Crac Parmalat, Tanzi sbeffeggia un po’ tutti: “Mai organizzata nessuna truffa”
17 Novembre 2008 - Democrazia, LegalitÃ
Questa mattina al processo milanese per il crack Parmalat, l’ex patron del gruppo, Calisto Tanzi ha reso una dichiarazione spontanea in cui ha ribadito di non aver «mai ideato, né ho avuto mai consapevolezza di aver architettato la grande truffa ai danni dei risparmiatori». Nella dichiarazione (che è stata depositata presso il tribunale), Tanzi ha ricostruito i rapporti con le banche estere, gli uomini politici e con Fausto Tonna, suo braccio destro alla Parmalat, dicendosi dispiaciuto per «chi ha subito danni dal mio operato».
Calisto Tanzi è imputato per aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori.
Seduto davanti ai giudici, con voce incerta, Tanzi ha espresso «rammarico per chi ha subito danni dal mio operato», contestando, tuttavia, le conclusioni alle quali è giunta la procura, pur nel «assoluto rispetto del suo ruolo». In particolare, l’ex numero uno di Parmalat ha negato, come addebitatogli dai Pm, di essere stato «reticente nella ricostruzione dei fatti».
Tanzi ha attaccato Bank of America affermando che «ci poneva solo strumenti di finanza alternativa e non faceva finanziamenti diretti».
Quanto ai finanziamenti alla politica l’ex patron di Parmalat ha detto: «Certamente c’è stata da parte mia una intensa attività di sostegno agli uomini politici e ai partiti politici sia in Italia che all’estero. Alcuni finanziamenti costituivano una mia esigenza di contributo alle idee, altre un’attività di lobbing e, quindi, rivolte al sostegno della Parmalat». Tanzi ha poi ricordato di aver fornito tutte le informazioni di cui era in possesso all’autorità giudiziaria e ha anche indicato chi effettuava le operazioni di versamento «per mio conto».
«Da questo mio tentativo di contribuire a far luce - ha aggiunto - è sorta unicamente una imputazione a mio carico per aver finanziato vari politici o partiti politici».
Dopodiché l’ex patron del gruppo agro-alimentare ha voluto sottolineare che «per mia conoscenza, o conoscenza diretta, non esiste alcun uomo politico che possa avere il potere di ridurre un banchiere a divenire il manager e cioè il garante del collocamento di un bond sul mercato senza che l’istituto di credito ne tragga un lucro più che apprezzabile».
Tanzi ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee alla Corte subito prima delle controrepliche da parte della pubblica accusa e delle difese. Per lui, i sostituti procuratori Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino hanno chiesto una condanna a 13 anni di reclusione. La sentenza è attesa entro fine anno.
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