Guerra in Ossezia, quella bandiera europea dietro le spalle del bandito
9 Agosto 2008 - Diritti umani
Piero Gobetti scrisse che “quando la verità sta tutta da una parte ogni atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso”. Osservando la tragedia dell’Ossetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla perfezione. Si cercherà, domani, di trovare spiegazioni “salomoniche” per giustificare il massacro della popolazione civile di una piccola comunità schiacciata dal peso della storia, come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.
Vi sarà sicuramente qualche sepolcro imbiancato che cercherà di distribuire uniformemente le colpe tra chi ha aggredito e chi è stato aggredito, tra chi ha usato gli aerei e gli elicottericontro una città di 70 mila abitanti, e chi aveva in mano solo fucili e mitragliatrici per difendersi.
Ci sarà domani chi spiegherà che gli osseti del sud hanno provocato e sono stati respinti. E poi, sull’onda della contr’offensiva, quasi per forza di cose, igeorgiani sono andati a occupare ciò che, in fondo, era loro di diritto, avendoosato gli ossetini dichiarare e applicare l’idea del rifiuto di tornare sotto ilcontrollo di chi li massacrò la prima volta nel 1992.
Ci sarà, posso prevedere con assoluta certezza ogni parola di questi mascalzoni bugiardi, chi affermerà che tutta la colpa è di Mosca, che – non contenta dell’amicizia tra Tbilisi e Washington- voleva punire il povero presidente Saakashvili impedendogli di entrare in possesso dei territori di Abkhazia (il prossimo obiettivo) e di Ossetia del Sud. E così via mescolando le carte e contando sul fatto che il grande pubblico sa a malapena, sempre che lo sappia, dove stia la Georgia, e, meno che mai l’Ossetia del Sud.
Ma le cose non stanno affatto così, anche se il pericolo che questo conflitto siallarghi è grande, tremendo, e chi scherza col fuoco sa che sta facendo rischiare ai suoi cittadini molto di più di quanto essi stessi pensino.
Giocatorid’azzardo, irresponsabili, che puntano tutte le carte sul disastro e il sangue. Chiunque dovrebbe essere in grado di capire che una piccola comunità, con meno di 100 mila persone, disperse in duecento villaggi e una capitale, Tzkhinvali, che è più piccola di Pavia, non possono avere alcun interesse ad attaccare un nemico – questa è l’unica parola possibile alla luce di quanto staaccadendo – che è 50 volte superiore in uomini e armi, che ha l’aviazione (e l’ha usata ieri e oggi, mentre scrivo, con assoluta ferocia, bombardando anchel’unica strada che collega l’Ossetia del Sud con l’Ossetia del Nord, in territorio russo, per impedire che i civili possano rifugiarsi dall’altra parte dellafrontiera), che non ha ostacoli di fronte a sé. Chiunque potrebbe capire che l’Ossetia del Sud non ha rivendicazioni territoriali e non ha quindi in mente alcuna espansione al di fuori del suo microscopico territorio.
Chiunque potrebbe capire – qui ci vuole un minimo di sforzo intellettuale, quanto basta per liberarsi di qualche schema mentale inveterato – che nemmeno la Russia può avere alcun interesse a inasprire la situazione. Certo Mosca è interessata allo status quo, con l’Ossetia del Sud indipendente di fatto, ma senza essere costretta a riconoscerne lo status, per evitare difficoltàinternazionali. Ma chi ha la testa sul collo dovrebbe riconoscere che è megliouna tregua difficile che una guerra aperta; che è meglio negoziare, anche per anni, che uccidere a sangue freddo civili, bambini, donne.
Io sono stato a Tzkhinvali, la primavera scorsa, e adesso mi piange il cuore a pensare a quelle vie dall’asfalto sgangherato, buie la sera, a quelle case senza intonaco, dal riscaldamento saltuario, a quelle scuole ancora diroccate,ma piene di gente normale, di giovani orgogliosi che non vogliono diventare georgiani perché sono cresciuti in guerra con la Georgia e della Georgia hanno conosciuto solo la violenza dei tiri sporadici sui terri delle loro case. Mi chiedo: e poi? Che ne sarà di quei giovani? Come si può pensare di tenerli a forza in un paese che non ameranno mai, di cui non potranno mai sentirsi cittadini? Se ne andranno, ovviamente, dopo avere contato i loro morti, a migliaia, in Ossetia del Nord, in Russia, di cui quasi tutti sono cittadini a tuttigli effetti, con il passaporto in tasca.
E’ questo il modo di sciogliere il nodo georgiano? Lo chiederei, se potessi, al signor Solana, che dovrebbe svolgere il ruolo di rappresentanza dell’Europa inquesta vicenda. Che l’Europa, invece di aiutare a risolvere, non ha fatto altroche incancrenire, ripetendo a Tbilisi la giaculatoria che la Georgia ha diritto alla propria integrità territoriale, e dunque ha diritto a riprendersi Ossetia del Sud e Abkhazia. Certo – gli si è detto con untuosa ipocrisia – che non doveva farlo con la forza. Ma, sotto sotto, gli si è fatto capire che, se l’avesse fatto, alla fin dei conti, si sarebbe chiuso un occhio. E’ accaduto. Saakashvili non ha nemmeno cercato di nascondere la mano armata con cui colpiva. Non ha nemmeno fatto finta. Ha detto alla televisione che voleva “ristabilire l’ordine” nella repubblica ribelle. Un “ordine” che non esistevadal 1992, cioè da 16 anni. Perché adesso? Qual era l’urgenza? Forse che Tbilisi era minacciata di invasione da parte degli ossetini?
La risposta è una sola. Saakashvili ha agito perché si è sentito coperto da Washington, in prima istanza, essendo quella capitale la capitale coloniale della attuale Georgia “indipendente”. E, in seconda istanza si è sentito coperto da Bruxelles. Queste cose non si improvvisano, come dovrebbe capire il prossimo commentatore di uno dei qualunque telegiornali e giornali italiani.Col che si è messo al servizio della strategia che tende a tenere la Russia sotto pressione: in Georgia, in Ucraina, in Bielorussia, in Moldova, in Armenia, in Azerbajgian, nei paesi baltici. Insomma lungo tutti i suoi confini europei. Saakashvili ha un suo tornaconto: alzare la tensione per costringere l’Europa a venire in suo sostegno, contro la Russia; ottenere il lasciapassare per un ingresso immediato nella Nato e, subito dopo, secondo lo schema dell’allargamento europeo e dell’estensione dell’influenza americana sull’Europa, l’ingresso in Europa.
Secondo piccione: chi muove Saakashvili conta anche sul fatto che questo atteggiamento dell’Europa finirà per metterla in rotta di collisione con la Russia. Perfetto! Con l’ingresso della Georgia nella Nato e in Europa gli StatiUniti avranno un altro voto a loro favore in tutti i successivi sviluppi economici, energetici e militari che potrebbero vedere gli interessi europei collidere conquelli americani.
Javier Solana ha la capacità di sviluppare questo elementare ragionamento? Ovviamente ce l’ha. Solo che non vuole e non può perchè ha dietro di sé, alle sue spalle, governi che non osano mettere in discussione la strategia statunitense, o che la condividono.
Cosa farà ora la Russia è difficile dirlo. Certo è che, con la presa di Tzkhinvali, le forze russe d’interposizione, che sono su quei confini interni alla Georgia,dovranno ritirarsi. Il colpo all’Ossetia del Sud diventa cos’ un colpo diretto allaRussia. Che, questo è certo, non è più quella del 2000, al calare di Boris Eltsin e delle sue braghe.
L’emblema di questa tragedia, che è una nuova vergogna per l’Europa, è stato il fatto che Saakashvili ha annunciato l’attacco, dalla sua televisione, avendo dietro le spalle, ben visibile, la bandiera goergiana e quella blu a stelle gialle europea. Peggiore sfregio non poteva concepire, perchè la Georgia non è l’Europa, non ancora. E meno che mai dovrebbe esserlo dopo questo attacco che offende - o dovrebbe offendere - tutti coloro che credono nel diritto all’autodeterminazione dei popoli. Che è sacrosanto per chi se lo guadagna, molto meno con chi usa quella bandiera per vendere subito dopo l’indipendenza a chi l’ha sostenuta dietro le quinte.
Qual è la differenza con il Kosovo? Una sola: la Serbia era un prossimo suddito riottoso e doveva essere punita. La Georgia è invece un vassallo fedele e doveva essere premiata.
L’Ossetia del Sud questo diritto se lo è guadagnato. E non c’è spazio per alcun atteggiamento salomonico, perchè la ragione sta tutta da una sola parte, e io sto da quella stessa parte.
di Giulietto Chiesa
Commenti
3 commenti a “Guerra in Ossezia, quella bandiera europea dietro le spalle del bandito”
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Ringrazio Giulietto per l’informazione puntuale.
Purtroppo l’informazione sulle ex Repubbliche Sovietiche è sempre frazionaria e faziosa.
Chiederei a Giulietto se fosse possibile avere delle (macro e no solo) informazioni obiettive sulle situazioni di quei paesi.
Personalmente mi sono fatto un’idea alquanto approssimativa per lo più da contatti con cittadini russi, moldavi, bielorussi, armeni, ucraini che si cono stabiliti o che nel Veneto passavano diversi mesi in estate ospitati da famiglie.
La diaspora, sono tutti d’accordo nel farla coincidere con il regno dell’ubriacone, in questi ultimi anni molti russi e bielorussi sono rientrati nella loro nazione, per altro senza molti rimpianti nel lasciare l’Italia ed eventuali rapporti che potevano essere sorti durante la loro emigrazione.
Un po’ diversa invece è l’opinione di quei cittadini ex-sovietici che si sono integrati in Italia ma mantengono le radici nelle loro nazioni.
Sono rimasto pittosto sorpreso nell’apprendere che tutti sono concordi nell’affermare che si stava molto meglio quando c’era Breznev (sì proprio Breznev!); secondo la loro opinione ora le loro nazioni sono depredate da mafie e quisling, forse anche più che l’Italia, ha azzardato qualcuno, lasciandomi un po’ di stucco.
Non si dimostrano molto critici nemmeno con Putin, il quale secondo loro è riuscito in qualche modo mettere argine alla dissoluzione di quello che per loro era un patrimonio comune, tutti invece si sono dimostrati scettici se non apertamente contrari all’aderire delle loro nazioni alla comunità europea, ma soprattutto alla NATO.
Ovvio, qualcuno di loro, moldavi e ucraini, avevano prestato servizio militare sotto l’ex Unione Sovietica, alcuni anche in Afganistan, la cosa strana è che tutti lamentano che si stava meglio a quei tempi.
Ovviamente il numero di persone con cui ho avuto l’occasione di interloquire è abbastanza limitato (un paio di decine), ma ritengo comunque abbastanza significativo.
Ritengo comunque che far un po’ di chiarezza anche su questo, tanto per spezzare un po’ la propaganda dei media embedded, possa essere molto utile: siamo sì occupati attualmente dagli USA, ma, per l’energia, dipendiamo in gran parte proprio da quei paesi.
La cosa più inquietante di questo articolo è che da l’idea sul genere di Europa nella quale siamo entrati ed entreremo sempre di più. E’ qualcosa di amareggiante sinceramente. Tempo fa non ti andava di vivere in un paese per determinati motivi e scappavi all’estero, adesso dove vai?
Sarebbe importante un bel dossier storico e contemporaneo che parlasse del ex blocco sovietico. C’è il libro di Loretta Napoleoni dal titolo “economia canaglia” che spiega abbastanza bene alcune cose tra le quali le conseguenze della caduta del muro di Berlino ma non è sufficiente a capire i particolari di quei posti molto sconosciuti in Italia proprio per scarsità di letteratura riferita a tali paesi. Non parliamo dell’informazione che è sempre più assente in Italia.
La scrittura di tale dossier potrebbe essere un ottimo progetto per il futuro.
questo articolo non ha senso. Ora che la russia sta attaccando la georgia Europa e Usa non sembrano muovere un dito…