Pandora, 29 luglio ore 18e30 riunione del gruppo territoriale di Genova

28 Luglio 2008

RIUNIONE DEL GRUPPO TERRITORIALE PANDORA DI GENOVA. Ore 18.30 alla Casa della Pace e della non violenza in P.za Palermo 10b. Dovrà essere una occasione per chiarire un po’ di dubbi e formare un gruppo “agguerrito” per organizzare la raccolta di un grande numero di adesioni, senza le quali, ricordiamocelo, tutti i nostri pensieri sulla libertà e sulla democrazia dell’informazione sono destinati a rimanere tali.

Matteo Nigro - referente ligure: matteo_nigro@fastwebnet.it, 347-4960716, mailing list gruppo pandora-genova: pandoragenova-subscribe@googlegroups.com

Rai, ricorso contro Saccà: il Tribunale del Lavoro dà ragione all’azienda

28 Luglio 2008

Il Tribunale del lavoro in composizione collegiale, a quanto si apprende, ha accolto il reclamo della Rai contro l’ordinanza del giudice del lavoro che aveva reintegrato Agostino Saccà al posto di direttore di Rai Fiction, ribaltandone di fatto il ‘verdetto’.

“Se fosse vero - spiega il legale di Saccà, Federico Tedeschini all’Apcom - la sentenza, comunque, non sposta di nulla la posizione di Saccà perché fa riferimento a un procedimento disciplinare chiuso con il respingimento, da parte del Cda, della proposta di licenziamento. Al punto - conclude l’avvocato - che avevamo segnalato come il ricorso dell’azienda fosse affetto da improcedibilità per carenza sopravvenuta di interesse. Dunque - ribadisce - per noi non cambia nulla”.

Il Cda della Rai ha infatti già bocciato la proposta di licenziamento del direttore di Rai Fiction con quattro voti contrari, tre a favore e due astenuti, avanzata dal direttore generale Claudio Cappon a causa delle “gravi violazioni accertate ed al notevolissimo danno d’immagine subito dalla Rai”.
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Contributi dai comitati locali: “Pandora, perchè crediamo nel progetto”

28 Luglio 2008

Paola - Madrid

“Vogliamo creare una informazione di qualitá, opporci alla volgarizzazione del linguaggio e ricuperare il deserto informativo creato dai grandi gruppi mediatici”

Marco - Trento

“L’informazione televisiva soffoca, Pandora la faccia respirare!”

Gisella - Pescara

“In Italia il vero problema non è la mancanza d’informazione, ma l’illusione di averla. Per noi, Pandora, rappresenta l’alternativa alla disinformazione che è proposta  come reale conoscenza”

Giuseppe - Firenze

“L’informazione è la materia prima del III° millennio, lo sanno bene i potentati politici ed economici. La gente deve riappropriarsi dell’informazione che è la base per (ri)costruire le coscienze e la partecipazione”.

Monica - Marche

“L’informazione è quasi totalmente asservita al potere. Noi crediamo che Pandora possa riportare verità e conoscenza e conoscere significa scegliere ed essere liberi”.

Raffaele - Cagliari

“L’informazione che ci viene fornita quotidianamente non è credibile perché non spiega il contesto della notizia. Il linguaggio che usa è sottilmente allusivo e vuole condizionare la valutazione dei fatti.

Da Pandora mi aspetterei uno spazio in cui si insegni a smontare le notizie come i bambini smontano gli oggetti. Per vedere cosa c’è dentro.
Uno spazio di pochi minuti che si ripeta con regolarità e insegni i meccanismi con cui avviene la manipolazione delle notizie. Mi viene in mente una striscia strutturata come “Il fatto” di Enzo Biagi”.

Alessandro - Bologna

“L’informazione e la comunicazione sono determinanti quanto la conoscenza e la tecnica – l’assenza o la perturbazione di questi fattori nella forma più nobile, determineranno gravi carenze civili ed evolutive.
 
Ho aderito a Pandora per contribuire al mantenimento e al miglioramento di questo mia opinione”.

Francesca - Pistoia

“Attualmente lavoro a Pistoia per il quotidiano Il Tirreno come collaboratrice esterna. 
 
Negli anni passati…dopo l’università (che non ho finito), ho fatto un master di due anni a Torino sulle tecniche di narrazione cinematografica e giornalismo. 
Ho vissuto e lavorato a Roma per più di sette anni come addetta stampa in una tv satellitare e poi redattrice-praticante nel mensile Primafila. Ho insegnato per Cinecittà Formazione sceneggiatura cinematografica. Ho scritto per l’associazione teatrale L’Albero di Minerva tre spettacoli teatrali per e con i bambini della scuola elementare di Corviale (quartiere in degrado di Roma). Ho collaborato con un paio di case di produzione cinematografica (homevideo) per i testi di contenuti extra dvd. Ho scritto 4 biografie dei registi americani Robert Rossen, Robert Wise, George Roy Hill e  
Franklin J. Schaffner per la casa editrice Fanucci. 
 
Da pochissimo sono tornata a Pistoia e, oltra alla collaborazione con il Tirreno, vorrei contribuire a realizzare-collaborare con altri, anche nuovi, canali di informazione sociale e culturale, di cui mi sembra che a Pistoia ci sia molto bisogno. 
 
Tra i vari passi che sto compiendo in questa direzione (tra cui l’incontro per tv Pandora), l’ultimo della lista è il seguente: 
Ieri sera ho partecipato alla costituzione della nuova associazione “Mani Libere Toscana”, a Firenze, come neo consigliere eletto nel direttivo. L’associazione si propone come struttura d’appoggio per la creazione di un giornale di stampa “alternativa”, cioè libera da un controllo politico ed economico e punto di riferimento per l’emergenti realtà sociali, politiche, culturali ed economiche che si contraddistinguono per scelte effettuate su una base di valori etici e solidali”.
 
Alessandro - Pistoia

Dal 1999 sono consigliere comunale di Larciano, eletto in una lista civica di sinsitra all’opposizione dell’allora Ulivo, oggi PD. 
Con il nostro gruppo (che si chiama Alternativa per Larciano) gestiamo un sito internet (che vi invito a visionare www.informalarciano.altervista.org) in cui si sono notizie di politica e società relative a Larciano e non solo, con la possibilità di interagire e commentare le notizie, un periodico (ogni 3-4 mesi) dal nome “La Voce Alternativa” che distribuiamo, per posta, a tutte le famiglie di Larciano (nel sito a destra nella sezione “Giornalino” potete vedere le vecchie edizioni e la nuova del marzo 2008).  
 
Da pochissimo, sto preparando con altri ragazzi (tra cui Massimiliano Sforzi che avete conosciuto) un piccolo programma radio (presso Radio Diffusione Pistoia) di circa 20 minuti per 1-2 uscite alla settimana. La cosa comunque è sempre in preparazione. Vorremmo arlare di cose leggere (viaggi, internet, teatro) ma anche di temi importanti al di fuori di politica (GAS, nucleare, partecipazione, ecc.). 

Alessandro - Pistoia

“Vivo da 35 anni a pistoia e lavoro in una piccola azienda artigiana a pochi km non mi sono mai occupato di informazione ma da quando (circa 1 anno fa) mi sono iscritto al Meetup degli amici di beppe grillo di pistoia ho cominciato a capire che le informazioni che arrivavano dai tg nazionali sono manipolate-controllate dal potere 
mi sono fatto regalare da babbonatale una piccola telecamera e da gennaio di questo anno ho cercato di dare l mio piccolo contributo con alcuni filmati che ho messo a disposizione in rete e che riguardano alcuni eventi promossi, condivisi o creati anche dal meetup di pistoia 
 
ecco alcuni esempi: 
http://current.com/people/alex72  
http://video.google.it/videoplay?docid=-8260220127672784511&hl=it  (vedi anche altri video dall’utente) 
http://it.youtube.com/results?search_query=alex72meetupt&search_type=&aq=f  
 
sono qui perche mi interessa questo pro getto e credo che le persone che vogliono possono cambiare un po le cose”. 

Paolo Ferrero nuovo leader del Prc, Vendola: sconfitto ma niente scissione

27 Luglio 2008

Notte di trattative ma non c’è intesa. Il Governatore pugliese: «Ho perso ma la battaglia continua. E’ la fine della storia di Rifondazione». «Io sono sconfitto ma sono sereno perchè da comunista ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Compagni della mozione 2 ci vediamo nell’area politico-culturale “Rifondazione per la sinistra”». Niky Vendola ammette che non diventerà segretario di Rifondazione salendo sul palco e annuncia la nascita di una corrente di minoranza, smentendo qualsiasi ipotesi di scissione.

«La seconda mozione - annuncia dal palco il governatore della Puglia - non abbandona Rifondazione ma è qui per continuare la battaglia perchè siamo il 47,3% del partito»: Vendola nel suo intervento sfida i compagni del nord «a venire a vedere al sud come si combatte l’illegalità e come si sfida la mafia a viso aperto». Il governatore pugliese ha attaccato il fatto che «questo congresso sta scegliendo la strada di composizione di una maggioranza che esiste solo in alchimie ricercate pazientemente». Alchimie, ha evidenziato il leader della mozione 2, «senza respiro nè prospettive che non danno futuro a Rifondazione». Leggi il resto

PANDORA, per un’informazione realmente libera

26 Luglio 2008

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Pandora è uno spazio  di informazione indipendente che andrà in onda sul satellite, su reti regionali  di tutt’Italia e sul web. 

Pandora sarà un programma televisivo  settimanale di circa 90’. L’obiettivo è  affiancargli   presto un notiziario giornaliero sul sito  e sul satellite. 

Pandora nasce dall’impegno di   professionisti della comunicazione  che si battono  da sempre per la libera informazione, ma Pandora è aperta alla collaborazione di  tutti quelli che hanno qualcosa da raccontare 

Pandora non è il megafono  di qualcuno o per qualcuno, Pandora vuole dare la voce a chi non ce l’ha. Per questo Pandora può vivere solo grazie al contributo dei suoi telespettatori. 

HANNO ADERITO AL PROGETTO: GIULIETTO CHIESA, GIANNI MINA’, LIDIA RAVERA, VAURO, DAVID RIONDINO, MONI OVADIA, SABINA GUZZANTI, CLAUDIO FRACASSI, LUCIANO GALLINO, ALEX ZANOTELLI E MOLTI ALTRI ESPONENTI DEL MONDO DELLA CULTURA E DELLO SPETTACOLO

IL PROGETTO E’ STATO LANCIATO DA MEGACHIP, UN OSSERVATORIO DEL SISTEMA MEDIATICO NAZIONALE TV, RADIO, STAMPA E INTERNET, NATO PER DIFENDERE IL DIRITTO ALLA DEMOCRAZIA NELLA COMUNICAZIONE

On line:

new << IL PROMO UFFICIALE DI PANDORA >> new

Pandora, contro le voci dei padroni di Giulietto Chiesa

Interviste a Franco Cardini, Caparezza, Gianni Minà, Livia Radera, Ennio Remondino, Marco Revelli e Riccardo Petrella.

Contributi dai comitati locali: “Pandora, perchè crediamo nel progetto”

Pandora, intervista a Marco Revelli e Riccardo Petrella

26 Luglio 2008

di Nadia Redoglia

 

Abbiamo illustrato il progetto Pandora Tv al sociologo e docente Marco Revelli, figlio del grande partigiano Nuto, ed ha accolto con piacere la nostra iniziativa che, a parer suo è un progetto che in assoluto deve andare avanti. Gli chiediamo

D. cosa pensa di una televisione ‘senza padroni’?

-La sua risata è tutt’uno con la risposta-

R. potrebbe rivelarsi un autentico miracolo visto che ad oggi una tv ‘senza padroni’ può sembrare un’utopia dissennata Leggi il resto

Remondino: “Maggiore informazione significa maggiore democrazia”

26 Luglio 2008

Intervista con Ennio Remondino di Stefano Petti - Megachip

Prosegue il ciclo di interviste alle personalità della cultura e dello spettacolo che hanno aderito al progetto di informazione democratica promosso da Megachip. Questa volta è toccato a Ennio Remondino, celebre inviato di guerra nei Balcani e voce tra le più attendibili (e dissonanti) dell’informazione giornalistica italiana.

D. Perché ha scelto di sottoscrivere il progetto del nuovo format televisivo di informazione libera proposto da Megachip? E’ pensabile, in Italia, di vincere la battaglia contro la mediocrità, la censura, i bavagli dei poteri forti?

R. Quella della libera informazione è un’emergenza democratica nazionale, e sta sotto gli occhi di tutti. E’ arrivato il momento di battersi e insistere a richiederla, direi oltre l’illusione di poter raddrizzare le gambe al servizio pubblico, e di poter pluralizzare le voci informative aldilà della dualità Mediaset-Rai. Questa è una battaglia che deve partire dal basso - convinti come siamo - e con l’obbligo di convincere gli intellettuali e la “base” che maggiore informazione significa maggiore democrazia.

Vinceremo questa battaglia? Sono abbastanza convinto che si potrà – non so quando, non so se la vedrò io – ma dovremo sforzarci di vincerla, d’altronde ci sono delle battaglie che vanno fatte a prescindere dalla certezza di arrivare a un buon risultato. Questa è sicuramente una di quelle… Leggi il resto

Ravera: “In Italia abbiamo un’informazione che non si fa capire”

26 Luglio 2008

Intervista di Federica Santoro a Lidia Ravera

Intellettuale, scrittrice, giornalista, chiediamo a Lidia Ravera perché ha deciso di aderire al progetto del Format tv per un’informazione democratica, proposto da Megachip.

Penso sia necessaria una voce libera che informi i cittadini e che rispetti le priorità reali della politica e non quelle dettate dal palazzo. La tv passa informazioni di massa, credo che cercare di entrare in questo circolo, con tutte le difficoltà che potrà comportare, sia fondamentale, oggi, per avere almeno uno spazio di informazione vera, che non risponda a padroni.

Sul sito di megachip c’è stato di recente uno scambio di opinioni molto acceso tra Giulietto Chiesa e Paolo Barnard dopo la pubblicazione dell’articolo di Barnard “L’informazione è noi”. La tesi sostenuta nel pezzo è in sostanza che l’informazione che abbiamo è quella ci meritiamo…

Dire che il popolo è bue è troppo comodo come alibi. È troppo facile incolpare dello stato delle cose chi non ha coscienza di esso e delle sue cause.

Pensi che non ci sia abbastanza consapevolezza sullo stato dell’informazione in Italia?

Credo che la maggior parte della popolazione sia stata diseducata volontariamente in questi anni, gradualmente nutrita di immondizia da tv e giornali spazzatura. Ora bisogna invertire la tendenza. Leggi il resto

Gianni Minà, ecco perchè sostengo “Pandora”

26 Luglio 2008

Intervista con Gianni Minà di Maddalena Carlino - Megachip

50 anni di carriera costruiti prima sullo sport e poi sui tanti reportage e libri sull’America latina. Lei è una di quelle poche persone che può dire di aver contribuito a creare l’attuale linguaggio della televisione. Cosa è successo oggi in Italia alla libertà di informazione e al pluralismo?

Non si osa più e non si ha più il coraggio. Io partivo con i miei risparmi puntavo su me stesso per seguire i grandi match di Clay. Tornavo col rischio che nessuno prendesse i miei reportage, pero c’era anche l’attenzione dei media nei confronti di un giovane cronista che tornava con qualcosa di importante. C’era un clima che oggi si è perso: anche i direttori erano più liberi di scegliere. Per esempio nella mia carriera di giornalista sono riuscito a raccontare pezzi di mondo attraverso la musica. Il rock o gli artisti impegnati esiliati dalle dittature del sud america erano una lente per guardare e raccontare cosa avveniva in quel momento storico. Ora tutto ciò è impossibile.

Lei ha firmato l’appello per un informazione libera diffuso dall’associazione Megachip. Come lei tanti altri personaggi lo hanno fatto. Certo che però la sua firma ha un valore diverso perché è un appello che viene da un esponente di una categoria, quelli dei giornalisti, che l’informazione la dovrebbero assicurare. In alcuni suoi articoli lei parla di giornalisti vassalli. Chi sono?

Sono tutti quelli che sono l’espressione di partiti politici e rappresentano l’assenza di coraggio. Si adeguano al modello di vita propagato dalla politica neoliberale del nord Americana. Con la scusa del “tengo famiglia” raccontano sempre la stessa storia che è falsa. Servirebbe più orgoglio. Altrimenti si rischia di scrivere un buon editoriale che non corrisponde alla realtà che le persone vedono uscendo in strada.

Lei è direttore della rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo ed ha costruito la sua lunga carriera sui tanti reportage fatti in quella parte di mondo. Ad oggi nelle cronache degli avvenimenti che investono il sud america molto viene omesso.

Negli ultimi 6-7 anni l’America Latina si è trasformata vivendo una rivoluzione economica e sociale incredibile. Hanno riscattato le proprie risorse che prima erano sfruttate dal nord America. Gli Usa concentrati sul Medio Oriente hanno dimenticato i confini di casa. Le storie dei presidenti di e Brasile, Chávez e Lula, sono state praticamente ignorate dai nostri operatori della comunicazione.

Parliamo di calcio. Aumentano sempre di più gli episodi di violenza che ormai lo abbiamo capito tutti non c’entrano niente né col pallone né tanto meno con lo sport. Una parte della popolazione tifosa però si riconosce e trova un’ identità in questi gruppi di ultras. La sensazione è che l’assenza di risposte dalla politica e dalle istituzioni abbiano dato potere alle frange estremiste. Perché i media non parlano di tutto ciò liquidando la questione in maniera semplicistica?

Queste frange, in realtà, sono composte da migliaia di persone e lo stadio è una scusa per scatenare la rabbia che covano dentro. La società capitalista genera delle persone assolutamente insoddisfatte in cerca di una rivincita e il calcio e lo strumento scelto per esprimere questa rabbia. Esiste un estremismo di destra che ha in mano il 90% degli stadi ed ora nessun governo è in grado di affrontare questo problema. La domanda è perché queste persone sanno scendere in piazza per torti calcistici ma non per difendere i loro diritti ogni giorno più calpestati dai governi.

C’è ancora speranza per un’ informazione libera e democratica?

Certo. L’America latina con la sua democrazia partecipativa lo dimostra. Dieci anni fa nessuno pensava a questa rivoluzione economica e sociale. I rubinetti da cui escono gocce di liberta sono sempre più chiusi. Le leggi sull’editoria, per esempio, sono solo a vantaggio dei grandi editori e glii strumenti di informazione sono in mano a imprenditori che hanno deciso di fondare una tv, un giornale o una radio solo per sostenere altri interessi in diversi settori. Sono casse di risonanza. Gli editori puri non esistono. Certo la lotta è dura. Siamo in una nicchia. Far circolare la controinformazione è l’unica strada. Quella che sentiamo dalle tv e dai giornali non è falsa.

Caparezza: “Nulla peggiora il Paese più del disimpegno”

26 Luglio 2008

In un’intervista su arte, cultura e mass media, il cantautore pugliese spiega i motivi per cui ha aderito all’appello per un format giornalistico indipendente.

Caparezza, perché hai firmato l’appello di Megachip per un’informazione libera?
Per due ordini di motivi. Il primo è per la causa di Megachip, per la volontà di costruire un format giornalistico che non abbia influenze di sorta, politiche od imprenditoriali: è un’iniziativa lodevole, sarei un pazzo a non sostenere un progetto così genuino! Spero che abbia successo, perché ci sono stati tentativi simili ma non hanno avuto esito positivo.

Il secondo motivo per cui ho firmato l’appello è la mia totale stima nei confronti di Giulietto Chiesa, di cui ho seguito alcuni seminari in Puglia e grazie al quale ho conosciuto Megachip.

I media come trattano il tema della musica e in generale dell’arte?

La musica, come tutte le altre forme d’arte, è un po’ snobbata dai media, anche se questo non è ovviamente il mio caso, perché io godo di una certa visibilità.

A parte il fatto che i media s’interessano pochissimo del sottobosco artistico e non lo valorizzano, in questo momento l’arte, per colpa di una distorta idea comunicativa, è diventata gossip: nella maggior dei casi i programmi che trattano d’arte - in particolare la danza o la musica - tendono a “realityzzare” questo mondo, per cui nascono tutta una serie di programmi che di facciata si propongono di promuovere artisti validi, però poi tali artisti diventano popolari non per la loro bravura, ma per il contesto da reality che si è creato nel programma: l’audience è basato tutto sulla lacrima, sulle storie d’amore, sulla competizione tra i partecipanti.

Quindi credo che bisognerebbe valorizzare di più l’arte rimanendo sull’argomento, senza preoccuparsi troppo della sfera privata dell’artista: c’è ancora molto voyeurismo, e devo dire che mi dà fastidio l’interesse spasmodico nei confronti del gossip, che è andato a sostituire l’interesse per l’arte in sé.

Il sistema dei mass media non è libero - la televisione innanzitutto ma anche la carta stampata - ed è per questo che viene avanzato il progetto di un format giornalistico indipendente. Con le grandi etichette discografiche cosa accade?

Io lavoro con una major, ma non farei mai questo mestiere se qualcuno si permettesse di modificare i miei pezzi o dirmi cosa e come devo scrivere.

Non credo che le major abbiano un colore, piuttosto sono interessate alle vendite. È l’artista che deve essere onesto con sé stesso: spesso chi fa musica s’impone dei limiti da solo.

Il musicista non ha i limiti d’opinione che può incontrare un giornalista, il quale deve rispettare una certa linea editoriale, ma può avere paura di perdere pubblico se prende una certa posizione, e questo può essere un fattore di condizionamento.

Secondo me un artista che non si espone non si rende conto che può spostare, ad esempio, molti più voti di chi prende posizione: nulla cambia o peggiora il Paese più del disimpegno e dell’indifferenza nei confronti di ciò che accade.

Bisogna poi dire che c’è anche un discorso di responsabilità: il giornalista ha precisamente il dovere di informare, mentre questo non è il compito dell’artista, anche se può decidere di trattare tematiche d’interesse pubblico.

Caparezza, l’arte può avere il pregio di decifrare la realtà e rivelarsi profetica: una canzone del tuo ultimo album tratteggia la svalutazione della storia come riferimento culturale e valoriale, soprattutto per i giovani, tanto che la Costituzione diventa nel tuo pezzo “l’ultima hit da spiaggia”. Risalgono a poche settimane fa le esternazioni di Marcello Dell’Utri riguardo una supposta retorica resistenziale nei libri di storia…

Certe cose si percepiscono. Noto una deculturizzazione generale del nostro Paese, chiamiamola così: l’Italia sta diventando sempre più conservatrice, sino a un livello estremo, tanto che oggi il capro espiatorio dei mali della società è diventato il diverso. In questo processo di deculturizzazione assume un ruolo importante il revisionismo di cui parlo in “Pimpami la storia”, che mi è stata ispirata da alcune considerazioni su Garibaldi, sul 25 aprile e la Costituzione. Culturalmente credo che nel nostro Paese stiamo vivendo una fase involutiva.

Quanto il sistema dei mass media - la televisione in primis - ha influito nel processo di deculturizzazione che descrivi?

Io penso che tale processo sia iniziato negli anni ‘70 con l’ascesa della tv privata, alla quale è stata data la possibilità di diventare diretta concorrente della tv di Stato.

La tv di Stato dovrebbe essere sempre guidata da un intento educativo, ma questa aspirazione è venuta meno, perché oggi la tv pubblica si è trovata a competere con il voyeurismo ed il pettegolezzo della tv commerciale, che non ha nessun interesse a realizzare programmi culturali. Questo errore che è stato fatto all’epoca ha dato sicuramente inizio a quello che stiamo vivendo oggi, ed a mio parere ha causato anche una determinata svolta politica.

Nel tuo ultimo album parli dei nuovi mezzi di comunicazione, come Live Space, che utilizzano i giovani grazie allo sviluppo di Internet. Credi che la rete contribuisca all’accrescimento della cultura e della responsabilità civile della società?

Come tutte le grandi invenzioni anche Internet può essere usata molto male, è il lato oscuro della medaglia. La rete è libera, ed in quanto tale ha un grande valore: ad esempio è possibile ottenere informazioni che nella televisione non passerebbero mai. Tuttavia, come accade per la televisione, anche Internet può diventare un pianerottolo del pettegolezzo, sta alla criticità ed all’intelligenza dell’utente utilizzarla in modo responsabile.

Perciò penso che l’utenza dovrebbe essere aiutata, incoraggiata in un utilizzo consapevole della rete: il progetto di un format giornalistico indipendente visibile anche tramite Internet assume enorme importanza, ma per raggiungere gli obiettivi che si pone il progetto deve rivolgersi al grande pubblico, e nel caso di Internet deve essere capace di far arrivare i navigatori delle rete alla piattaforma del format.

L’arte potrebbe essere a tal fine un ottimo traghetto, perché con la sua originalità è in grado di suscitare l’interesse del pubblico.

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