Decreto Salva-Rete4, Giulietto Chiesa interviene al Parlamento europeo

30 Maggio 2008

Il governo italiano ha reso noto un decreto legislativo di estrema gravità, in quanto completamente illegittimo rispetto alla normativa europea. Detto decreto conferma e protrae nel tempo, fino al 2012, la possibilità di Rete 4, di proprietà di Mediaset, di continuare a usare una frequenza analogica che non le spetta più da tempo.

Mi riferisco, signora commissaria, alla sua risposta del 15 aprile 2008, nella quale ella ricordava che la Commissione aveva avviato nel luglio 2006 una procedura d’infrazione contro l’Italia ai sensi dell’art. 226 TCE, riferita alla disciplina italiana per il passaggio dall’analogico al digitale.

Su questa stessa materia, in cui l’Italia è fuori dalla legge europea (ma in verità à fuori anche alla legge italiana perché il governo non rispetta ben due pronunciamenti della Corte Costituzionale italiana), l’attuale governo appare intenzionato a insistere nella violazione delle norme.

Lo fa, per giunta, attraverso un decreto-legge, il cui scopo evidente è quello di evitare un dibattito parlamentare. Le chiedo, Signora Commissaria, cosa intende fare lei, a nome della Commissione Europea, per impedire che il regime transitorio a favore di reti esistenti, già illegalmente procrastinato più volte, in evidente regime di conflitto d’interessi, non sia ulteriormente riconfermato.

Le sottolineo, Signora Commissaria, che si tratta qui, in primo luogo, di materia che attiene alle libertà dei cittadini, come quella di poter ricevere un’informazione pluralista.

Siamo in presenza di uno stato dell’Unione che viola norme fondamentali dell’Unione stessa. Compito primario dell’Unione è assicurare che il diritto comunitario venga applicato dai suoi membri senza eccezioni o deroghe.

Giulietto Chiesa

Europarlamentare

La Sapienza, scontri tra neofascisti e giovani dei collettivi studenteschi

28 Maggio 2008

“Rissa politica”, “Scontri”. Dalle prime ricostruzioni fornite da parte di tg e stampa sembrava di poter captare segnali di ricostruzione fraudolenta. A caldo, dalle parole dei ragazzi dei collettivi studenteschi rimasti coinvolti nelle collutazioni con i quattro forzanovisti appena fuori la Sapienza, emergeva tutt’altro: un’aggressione premeditata ai danni di compagni disarmati. Ma la foto pubblicata dal Corsera, nonostante sia un’immagine e quindi manipolabile, non lascia molti dubbi. La ronda fascista, perchè di ronda si è trattato, ha trovato pane per i suoi denti. Due feriti da un lato, due dall’altro.Il collegamento tra gli ultimi episodi di violenza diventa ora inevitabile: nel giro di pochi giorni a Roma, dopo la caccia indiscriminata agli extracomunitari del Pigneto e il pestaggio del conduttore di DeeGay.it, il clima politico si è fatto sempre più incandescente. La destra estrema mostra i muscoli sentendo intorno a se un’atmosfera accomodante. A dirmostrarlo, la presenza tra i responsabili dell’aggressione all’Università di uno dei principali esponenti di Forza Nuova, Martin Avaro, candidato a sindaco da Roberto Fiore alle comunali di Guidonia Montecelio nel 2006. Chi ha veramente a cuore la democrazia è avvisato.

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Alessio Marri

“Canale Zero”: riflessioni sull’11 settembre e sul futuro della sinistra

28 Maggio 2008

Gentile On. Giulietto Chiesa,

Le scrivo per comunicarLe che ho aderito al progetto Canale Zero. Per ora mi unirò al comitato promotore di Bologna, poi pian piano contribuirò economicamente con quello che posso. Ha aderito anche la mia compagna e una delle mie sorelle sta per farlo.

 Tutti noi stiamo cercando di far conoscere l’iniziativa e la ringraziamo per quello che sta facendo.

Io ho anche parlato del progetto ad alcuni compagni di Bari (città in cui passo alcuni mesi l’anno), spero che anche lì possa presto nascere un comitato promotore.

Vorrei porLe ora due questioni:
1. Questa prima è in verità una comunicazione. Ieri, durante un seminario che si è svolto alla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna, ho assistito a uno scambio di battute tra il Prof. Diego Marconi e il Prof. Umberto Eco. Marconi, illustrando l’argomento di Wright, mostrava come non avere p non vuol dire necessariamente avere non-p. Eco ribatteva con questo esempio: “Le prove di un carteggio Churcill-Mussolini non sono mai state trovate, quindi noi pensiamo che il carteggio non ci sia mai stato”. E’ insomma lo stesso argomento che Eco muove nel caso dell’11/9 (la gola profonda per intenderci). Il contro-esempio di Marconi è stato però illuminante (per Eco intendo): “Mettiamo che io mi presenti in un tribunale e dica di avere la prova dell’inesistenza del carteggio Churcill-Mussolini, e che tale prova consista nel fatto che una prova non è stata mai trovata. Ma questa ovviamente non sarebbe una prova della non esistenza del carteggio e   susciterei di certo l’ilarità del giudice”. Di certo è che ha suscitato l’ilarità complice dei presenti. Eco ha sottolineato che comunque noi nel quotidiano è così che ci muoviamo: se non abbiamo p inferiamo di avere non-p. Marconi ha ribattuto che noi in realtà ci muoviamo per lo più sulla base di abiti. A quel punto Eco, che è uno dei maggiori studiosi di Peirce (ed è per questo che mi stupisce ancor di più la sua presa di posizione sull’11/9) ha dovuto convenire.

Mi sono concesso questo piccolo aneddoto, credendo che le potesse interessare.

2. Una domanda. Cosa ne pensa dell’appello per l’unità dei comunisti che si  può trovare all’indirizzo www.comunistiuniti.it? Crede che possa essere un punto di partenza per poi creare un più ampio Movimento per il Bene Comune?

Mi perdoni se mi sono dilungato. La ringrazio per l’attenzione.

Cordiali saluti.

Caro Andrea, molte grazie per la tua lettera e per l’aneddoto. Credo che il dialogo tra Eco e Marconi sia davvero illuminante. Del fatto che l’intellettuale, se abbassa la guardia teorica per non avere disturbi di carattere politico, finisce per dire delle sciocchezze teoriche e, anche, politiche.

Sulla seconda domanda ho già risposto più volte (nelle lettere troverai più d’uno spunto). La risposta è negativa. Non si può più unificare niente sotto la falce e martello. La sinistra si è screditata. Io sono comunista da quando faccio politica. Comunista italiano, gramsciano. Ma non sono cieco e sordo. La storia ha creato un’onda di ripulsa che non potrà essere fermata dalla buona (ma anche ottusa)volontà di minoranze ormai esigue. Ripartire testardamente da quella trincea, ormai sbrecciata significa essere sconfitti prima ancora di cominciare. E’ una questione di elementare realismo. Il che non  significa che ciascuno debba rinunciare alle sue idee. Significa che deve sapere che quelle idee non possono fare breccia nei milioni.

E, in secondo luogo, la seconda domanda è: ma davvero si dovrebbe cominciare da lì? Ci serve? E’ indispensabile? Io penso che la crisi del capitalismo globalizzato abbia ormai superato, per ampiezza e profondità strutturale, i confini del marxismo. L’umanità è minacciata. Il che significa che non sono solo i poveri del pianeta a dover temere per la loro sorte, ma anche i lavoratori più ricchi del nord del mondo, e perfino i residui dei ceti medi, e perfino quelli che hanno votato Berlusconi.

Io so che questo discorso può essere compreso da molti che non sono mai stati di sinistra e che, anzi, odiano la sinistra. Posso propormi di farmeli alleati su questi temi? Io penso di sì, ma sarei decisamente cretino se gli imponessi di diventare di sinistra come condizione per venire con me. Mi manderebbero (giustamente) a quel paese.

Non ho nessuna necessità di delimitare l’arco dei miei potenziali alleati. Il discorso del Bene Comune è un discorso di tutti e va fatto a tutti. E il discorso più radicale, più rivoluzionario che si possa fare in questa epoca che prelude alla tempesta. L’appello all’unità dei comunisti è la prova definitiva che i partiti che si richiamano al comunismo hanno perduto ogni capacità di guida delle masse. Purtroppo per loro e anche per noi, perchè adesso faranno altri guasti, oltre a quelli che hanno già fatto.

Giulietto Chiesa

Chiaiano: un appello a tutti i movimenti, manifestazione nazionale il primo giugno

27 Maggio 2008

Chiaiano dopo Pianura, Giugliano, Serre, Acerra, Savignano. Le lotte ambientali che hanno infiammato tante realtà della Campania non nascono, come racconta la disinformazione mainstream, dagli “egoismi del popolo del no”. Queste insorgenze sono la risposta ad un esproprio di democrazia ultradecennale che, come avvenne per la lunga stagione affaristica del Commissariamento post-terremoto, ha consegnato i nostri territori alla speculazione economica e finanziaria, alle ecomafie e agli interessi più indecenti delle burocrazie politiche.

Le strategie della shock-economy campana hanno fatto della “categoria dell’emergenza” un dispositivo di comando e di profitto con cui ricattare continuamente le libertà collettive, censurare il dissenso e le concrete alternative possibili verso una indispensabile strategia Rifiuti-Zero che protegga l’ambiente e la salute collettiva, aprendo anche nuove opportunità lavorative.

Le istituzioni e quell’ampio ceto politico, che oggi strumentalizzano retoricamente “il bene collettivo”, hanno lavorato per oltre 14 anni alla frantumazione di questo concetto e alla contrapposizione tra le comunità, oscurando l’esistenza di alternative concrete incentrate sul porta a porta, il riciclo, la riduzione degli imballaggi, il compostaggio e gli impianti a freddo.

Il “decreto-rifiuti” del governo Berlusconi è la consacrazione di questo processo e impone l’apertura di dieci discariche e quattro inceneritori che devasterebbero ampie aree della regione! Proprio mentre in Sassonia ci dicono che riciclano almeno il 70% dei rifiuti campani con dei banalissimi impianti di differenziazione “a valle”.

E’ un modello di profitto sempre più aggressivo verso gli uomini e la natura, che ritiene di sopravvivere alla crisi distruggendo il territorio. Dal rilancio del Ponte sullo Stretto alla TAV ai Rigassificatori fino all’annunciato ritorno del cosiddetto nucleare civile si punta tutto sulle mega opere inutili e dannose e sul rilancio del business a scapito della sicurezza del lavoro, della salute e dell’intera vita.

Le lotte contro le megadiscariche e l’incenerimento hanno invece costituito luoghi di condivisione, spesso autentici “consigli
dell’autogoverno”,magari ancora confusi e transitori ma capaci di fare rete tra le popolazioni e di ritessere dal basso nuovi modelli di bene comune.

La repressione che si sta scatenando violentemente a Chiaiano e che ha già ferito gravemente alcuni cittadini come quella che si annuncia verso le altre popolazioni coinvolte dai provvedimenti del governo, non è però l’ennesimo remake. E’ molto di più! E’ la sperimentazione, con consenso pressochè bipartisan (vedi in Campania il forte appoggio di Bassolino), di un modello di relazioni sociali sempre più militarizzato.

Un autentico salto di qualità nei modelli di governance del territorio: c’è la produzione di norme penali “Just-in-time” per colpire le figure sociali del dissenso, che affianca anche simbolicamente la decisione del sovrano e respinge chi si oppone nell’area della criminalità e dei “comportamenti antinazionali”. Lo “stato d’eccezione” - quindi - diventa categoria fondamentale per sostenere la qualità della decisione, rivelando in controluce la sua stessa debolezza, la sua delegittimazione sociale.

La repressione violenta, l’ostentazione di forza militare, la diffusione sul territorio regionale di una infinità di basi e depositi
bellici, l’arrogante indifferenza alle sorti di intere popolazioni ne sono un corollario inevitabile. La generalizzazione del collaudato meccanismo della fabbrica della paura con cui provano a ghettizzare interi gruppi sociali, come i migranti e i rom, nei loro intenti deve allargarsi e intimidire ogni forma di conflitto sociale.

Perciò “il destino di Chiaiano” (e poi di Terzigno e Savignano e Ferrandelle.) è così cruciale. Lo sa bene il governo che si prepara a riprodurre lo stesso dispositivo per tutte le altre lotte ambientali (e non solo) ed ha fatto della “discarica a Chiaiano” un proprio manifesto politico. E non lo ignorano certamente i movimenti che in questi anni hanno declinato in autonomia ed indipendenza politica alcune pratiche di decisionalità e di democrazia dal basso che sono sempre più minacciate e represse dalla militarizzazione delle pratiche di governo e dalla limitazione degli spazi di lotta e di autorganizzazione.

Perciò facciamo appello ai cittadini, ai movimenti, alle comunità in lotta, dai No-Tav, ai No-Dal Molin, ai No-Ponte per una manifestazione a carattere nazionale a Napoli, domenica primo giugno. L’urgenza di questa mobilitazione è dettata dall’importanza generale della posta in gioco che in questi giorni si sta palesando in Campania. Ore 16 concentramento alla metropolitana di Chiaiano. Per infrangere la cappa repressiva e l’accerchiamento mediatico e politico contro le lotte sociali. Per fermare la deriva securitaria, la loro arroganza e la loro violenza! Perché la resistenza delle popolazioni di Chiaiano e Marano come quelle di tantissime altre realtà della regione e dell’intero paese sono momenti costituenti di un nuovo spazio pubblico in difesa dei beni comuni. Contro la devastazione dell’ambiente, contro la militarizzazione ed il disciplinamento coatto dei territori.

Comitati in difesa delle cave di Chiaiano

Reti campane contro la devastazione ambientale

Per info ed adesioni retecampanasaluteambiente@noglobal.org

Galleria: esempio

27 Maggio 2008

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Abruzzo: il WWF aveva ragione, acqua avvelenata dalle megadiscariche abusive

26 Maggio 2008

Scandalo di Bussi e dell’acqua potabile della Val Pescara. Un disastro di portata europea sulla pelle di 500.000 abruzzesi.
Il WWF protagonista nella scoperta e nella denuncia.

La chiusura delle indagini sul disastro ambientale di Bussi e della questione dell’acqua distribuita a 500.000 cittadini della Val Pescara (comprese le città di Chieti e Pescara), rappresenta un’ulteriore, importantissima conferma delle denunce presentate dal WWF nel corso dell’ultimo anno.
Come si ricorderà, una parte dell’inchiesta è scaturita dalla segnalazione dell’Associazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare l’acqua dei rubinetti della Val Pescara, provenienti dai Pozzi Sant’Angelo, a valle delle megadiscariche abusive di Bussi, riscontrando alte concentrazioni di contaminanti, tra cui il Tetracloruro di Carbonio e l’Esacloroetano (sostanze tossiche per fegato e reni: la prima classificata come possibile cancerogena per l’uomo). Successivamente, nonostante le smentite di alcune delle persone attualmente indagate, tra cui il presidente dell’Azienda Consortile Acquedottistica, Bruno Catena, e l’allora presidente dell’Ambito Territoriale Ottimale sull’acqua, Giorgio D’Ambrosio, il WWF aveva dimostrato come molti Enti fossero a conoscenza dell’inquinamento dei pozzi Sant’Angelo fin dal 2004, senza però aver mai provveduto ad informare i cittadini. Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo: “Siamo di fronte ad uno scandalo di livello europeo che coinvolge quella che era la più grande azienda chimica italiana: nella valle dei fiumi Tirino e Pescara è stata realizzata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa. Il quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di proporzioni inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in falda superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte.
La situazione è ancora più grave perché questo inquinamento ha determinato la distribuzione a circa 500.000 persone di acqua che l’Istituto Superiore di Sanità, smentendo l’Azienda Consortile Acquedottistica, l’Ambito Territoriale Ottimale e la ASL, ha dichiarato “non idonea al consumo umano”. È il completo fallimento del sistema di gestione, controllo e prevenzione dell’acqua denunciato dal WWF in questo anno e oggi portato alla luce grazie all’impegno del Corpo Forestale dello Stato guidato dal Dr. Guido Conti e dalla Magistratura nella persona del Pm Aldo Aceto. Le responsabilità dei singoli saranno accertate dalla Magistratura, verificando così anche la situazione di quanti in questi anni sapevano e non hanno fatto nulla.”

Erika Gerardini
3391964454 - 3297328464
coordinamento romano acqua pubblica
campagne sociali e diritti umani
“l’acqua è un diritto, non una merce”

 

 

 

 

Fascismo: quella vergognosa premessa firmata con il sangue di Giacomo Matteotti

22 Maggio 2008

“Noi contestiamo in tronco la validità delle elezioni di aprile. La vostra lista ha ottenuto con la forza i voti necessari per far scattare il premio di maggioranza. Chiediamo il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza”. 30 maggio 1924, Camera dei Deputati, prende la parola Giacomo Matteotti. Lancia, o almeno tenta fra continue interruzioni, urla e ingiurie, un forte discorso accusatorio.
In aprile si sono svolte le elezioni italiane, per la prima volta regolate dalla legge Acerbo, e il Partito Nazionale Fascista ha vinto con il 65% di voti. Quel giorno la Camera è chiamata a convalidare la nomina dei deputati appena eletti.
Giacomo Matteotti, deputato, segretario del Partito Socialista Unitario si alza, prende la parola, e firma la sua condanna a morte.

C’è agitazione in aula, le urla dagli scranni di parte mussoliniana sono incessanti, le interruzioni continue. Tenta di denunciare il clima che si è creato in Italia, sconfessa i metodi usati dalle milizie fasciste di Benito Mussolini per ottenere risultati, accusa senza mezzi termini le pressioni e le violenze subite dai candidati di parte avversa. Parla e descrive a chiare lettere un sistema antidemocratico, dittatoriale, pericoloso. Lo fa nel nome dei cittadini italiani, della loro dignità violata da un sistema che gli impedisce la libera scelta, che li costringe ad essere governati con l’uso della forza. “Nessun elettore si è trovato libero di fronte al quesito se approvasse o meno la politica o, per meglio dire il regime, del Governo fascista”. “Hanno votato otto milioni di italiani!” lo interrompono, “nessuno di loro – ribatte – si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto”. Accusa la milizia, “Viva la milizia fascista! Non si tocca la milizia!” gli fanno eco dalle tribune alla destra. Conclude, i colleghi di partito si complimentano, lui li incalza: “Il mio discorso l’ho fatto. Voi adesso preparate l’orazione funebre per me”. Sarà l’ultima volta che Matteotti prende parola in aula, perché pochi giorni dopo verrà rapito e assassinato dagli uomini del Regime, che forse credono di interpretare l’appello lanciato da Mussolini sul “Popolo d’Italia”, quando scrive che “è necessario dare una lezione al deputato del Polesine”.

L’ASSASSINIO. È la sera dell’11 giugno 1924 quando il deputato socialista Giuseppe Modigliani denuncia alla questura di Roma la sparizione dell’onorevole Matteotti, uscito di casa il pomeriggio del giorno precedente, e mai rientrato. Le prime indagini accertano che il deputato è stato aggredito sul lungotevere Arnaldo Da Brescia, malmenato, quindi fatto entrare con forza in una vettura, di cui i testimoni riferiscono il numero di targa. L’auto risulta presa a noleggio dall’avvocato Filippo Filippelli, direttore de “Il Giornale” politicamente schierato con il fascismo, e poi consegnata ad Amerigo Dumini, uomo di Mussolini e intimo amico di Cesare Rossi, il capo ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei Ministri. Dumini ha alloggiato insieme ad altre sette persone, all’hotel Dragoni a Roma, nei giorni che precedono l’omicidio. Ci sono, tra gli altri, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Quando l’auto viene ritrovata, la sera del 12 giugno in un’autorimessa di via Frattina, ha i vetri infranti e il sedile posteriore macchiato di sangue. Vengono tutti arrestati, e durante l’interrogatorio sarà il Volpi a riferire che “il contegno di Matteotti è stato assolutamente spavaldo. Mentre lo pugnalavamo ci urlava “uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai!”, forse se si fosse umiliato  e avesse riconosciuto l’errore della sua idea non avremmo compiuto il fatto fino in fondo”. La confessione c’è. Il delitto politico è compiuto, e le reazioni nel paese non tardano ad arrivare. Viene alla luce, lentamente, quel doppio binario su cui il fascismo ha viaggiato fin dal 1922: l’appoggio istituzionale da un lato, con il gabinetto mussoliniano che cerca accordi politici nell’area cattolica e liberale, e il sottobosco clandestino. Quello delle “squadracce” nere che seminano il panico nella popolazione, che moltiplicano le violenze e ottengono il plebiscito elettorale a colpi di intimidazioni. Sono le accuse che Matteotti si prende la democratica licenza di lanciare, e che paga con una pugnalata nel costato prima di essere abbandonato nel bosco della Quartarella, lungo la via Flaminia, a 23 chilometri da Roma.
È qui che viene ritrovato, la mattina del 16 agosto, in evidente stato di decomposizione. Sarà riconosciuto con una perizia odontoiatrica, e gli esami disposti sul cadavere accerteranno che è morto per una ferita da arma da taglio, inferta quando era ancora all’interno dell’auto. A nulla sono serviti, allora, i chilometri corsi lungo la Flaminia per occultare il corpo, nascondere le prove di un regime che uccide i suoi oppositori politici per appianare i dissensi e radicalizzare il suo potere. Alla fine del lungo processo Dumini, Viola e Poveromo saranno condannati a 30 anni di reclusione, mentre Rossi e Filippelli verranno individuati come mandanti. Le responsabilità dirette di Mussolini nell’ordinare il fatto non saranno mai riconosciute ufficialmente.

LE REAZIONI PUBBLICHE. Insieme alla notizia dell’assassinio di Matteotti arrivano le reazioni allarmate della popolazione, e di quelle categorie sociali che hanno dato il loro indiscriminato appoggio al successo elettorale del “listone” fascista. Sono i “profondi disagi della coscienza” che esternano pubblicamente gli industriali, mentre l’opinione pubblica d’un tratto si capovolge; Giovanni Giolitti esce dalla maggioranza e Antonio Gramsci propone uno sciopero generale. Si ribaltano le carte e Mussolini, su cui ricade il sospetto di aver ordinato l’omicidio, è sul filo del rasoio. Può mollare, e dare quelle dimissioni che l’opinione pubblica si attende, o scegliere il giro di vite che determinerà il suo potere incontrastato. Intanto, già dal giugno precedente, i parlamentari dell’opposizione hanno riparato sull’Aventino, scegliendo la via della secessione e firmando, di fatto, la loro estraneità a una battaglia politica ancora da giocare, chiamandosi fuori dalle aule parlamentari in segno di protesta contro un sistema che di democratico oramai non ha più nulla. E mentre è ancora fresca la notizia del ritrovamento del corpo di Matteotti, il giornale di Giorgio Amendola, “Il Mondo”, annuncia che sta per pubblicare un dettagliato documento d’accusa contro il capo del governo: un memoriale di Cesare Rossi, che fa ricadere la responsabilità dell’omicidio direttamente sulle spalle di Mussolini.
Il clima nel paese si fa pesante. Se da una parte vengono chieste le dimissioni del governo, e l’annullamento del risultato delle elezioni d’aprile, dall’altro l’incerta e zoppicante trattativa fra l’opposizione che si è auto esiliata dalle aule e una monarchia che avrebbe la possibilità di frenare l’avanzata del fascismo mette il paese a rischio di una guerra civile che non si può permettere. Amendola lancia l’Unione nazionale delle forze liberali e democratiche in un accorato appello alla mobilitazione, e il 27 dicembre “Il Mondo” pubblica le confessioni di Rossi. A distanza di due giorni sarà un editoriale del Corriere della Sera a chiedere a Mussolini di fare “la cosa più saggia: dare le dimissioni e mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria”.
Il confine è toccato, l’iniziativa adesso va presa. Mussolini convoca il Consiglio dei Ministri e decide di giocare il tutto per tutto. In un discorso alle aule fatto il 3 gennaio 1925 compirà il suo gesto di forza, assumendosi tutte le colpe che ricadono sul suo movimento, in chiara allusione all’omicidio Matteotti.   

IL BATTESIMO DEL REGIME. “Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto (…). Se il fascismo non è stato altro che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”.
I “vivissimi applausi” che il verbale dell’aula riporta sono l’inizio ufficiale del regime.
Nel giro di un anno saranno emanate quelle “leggi fascistissime” che cancelleranno ogni residuo di libertà per il paese, il parlamento sarà svuotato del suo potere e alla fine di questa lunga pagina di storia Giacomo Matteotti sarà solo una fra le molte vittime della violenza fascista. Da ricordare per l’impegno politico e l’altezza morale, o anche solo per quelle parole che risuonavano fra gli scranni parlamentari, quando ammoniva i deputati fascisti quasi con un’accorata e umana preghiera. “Voi dichiarate ogni giorno di voler ristabilire la legge. Fatelo, se siete ancora in tempo. Altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza la ragione morale della Nazione. Non continuate più a tenerla divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema provoca licenza e rivolta. Se invece la libertà è data ci possono essere errori ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé. Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, al quale mandiamo il più alto saluto e di cui crediamo di rivendicare la dignità”.

Cecilia Dalla Negra

Rete Campana: appello alla mobilitazione per l’emergenza rifiuti di Napoli

21 Maggio 2008

Siamo nel pieno di un’altra “emergenza” che servirà come quelle precedenti per giustificare  l’apertura di forza, contro la volontà delle comunità, di nuove discariche.
Questa volta a farci le spese, in termini di avvelenamento del territorio e della salute, potrebbero essere Savignano Irpino, S. Arcangelo Trimonte nel Beneventano, Chiaiano a Napoli, Eboli nel Salernitano ed infine Vallata nell’avellinese.
Intanto la sollevazione delle popolazioni dell’area nord di Napoli contro la creazione di una discarica nella cava di Chiaiano ha
costretto il sindaco Jervolino a ritornare sulle sue posizioni e rappresentare al commissario De Gennaro la contrarietà del consiglio comunale e dei cittadini a questa ipotesi. Come in precedenza era successo per Pianura, Giugliano, la manifattura tabacchi, si tratta di un risultato significativo della mobilitazione popolare, di cui si verificherà la portata nei prossimi giorni. Solo il ritiro dell’ordinanza emessa il 30 aprile dal governo Prodi darà la necessaria sicurezza che il sito di Chiaiano, sia escluso da quelli destinati a discarica; proprio per ribadire questa esigenza, gli abitanti in lotta dell’area Nord insieme agli altri comitati della Campania hanno deciso di organizzare una manifestazione in occasione del consiglio dei ministri che si terrà mercoledì  21 Maggio a Napoli. Tuttavia il significato di questa mobilitazione  oltrepassa la legittima difesa del proprio territorio, facendosi portatrice di più vasti interessi collettivi di difesa della salute e dell’ambiente a Napoli ed in Campania oggi sacrificati agli interessi privati dei grandi gruppi industriali (Fibe, Impregilo, A2A,Veolia.) e delle ecomafie.
Richiediamo l’avvio a livello cittadino e regionale di una diversa politica di gestione del ciclo rifiuti virtuosa e capace di creare nuova occupazione, fondata su riduzione, recupero, riuso e riciclaggio degli stessi nella direzione strategica dei “rifiuti Zero”.

Infatti sono state proprio le politiche finora perseguite dai vari governi locali e nazionali, incentrate sul nocivo ed antieconomico incenerimento, che hanno sabotato l’avvio di una seria raccolta differenziata e scavalcato gli strumenti di controllo democratico, ad alimentare strumentalmente l’emergenza, da “sanare” con l’apertura di nuove discariche in attesa degli inceneritori. In questo modo si è disseminato il territorio agricolo regionale di sversatoi di immondizia indifferenziata, nel tentativo di contrapporre una comunità all’altra, sperperando ingenti risorse pubbliche senza realizzare i provvedimenti
strutturali atti ad avviare un ciclo virtuoso dei rifiuti.
La crisi dei rifiuti solidi urbani viene così a coprire la ben più grave compromissione ambientale del territorio campano, derivante dal ventennale smaltimento abusivo di rifiuti tossici e nocivi dell’industria del nord, tollerata e finanche agevolata dai diversi livelli di governo locale.
In Campania il centro sinistra ed il centrodestra attraverso lo strumento commissariale hanno massacrato sia l’ambiente che la democrazia, ed è dal ripristino di condizioni minime in questi due campi che qualunque autorità sinceramente interessata a voltare pagina deve ripartire. Occorre quindi che le istituzioni nazionali e locali preposte al governo del ciclo dei rifiuti pongano termine alla fase delle decisioni autoritarie ed aprano un reale processo di partecipazione popolare alle scelte in materia e non solo. Che un nuovo piano rifiuti sia scritto in maniera concordata con le comunità in lotta a partire dalle proposte dei comitati, dei movimenti e delle associazioni che in questi anni si sono mobilitate sul fronte rifiuti per ostacolare gli esiti nefasti della politica di discariche e ed inceneritori.

In questo senso, è indispensabile che oltre all’OPCM su Chiaiano il Governo ritiri anche le due ordinanze criminali del 6 e del 20 febbraio scorso, con cui si garantisce l’estensione dei CIP 6 ai tre impianti campani e si permette la combustione delle ecoballe non a norma nell’inceneritore di Acerra.
Tuttavia i segnali provenienti dalla nuova maggioranza politica delineano una sostanziale continuità con gli orientamenti del
precedente governo in materia: il business dell’incenerimento è  infatti ampio e radicato e coinvolge entrambi gli schieramenti politici fino ai livelli nazionali. La presenza condizionante della Lega Nord nel governo lascia inoltre poco spazio alla possibilità di realizzare effettive politiche ambientali e sociali a favore del Mezzogiorno che rischia di continuare ad essere bacino di manodopera  ed al tempo stesso discarica di rifiuti tossici per il sistema industriale del nord.
Da un punto di vista più generale, i primi provvedimenti annunciati dal nuovo esecutivo in tema di repressione degli immigrati e detassazione degli straordinari delineano una politica incentrata sull’uso massiccio degli strumenti repressivi per il controllo sociale e sul rilancio della produttività aziendale a scapito dell’occupazione ed in direzione di una sempre maggiore precarietà del lavoro e della vita.
Alla luce di quanto detto, riteniamo che sussistano l’esigenza e la possibilità, da parte delle tante forze che in questi anni hanno praticato una reale opposizione sociale ai processi di devastazione ambientale e sociale della Campania (movimenti, associazioni, comitati, centri sociali, sindacati di base, cittadini,..) di esprimere unitariamente una diversa proposta per lo sviluppo dei territori meridionali, a partire dalla questione ambientale e democratica.

A queste forze sociali facciamo appello per la costruzione di una manifestazione di massa Mercoledì 21 Maggio con concentramento alle ore 15 in P.zza Dante in occasione dello svolgimento a Napoli del prossimo consiglio dei ministri per dimostrare con forza questa volontà al nuovo governo

Rete Campana Salute Ambiente

Scudo spaziale: la protesta si estende a tutta l’Europa

21 Maggio 2008

Dal 19 maggio a Piazzale Flaminio con un presidio permanente Federica Fratini, portavoce di Mondo senza Guerre, insieme ad Isabel Torres, un’altra attivitsta, si uniranno allo sciopero della fame per la pace ed il disarmo nucleare.

Il progetto folle di uno scudo spaziale in Repubblica Ceca teanta di spostare il mirino di una sempre più probabile guerra nucleare in Europa. Gli Stati Uniti ne sono gli artefici. Già Russia e Cina sono ripartite con la corsa al riarmo, la tensione internazionale cresce, l’Europa rischia di spaccarsi in due e nessun governo nè tantomeno il parlamento europeo sta prendendo una posizione nei confronti di questa sempre più incombente occupazione militare da parte degli USA, da parte di un esercito straniero in Europa.

Ne sappiamo bene qualcosa noi Italiani tra Vicenza, Ghedi, Aviano, Sigonella ecc. L’accordo non è ancora stato firmato, dal 5 maggio l’appuntamento è stato posticipato ai primi di giugno o luglio… non è chiaro se perchè non convergono ancora bene gli interessi del governo USA e Ceco o semplicemente perchè stringeranno l’accordo in segreto…

Questo ritardo però ci dà l’occasione per organizzare una protesta ancora più pressante.
Già molte città europee – Parigi, Madrid, Roma, Atene, Amsterdam, Bruxelles, Budapest, Zurigo, Londra, Berlino, Copenaghen, Tolosa, Malaga, Porto, Colonia, Milano, Trieste e Torino – hanno risposto all’appello lanciato da Jan Tamas (vedi video) ad unirsi alla protesta e in molti stanno anche aderendo in maniera solidale allo sciopero della fame.

Come puoi aderire anche tu?
-        diffondendo la petizione e l’inziativa
-         partecipando al presidio a piazzale flaminio al Coordinamento contro lo scudo spaziale
-         partecipando allo sciopero della fame, anche solo per un giorno
-         mettendo un presidio nella tua città o nel tuo quartiere
-        altro….

Coordinamento contro lo scudo spaziale

 noscudo@nonviolence.czIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
   - 3355734803

www.mondosenzaguerre.org; http://roma.mondosenzaguerre.org/

I centri sociali romani contro Alemanno: “No alla repressione”

20 Maggio 2008

Un fatto significativo è accaduto quest’oggi, 23 centri sociali di Roma si sono ritrovati a discutere delle trasformazioni politiche della città, più in particolare delle dichiarazioni di chi, il nuovo sindaco, intende chiudere l’esperienza dell’autogestione. Alemanno parla di legalità, mette al bando i centri sociali illegali, divide tra buoni e cattivi, progetta un processo di normalizzazione.
I centri sociali, però, nascono nel conflitto, momenti di rottura in grado di costruire comunità, mutualismo, cooperazione, solidarietà, cultura. Per questo motivo, con forza e determinazione, la voce di tutti i centri sociali intervenuti nell’assemblea che si è tenuta quest’oggi a Esc ha chiarito che non c’è posto per divisioni, non saranno accettate aggressioni repressive. In questo senso con forza diciamo: “siamo tutti illegali!”.
Parlare di centri sociali, inoltre, significa parlare di una fitta rete di relazioni, di progetti, di campi di intervento: dalla casa alla formazione, dalla produzione culturale indipendente all’antiproibizionismo. Difenderli, significa dunque mettere al centro questa ricchezza, una parte di città che nessuna istituzione può ridurre al silenzio.
Le esperienze di autogestione e di occupazione non staranno nell’angolo, non aspetteranno di subire colpi, non arretreranno di un passo. Per questo, di concerto con i movimenti di lotta per la casa, promuovono una grande manifestazione cittadina per sabato 14 giugno, contro gli sgomberi e per un’altra idea di città – ostile al clima e alle pratiche sicuritarie, dalla parte dei diritti – preparata da una assemblea unitaria prevista per giovedì 5 giugno.
Infine, nell’ottica di estendere la comunicazione con la città, i centri sociali promuovono un grande evento per fine giugno dove far convergere tutte le esperienze artistiche e culturali che nell’autogestione, romana e non solo, hanno mosso i primi passi e che oggi rappresentano un polo decisivo della cultura indipendente di questo paese.
 
Guai a chi ci tocca!
 
Acrobax, Angelo Mai, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato primavalle, Strada, Strike, la Torre , Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona a rischio.

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