Sandro Curzi
30 Novembre 2008
Ci ha lasciato e lo piangiamo. Perchè fu uno dei pochi, dei pochissimi, in grado di comprendere che il sistema dell’informazione era la trincea sulla quale si sarebbe dovuta combattere la battaglia principale, la madre di tutte le battaglie, per difendere la democrazia e la Costituzione Repubblicana. La sinistra non capì nulla, abbarbicata alle giaculatorie del proprio passato, e gli affidò soltanto compiti di copertura della propria ritirata. Che era come mandare in fureria uno dei suoi generali più capaci. Adesso non ci sono più nemmeno i caporali. Per questo lo piangiamo.
di Giulietto Chiesa
Udine, in ateneo un prof intralcia un dibattito con la Guzzanti: “E’ una sovversiva”
28 Novembre 2008
ALITALIA, L’ULTIMO GRANDE MIRACOLO ITALIANO
28 Novembre 2008
di Alessio Marri
Parma e Brindisi private di ogni rotta. Un depotenziamento dei voli per la Sicilia tanto consistente da creare imbarazzo persino al fedelissimo presidente del Senato Renato Schifani. Riduzioni spropositate che sfiorano in alcuni casi il 70% delle tratte interne tra la capitale e i diversi aereoporti italiani. Lufthansa, ritenuto il primo grande potenziale partner commerciale, che fonda una propria filiale italiana e da principale alleato si trasforma in rivale insormontabile pronto a invadere il mercato italiano con un pacchetto industriale serio e concorrenziale. L’Enac che deve constatare l’impossibilità per Cai di rispettare i contratti d’avvio delle attività (fissate per il primo dicembre 2008) e ne annuncia il rinvio a data da destinarsi. Piccoli investitori rovinati, piloti e dipendenti pagati in azioni praticamente volatilizzate. Una compravendita che grava sulle casse dello Stato, e quindi su noi cittadini, per cifre angoscianti: negli ultimi dieci anni Alitalia avrebbe spremuto i bilanci del ministero dell’Economia per più di 5 miliardi di euro, mentre le stime per il futuro parlerebbero di cassa integrazione e meccanismi straordinari di tutela per gli esuberi al costo aggiuntivo variabile tra i quattro e i sei miliardi. Leggi il resto
Politica: Pionati, ex Tg1, lascia l’Udc e fonda “Alleanza di centro”.E’ il 59° partito
28 Novembre 2008
Francesco Pionati, ex portavoce dell’Udc, lascia il partito e fonda, insieme ad altri amici dello Scudocrociato, un nuovo movimento politico, “Alleanza di Centro”. Il movimento, che sarà presentato giovedì prossimo si propone «come casa e riferimento dei moderati che, non condividendo l’attuale posizionamento dell’Udc, intendono collocarsi senza ambiguità all’interno del centrodestra, a sostegno di Berlusconi e del suo governo, e che guardano al Pdl come interlocutore naturale, alla ricerca delle forme di collaborazione più utili e opportune in vista delle elezioni amministrative della primavera 2009». Pionati, conclude la nota, aderisce per ora al gruppo misto della Camera.
Vietti: si dimetta da deputato. In un comunicato Michele Vietti, vicepresidente dei deputati dell’Unione di Centro, afferma di non dubitare «dell’onestà intellettuale di Pionati. La sua decisione di non condividere la linea politica dell’Udc e di sposare quella di Berlusconi è legittima, ma comporta una conseguenza ineluttabile: le sue dimissioni da deputato eletto in Parlamento con i voti dell’Udc. Diversamente, saremmo in presenza di una scelta trasformista che, ne siamo certi, non gli appartiene».
Pisa: in occasione dell’approvazione del bilancio, l’ateneo teatro di gravi scontri
27 Novembre 2008
Approvato Il bilancio di previsione del 2009 dal Cda in un ateneo militarizzato. Alcuni studenti sono rimasti contusi a seguito di una colluttazione con la digos e le forze dell’ordine. Nel pomeriggio studenti e precari dell’università di Pisa sono scesi in strada bloccando il traffico in Lungarno Pacinotti dove ha sede il rettorato. La via è rimasta bloccata per diverse ore.
L’Onda continua la sua lotta: Roma, venerdì 28 ore 9:30 P.zza Barberini (Roma)
27 Novembre 2008
US Army: più suicidi che caduti in Iraq
27 Novembre 2008
Seimila reduci si sono tolti la vita soltanto nel 2005
NEW YORK - Per molti soldati americani che hanno combattuto in Iraq e in Afghanistan la guerra più sanguinosa comincia con il ritorno a casa: il numero dei suicidi tra i veterani supera quello dei militari uccisi dall’inizio del conflitto. I dati, raccolti in un’inchiesta durata cinque mesi dal network Cbs, sono impietosi: soltanto nel 2005 sono stati 6256 gli ex soldati che hanno deciso di togliersi la vita una volta tornati dalle loro famiglie. Una media di 17 suicidi al giorno, più del doppio del resto della popolazione statunitense. Leggi il resto
Tra il silenzio generale, Berlusconi ha privatizzato l’acqua
26 Novembre 2008
“Ferma restando la proprietà pubblica delle reti (idriche ndr), la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”. E’ il 6 agosto 2008, il governo Berlusconi, approvando la legge di conversione n°133 “recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, sancisce di fatto la privatizzazione dell’acqua pubblica. O meglio ancora, introduce la possibilità per gli enti privati, che ne assumeranno l’incarico, di gestire e controllare beni primari di servizio pubblico. L’acqua su tutte. Cambiano le parole, si nascondono i significati, ma la sostanza non cambia: l’acqua in Italia è stata privatizzata. Da diritto acquisito diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che solo nell’ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con fallimenti a catena di banche e assicurazioni.
Il decreto legge n°133, voluto fortemente dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, parla chiaro: si interviene “al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonchè di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni”. Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette “pilota” della provincia di Latina, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di accesso al servizio. In città come Aprilia, comune che ha sposato il progetto di privatizzazione dell’acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%). E non solo. Si è instaurata infatti una nuova procedura per tutti coloro che, per necessità o per scelta, non possono permettersi i costi aggiuntivi imposti da AcquaLatina, società ormai sotto il controllo della multinazionale Veolia, che ne possiede il 46,5% delle azioni. Esattamente come nel terzo mondo, vigilantes e forze dell’ordine sono assoldati per rimuovere contatori e bloccare rubinetti. Ma non basta. Nel territorio pontino, oltre agli aumenti sconsiderati delle bollette, si è registrato un drammatico scadimento della qualità dell’acqua: nel 2005, ad esempio, a Cisterna sono stati riscontrati tassi di arsenico pari a 200 microgrammi per litro, oltre il 70% del volume idrico disperso o non giunto a fatturazione.
Nella storia recente un caso limite sul fronte della privatizzazione dell’acqua è avvenuto in Bolivia nei primi anni del nuovo millennio. A seguito dei debiti contratti dai prestiti-killer della Banca Mondiale per lo Sviluppo, il governo boliviano fu costretto a svendere nelle mani di corporation americane le risorse petrolifere, la compagnia aerea di bandiera, le ferrovie e la gestione dell’energia elettrica. Le risorse idriche vennero date in concessione alla Bechtel Corporation di San Francisco. Il contratto prevedeva la proibizione di far propria l’acqua piovana, anch’essa per assurdo era divenuta proprietà e patrimonio della multinazionale californiana. Per i debitori era persino contemplata la confisca dell’abitazione. Nell’aprile del 2000 la popolazione locale sfiancata dall’impossibilità di sopportare le nuove tariffe imposte, si ribellò. Nonostante una repressione violentissima che costò la vita a sei persone, tra cui due bambini, e centinaia di feriti provocati dal governo schierato a difesa degli interessi della corporation, l’esercito e la polizia rientrarono nelle caserme e il popolo boliviano riuscì a riprendere il controllo dell’acqua.
In Italia è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi, tra l’indifferenza generalizzata dei media italiani, un secondo forum dei movimenti dell’acqua è stato organizzato per ridare vigore alla battaglia di questo fondamentale bene comune. Nel 2006 più di quattrocento mila firme furono raccolte a sostegno della legge d’iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento dell’aqua come “diritto inalienabile ed inviolabile della persona”. Ma la sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del “buon governo” che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando imperversa l’afa estiva e l’attenzione della stampa è rivolta altrove.
TRA IL SILENZIO GENERALE, BERLUSCONI HA PRIVATIZZATO L’ACQUA
26 Novembre 2008
di Alessio Marri
“Ferma restando la proprietà pubblica delle reti (idriche ndr), la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”. E’ il 6 agosto 2008, il governo Berlusconi, approvando la legge di conversione n°133 “recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, sancisce di fatto la privatizzazione dell’acqua pubblica. O meglio ancora, introduce la possibilità per gli enti privati, che ne assumeranno l’incarico, di gestire e controllare beni primari di servizio pubblico. L’acqua su tutte. Cambiano le parole, si nascondono i significati, ma la sostanza non cambia: l’acqua in Italia è stata privatizzata. Da diritto acquisito diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che solo nell’ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con fallimenti a catena di banche e assicurazioni. Leggi
Milano, città svenduta al cemento. Ecco tutti i predoni dell’Expo 2015
26 Novembre 2008
MILANO - L’”aringa rossa”, antica astuzia venatoria, sta per fare della Milano da bere dell’epoca craxian-ligrestiana la Milano da mangiare della nuova era ligrestian-morattiana, trasformando l’Expo del 2015, dedicato all’alimentazione, in una colossale operazione immobiliare. I distinti cacciatori britannici usavano le “red harrings” per distrarre i cani da caccia degli avversari, gettando in luoghi strategici della riserva aringhe affumicate. I cacciatori milanesi di cubature immobiliari, che si definiscono “developers”, stanno spargendo su 8 milioni di metri quadri di aree dismesse dall’industria manifatturiera che non c’è più, una selva di grattacieli firmati da architetti di fama mondiale, i cosiddetti “archistar”. Leggi il resto



