L’Abruzzo ha ancora un futuro?
27 Settembre 2008 - Ambiente
Dopo mesi e mesi di inspiegabili rinvii il TAR ha emesso la sentenza sulla costruzione del ‘Centro Oli’ a Ortona. Ed è una sentenza di morte per il futuro della regione adriatica. Al contrario di ogni aspettativa, sono stati spazzati tutti i ricorsi presentati da Istituzioni, ambientalisti, agricoltori e associazioni varie.
Una sentenza che va oltre ogni possibile scenario prevedibile. Il tribunale amministrativo ha spazzato via, nei pochi minuti della proclamazione della sentenza, tutte le possibilità attuali per fermare la costruzione dell’impianto ENI. Infatti, insieme al rigetto del ricorso, è stata dichiarata inapplicabile la legge regionale che bloccava ogni costruzione sulla costa fino al 31 dicembre. Alla luce di questo, oggi, mentre la tastiera batte queste righe, l’ENI potrebbe aver già ricominciato i lavori e l’apertura del ‘Centro Oli’ essere imminente.
Le motivazioni della sentenza sono a dir poco aberranti. Il TAR afferma testualmente che l’interesse energetico(che nessuno, dati scientifici alla mano, è mai riuscito a dimostrare possano essere tutelati dalla costruzione del Centro Oli) ha pari valore, se non superiore, alla salute pubblica e alla tutela dell’agricoltura e delle attività economiche ad essa connesse. Poche righe nelle quali si sancisce il sacrificio della salute pubblica, della vita di migliaia di persone, ad un ’superiore interesse economico’. Una retorica cruenta degna della peggior dittatura novecentesca. Riecheggiano ancora nelle orecchie dei più anziani, e di chi crede nel valore della memoria, le parole di Benito Mussolini all’ingresso dell’Italia in guerra. “Abbiamo bisogno di alcune migliaia di morti per sedere al tavolo dei vincitori”.
A questo va aggiunto che il tribunale amministrativo ha affermato che WWF e Legambiente, in quanto associazioni ambientaliste, non potevano promuovere il ricorso non essendoci un loro interesse da difendere. “Non si può ritenere che abbiano anche la facoltà di impugnare atti che potrebbero in astratto arrecare danni alle coltivazioni agricole anche sé di pregio. Se fosse vero questo allora sarebbero abilitati a impugnare qualsiasi opera di carattere pubblico o privato che potesse eventualmente arrecare danni all’ambiente considerato in tutti i suoi aspetti anche di carattere urbanistico” scrivono i giudici.
Una situazione che sgomenta e agghiaccia. Se il risultato doveva essere questo perché mesi e mesi di rinvii?
Il futuro dell’Abruzzo, la vita dei suoi abitanti, la qualità delle sue terre sono oggi irrimediabilmente avviate verso la distruzione. In tutti questi mesi tante sono state le speranze e le aspettative, alla luce anche della straordinaria mobilitazione popolare, civile e istituzionale. Oggi è rimasto solo, flebile e soprattutto rischioso considerato che l’ENI è da subito autorizzata ai lavori, il ricorso al Consiglio di Stato. Insieme all’indignazione e alla rabbia, alla necessità vitale di non cedere il proprio futuro ad una oligarchia chiusa e bieca, pochi rinchiusi in una stanza che hanno venduto l’Abruzzo.
Questa mattina Enrico Paolini, vicario dell’ex governatore Del Turco, ha esaltato i risultati della stagione turistica estiva abruzzese. Dati strepitosi, addirittura in controtendenza rispetto al trend nazionale. Paolini, preso dall’entusiasmo, si è lanciato nella temeraria proposta di finanziare gli aeroporti Alitalia con fondi regionali, per sostenere la compagnia. Qualcuno ci spiegherà con calma dove, visto che stiamo raschiando il barile, l’Abruzzo prenderebbe questi soldi. E, soprattutto, spiegategli che il turismo in Abruzzo è finito. Sarà tra le prime vittime del Centro Oli.
Alessio Di Florio - Peacelink.it
Commenti
Vuoi commentare?
