La destra sociale avanza: Alemanno, dal Fronte della Gioventù al Campidoglio
15 Maggio 2008 - Democrazia, Legalità
La vittoria del Popolo delle Libertà al Comune di Roma, con il suo grande valore simbolico, consolida il nuovo corso politico inaugurato alle elezioni nazionali del 13 e 14 aprile, che hanno consegnato una pioggia di voti a favore della Lega Nord ed un marcato spostamento a destra dell’asse di governo. Così come per il partito di Bossi, che ha saputo costruirsi negli anni un forte radicamento, a Roma ha avuto un ruolo molto importante la questione territoriale: la maggior parte dei quartieri periferici e popolari - ad esempio Tor Bella Monaca - ha voltato le spalle ad anni di amministrazione del centro-sinistra ed al suo candidato Francesco Rutelli per dare fiducia a Giovanni Alemanno, che ha imbastito la campagna elettorale sul tema della sicurezza cavalcando l’onda della vittoria alle nazionali. Tracciamo un profilo biografico-politico del nuovo sindaco di Roma per cercare di comprendere quali siano le caratteristiche della destra di cui Alemanno è protagonista: la destra sociale.
Nato a Bari il 3 marzo 1958, Alemanno si trasferisce a Roma nel 1970; nella capitale inizia a far politica sin dalle scuole superiori, e negli anni dell’università diventa uno dei maggiori esponenti del Fronte della Gioventù, la costola giovanile del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Nel 1982 è segretario provinciale romano del Fronte, ed in quegli anni, per i militanti di sinistra, Alemanno – negli scontri in strada che ancora si trascinavano dagli anni ’70 – doveva essere un “picchiatore fascista”: nel 1981 viene infatti fermato per aver aggredito uno studente insieme ad altri quattro “camerati”, e nel 1982 per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata sovietica.
Alemanno subirà un altro fermo nel 1989, segretario nazionale del Fronte dopo aver ereditato la guida - l’anno prima - da Gianfranco Fini, il delfino di Almirante. L’organizzazione giovanile della Fiamma Tricolore assumerà una linea “movimentista”, volta a portare l’attenzione sulle tematiche sociali: non a caso Alemanno è vicino a Pino Rauti, che rappresenta la corrente minoritaria della Fiamma, e non a caso alla sua segreteria viene affiancata la presidenza di Maurizio Gasparri, colonnello, già ai tempi, di Fini.
Resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale sono i capi di accusa imputati ad Alemanno nell’89 per la protesta organizzata in occasione della visita del presidente U.S.A. George Bush a Nettuno, al cimitero di guerra americano.
Alemanno viene sempre assolto, e così avverrà molto più tardi - all’inizio dell’anno scorso - quando sarà prosciolto dai giudici che lo indagavano per presunti finanziamenti illeciti, ricevuti come Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, dal patron della Parmalat Calisto Tanzi a favore di “Area” - la rivista della Destra Sociale, corrente di Alleanza Nazionale promossa da Alemanno e Francesco Storace.
Gli anni sono trascorsi, ed Alemanno è avanzato nel cursus honorum: deputato nel 1994 - quando Fiamma Tricolore si trasforma in Alleanza Nazionale - viene rieletto nel ’96 e nel 2001. Ormai sono lontani gli anni giovanili del movimento, con i richiami più o meno espliciti al fascismo (nella manifestazione anti-americana dell’89, si leggeva nel comunicato del Fronte: “Per rappresentare un monito per chi troppo facilmente dimentica il nostro passato e offende la memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della Patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori”).
Eletto nel ballottaggio del 27 e 28 aprile scorso, con il 53,6% dei voti rispetto al 40,7% del primo turno, Alemanno è il primo sindaco di destra nella storia repubblicana della Capitale, ed accanto alle dichiarazioni di tolleranza zero in materia di sicurezza ha voluto muovere i primi passi verso il riconoscimento pieno della lotta resistenziale e dei valori costituzionali sorti su di essa.
Appena salito in Campidoglio, Alemanno ha riaffermato - dopo i toni forti della campagna elettorale - l’intenzione di allontanare dalla città gli immigrati clandestini che hanno commesso reati e gli insediamenti abusivi dei campi rom.
Poi, il 5 maggio, il sindaco ha visitato alcuni luoghi simbolo di Roma, probabilmente per scrollarsi di dosso qualsiasi accusa che potrebbe essergli lanciata in riferimento al suo passato politico.
A Porta San Paolo, al monumento ai Caduti per la Libertà, ha detto che «i valori della Resistenza non si discutono: sono valori di libertà contro gli occupanti». Ha precisato che «bisogna riconoscere gli abusi che furono fatti da ogni parte, affinché della guerra civile non rimangano strascichi», e tuttavia «i valori della Resistenza non devono essere messi in discussione dalle opere di chiarimento storiografico e di ricucitura nazionale, perché sono fondativi della Costituzione».
Nel seguito della mattinata è andato alle Fosse Ardeatine - dove era già stato più volte - e le ha definite «una ferita nel cuore di Roma», per la quale bisogna «rinnovare la memoria».
Infine ha visitato la Sinagoga, ed ha riconosciuto alla Comunità ebraica «il ruolo di coscienza di Roma, di memoria e di presenza di tutti quelli che sono stati i momenti terribili di questa città», che sono «il monito a rifiutare ogni forma di razzismo, di antisemitismo, di intolleranza e violenze. Questo monito e questa memoria saranno sempre vivi anche durante la mia amministrazione».
Alemanno avrà tempo e modo di confermare nei fatti le parole. Le sue dichiarazioni pubbliche dovranno essere seguite da una politica che emargini realmente, negando qualsiasi tipo di copertura istituzionale, le esuberanze fasciste di alcuni movimenti capitolini.
Solo così il neo-sindaco potrà realmente far dimenticare i saluti romani dei giovani che lo festeggiavano sulle scalinate del Campidoglio in seguito alla vittoria elettorale. Tuttavia le recenti affermazioni di Alemanno (“Mussolini fu fondamentale nella modernizzazione dell’Italia”) non vanno certamente in questa direzione.
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