Aereoporto di Viterbo, politici e promotori del progetto a nervi scoperti
4 Luglio 2008 - Ambiente, Dai movimenti, Democrazia
Centoquarantacinque dollari al barile. Domani probabilmente centocinquanta. Le previsioni per il futuro non lasciano spiragli: Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, preannuncia quota duecento; Alexei Miller di Gazprom ipotizza addirittura duecentocinquanta. Dal 2003, o più precisamente dall’anno della seconda invasione americana in territorio iracheno, il valore del greggio continua una rincorsa speculativa senza fine. In soli cinque anni si è passati dai trenta dollari al barile ai centoquaranta, con ripercussioni impressionanti non solo sul trasporto su gomma, ma su tutti i mezzi di spostamento, aerei compresi.
Negli Stati Uniti, infatti, la crisi delle compagnie aeree “low cost” è senza precedenti ed è stata per questo ridefinita dall’Internation Herald Tribune “di lungo periodo”. I prezzi aumentano, si riducono i voli, si taglia il personale. I fallimenti si susseguono. Centinaia di città vedono ridimensionato il più basilare traffico aereo commerciale. E mentre la crisi energetica investe a livello mondiale il settore trasporti, in Italia, dove la compagnia di bandiera è praticamente fallita e le ferrovie diminuiscono le percorrenze, la tendenza è quella di elaborare nuovi progetti di aereoporto in zone già ampiamente servite. Siena e Viterbo su tutti. Con il primo che dovrebbe sorgere a meno di novanta chilometri dagli scali di Pisa e Firenze. E il secondo che andrebbe invece a sommarsi niente meno che a Fiumicino e Ciampino.
Nonostante la congiuntura internazionale, gli interessi politici ed economici legati alle speculazioni edilizie, nelle grandi opere come nelle infrastrutture, non sembrano rallentare. Ma proprio per questa tendenza negativa, appaiono ancora più pressanti. E in questo clima da rincorsa all’accaparramento degli ultimi finanziamenti disponibili, provare a intralciare questi disegni significa, oggi più che mai, essere subissati dagli insulti di chi, imbracciando strumentalmente il proposito del bene comune, non fa che perseguire il proprio tornaconto.
Emblematici in questi giorni i casi dell’europarlamentare Giulietto Chiesa e del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. E’ bastato loro esprimere il loro dissenso verso il progetto aereoportuale di Viterbo per scatenare le ire dei promotori e dei politici ad essi legati. “Il nuovo aereoporto di Viterbo non si farà – ha scritto in una lettera aperta l’On.Giulietto Chiesa – il prezzo del petrolio sta cambiando il panorama mondiale, negli Usa otto compagnie sono fallite e migliaia di aerei vengono svenduti perché consumano troppo”. “Fare l’aereoporto a Viterbo oggi – ha detto il sindacalista Epifani – non avrebbe senso, sarebbe assurdo come il ponte sullo stretto di Messina”. A queste considerazioni sono corrisposte reazioni di ogni genere: “Cari uomini sapienti di mondo – ha sentenziato Giovanni Bartoletti, assessore all’aereoporto - il vostro autorevole contributo né ci piace né ci serve”. Rincara la dose, sfiorando un’intolleranza antidemocratica, Guido Scapigliati del Comitato favorevole al progetto: “Dare ospitalità a gente come Epifani o Chiesa, riceverli con tutti gli onori e, peggio ancora, lasciarli pure parlare è il colmo”. A confermare la profonda intesa che si sta delineando a livello nazionale per la nascita di un “nuovo” grande centro, ci pensano gli esponenti locali Francesco Bigiotti (Udc) e Aldo Fabbrini (Pd) che concordano sull’estrema funzionalità dello scalo aereoportuale per incentivare lo sviluppo e l’occupazione. Come se l’investimento pubblico di centinaia di milioni di euro in strutture, che danneggiano in primis l’ambiente e riempono le tasche di alcuni privati, giovasse realmente all’economia locale.
Forse un errore lo si è commesso davvero nel giudicare la situazione di Viterbo: la bontà degli intenti ha fatto credere che l’evidenza della truffa possa fermare i borseggiatori. Come se gli scrupoli di coscienza possano rappresentare ancora oggi una forma di difesa e autocensura nel sociale. E’ quasi certo quindi che il progetto aereoportuale verrà portato avanti, anche se a goderne saranno soprattutto i costruttori e non i clienti destinatari.
di Alessio Marri
Commenti
2 commenti a “Aereoporto di Viterbo, politici e promotori del progetto a nervi scoperti”
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Cara Redazione,
“Mala tempora currunt”.
Contro la forza la ragion non vale.
Andate,andate pecore ,vedrete come “ci” concian bene.
Sentirai la botta tordo,se non sei sordo.
In definitiva:Agli abitanti (?) della Tuscia questo Aereoporto piace?Bene,che se lo tengano e muoia Sansone con tutti i Filistei.
alberto gangalanti
Fare l’aeroporto a Viterbo è come costruire il ponte di Messina non sullo stretto ma in pieno deserto. La questione non riguarda solo il prezzo del greggio che molti ( tanti ) speculatori fanno salire, ma anche la mole del traffico ( pullman ) che dovrà sopportare Viterbo. Si parla di 15 ml. di passeggeri l’anno, che tradotto in pullman fanno 500 al giorno. Viterbo, è noto, che a collegamenti verso Roma è in situazione a dir poco da 3° mondo. La Cassia scoppia, la Orte - Viterbo finisce sui campi. La ferrovia che la attraversa, tra le stazioni di VT Porta Fiorentina e VT Porta Romana c’è un passaggio a livello che taglia in due il capoluogo, treni per Roma che oggi impiegano 1h/30″. In questi giorni si parla del prolungamento ferroviario da Porta Fiorentina al futuro scalo aereo atto a decongestionare il traffico cittadino quando i tutti questi anni non sono riusciti a costruire una galleria che eliminasse l’attuale passaggio a livello. L’aeroporto che dista 2 km. in linea d’aria dal centro storico, quindi inquinamento acustico e smog alle stelle, domanda: ” a parte la fattibilità, ma cosa serve e a chi serve questo aeroporto , lo sanno i viterbesi che a Ciampino stanno incavolati neri perchè non ne possono più del loro scalo e che ad una domanda sulla questione il sindaco della “cittadina” romana ha risposto che a loro non importava nulla se l’assegnazione, quindi la scelta del nuovo aeroporto, fosse tra Viterbo e Frosinone, la cosa per loro più importante è che scegliessero in fretta perchè a Ciampino non ce la fanno più, perciò vinca il più pirla, ma in fretta. Considerazione finale: ma perchè siamo un popolo bue, ( senza offesa per il bue ), che si beve tutte le panzane che qualche furbone giornalmente gli propina “? Saluti