Chiaiano: un appello a tutti i movimenti, manifestazione nazionale il primo giugno

27 Maggio 2008 - Ambiente, Dai movimenti 

Chiaiano dopo Pianura, Giugliano, Serre, Acerra, Savignano. Le lotte ambientali che hanno infiammato tante realtà della Campania non nascono, come racconta la disinformazione mainstream, dagli “egoismi del popolo del no”. Queste insorgenze sono la risposta ad un esproprio di democrazia ultradecennale che, come avvenne per la lunga stagione affaristica del Commissariamento post-terremoto, ha consegnato i nostri territori alla speculazione economica e finanziaria, alle ecomafie e agli interessi più indecenti delle burocrazie politiche.

Le strategie della shock-economy campana hanno fatto della “categoria dell’emergenza” un dispositivo di comando e di profitto con cui ricattare continuamente le libertà collettive, censurare il dissenso e le concrete alternative possibili verso una indispensabile strategia Rifiuti-Zero che protegga l’ambiente e la salute collettiva, aprendo anche nuove opportunità lavorative.

Le istituzioni e quell’ampio ceto politico, che oggi strumentalizzano retoricamente “il bene collettivo”, hanno lavorato per oltre 14 anni alla frantumazione di questo concetto e alla contrapposizione tra le comunità, oscurando l’esistenza di alternative concrete incentrate sul porta a porta, il riciclo, la riduzione degli imballaggi, il compostaggio e gli impianti a freddo.

Il “decreto-rifiuti” del governo Berlusconi è la consacrazione di questo processo e impone l’apertura di dieci discariche e quattro inceneritori che devasterebbero ampie aree della regione! Proprio mentre in Sassonia ci dicono che riciclano almeno il 70% dei rifiuti campani con dei banalissimi impianti di differenziazione “a valle”.

E’ un modello di profitto sempre più aggressivo verso gli uomini e la natura, che ritiene di sopravvivere alla crisi distruggendo il territorio. Dal rilancio del Ponte sullo Stretto alla TAV ai Rigassificatori fino all’annunciato ritorno del cosiddetto nucleare civile si punta tutto sulle mega opere inutili e dannose e sul rilancio del business a scapito della sicurezza del lavoro, della salute e dell’intera vita.

Le lotte contro le megadiscariche e l’incenerimento hanno invece costituito luoghi di condivisione, spesso autentici “consigli
dell’autogoverno”,magari ancora confusi e transitori ma capaci di fare rete tra le popolazioni e di ritessere dal basso nuovi modelli di bene comune.

La repressione che si sta scatenando violentemente a Chiaiano e che ha già ferito gravemente alcuni cittadini come quella che si annuncia verso le altre popolazioni coinvolte dai provvedimenti del governo, non è però l’ennesimo remake. E’ molto di più! E’ la sperimentazione, con consenso pressochè bipartisan (vedi in Campania il forte appoggio di Bassolino), di un modello di relazioni sociali sempre più militarizzato.

Un autentico salto di qualità nei modelli di governance del territorio: c’è la produzione di norme penali “Just-in-time” per colpire le figure sociali del dissenso, che affianca anche simbolicamente la decisione del sovrano e respinge chi si oppone nell’area della criminalità e dei “comportamenti antinazionali”. Lo “stato d’eccezione” - quindi - diventa categoria fondamentale per sostenere la qualità della decisione, rivelando in controluce la sua stessa debolezza, la sua delegittimazione sociale.

La repressione violenta, l’ostentazione di forza militare, la diffusione sul territorio regionale di una infinità di basi e depositi
bellici, l’arrogante indifferenza alle sorti di intere popolazioni ne sono un corollario inevitabile. La generalizzazione del collaudato meccanismo della fabbrica della paura con cui provano a ghettizzare interi gruppi sociali, come i migranti e i rom, nei loro intenti deve allargarsi e intimidire ogni forma di conflitto sociale.

Perciò “il destino di Chiaiano” (e poi di Terzigno e Savignano e Ferrandelle.) è così cruciale. Lo sa bene il governo che si prepara a riprodurre lo stesso dispositivo per tutte le altre lotte ambientali (e non solo) ed ha fatto della “discarica a Chiaiano” un proprio manifesto politico. E non lo ignorano certamente i movimenti che in questi anni hanno declinato in autonomia ed indipendenza politica alcune pratiche di decisionalità e di democrazia dal basso che sono sempre più minacciate e represse dalla militarizzazione delle pratiche di governo e dalla limitazione degli spazi di lotta e di autorganizzazione.

Perciò facciamo appello ai cittadini, ai movimenti, alle comunità in lotta, dai No-Tav, ai No-Dal Molin, ai No-Ponte per una manifestazione a carattere nazionale a Napoli, domenica primo giugno. L’urgenza di questa mobilitazione è dettata dall’importanza generale della posta in gioco che in questi giorni si sta palesando in Campania. Ore 16 concentramento alla metropolitana di Chiaiano. Per infrangere la cappa repressiva e l’accerchiamento mediatico e politico contro le lotte sociali. Per fermare la deriva securitaria, la loro arroganza e la loro violenza! Perché la resistenza delle popolazioni di Chiaiano e Marano come quelle di tantissime altre realtà della regione e dell’intero paese sono momenti costituenti di un nuovo spazio pubblico in difesa dei beni comuni. Contro la devastazione dell’ambiente, contro la militarizzazione ed il disciplinamento coatto dei territori.

Comitati in difesa delle cave di Chiaiano

Reti campane contro la devastazione ambientale

Per info ed adesioni retecampanasaluteambiente@noglobal.org

Commenti

2 commenti a “Chiaiano: un appello a tutti i movimenti, manifestazione nazionale il primo giugno”

  1. Rosario on 28 Maggio 2008 17:09

    .
    Molti governi neo eletti, al loro insediamento, al nord come al sud del mondo ringraziano gli elettori ed esprimono una volontà di conciliazione nazionale, ed ogni Sindaco si affretta a proclamarsi il Sindaco di tutti: nel caso italiano invece si sta creando ad arte una forte tensione sociale, con la riapertura di tanti conflitti, che, fino ad oggi, non esplodevano grazie alle mediazioni sociali che sono espressione di una democrazia compiuta.
    Al dialogo, alla concertazione, che servono a mediare interessi e bisogni, legittimando tutti gli strati sociali e le loro articolazioni rappresentative, si sta sostituendo la scorciatoia di invettive e decisioni autoritarie che, a mio modo di vedere, non porteranno alcuno dei benefici presi a pretesto per tali politiche.
    Nessun potere in uno Stato moderno può esercitarsi senza consenso, e il responso delle urne non è mai una delega in bianco, ma l’esercizio della volontà dei cittadini, con cui verificare la gestione della Cosa pubblica.
    Se ciò è vero, si deve valutare con forte spirito critico questo l’azione di quei settori politici e imprenditoriali che si sono coalizzati per liquidare in fretta il precedente governo, reo di aver intrapreso la ‘sua’ politica di rigore, senza preservare particolari ceti sociali: costoro oggi si sentono le ‘mani libere’ per perseguire obiettivi che poco hanno a che fare con l’interesse generale.
    Vero che mentre scrivono in Parlamento l’ennesima legge ad personam, che si fa beffe d’ogni regola e persino dei pronunciamenti di organi super partes, come la Corte di Giustizia europea, procedono nella società a un repulisti di tutti quegli orpelli che, ostacolando l’unanimismo decisionista, risultano scomodi e fastidiosi : per questo serve mortificare l’opposizione in parlamento, cacciare i rom, attaccare i centri sociali , i sindacati e gli ecologisti, tentare di annullare i pronunciamenti referendari, la 104, lo statuto dei lavoratori, la Valutazione Impatto Ambientale e così via, dividere il mondo in buoni e cattivi, in cui i buoni sono a loro immagine e somiglianza e i cattivi tutti gli altri, i ‘fannulloni’, gli ‘infiltrati di camorra’, i ‘nimbi’….
    Naturalmente un progetto fallimentare in questa epoca storica, che tuttavia se procedesse così
    potrebbe, prima di impantanarsi, creare non pochi danni alla vita economica e sociale : penso ad esempio al tentativo di cancellare l’esito referendario dell’86 e riavviare un programma nucleare che tra cinque anni, ancorché iniziato, sarà già vecchio, col solo risultato di aver spostato investimenti da altre fonti.

  2. » Uomini veri. Ma io sono donna on 31 Maggio 2008 13:24

    […] c’è pure un post sulla chiaroveggenza di Berlusconi), qui (con link ad approfonimenti), qui (così è contento Trotta) e ancora qui e in moltissimi altri siti e blog, di movimento o di […]

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