Africa e Forze speciali Usa: è in Sicilia la direzione strategica anti-terrorismo

2 Ottobre 2008 - Democrazia, Diritti umani 

A Stoccarda, l’1 ottobre 2008, s’insedia Africom, il comando delle forze
armate Usa per l’Africa. La centrale d’intelligence per le operazioni di
guerra nel continente è tuttavia presente da 5 anni nella base
aeronavale di Sigonella. Nel più assoluto segreto, stazioni di
telecomunicazioni e aerei P-3C Orion coordinano la “guerra al
terrorismo” in un’area compresa tra il Golfo di Guinea e il Corno
d’Africa. La raccolta e l’elaborazione d’informazioni sono necessarie
per dirigere i bombardamenti contro popolazioni civili, i sequestri e le
deportazioni illegali di persone “sospette”. I reparti ospitati a
Sigonella sono pure coinvolti nell’addestramento e la fornitura di
armamenti ad eserciti responsabili di gravi crimini contro l’umanità. E
l’Us Air Force preannuncia l’arrivo di militari e mezzi in Sicilia…   

“Joint Task Force JTF Aztec Silence” è il nome della forza speciale
creata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per condurre
missioni d’intelligence, sorveglianza terrestre, aerea e navale, nonché
vere e proprie operazioni di combattimento in Africa settentrionale ed
occidentale. Il primo ad illustrarne le finalità è stato il generale
James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa (Eucom), in
un’audizione davanti alla sottocommissione difesa del Senato, l’1 marzo
2005. “Eucom – ha dichiarato Jones - ha istituito nel dicembre 2003 /JTF
Aztec Silence/, ponendola sotto il comando della VI Flotta Usa, per
contrastare il terrorismo transnazionale nei paesi del nord Africa e
costruire alleanze più strette con i governi locali”. Il generale
statunitense si è poi soffermato sulle unità d’eccellenza prescelte per
coordinarne le operazioni. “A sostegno di JTF Aztec Silence, le forze
d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) della Us Navy basate
a Sigonella, Sicilia, sono state utilizzate per raccogliere ed elaborare
informazioni con le nazioni partner. Questo robusto sforzo cooperativo
ISR è stato potenziato grazie all’utilizzo delle informazioni raccolte
dalle forze nazionali locali”. Le unità aeree e navali della VI Flotta
operanti nel Mediteranno, le differenti agenzie Usa d’intelligence e i
partner Nato europei collaborano con la speciale task force nella
raccolta d’informazioni.

Sino allo scorso anno, la JTF Aztec Silence si basava sullo sforzo
operativo di differenti squadroni di pattugliamento aereo della Us Navy
che venivano trasferiti in Sicilia per periodi di circa sei mesi da basi
aeronavali statunitensi. Il 7 dicembre 2007, tuttavia, il Comando
Centrale degli Stati Uniti ha istituito il “Patrol Squadron Sigonella
(Patron Sig)”, assegnando in pianta stabile in Sicilia uomini e mezzi
provenienti da tre differenti squadroni di pattugliamento aeronavale (il
VP-5, il VP-8 e il VP-16), più il personale del “Consolidated
Maintenance Organization” di Jacksonville (Virginia), addetto alla
manutenzione dei velivoli. L’elemento strategico per “individuare,
attaccare e colpire” gli obiettivi nemici è invece rappresentato
dall’aereo radar Orion P-3C, nato per il pattugliamento marittimo e la
guerra antisottomarino, ma che a partire dagli anni ’90 è stato
orientato sempre di più alle attività
d’intelligence-sorveglianza-riconoscimento e alla cosiddetta “lotta al
terrorismo”, l’eufemismo di Washington per giustificare gli odierni
programmi di guerra globale. Per la sua versatilità, il P-3C è stato
usato in supporto alle forze terrestri in Iraq ed Afghanistan, e in
numerose missioni “umanitarie” in Golfo Persico, Corno d’Africa e
Filippine.

Le operazioni del “Patron Sig” sono pianificate e dirette dal
“Sigonella’s Tactical Support Center”, uno dei nodi a livello mondiale
della Rete di comando e controllo della Marina Usa (Navy Command and
Control System - NCCS Ashore Network). “TSC Sigonella – spiega il
comando delle forze navali Usa in Europa – fornisce 24 ore su 24 il
supporto alle operazioni di comando, controllo, comunicazione, computer
ed intelligence (C4I) per il pattugliamento aereo marittimo nel teatro
europeo ed in buona parte del continente africano. Inoltre il TSC è
equipaggiato per sostenere non solo le operazioni degli aerei P-3C
Orion, ma anche quelle dei S-3B Vikings, dei CP-140 Aurora (canadesi), e
dei Nimrod britannici”. Il Tactical Support Center sovrintende pure alle
operazioni di guerra anti-sottomarine in un’area compresa tra Gibilterra
e il Mar Rosso.
“Le mani sul Sahara e l’aiuto “umanitario”

Alla Joint Task Force Aztec Silence sono attribuite le missioni della
“Operation Enduring Freedom – Trans Sahara” (OEF-TS), il complesso delle
operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai suoi partner
africani nella vasta area del Sahara-Sahel. In OEF-TS le forze armate
Usa possono contare sulla collaborazione di ben 11 paesi: Algeria,
Burkina Faso, Libia, Marocco, Tunisia, Ciad, Mali, Mauritania, Niger,
Nigeria e Senegal. Grazie ad OEF-TS, Washington addestra, equipaggia ed
assiste i regimi partner grazie ad attività che, come ha spiegato lo
stesso gen. James L. Jones, “comprendono l’elaborazione delle
informazioni militari, l’interoperatività dei sistemi di comunicazione,
la cooperazione nella realizzazione di esercitazioni congiunte e
multinazionali, la contrapposizione all’ideologia estremista, il
sostegno delle operazioni regionali, il supporto logistico e il
trasporto aereo, l’addestramento terrestre ed aereo, ecc.”

“L’operazione Enduring Freedom - Trans Sahara”, ha aggiunto il
Comandante di Eucom,   “rappresenta un approccio regionale e preventivo
per combattere il terrorismo e migliorare la capacità di risposta e la
sicurezza ai confini delle nazioni partner nell’Africa trans-sahariana.
L’operazione è stata studiata per assistere i governi che perseguono il
miglior controllo del proprio territorio, e per impedire che zone molto
vaste divengano rifugi sicuri per i gruppi terroristici. Inoltre
l’iniziativa aiuta le nazioni partecipanti a fermare il transito
illegale di armi, merci e persone attraverso la regione…”.

Più propriamente, OEF-TS è la componente militare della più ambiziosa
/Trans Sahara Counter Initiative/ (TSCTI), il piano a lungo termine
degli Stati Uniti d’America per “prevenire i conflitti” nella regione,
“attraverso un’ampia gamma di strumenti politici, economici e per la
sicurezza”. Il TSCTI prevede al suo interno una “componente civile”, in
cui è importantissimo il ruolo di USAID, l’agenzia statunitense per la
cooperazione allo sviluppo. Uno degli obiettivi chiave di Washington è
infatti quello di centralizzare l’intervento “umanitario” in Africa con
la conseguente sostituzione e/o emarginazione delle organizzazioni non
governative e della società civile internazionale. Secondo quanto
dichiarato al Congresso da Theresa Whelan (assistente per gli affari
africani del Dipartimento della difesa), gli Stati Uniti d’America
“hanno il dovere d’intervenire nel continente anche per contrastare le
nuove gravi minacce rappresentate da Aids, malaria, tubercolosi e
trasformazioni demografiche”. Sempre secondo Theresa Whelan, il nuovo
Comando militare Usa in Africa sarà composto da “esperti nel campo
dell’intelligence, della diplomazia, della sanità e dell’aiuto
umanitario, provenienti dal Dipartimento di Stato, dai Dipartimenti alla
salute, ai servizi sociali e all’energia e da USAID. Il Comando
coordinerà gruppi di addestramento, consulenza, affari civili, aiuto
medico e veterinario. Esso farà da interfaccia con altre agenzie
governative e gruppi umanitari non-governativi negli sforzi da portare
avanti nel continente”.

La /Trans Sahara// Counter Initiative/ è stata implementata nel dicembre
2004, sostituendo la “Pan Sahel Initiative” (PSI), il programma Usa di
addestramento ed equipaggiamento dei reparti d’intervento rapido di
Mali, Mauritania, Niger e Ciad. Con la TSCTI, l’“aiuto globale” si è
esteso ad i principali paesi produttori di petrolio dell’Africa
settentrionale e occidentale (Algeria e Nigeria), ed a Marocco, Senegal,
Tunisia e Ghana. Solo Burkina Faso e Libia, ad oggi, sono i paesi
partner della Joint Task Force Aztec Silence rimasti fuori dalla TSCTI.
All’iniziativa trans-sahariana sono stati destinati 31 milioni di
dollari nel 2006, 82 milioni nel 2007, mentre è prevista una spesa di
circa 100 milioni all’anno dal 2008 al 2013. A ciò si aggiungono i 1.300
milioni di dollari già approvati dal Congresso per l’anno 2009 per
l’esecuzione di “programmi militari bilaterali” con i paesi africani e
l’attivazione del nuovo comando Africom a Stoccarda.

Gli Orion di Sigonella e la guerra ai Salafisti

Che Sigonella potesse essere convertita nella “postazione avanzata”
delle unità speciali “impegnate nella lotta contro il terrorismo”, era
stato anticipato nel maggio 2005 dal quotidiano spagnolo /El Paìs/.
Intervistato sui programmi di ristrutturazione delle forze militari
statunitensi in Europa, il solito generale James L. Jones rilasciava una
dichiarazione sibillina: “Stiamo cercando una postazione a sud delle
Alpi che si possa rivelare il luogo migliore per concentrare le nostre
operazioni speciali ed agevolare le attività militari nell’area del
Mediterraneo e in Medio Oriente”. Il nome di Sigonella veniva fatto come
una mera ipotesi congiuntamente ad alcune installazioni Usa in Spagna,
nonostante due mesi prima il comandante Eucom avesse precisato in Senato
che le forze speciali erano già operative a Sigonella in chiave
africana. La notizia rimbalzava in Italia, ma il tenente di vascello
Steve Curry, capo ufficio stampa della base di Sigonella, dichiarava al
/Corriere della Sera/ (3 maggio 2005) che “fino a questo momento non è
stata comunicata alcuna disposizione circa l’eventuale variazione di
attività della stazione aeronavale siciliana”. La smentita era
sufficiente perché la disinteressata classe politica italiana decretasse
l’archiviazione del caso Sigonella-antiterrorismo.

La Sicilia però era già direttamente coinvolta nelle scorribande
militari degli Stati Uniti in terra d’Africa. Vere e proprie operazioni
di guerra erano state lanciate dai centri di comando e dai velivoli di
stanza a Sigonella sin dai mesi che avevano preceduto
l’istituzionalizzazione della JTF Aztec Silence. Nell’autunno del 2003,
ad esempio, il Pentagono aveva ricevuto l’autorizzazione a trasferire
dalla Sicilia alcuni P-3 Orion presso l’aeroporto di Tamanrasset, nel
sud dell’Algeria. Nel marzo del 2004 questi velivoli venivano utilizzati
in una vasta operazione d’intelligence per individuare presunti
“terroristi” algerini presenti in alcuni campi in Ciad. Gli stessi
velivoli operavano qualche mese più tardi congiuntamente alle forze
armate di Mali e Ciad in un’operazione contro il Gruppo Salafista per la
Predicazione e il Combattimento (GSPC), organizzazione accusata da
Washington di mantenere legami con al Qaeda. In una sua dichiarazione
alla stampa (12 dicembre 2004), il Comando delle forze armate Usa in
Europa affermava che “truppe di Ciad e Mali, con l’aiuto dei servizi
segreti statunitensi e dei velivoli P-3 Orion dell’Us Navy, hanno ucciso
43 membri del GSPC al confine tra Algeria e Mali. Dopo questa missione,
forze speciali Usa hanno iniziato l’addestramento di soldati di quattro
paesi del Sahel, Niger, Mali, Ciad e Mauritania. I due mesi
d’addestramento sono stati incentrati sulla logistica, le comunicazioni
e le attività di tiro, pattugliamento e riconoscimento”.
African Connection

Negli ultimi tempi è ulteriormente cresciuta la presenza in Africa di
organismi, reparti e mezzi di stanza a Sigonella. Ufficiali del “Naval
Criminal Investigative Service” (NCIS) del distaccamento presente nello
scalo siciliano, sono impegnati nell’addestramento “in tecniche di
sicurezza marittime e portuali”, della “Africa Partnership Station”
(APS), la forza multinazionale che gli Stati Uniti hanno promosso con
paesi dell’Africa occidentale e centrale. Buona parte delle operazioni
di rifornimento munizioni, carburante e materiali logistici delle unità
impegnate in esercitazioni in ambito APS sono coordinate dal “Fleet and
Industrial Supply Center” (FISC), il centro logistico delle forze navali
del Comando europeo degli Stati Uniti istituito a Sigonella il 3 marzo
2005. Il centro ha assorbito le funzioni sino ad allora svolte dalle
basi logistiche di Napoli, Londra, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, ed è
l’unico FISC, insieme a quello giapponese di Yokosuka, esistente fuori
dal territorio statunitense.

Quando gli alti comandi di Eucom-Africom vogliono rafforzare i propri
sistemi di telecomunicazione nelle regioni più “critiche” dell’Africa,
vengono trasferiti nel continente le apparecchiature e gli uomini del
/Joint Maritime Ashore Support Team/ (JMAST) di Sigonella, l’unico
centro mobile di comando, controllo, comunicazioni, computer e
intelligence CI4 esistente in Europa. Il JMAST di Sigonella, ad esempio,
ha operato da Monrovia (Liberia) per assicurare le comunicazioni e la
copertura tattica aerea in occasione della visita del presidente Bush a
sei paesi africani nel febbraio 2008.

Ufficiali della “Combined Task Force 67 - CTF-67”, hanno partecipato ad
esercitazioni congiunte con le forze armate del Ghana (febbraio 2007),
per “rafforzare la sicurezza marittima nel Golfo di Guinea”. Il CTF-67 è
il comando che sovrintende le operazioni delle forze aeree della Marina
Usa nel Mediterraneo, trasferito da Napoli a Sigonella nell’ottobre 2004
proprio per rafforzare la sua proiezione nel continente africano. Tra il
febbraio e il marzo 2008, il CTF-67 ha pure condotto dallo scalo aereo
di Ikeja (Nigeria), l’esercitazione “Marittime Safari” a cui hanno
partecipato unità aeronavali di Nigeria e Stati Uniti, compresi i P-3C
Orion del “Patrol Squadron Sigonella”. Sempre nell’ambito del
rafforzamento della presenza militare Usa in Africa occidentale,
nell’autunno 2007 un gruppo di Seabees (il Genio della Marina) di stanza
in Sicilia, è stato trasferito a Brazzaville (Repubblica Democratica del
Congo) per partecipare ad attività di addestramento delle forze armate
locali e alla realizzazione di infrastrutture civili e militari.

Artigli imperiali in Corno d’Africa
 
Se per le attività belliche nello scacchiere nord-occidentale Eucom ha
creato la Joint Force Aztec Silence, in Corno d’Africa, Mar Rosso e
Golfo di Aden opera dal 2002 la “/Combined Joint Task Force-Horn of
Africa” (CJTF-HOA)/. Della CJTF-HOA fanno parte oltre 1.800 militari di
esercito, marina ed aeronautica Usa, più i rappresentanti dei paesi
membri della coalizione (Djibouti, Etiopia, Eritrea, Kenya, Uganda,
Somalia, Sudan, Tanzania, Yemen, Seychelles, Isole Comore, Mauritius e
Madagascar). I comandi e i centri operativi della /task force/ sono
stati insediati a Camp Lemonier, Djibouti, base destinata ad ospitare
presto il comando di Africom, oggi a Stoccarda. A Camp Lemonier sono in
corso alcune delle opere infrastrutturali più costose delle forze armate
Usa (oltre 120 milioni di dollari nel 2007 per la realizzazione di piste
e parcheggi aeroportuali, impianti elettrici e depositi carburanti). Ad
esse non hanno fatto mancare il loro apporto i reparti di stanza a
Sigonella, primi fra tutti i Seabees del Genio della Marina e
l’“Esplosive Ordnance Disposal Mobile Unit 8” (EODMU8), il reparto
speciale utilizzato per l’individuazione di esplosivi “nemici”, la
manutenzione di mine, armi convenzionali, chimiche e nucleari e la loro
installazione a bordo di portaerei e sottomarini.

EODMU8 opera senza interruzione a Djibouti dalla primavera del 2004 ed è
intervenuto pure nell’addestramento di unità speciali “anti-terrorismo”
dei paesi alleati Usa della regione. In particolare, il gruppo mobile di
Sigonella ha operato a fianco delle forze armate di Etiopia e Kenya alla
vigilia dell’attacco scatenato a fine 2006 contro le Corti Islamiche
somale. Proprio in preparazione dell’intervento militare Usa in Somalia,
dal maggio al novembre 2006 furono trasferiti dalla Virginia in Sicilia
i reparti di volo del “Patrol Squadron 16 VP-16” (oggi in buona parte
confluiti nel “Patrol Squadron Sigonella”). Ai P-3C Orion del VP-16
furono affidate le attività ISR in Corno d’Africa che permisero ai
comandi statunitensi di individuare gli obiettivi e predisporre i piani
per l’offensiva del gennaio 2007. Fu proprio da Djibouti che si alzarono
in volo gli AC-130 dell’Us Air Force che bombardarono la zona di Ras
Kamboni, nel sud della Somalia, massacrandone gli abitanti.
In Spagna ed in Italia gli scali “hub” per le future missioni Usa

Con le piene funzioni assunte da Africom l’1 ottobre 2008, crescerà
ancora di più nel teatro europeo-mediterraneo il traffico aereo
finalizzato al trasporto di reparti e mezzi statunitensi. Una sfida,
quella rappresentata dalle missioni in Africa, che l’Air Mobility
Command (AMC), l’alto comando Usa per la mobilità aerea, si trova ad
affrontare dopo quella generata dalle guerre in Iraq ed Afghanistan.
Secondo quanto pubblicato il 25 marzo 2008 dal quotidiano delle forze
armate statunitensi, /Stars and Stripes/, per rispondere ai bisogni
dell’istituendo comando per l’Africa sarà necessario che una parte del
personale dell’Air Mobility Command presente in Gran Bretagna e Germania
venga trasferito in alcune basi d’Italia, Spagna e Portogallo. Il
colonnello Keith Keck, capo della divisione di pianificazione strategica
di AMC, ha dichiarato che Eucom e il comando Us Air Forces “potrebbero
deviare il traffico Africom dall’odierno scalo hub tedesco di Ramstein
alle basi di Rota e Morón in Spagna, alla Naval Air Station di Sigonella
e alla base aerea di Lajes, isola portoghese nell’Oceano Atlantico”.

La Sicilia sempre più avamposto di guerra. Dopo i velivoli senza pilota
“Global Hawk” (arma strategica per le future campagne d’Africa), e il
sofisticato e pericolosissimo sistema MUOS di telecomunicazione
satellitare, l’isola si appresta a fare da base operativa per i grandi
aerei da trasporto C-5 Galaxi, C-17 Globemaster e C-130 Hercules.
 
di *Antonio Mazzeo*, militante ecopacifista ed antimilitarista, impegnato
in progetti di cooperazione allo sviluppo, ha pubblicato alcuni saggi
sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla
presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa
dell’ambiente e dei diritti umani. È membro della /Campagna per la
smilitarizzazione della base di Sigonella/.

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