La politica dei comitati cittadini: ecco da dove ripartire

2 Giugno 2008 - Democrazia 

Il processo di disillusione politica che ha coinvolto gran parte del pianeta sociale Italia inganna i politilogi e ogni previsione. Quello che una volta si chiamava “classe operaia”, oggi è fatto da persone che primeggiano nello scagliarsi contro i più deboli, che primeggiano nell’inseguire stili di vita borghese altolocati, che primeggiano nel votare Lega Nord.

Le ideologie hanno perso attrattiva persino per i più giovani, mentre gli utlimi idealisti in estinzione tendono inconsapevolmente ad autoghettizzarsi. I tassi di scolarizzazione del popolo italiano risultano tra gli ultimi posti a livello europeo, la religione riconquista spazi e la cultura precipita nell’obsoleto. L’inflazione divora il potere d’acquisto delle famiglie, ma tutti sono già pronti a sedersi e a godersi i nuovi europei di calcio. Le morti bianche cominciano a non fare più notizia, Berlusconi ricomincia con i soliti colpi di spugna per preservare i propri interessi.

Sembra un film visto e rivisto, o meglio un libro letto e riletto. Ma nel frattempo qualcosa in Italia è cambiato veramente. E non nel potere gerontocratico. Che si chiami Andreotti o Berlusconi, la sostanza rimane tale quale. Con il secondo solo più arrogante nell’evidenza dei suoi soprusi.

L’Italia è cambiata, ma nel suo Dna. Nel suo modo di porsi nei confronti dell’altro. Che sia questo il vicino di casa, il compagno di scuola, il collega o il negoziante, sembriamo sempre di più alla ricerca di  nemici a cui affibiare colpe. Per porre muri che ci separino dal diverso, perchè questa dicono sia la soluzione.

Il momento di fidarsi di chi non si conosce, di chi promette qualcosa, di chi dice di difendere i tuoi interessi, è passato. La rappresentanza ha fallito e gli effetti di questo fallimento sono come un’onda anomala che travolge le persone a partire dalla più semplice quotidianità. Dove è più facile cogliere il rom che ti chiede l’elemosina, il rumeno che ti importuna con le rose o il nero che cerca di venderti griffe contraffatte.

Come ben detto da Roberto Seghetti in anni e anni di televisione commerciale si è riusciti in un processo di devastazione simbolica del concetto stesso di democrazia. La libertà non viene più misurata in qualità e rispetto dei diritti civili, ma è diventata libertà di consumo. “L’Italia è una Repubblica democratica basata sul consumo”. Questo recita l’articolo 1 della nuova costituzione italiana. Ed è così che chi vende a minor prezzo vince, come ha fatto nuovamente Berlusconi.

Di fronte a una realtà così traumatica, sembrano però fiorire esperienze totalmente spontanee, che nella forma non amano ricoprirsi di una contestualizzazione politica, ma che invece nella sostanza reclamano il rispetto di quelle libertà civili che troppi hanno già scordato e sono pronti a sacrificare non conoscendone i significati.
I comitati cittadini invece sorgono da necessità e punti di vista comuni: subendo  direttamente la stessa ingiustizia, le persone acquistano coscienza di sé e del mondo e decidono di mettersi in gioco in nome del cambiamento. Cominciando proprio da battaglie che riguardano loro stessi, il loro quartiere, la loro città. Con quella sana e inconsapevole voglia di politica che ha abbandonato il Parlamento italiano da molti anni, se non proprio sul nascere.
La speranza sarebbe proprio quella di ricominciare da lì, magari unendo comitati diversi tra loro  come sta tentando di fare Alberto Asor Rosa in Toscana. E fondere nuovamente i più svariati  intenti al grido di un’ unica voce che reclami libertà e uguaglianza in nome del bene comune.

di Alessio Marri

Commenti

2 commenti a “La politica dei comitati cittadini: ecco da dove ripartire”

  1. RB on 2 Giugno 2008 08:57

    Analisi alquanto precisa nella sua drammatica realtà.
    Sul fatto che l’Italia sia una repubblica democratica, invece, ci sarebbe molto da ridire, a partire dalle elezioni incostituzionali (già due volte propinate agli italiani), al baratro tra cittadinanza e istituzioni, alla pervasività, dovuta soprattutto a quanto ci viene proposto/imposto dall’alto (TV, giornali, pubblicità), farcito di contenuti veramente beceri, ignoranti e platealmente manipolati.
    Il risultato è che gli italiani hanno perduto la loro capacità di ragionamento e il loro già risicato potere di critica comportandosi come le pecore spinte a destra o a manca da pochi cani.
    Cani sono appunto i politicanti e i media italiani, sia come capacità intellettive che come asservimento ai vari padroni di turno.

  2. ros on 7 Giugno 2008 00:10

    Sembrerebbe che l’insediamento del nuovo governo abbia mandato in ferie AMA e GAIA
    In compenso le strade sono state ‘ripulite’ da rom e lavavetri
    Dopo l’ordine di Confindustria di procedere celermente a ripulire anche le strade di napoli dai dimostranti, nonchè a riesumare un piano nucleare che cancelli ‘per decreto’ l’esito referendario, il governo ha fatto eco in sintonìa coi ’soliti noti ‘(Enel, Enea, nostalgici vari); si è avuta una reazione variegata dal governo ombra fino al WWF e alla Comunità scientifica.
    Anche se è verosimile supporre che l’illogicità, l’antieconomicità di tale opzione rappresenterebbe per il governo un grosso regalo alla opposizione, che avrebbe buon gioco nel metterlo alla corda, recuperando credibilità e consensi, pure non deve mancare la forza dal basso che fu propulsiva nella storica soluzione dell’86.
    Pertanto i cittadini sono sempre piu’ costretti a ritessere un mosaico di comunicazione e di organizzazione capace di tutelare l’interesse generale dai particolarismi e dal tentativo di eliminare ogni rappresentanza, ogni concertazione, ogni forma di partecipazione democratica

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