da Bertolaso, continuano gli interrogatori. In discussione ci sono l’ideazione della Superprocura che va contro la Costituzione, e il diritto a manifestare. Contro il decreto si fa sentire la società civile, toccata anche dal caso rom. Ne parliamo con Nicola Capone, Segretario dell’Assise di Napoli e del Mezzogiorno. La società civile suona la carica. La Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, che si batte da anni contro la gestione del caso rifiuti, non rinuncia a dire la propria sulla situazione napoletana, un’emergenza ambientale, politica e democratica senza precedenti. In una conferenza stampa, stamane, sono state promosse le linee guida contro il governo, per fare emergere vizi e omissioni del decreto.
Erano presenti tra gli altri anche il giudice del tribunale di S.Maria Capua Vetere, Carlo Modestino, e Danilo Risi dell’Associazione Giuristi Democratici. A spiegarci il punto di vista dell’Assise e le rivendicazioni della cittadinanza campana, è il Segretario Generale Nicola Capone.
Segretario, qual è la posizione dell’Assise rispetto al decreto del governo?
Abbiamo criticato sopratutto tre punti fondamentali. Il primo è il fatto che si lede il diritto a manifestare, quando si dice che chiunque creerà un’interruzione nella gestione dei rifiuti impedendo ai mezzi di accedere alle discariche, o solo facendosi promotore di iniziative contrarie alle decisioni governative, è imputabile fino a 5 anni di carcere. Questo crediamo sia un elemento preoccupante per la democrazia. Secondo punto è la creazione di un tribunale speciale ad hoc per Napoli. Si va contro l’articolo 102, come ha ricordato nei giorni scorsi Stefano Rodotà . Si compromette il lavoro svolto da uffici giudiziari, come quelli di Nola e S.Maria Capua Vetere, che hanno in questi anni fatto un lavoro eccellente sul piano delle indagini e delle inchieste sui reati ambientali e sul traffico illecito di rifiuti. E si concentra tutto in un tribunale, come quello di Napoli, già carente per sua struttura, oberato di lavoro, che fatica anche solo con  l’ordinaria amministrazione. Se poi si aggiunge che vengono assorbiti tra i reati ambientali anche l’abusivismo edilizio, o altri piccoli reati come quelli legati alle concessioni dei grandi centri commerciali, avremo un ingolfamento giuridico, che si incrocerà coi termini della prescrizione, e favorirà il condono sui reati ambientali. Terzo punto: il fatto che si preveda l’interramento nelle discariche dei rifiuti speciali. Sono previsti una serie di codici di identificazione dei rifiuti che vengono abilitati ad essere interrati coi rifiuti solidi urbani. Così sulle discariche, diventate “aree di interesse strategico nazionale”, verrà applicato il segreto di stato, blindando così di fatto la giustizia, in quello che è già il paese delle ecomafie.
E’ un modo di blindare anche la protesta. Come farete sentire la vostra voce?
Noi ricorreremo alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia Europea. Il decreto va contro la direttiva 31/99 della Comunità Europea, che regola il modo in cui devono essere fatte le discariche e per la quale già siamo stati sanzionati lo scorso 10 aprile dalla Corte di Giustizia Europea, perchè quelle campane risultano tutte fuori norma. Noi riteniamo di stare difendendo la costituzione e i diritti fondamentali, appellandoci al diritto-dovere di resistenza della popolazione in una situazione al di fuori di qualsiasi ordine di stato di diritto. Per la Campania è stata creata una giurisprudenza speciale, che fa di noi un popolo a parte. La tutela della salute viene di fatto superata dalle procedure per risolvere l’emergenza rifiuti.
Ma non c’è il rischio che al di fuori la protesta venga strumentalizzata, ritenuta pretestuosa, come qualunque manifestazione contro una discarica che da qualche parte di deve pur fare?
Che la protesta non sia un semplice “non nel mio giardino” lo dicono le cronache. L’emergenza campana, come ricorda il giudice Donato Ceglie, che da anni si batte su questo terreno, esiste perché le discariche si sono saturate anzitempo poiché hanno accolto rifiuti provenienti da tutta Italia, e talvolta dall’Europa. Qui si sono smaltiti i rifiuti di industriali che per i costi elevati non sono stati smaltiti altrove. Così si sono riempite le nostre discariche, al di là della mancata educazione alla raccolta differenziata di una parte della cittadinanza. E’ ovvio quindi che non è una battaglia localistica. Ma solo l’urgenza di far capire che il problema è nazionale. Noi abbiamo lanciato l’allarme cambiando i termini del ragionamento. Sono noti oramai il traffico di rifiuti speciali e l’emergenza sanitaria e ambientale che non ha pari in Europa. Sono problemi nazionali e internazionali. Le otto discariche dovrebbero servire a smaltire 10 milioni di  tonnellate di rifiuti. Quattro inceneritori hanno una potenza di 2 milioni e 400mila tonnellate di rifiuti l’anno. E la Campania produce solo 2 milioni di rifiuti l’anno. Tutta questo potenziale di interramento e di combustione a che serve se non perché qui si vogliono smaltire i rifiuti provenienti da altre zone d’Italia?
La sensazione è che però a Napoli tutto venga estremizzato, finendo in unico bailamme che dai rifiuti arriva al caso rom. Voi criticate la mano dura del governo anche su questa vicenda?
Sicuramente è un unico calderone. Questo decreto ha un unico grande vizio: il modo in cui è nato. Ci sono un analfabetismo emotivo e un analfabetismo politico. Queste comunità sono residenti da quasi vent’anni sul nostro territorio e da poco sono comunitari, vivono in difficoltà , talvolta creando anche disagio alle popolazioni.
Ma se si pensa di risolvere il problema con una sorta di test emozionale che cavalca l’isteria collettiva, affidandosi a manganelli e molotov, allora si produce una semplificazione eccessiva, che mira a eliminare il problema non a risolverlo. Il
tutto prende forma dalle procedure speciali che calpestano tutto ciò che è calpestabile, dai diritti fondamentali alle norme comunitarie. Così facendo, si sceglie una strada pericolosissima, che creerà il presupposto per agire in deroga in qualunque situazione di protesta. Dalle Tav al Ponte sullo stretto. Il governo avrà sempre il pretesto dell’episodio a cui appigliarsi.
E a Ponticelli l’episodio del rapimento della bambina ha suscitato non pochi dubbi…
Il caso specifico è piuttosto contraddittorio, gli elementi confusi. La ragazza dice che erano in appartamento, e solitamente sono lì con le porte aperte. Si parla di una rom che apre la porta, quando in quel quartiere ci sono tutte porte blindate, avrebbe dovuto forzarla. Poi, una ragazza di 16 anni che in pieno giorno esce con un bambino in braccio senza nasconderlo. E’ inverosimile, ed è stato dimostrato. Le incoerenze nel racconto fanno pensare di un linciaggio preordinato, anche alla luce del fatto che il terreno su cui sorgeva la baraccopoli è stato dichiarato edificabile da poco, e ampi spazi edilizi sono oggetto di interesse da parte dei clan. Ma al di là del caso specifico non esistono casi di rapimenti di bambini da parte di rom. Si parla senza conoscere le tradizioni e i costumi delle popolazioni che si accusano. E che non sono nomadi, ma stanziali, presenti a Ponticelli dal 1991. I ragazzini nati lì sono napoletani a tutti gli effetti.
Ne viene fuori un quadro in cui anche l’opposizione pacifica contro il decreto sembra venire delegittimata dagli interessi dei clan e dai tentativi di infiltrazioni di frange camorristiche all’interno dei gruppi di manifestanti. Come distinguere la natura della protesta?
Bisogna fare attenzione. Sono presenti a protestare varie anime. Tra queste il Coordinamento Regionale Rifiuti, una nuova realtà unica che mette insieme per la prima volta in Italia, tutti i comitati regionali, con tanto di statuto. Il Coordinamento lotta da anni rivendicando quello che richiede la legge. Cioè, non possono essere interrati rifiuti indifferenziati. Poi, gli interessi diversi esistono, a Pianura come a Chiaiano, e purtroppo talvolta emergono. Anche a Ponticelli, dove i comitati pro-rom hanno sfilato, pur con poco sostegno politico e poca risonanza mediatica. A Chiaiano ci sono lotti in costruzione gestiti da gruppi camorristici, che non vogliono la discarica così come non la vogliono i cittadini.
Ma la chiarezza della nostra protesta parte dal no alla discarica e dal ripristino ambientale della zona, e va anche contro la speculazione edilizia. Una linea che ci mette al riparo da qualsiasi sponda di tipo opportunistico da parte di  gruppi, politici e non, legati alla camorra. Anche per questo andremo in piazza il 21 giugno, con una marcia popolare per la democrazia, la giustizia e l’ambiente, con cui confluiranno a Napoli tutti i comitati regionali del paese.
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