Da dove ripartire. A colloquio con Giulietto Chiesa
6 Maggio 2008 - Democrazia
Intervista di Alessio Marri
La vittoria di Berlusconi e il progressivo indebolimento della sinistra dopo l’esperienza altalenante del governo Prodi erano nell’aria. Ma assolutamente non in questi termini. La sinistra per la prima volta nella storia della Repubblica italiana rimane fuori dal Parlamento. Molti imputano tale risultato al ricatto veltroniano del voto utile, altri ad una sostanziale perdita in termini di rappresentanza dovuta ad un’eccessiva lealtà nei confronti dell’ex premier Romano Prodi. Quali sono stati i fattori decisivi che hanno contribuito in definitiva alla sconfitta della sinistra arcobaleno?
La sconfitta è innanzitutto dovuta alla scelta gravissima di Veltroni che ha deciso di instaurare un dialogo bipartitico con Berlusconi tagliando via la sinistra. Walter Veltroni aveva chiaramente due obbiettivi: vincere le elezioni e abbattere la sinistra arcobaleno. E’ riuscito solo nel secondo intento.
Dal canto suo la federazione dell’arcobaleno è stata costruita in modo inetto, si è dato vita ad un soggetto in grado solo di farsi dominare dalle circostanze. A cominciare da Bertinotti e dalla sua candidatura calata dall’alto. Un suicidio politico. E’ mancato il coraggio di correre da soli e dichiarare finita per sempre la stagione del centro-sinistra. Agli elettori spaesati non è rimasto che prendere la via dell’astensionismo o tentare di battere il nemico Berlusconi con il Pd.
Non dobbiamo comunque dimenticarci che questi risultati rappresentano una foto truccata del paese, Veltroni e Berlusconi ci hanno costretto a votare con una legge truffa che, nel caso della sinistra, ha cancellato la rappresentanza politica parlamentare per oltre sette milioni di persone.
Dai risultati elettorali emerge un quadro sociale in profondo mutamento. Sotto la pressione di una riorganizzazione dei modelli di produzione e di uno stile di vita iperconsumista non più sostenibile per le famiglie della media e piccola borghesia, la gente comune appare disorientata. Non più in grado di pensare ai propri interessi di classe, gli operai votano Lega Nord e i precari si lasciano ammaliare dal progetto securitario berlusconiano. Come possiamo ribaltare quest’equazione e ridare credibilità politica alla sinistra?
La sinistra ha perso da anni l’egemonia culturale che permetteva un forte radicamento nei territori e in certi ceti sociali. La sinistra ha sottovalutato un semplice quanto banale elemento: quell’egemonia culturale che per tanti anni è stata dalla nostra parte si costruisce e si conquista con il sistema mediatico. E in Italia conosciamo bene la situazione.
La gente, sotto la continua pressione della televisione e del sistema economico, in mancanza di alternative concrete, si è semplicemente adattata. Un esempio su tutti. La campagna mediatica per la sicurezza che in questi giorni ha preso piede testimonia appieno il monopolio delle destre nella costruzione della percezione della realtà. Si spaventano le persone e il risultato è scontato: una forte richiesta repressiva.
Tra le concause principali del disastro elettorale del 13 e 14 aprile vi è da annoverare una certa incompetenza nella gestione mediatica del proprio esporsi. Nell’epoca della telepolitica, in cui il marchio e il modo in cui si avanzano le proposte diventano fondamentali, la sinistra si è lasciata affibbiare etichette distorsive come radicale e estremista senza alcuna reazione ricostruttrice di senso. Si è passati a “cosa rossa” e infine a sinistra arcobaleno a giochi fatti. Spesso si è subito le telecamere senza contrastare non solo il conflitto di interessi ma soprattutto quella coltivazione di fondo che telegiornali e un certo tipo di stampa hanno ottenuto creando percezioni alienanti su tematiche centrali la società di oggi. Eppure la componente culturale che ha messo a nudo nell’ultimo cinquatennio le pericolosità della propaganda nei sistemi democratici ha una forte tradizione marxista. Come è possibile che queste compotenze oggi latitino sino a questo punto?
Il problema di fondo è che non solo i partiti e i gruppi parlamentari non hanno compreso l’importanza della comunicazione ai giorni nostri. Loro è certo, non sono stati in grado di costruire alternative perchè in questo contesto vi si trovavano immersi da tempo. Da un lato senza sapere come uscirne, dall’altro trovandosi in un certo qual modo a proprio agio. Ma il fatto grave è che nel lungo periodo persino i movimenti si sono dimostrati sordi di fronte alla problematica dei media. Sono rimasti intrappolati nella logica della separatezza, della controinformazione e dell’autoreferenzialità. Con il risultato che sono stati in parte riassorbiti strumentalmente a livello istituzionale e in parte estinti in crisi fisiologiche.
Ho sollecitato in prima persona e in più di un’occasione personaggi di primo piano della politica e non solo nel tentativo di dotare la sinistra di un forte mezzo di comunicazione. Mi hanno sempre guardato con diffidenza. Ora ne scontano responsabilità precise.
Ma non vogliamo mollare e il progetto che stiamo costruendo ne è la dimostrazione: vogliamo infatt con l’adesione della gente dotarci di uno strumento comunicativo multimediale, che passi da internet sino ai canali locali, che ridia un senso all’informazione. Un format in grado di decostruire il messaggio del mainstream costruendo al tempo stesso un nuovo linguaggio giornalistico. Stiamo pensando a una nuova forma di telegiornale al quale parteciperanno giornalisti e intellettuali del calibro di Udo Gumpel e Oliviero Beha. Tutte le informazioni potrete trovarle sul nostro sito: www.megachip.info
Guardando invece al futuro, che fare fin da subito? Rifondazione comunista appare immersa in una lotta intestina alquanto avvilente. Non sarebbe il momento di abbandonare quelle logiche partitiche che tanto hanno allontanato l’elettorato e tornare sul territorio tra la gente? La vittoria di Vicenza con la presenza decisiva del No dal Molin dovrebbe rappresentare un punto di riferimento importante.
A livello politico la mia proposta è quella di una grande fondazione formata da intellettuali che siano in grado di raccogliere i consensi necessari per ricostruire realmente la sinistra. In fondo bisogna fare presto ma senza eccessiva fretta. L’importante è ripartire lasciando da parte le infinite divisioni tra marxisti e progressisti cattolici senza derive ideologiche inutili e dannose. Occore raggiungere un’intesa politica ancor prima sulle tematiche che sul contenitore. Tutto per ristabilire il percorso da intraprendere.
Intanto proviamo a dotarci di un mezzo che dia alla gente un’informazione seria e onesta. Entriamo nelle loro case e mostriamogli che devono smettere di avere paura e che un’alternativa a questo mondo è possibile.
Commenti
2 commenti a “Da dove ripartire. A colloquio con Giulietto Chiesa”
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Legge truffa che esclude la “sinistra” dal Parlamento… Giusto risentimento.
Veltroni che ha remato contro… Senz’altro, e non ci sono parole.
Incompetenza nella gestione mediatica… Magari anche.
Ma - mi pare - in questo articolo manca il protagonista di fondo: la “sinistra” è scomparsa - e non il 13/14 aprile, bensì molto prima, durante un processo di dissolvimento piuttosto lento ed inesorabile.
La “sinistra” è scomparsa - per sempre. Perché non ha da tempo più nulla da dire. Si è spenta come una candela.
Perché non ha più alcun senso parlare di “destra” e “sinistra”, come non ha più alcun senso parlare di “classi” sociali.
Mi pare che in questo articolo manchi |questo| dato di fondo: prendere atto che la “sinistra” NON VA RIFONDATA. E’ fi-ni-ta. Storia passata. Con tutti i suoi meriti, luci ed ombre. Ma è passata. Fi-ni-ta.
Vogliamo ripartire? Vogliamo salvare il patrimonio culturale, intellettuale e civile di milioni di cittadini che hanno guardato, militato, votato a sinistra (quando non aveva le virgolette)? Vogliamo che questi cittadini e tutti gli altri che potrebbero trovarsi d’accordo con noi tornino a fare corpo unico?
Allora, invece di parlare di “sinistra” (e di “destra”, senza la quale non avremmo il rovescio cui riferire il diritto), di “classi più deboli” e di stereotipi simili, iniziamo a ri-prendere coscienza di concetti “eterni” quali ad esempio quello di RESPONSABILITA’…
Come ho infatti scritto in un mio precedente post, SIAMO TUTTI PROLETARI! Anche chi porta a casa 1 milione all’anno o più - è proletario. Perché vive una quotidianità in cui la qualità non è più neppure un optional neppure per lui, pur tanto dotato di risorse economiche…
Chi ha la testa la usi. Agisca RESPONSABILMENTE a pro di tutti, nel quale “tutti” troveremo ricompreso anche chi guadagna somme cospicue, ma ritroveremo anche il noi medesimo - come conseguenza.
Altro concetto “eterno” è quello della SOLIDARIETA’. La “sinistra” è scomparsa e finita per sempre (anche) perché, ad esempio, i vertici sindacali (e larga parte della base sindacale stessa) HANNO ABBANDONATO i lavoratori a sé stessi, sfruttandoli anzi per interessi del tutto privati!
E’ solo un esempio, per dire che ABBIAMO PERSO IL CONCETTO DI SOLIDARIETA’ - TUTTI NOI - E CHE CI LASCIAMO TRASCINARE DA UN MANIPOLO DI EGOISTI CRIMINALI SCAMBIAPOLTRONE!
Potrei proseguire, ma non intendo presentare qui una vera proposta - ovviamente - ma solo (almeno) significare come, secondo me, le chiacchiere stanno a zero e se vogliamo ri-partire dobbiamo CAPIRE i tempi e le esigenze CHE ACCOMUNANO TUTTI (ambiente, alimentazione, economia, istruzione e ricerca, comunicazione, la Donna, i Giovani, etc etc etc), ed AFFRONTARLI con un approccio collettivo condiviso molto diverso da quello solito e rassicurante che conosciamo…
Non si tratta di stracciarsi le vesti di dosso, ma anzi di cucire un vestito nuovo, più comodo, portabile, gradevole, resìstente. E che non sia legato a qualche moda passeggera…
Si tratta di riconoscere che I FONDAMENTALI sono mutati, in generi, modi, forme, contenuti e quant’altro, MA PER GIUNGERE PUR SEMPRE ALLO STESSO OBBIETTIVO/UTOPIA: IL BENESSERE DELLA MENTE E DEL CORPO DELLA TOTALITA DELLA POPOLAZIONE DEL MONDO.
La “sinistra” non esiste più! Per |questo| è scomparsa! Non cercatela. Non cercate errori. Non cercate altre cause.
Il proletariato, cioè TUTTI NOI, è vittima di una ristrettissima oligarchia mondiale (leggi: detentori del dominio monetario ed economico/finanziario, proprietari degli OGM, promotori di progetti quali HAARP + chemtrails, esecutori delle “vaccinazioni” sulle donne, etc etc etc, CHE SONO SEMPRE GLI STESSI POCHISSIMI POTENTISSIMI INDIVIDUI SOVRANNAZIONALI E SENZA FISSA DIMORA, che vanno - loro sì - combattuti con ogni mezzo lecito).
Il proletariato ha bisogno di SOLUZIONI e di FATTI.
La “sinistra” non esiste più! Per |questo| è scomparsa! Non cercatela. Non cercate errori. Non cercate altre cause.
Marco Cappelli.
Caro Marco, non mi è chiaro come tu intenda diffondere questi valori di SOLIDARIETA’ e RESPONSABILITA’.
La scuola pubblica è ormai prossima al tracollo e i programmi sono distanti anni luce dalla realtà quotidiana che ogni giorno i ragazzi si trovano ad affrontare (parlo di televisione, comunicazione mediata da computer, il mito dell’onnipotenza di internet)…
L’università rappresenta un mero parcheggio dove abbandonare le nuove generazioni (che, diversamente, andrebbero a rinfoltire le schiere di disoccupati) e infarcirgli la testa di aspirazioni destinate ad un inesorabile schianto al suolo al primo contatto con il mondo del lavoro e dei -mille-euro-al-mese-non-mi-bastano-neanche-per-pagare-le-bollette-ma-io-sono-laureato-cosa-credete???
credo che Giulietto proponga un progetto splendido e tutti ci auguriamo possa concretizzarsi al più presto anche se con tutta sincerità le condizioni perchè ciò avvenga non mi sono mai sembrate così lontane
quindi torno alla mia domanda iniziale e ti chiedo, o meglio, vi chiedo, Marco, Giulietto, Alessio… concretamente quale può essere la strada da percorrere?
Grazie,
Violetta