Dal Pci alla Sinistra Arcobaleno

6 Maggio 2008 - Democrazia 

di Daniele Ferro

Con il XX° Congresso del Partito Comunista Italiano, svoltosi a Rimini nel febbraio 1991, comincia la diaspora della sinistra italiana nata settant’anni prima, a Livorno, ispirata dagli ideali del comunismo.
Il XX° sarà l’ultimo congresso del PCI - che si scioglie ufficialmente il 3 febbraio - ed il primo invece per il Partito Democratico della Sinistra (PDS): Achille Occhetto continua ad essere il segretario.
Iniziano qui le scissioni: una parte dell’ex PCI, insieme a Democrazia Proletaria e ad altre formazioni minori, vanno a costituire il Movimento per la Rifondazione Comunista, che diventerà, nel gennaio del ’92, il Partito della Rifondazione Comunista. Armando Cossutta ne è presidente, mentre Sergio Gavarini è il segretario (si dimetterà l’anno seguente).
All’inizio del ’94 Fausto Bertinotti, che aveva dapprima aderito al PDS, diventa il nuovo segretario di Rifondazione, ed il partito farà parte dello schieramento di centro-sinistra nella “Alleanza dei Progressisti”, che perderà le elezioni politiche di quell’anno, vinte dalla coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Nel 1996 Rifondazione Comunista sigla un “patto di desistenza” con la coalizione de l’Ulivo, e Romano Prodi diviene Presidente del Consiglio; ma già alla fine del 1998 Rifondazione, spaccata al suo interno, non rinnova la fiducia all’esecutivo, ed il governo Prodi cade per un solo voto.
Sulle ceneri del PCI, dopo il PDS e Rifondazione, nasce così il Partito dei Comunisti italiani (PdCI), costituito dai deputati comunisti, in primis Cossutta, che vogliono continuare ad appoggiare l’Ulivo.
Ad inizio anno si era già assistito ad un’altra trasformazione: il Partito Democratico della Sinistra, guidato da Massimo D’Alema, si rinnova in un congresso del 13 febbraio, e prende il nome di Democratici di Sinistra (Ds). Alla base della quercia, già simbolo del PDS, scompare la falce e martello, lasciando il posto ad una rosa che intende richiamarsi alla socialdemocrazia.
I Ds si aprono dunque alle culture politiche d’ispirazione socialista, repubblicana, ambientalista e cristiano-sociale, e rappresenteranno il gruppo più consistente che sosterrà il governo D’Alema e, in seguito, il governo Amato.
Dopo le elezioni politiche del 2001, che vedono il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, Rifondazione Comunista torna a far parte dell’alleanza di centro-sinistra; comunisti e post-comunisti si coalizzano nuovamente, e vinceranno, insieme agli altri partiti de l’Unione guidata da Prodi, le elezioni del 2006. Questa volta Rifondazione entra a far parte del governo, ma subisce un’altra scissione: Marco Ferrando, dopo aver rilasciato un’intervista in cui rivendicava il diritto all’autodeterminazione del popolo iracheno nei giorni successivi all’attentato di Nassirya,viene escluso dalla lista del Senato e fonda nel giugno 2006 il Partito Comunista dei Lavoratori.
Intanto in casa DS continua l’affrancamento dall’eredità comunista. Già nel 2004, per le elezioni europee, i Ds si erano presentati - tra gli altri - insieme alla Margherita di Francesco Rutelli nella lista Uniti nell’Ulivo, e sul finire del 2006 si delinea chiaramente un progetto di scioglimento, per dare vita, con la Margherita, al Partito Democratico. La corrente di sinistra dei Ds, guidata da Fabio Mussi, è contraria alla nuova formazione politica, lascerà il partito nell’ultimo congresso (aprile 2007) per fondare, poco dopo, Sinistra Democratica.
I Ds e la Margherita, dopo i congressi di scioglimento, si fondono nel Partito Democratico (PD), la cui sede nazionale sarà inaugurata a Roma il 9 novembre (esattamente diciott’anni dopo la caduta del Muro di Berlino).
Dall’altra sponda dopo il fallito tentativo federativo a sinistra del progetto di “Sinistra Europea”, qualche mese dopo, Rifondazione e PdCI costituiscono insieme a Sinistra Democratica e Verdi il cartello elettorale “La Sinistra - l’Arcobaleno”, in vista delle politiche 2008: Bertinotti ne è il leader, scelto dal congresso senza primarie,e dopo la decisione del PD di “correre da solo”, sarà candidato Presidente del Consiglio. Contemporaneamente Rifondazione subisce l’ennesima scissione: la corrente Sinistra Critica si stacca ufficialmente dal partito ed esprimerà come candidata Presidente Flavia D’Angeli.
I risultati elettorali della sinistra sono catastrofici: la Sinistra - l’Arcobaleno (l’unica lista che comprende comunisti in grado di entrare in Parlamento) non raggiungerà la soglia di sbarramento né alla Camera né al Senato. Così, dopo sessant’anni di presenza nelle istituzioni democratiche repubblicane, i comunisti non hanno più alcuna rappresentanza parlamentare: un risultato amaro per i cittadini italiani che credono ancora nell’eredità del PCI.

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